Da bravo fan, aspettavo con ansia l’ultimo lavoro dei Radiohead. Comprato a prezzo simbolico da un amico, simbolicamente me lo sono fatto prestare. L’ho ascoltato e riascoltato, quasi fino a consumare lo stereo ed insieme le orecchie. Perché per i primi cinque giorni, il risultato e gli effetti che il disco aveva su di me, non erano affatto chiari: prima mi piaceva, poi lo odiavo. Poi si lasciava ascoltare, poi diventava un sottofondo fastidioso ed irritante per le mie vicende quotidiane.
Il disco mi aveva spiazzato, non riuscivo ad inquadrarlo, a definirlo. Confusione più totale. Su una sola cosa ero sicuro, però, mi ero promesso di fare una cosa, appena avessi parlato del disco: non scrivere neanche una volta le parole “rivoluzione discografica”, “innovazione”, “alternativi”, o “fine delle case discografiche”. Tutto il discorso del pagamento che “dipende da te”, della musica autoprodotta in barba alle case discografiche. Tutti discorsi marginali.
Sì, perché va bene la novità, ma se stiamo parlando di musica, è soprattutto quella che bisogna valutare.
E com’è, nell’ultimo disco dei Radiohead? Di alto livello, diciamolo subito. Anche se, ad un primo ascolto, può sembrare il nuovo album da solista di Thom Yorke con più strumenti e migliori arrangiamenti.
Poi, diciamo anche che questo è il settimo disco della band. E i Radiohead nei sei precedenti avevano fatto tutto: canzoni splendide, canzoni rock, canzoni-non canzoni, canzoni politiche, canzoni melodiche e finanche pop.
Cosa potevano fare, ora, di più? Poco altro. Infatti, questo In rainbows non innova né rivoluziona, dal punto musicale.
L’uniformità è la prima cosa che colpisce, in questo disco. A parte le prime due canzoni (15 StepBodysnatchers, più rock), tutto l’album si caratterizza per i suoni morbidi e le melodie delicate.
Chitarre e batteria piuttosto lineari, ogni tanto un tocco elettronico appena accennato. Quello che sorprende, è soprattutto l'uso abbondante di cori, coretti e archi.
Verso la fine, volendo entrare nel particolare, i brani più belli: House of cards, Jigsaw falling into place e Videotape. Tenendo da parte la rivoluzione, prima di tutto splendide canzoni. A tratti più spiccatamente pop, a tratti discretamente rock. Ma canzioni
Come un Ok Computer meno eclettico, o un Amnesiac meno delirante, questo In Rainbows ci dà l’idea di una band che ha fatto di tutto nella propria carriera, che la rivoluzione l’ha già fatta una, forse due o tre volte (con Ok Computer, Amnesiac e Kid A, nel corso degli ultimi quindici anni).
Un gruppo che ha fatto parlare fin troppo di sé in passato ed ora - al di là della trovata del download - può tranquillamente lasciare da parte la sperimentazione, realizzare un disco di transizione - bello e orecchiabile - e permettersi di stare rilassata a fare buona musica, tra gli arcobaleni.
DISCOGRAFIA ESSENZIALE
Pablo Honey (1993)
The Bends (1995)
Ok Computer (1997)
Kid A (2000)
Amnesiac (2001)
Hail to the Thief (2003)
In rainbows (2007)
BREVI NOTE BIODISCOGRAFICHE
I Radiohead (Colin Greenwood al basso, Johnny Greenwood e Ed O’Brien alle chitarre, Phil Selway alla batteria e Thom Yorke ad incantare con la sua voce e alla chitarra) nascono a Oxford nel 1988. Agli inizi degli anni novanta si fanno notare con l’album Pablo Honey (1993), ancora acerbo ma già in grado di mettere in luce le enormi capacità della band. Il loro percorso musicale continua con The Bends (1995) ed il capolavoro Ok Computer (1997). Tre anni dopo pubblicano lo sperimentale Kid A (2000), subito seguito da Amnesiac (2001). Hail to the Thief è del 2003. In Rainbows, autoprodotto e venduto on line ad un prezzo “deciso dall’utente, è del 2007.
Antonio Benforte, dicembre 2007.
Commenti
Amices!
Gran ritorno di Rapace, atto secondo.
Ho integrato l'archivio Radiohead e qualche tag.
Do appuntamento a lunedì-martedì per i commenti, queste giornate sono letteralmente strapiene, tra fiera di Roma ed evento di domenica. Pardon per la mia assenza... e a presto per il dibattito:)
" Anche se, ad un primo ascolto, può sembrare il nuovo album da solista di Thom Yorke con più strumenti e migliori arrangiamenti.
Poi, diciamo anche che questo è il settimo disco della band. E i Radiohead nei sei precedenti avevano fatto tutto: canzoni splendide, canzoni rock, canzoni-non canzoni, canzoni politiche, canzoni melodiche e finanche pop.
Cosa potevano fare, ora, di più? Poco altro. Infatti, questo In rainbows non innova né rivoluziona, dal punto musicale. "
> Nuovo album da solista di Yorke, cioè sempre Kid A? :).
Li ho amati così tanto, fino a qualche anno fa, poi qualcosa s'è rotto. Non riesco a comunicare a dovere con i pezzi nuovi, non mi ispirano e al limite mi accompagnano. Bene eh? Ma è accompagnamento...
"i brani più belli: House of cards, Jigsaw falling into place e Videotape."
> Sicuramente sottoscrivo la scelta per il secondo e il terzo.
Ricorderò, di questo album, la grande attesa, l'acquisto a 0.00, la sensazione che fosse materiale datato minimo 2 massimo 8-9 anni, il sospetto che i nostri amici di Oxford abbiano terminato le cartucce.
Addirittura terminate? Chi è in grado di prendere il loro posto, secondo te?
Io giuravo nei Cooper Temple Clause, ma si sono sciolti. Mi sembravano i più promettenti in assoluto; versatili e pieni di influenze affascinanti. In questo momento - considerando il principio della decadenza dei Sigur Ros - c'è un vuoto di potere:)
FOALS.
nuovi radiohead? letto su un articolo. per nulla, ma danno una bella carica
http://it.youtube.com/watch?v=PGrZkUQ6_r8
http://it.youtube.com/watch?v=A3lWbPEOJp0
http://it.youtube.com/watch?v=SGf7T5L4_HI
2. Spero gf ora vada meglio :-) E' quel tipo di album che si apprezza di più dopo una disintossicazione. E' un ottimo disco, con alcuni pezzi che si stagliano lassù, a me son piaciuti molto anche Reckoner, Faust Arp. L'ho detto che mi è piaciuto, questo album?
Eh, amice, insomma... due o tre pezzi sì, ma tecnicamente il giudizio rimane quello. La band sembra essere musicalmente rimasta a Kid A. Ammesso e non concesso che non solo i 3 brani che sappiamo ma anche tutti gli altri fossero vecchie outtakes, la mia speranza è che il prossimo disco derivi da 5 anni di lavoro; cioè, dalle poche settimane dedicate alla registrazione del Saluto al Ladro.
6. Mi mancano... in compenso avevo recentemente apprezzato i Fuck Dress:
www.youtube.com/watch?v=mmLXc9SZ8sU
satira pop
Io preferisco "All I Need".