Raccontare cinque giorni di immersione nella musica dal vivo mi era sembrato troppo difficile, appena tornato da Barcellona. Dopo oltre sette mesi i ricordi si sono sedimentati, e le impressioni sono diventate convinzioni. E' tempo di raccogliere quel distillato, di rimettere in ordine immagini e suoni di un festival, il Primavera Sound 2011, che valeva davvero la pena di vivere fino in fondo.
Nelle premesse era il festival dei miei sogni, con un programma che riuniva in un luogo splendido un numero sterminato di gruppi che adoro. Solo a queste condizioni si può pensare, quando per età si sono ampiamente doppiati i teen agers, di affrontare un tour de force con una quarantina di concerti visti in cinque giorni. Sono tornato a casa stanco ma con la voglia di un bis, e questo vale già come giudizio.
Storia ancora breve, quella del Primavera Sound, nato nel 2001 e presto diventato un punto di riferimento di assoluta importanza. Lo dicono i numeri delle presenze, cresciute impetuosamente dalle poche migliaia degli esordi ai circa 140.000 dell'edizione 2011. L'etichetta di festival indie (qualunque cosa voglia dire) risulta comunque una limitazione e un tradimento. Se si mettono sullo stesso cartellone nomi nuovissimi come James Blake e Connan Mockasin, giovani che sono già classici come i Fleet Foxes e i Deerhunter, e vecchissime glorie come Suicide e Pere Ubu, diventa difficile trovare un unico aggettivo per spiegare di che si tratta.
Come pescando da un mazzo di fotografie, voglio ricordare il mio Primavera Sound 2011 (in)seguendo qualche suggestione.
L'ambiente – Per festeggiare il decennale, il festival si è svolto in cinque serate, recuperando per l'apertura e la chiusura la sede storica del Poble Espanyol. Poi ci sono stati gli eventi sparsi per tutta la città, in particolare nei parchi pubblici. Ma il cuore del Primavera Sound batte soprattutto nell'enorme area del Forum, otto palchi distribuiti su una superficie di ottomila metri quadrati, a ridosso del mare. Bisogna camminare, e parecchio, se si vogliono strappare almeno brandelli di tutti i concerti che si sono sognati per mesi.
Il pubblico – Ecco, il popolo del Primavera Sound ti fa pensare che l'amore per la musica di qualità non sia una merce così rara. Non c'è un modello unico di spettatore, sono rappresentate davvero tutte le fasce di età. Anche bambini, sulle spalle di genitori che non hanno rinunciato alla loro passione, e non si fanno fermare dall'anagrafe. Tanti italiani, avanguardia di un esercito di rockettari di cui a volte è difficile scorgere il seguito. Forse è questo il problema: c'è solo l'avanguardia, poco di più, e dietro un esercito che identifica il rock attuale nel solito binomio emiliano.
Almeno una cosa che lega il pubblico la vedo: è la fantasia nella scelta delle magliette a tema musicale. La netta preferenza è per i gruppi molto alternativi, se possibile sconosciuti fuori dalle rispettive nicchie. In ogni caso sulle tee shirts è meglio avere nomi come Yo La Tengo o Animal Collective, ed evitare per esempio Coldplay e Muse, irrimediabilmente mainstream. I classici in genere vanno bene, ma si capisce subito che un tributo ai Velvet Underground è da preferirsi ai troppo sfruttati Doors. Per andare sul sicuro, i Sonic Youth sembrano mettere tutti d'accordo.
Il programma Ecco, questa è la cosa più impressionante. Semplicemente, tutto il meglio che ci si può aspettare di trovare in un festival che pesca nel vasto mare della musica cosiddetta indipendente. Dalle 16 alle 6 del mattino seguente, c'è sempre qualcosa da ascoltare, e nelle ore di punta i palchi in attività sono quattro o cinque. Quest'anno avrei potuto costruire un festival coi fiocchi solo recuperando i gruppi che mi sono perso per sovrapposizioni o per la collocazione in orari improbabili: Low, Twin Shadow, Battles, The Soft Moon, Mogwai, Gonjasufi, John Cale, Shellac, The Fiery Furnaces, Explosions in the Sky, Avi Buffalo, The Tallest Man on Earth, Glasser, DJ Shadow....
Giovani che si faranno Con un programma così pieno di concerti che aspettavo da anni, non ho avuto molto tempo per andare ad ascoltare gruppi che conoscevo poco o per niente. Sono rimasto sorpreso molto in positivo dalle giovani Warpaint, quattro ragazze americane che sembrano avere preso come riferimento i migliori modelli del dream pop britannico, a partire dai Cocteau Twins. Sul palco hanno trasmesso l'idea di un grande affiatamento, e di una grande voglia di divertirsi e divertire. E visto che sono favorite anche da una discreta presenza, non mi stupirei un giorno di vederle diventare molto popolari.
Menzione volante per Kurt Vile, visto per pochi minuti in un palco minore. Suona musica adatta a spazi ridotti, riassume tutti i migliori modelli del folk nordamericano, da Neil Young ai Wilco, e sembra davvero destinato a diventare un punto di riferimento per il genere. Il pubblico del Primavera ha dato segno di apprezzarlo molto, preannunciando un successo che i mesi seguenti hanno poi confermato.
