“Hey, ragazzi, se fate sesso su questa canzone, siete davvero dei tipi molto strani!”, così Thom E. Yorke presentò ad un concerto Paranoid Android, la canzone che sicuramente più delle altre rappresenta Ok Computer, la terza fatica di questo quintetto proveniente da Oxford. Dopo il debutto con Pablo Honey, lo stupendo seguito The Bends, Ok Computer è la naturale consacrazione dei Radiohead, che in questo disco non sbagliano praticamente nulla, infarcendo con veri colpi di classe le 12 canzoni contenute in questo Lp.
Airbag è la potente apertura del disco, uno squarcio sul mondo e questa canzone da usare come salvagente. Belli gli arrangiamenti degli archi, molto presenti, e quelli delle chitarre (meraviglioso l’effetto mandolino ipereffettato). Sfizioso il giro di basso, che stranamente suona ad intermittenza durante tutto il pezzo, ma risulta fondamentale per il groove. Decisamente curioso il finale, per il susseguirsi di stop e ripartenze ritmiche e sonore.
Paranoid Android. Lunghissima e paranoica. Acida. Divisa in tre parti.
Circa 6 minuti e mezzo di delirio dove si alternano elettricità e acustiche alterazioni, scariche potenti e malinconiche e drammatiche riflessioni sull’uomo che ormai è diventato un androide paranoico e su un’eventuale pioggia che cadrà per purificare tutti. Un brano epico per l’interpretazione di Yorke, per l’alchimia musica/testo a dir poco meravigliosa. Difficile da descrivere. Decisamente emozionante.
Subterranean Homesick Alien rappresenta un lamento di un alieno che vorrebbe mostrarci come si possono vedere le stelle in un altro modo, da un’angolatura più bella, per spiegarci il senso della vita. Ma rinuncia in partenza a provarci, perché non verrebbe ascoltato da nessuno. La musica segue il pensiero di questo incompreso, dolcissima quando descrive le stelle e la vita (sulle strofe, belli gli interventi chitarristici in un ambiente piuttosto soffuso), più arrabbiata quando si accorge che non verrà mai ascoltato (il suono è più pieno per l’incidere della batteria e per i distorti arpeggi delle chitarre).
Exit Music (for a film) venne scartata come colonna sonora del film “Romeo + Juliet” di Baz Luhrmann. Incredibile, perché questa canzone è stupenda sia musicalmente sia per il testo che è anche piuttosto attinente al film. La voce di Yorke bellissima, quasi sussurrata su un giro di accordi di chitarra acustica. Quindi l’esplosione devastante, naufragante, rabbiosa e delirante. Dove il basso distorto è enorme e sublime, mentre la voce parla di una coppia in fuga, verso il suicidio.
Let Down colpisce subito per il continuo, ossessionante arpeggio di chitarra e di un simil xilofono che accompagnano tutto il pezzo. Una continua grande rincorsa. Una specie d’immenso loop che cresce seguendo l’incidere della batteria. Meraviglioso il finale. Una ninnananna sui trasporti. Aeroporti, autostrade, tram, autobus; quasi sempre scendiamo e saliamo, usiamo e prendiamo tutte questi mezzi senza che essi ci lascino alcuna emozione.
Karma Police… che dire di questa canzone. Splendida. Una ballata ipnotica, un ritmo incessante, in una parola: “La perfezione”.
“In futuro saremo tutti controllati” più o meno è il messaggio che possiamo cogliere tra le righe del testo. Basso, batteria, voce e pianoforte. Con pochissime chitarre in questo caso. Ipnotico il canto di Thom nel finale che diventa quasi una filastrocca che riverberata gira vorticosamente in testa. Rallenta e finisce, distruggendosi.
Fittier Happier è il delirio di una voce robotizzata, senza musica, solo un pianoforte lontanissimo. Impazzito e ubriaco. L’elenco perfetto per diventare più sani e più belli, per vivere meglio o per diventare come maiali in gabbia sotto antibiotici.
Electioneering è sicuramente la canzone più tirata dell’album, forse l’unica che esce un po’ fuori dal seminato come intenzione artistica rispetto alle altre tracce. Comunque gradevole dal bel beat piuttosto corposo. Chitarre molto tirate. La voce quasi ricoperta dagli strumenti. Molto rumoroso il finale. Non è la mia preferita.
Climbing Up the Walls inizia in maniera piuttosto tribale, ed asciutta, solo una batteria sporcata e poi il lento riecheggiare delle chitarre a sostenere il lamento di Thom che dice di aver le chiavi della tua cattiva coscienza e che qualsiasi cosa tu faccia la sua voce rimbomberà in te, sui muri, nella tua testa e non potrai farci niente. Splendido il momento in cui la canzone si apre dopo il primo ritornello. La batteria ora suona il tempo ed è un treno, il basso gira sotterraneo ed alimenta le incredibili magie effettistiche di Johnny Greenwood che lancia un solo, che incendia e devasta fino alla fine del pezzo ricoperto di feedback e fischi, completamente allucinati.
No Surprises è un’altra fantastica ninnananna che si muove lentamente fra xilofoni, arpeggi dolcissimi di chitarra e la voce stellare di Thom, incredibilmente affascinante. Il tutto si muove senza nessun allarme e senza sorpresa ma è tutto talmente perfetto da lasciare senza parole. Ad occhi chiusi ad ascoltare. In silenzio come chiede il suo canto, nei momenti più intimi del pezzo.
Lucky è la descrizione di una tragedia sfiorata e la lenta ripresa dall’incidente, la fortuna che incomincia a girare. Una splendida metafora che i Radiohead hanno scritto per descrivere la loro storia come rock-band. Una canzone deliziosa. Suona lento un piatto, il basso davvero grosso, poi le chitarre ancora che fanno prendere il volo alla canzone sul ritornello. Ritornano soffuse sulla strofa, nascoste dietro al basso che adesso suona quasi distorto. Cresce di nuovo anche con l’aiuto anche di un ottimo arrangiamento di tastiere.
Dopo il ritornello, davvero pieno di suono e melodia; le chitarre preparano uno spettacoloso finale strumentale che ci porta dritto all’ultimo pezzo. Che spettacolo.
The Tourist completa e chiude questa pietra miliare, questa meravigliosa opera musicale.
È un’altra canzone ad effetto, uno struggente finale, una suite perfetta. Al protagonista del testo viene domandato dove stia andando, a trecento metri al secondo, e gli viene chiesto di rallentare, rallentare e poi finire. E magari riascoltare.
DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE
Pablo Honey, 1993.
The Bends, 1995.
Ok Computer, 1997.
Kid A, 2000.
Amnesiac, 2001.
Hail to the Thief, 2003.
I Radiohead si sono formati nel 1988, ai tempi del liceo e – incredibile ma vero – non hanno mai cambiato formazione. Appena formati si chiamavano “On a Friday”. Per motivi scolastici le prove potevano effettuarle solo di Venerdì sera.
I Radiohead sono:
Colin Greenwood - Basso
Johnny Greenwood - Chitarra e qualsiasi altro strumento suonabile
Ed O’Brien - Chitarra
Phil Selway - Batteria
Thom E. Yorke - Voce, chitarra e testi
Approfondimento in rete: sito ufficiale della band / Green Plastic Radiohead / Radiohead At Ease / Onda Rock.
Fabio Mele. Pagina apparsa su Lankelot nel dicembre 2004
Commenti
Ecco, qui saliamo decisamente di livello. L'evoluzione dello stile dei primi Radiohead, da "Pablo Honey" e "My Iron Lung", ha il suo acme qui. Nasce una creatura nuova con "Kid A", ma questo è un disco praticamente irripetibile. Sta invecchiando alla grande e - come scrivi - contiene pezzi che erano stati addirittura scartati per una colonna sonora (Exit Music è una cosa formidabile, sul serio) a discapito di altri (Talk Show Host!).
*
A questo disco leghiamo pure 3 video indimenticabili. Paranoid Android, No Surprises, Karma Police. Il mio pezzo preferito rimane "Climbing up the walls".
Ave fa'!
Con questo album ho conosciuto i Radiohead. Amo un pezzo in paricolare che, allora, sentivo ossessivamente fino quasi allo sfinimento: "Let Down", veramente ipnotico.
Il video di No Surprises è qualcosa di allucinante! :)
Torno sott'acqua...no alarms and no surprises...
Siiiiiilence...
Bah. Mille e mille volte meglio Albano.
Paranoic. Con Amnesiac il delirio sublime e totalizzante. Non vedo l'ora di vederli a Giugno...
a me sembra invece che exit music sia proprio la canzone finale del film. ne sono quasi sicuro. durante i titoli di cosa, quella canzone. sì. comunque. l'album del concerto visto a firenze. a pochi metri dalle casse. gli occhi chiusi di thom. ispiratori, questi pezzi qua, eh.
vi lascio una cosa, via. niente di che, eh. solo, ecco.
04/III/2002 15:00
Cos?è questo rumore,
cigolio di porta che si apre nella mia testa,
ti prego fermalo,
mi rende sordo ai miei pensieri.
È già com?era e non c?è scampo,
sei come una promessa vuota di politico,
tutto bello e incravattato,
sottovuoto.
E la pioggia che cadrà non laverà il nostro malditesta,
adesso solo il fango resta.
E la pioggia che dall?alto su di noi si abbatterà
ci lascerà sporchi, ci lascerà.
Troppo attaccato dentro il male nella nostra ragione,
troppo nascosto il senso della questione.
Cos?è questo rumore,
cigolio di porta che apre il mio cranio,
ti prego arrestalo,
come già fatto ieri.
Sei sì com?eri e non c?è scampo,
è come una promessa vuota di politico,
flaccido e imbellettato,
sottovuoto.
E la pioggia che cadrà non laverà il nostro malditesta,
adesso solo il fango resta.
E la pioggia che dall?alto su di noi si abbatterà
ci lascerà sporchi, ci lascerà.
Ed è una pioggia acida a cadere
Ed è una pioggia acida a cadere
Buchi nel pavimento da evitare
Buchi nel pavimento da evitare
Devo rivedere Romeo+Juliet. Anche a me sembra ci sia exit-music
Ehm...
amices, "Exit Music" non appare nella colonna sonora, nel cd dicevo, di "Romeo+Juliet". Non nel film:)