In giro da trent'anni o più Sono ancora tanti i gruppi storici che non sono mai riuscito a vedere dal vivo, ma la schiera si è ridotta drasticamente dopo il Primavera Sound 2011: Swans, Suicide, Public Image Limited, The Monochrome Set, Echo & the Bunnymen, e almeno per pochi minuti i Pere Ubu di David Thomas. In tutti questi casi è scattato in pieno il fattore nostalgia, per l'evidenza dei segni che il tempo ha lasciato su questi eroi di tempi lontani. Però le rughe non hanno cancellato l'energia e la passione, e soprattutto personaggi come John Lydon e Michael Gira hanno conservato intatta la loro voglia di suonare al massimo volume e cantare con una voce che non è poi così diversa da quella dei tempi d'oro. Caso a parte Echo & the Bunnymen: Ian McCulloch semplicemente non pensa che il tempo sia passato, non lascia spazio nemmeno a un filo di nostalgia, si prende terribilmente sul serio. Ma la voce nel suo caso non è più all'altezza dell'ego, lo salvano la totale padronanza del palco e soprattutto lo strepitoso repertorio.
I 5 momenti top A Barcellona ho ascoltato musica dal vivo per 35/40 ore in cinque giorni. Mi faccio del male da solo costringendomi a scegliere le cinque esibizioni da premiare con i voti più alti. Però ci provo.
Avevo visto Dan Snaith alias Caribou a Bruxelles, e allora mi aveva stupito per la forza del suo set, che mi aspettavo dominato da suoni elettronici e da un approccio distaccato. Sbagliando alla grande. Rivisto a Barcellona, mi è sembrato ancora più bravo e ispirato. Tanta energia, tanta passione, suoni limpidi e avvolgenti dall'inizio alla fine. Promosso a pieni voti, atteso per le prossime prove, per esempio ad aprire le date del prossimo tour dei Radiohead.
Gli Einstürzende Neubauten li conoscevo colpevolmente poco, ma la storica band di Blixa Bargeld dal vivo ha una forza che ammette pochi paragoni. Fragorosi, eccessivi, sorprendenti. Pensavo di sentire solo un pezzo e poi andarmene, sono rimasto incantato da tanto spirito. Anche i pezzi che su disco mettono a dura prova la pazienza, trovano la loro ragion d'essere proprio dal vivo, con un volume adeguato. Ero vicino alle casse, incautamente: le orecchie hanno continuato a fischiare fino al giorno dopo.
Sufjan Stevens ha avuto a disposizione il palco più prestigioso, l'Auditorium che è il simbolo del Parc del Forum. Per entrare ho dovuto prenotare il posto con largo anticipo, vincere una sorta di lotteria, subire controlli tipo aeroporto, ma alla fine è valsa davvero la pena. L'acustica impeccabile avrà avuto il suo peso, ma Sufjan Stevens ci ha messo molto del suo a rendere il concerto indimenticabile. Due ore di festa per gli occhi e per l'udito, dove anche i pezzi dell'ultimo disco che non aveva convinto hanno trovato la loro dimensione ideale. Uno si aspetta il classico cantautore un po a disagio sul palco, e si trova invece uno showman che si veste di luci colorate e mette in scena un vero e proprio musical, con tanto di coreografie complesse e stupefacenti. Sorprendente, a dire poco.
The Black Angels sono stati un vero e proprio regalo da parte del Primavera Sound: prima non li conoscevo, li ho ascoltati in vista della partecipazione al festival, ed è stata subito passione vera. La loro musica è un tributo alla psichedelia fine anni '60, e il richiamo più evidente è quello verso i concittadini (sono entrambi di Austin, Texas) The 13th Floor Elevators, mito dell'era dei figli dei fiori. Premesso questo, i Black Angels suonano comunque attuali, e non sono certo gli unici a recuperare i grandi modelli del passato e a reinventarli. Ma ci vuole talento e passione per farlo in questo modo. Il loro sound ipnotico e ossessivo non si presta molto all'ascolto radiofonico, ma dal vivo avvolge e incanta. Come alcuni hanno scritto delle loro esibizioni, è un viaggio psichedelico che si fa anche senza additivi chimici. Ma crea comunque dipendenza, almeno nel mio caso, tanto che io non vedo l'ora di ritrovarli su un palco. Magari non mi capiterà di nuovo di vederli alle 4 del mattino, ora davvero ideale, come è successo al Primavera Sound. Ma saprò accontentarmi.
I Flaming Lips mi mancavano, nel senso che non ero mai riuscito a vederli dal vivo, pure avendo letto meraviglie sui loro spettacoli. Bene, ora posso testimoniare anch'io che una loro esibizione non si può dimenticare. Wayne Coyne forse non ha una gran voce, ma a cinquant'anni suonati è davvero un fenomeno, un'entusiasta che riesce a trasportare il pubblico in una dimensione altra da quella del semplice concerto. La musica passa in secondo piano, anche se è ottima musica: Wayne Coyne è impegnato in una sfida a tenere sempre al massimo l'attenzione verso quello che succede sul palco. Magari esagera con i suoi “c'mon c'mon”, ma l'entusiasmo è contagioso, e non ci si annoia mai. Una follia perfettamente sotto controllo, grande passione e massima professionalità: il massimo che si può chiedere a un concerto rock.
Il prossimo Primavera Sound è già in fase avanzata di programmazione. Se vi piace la buona musica dal vivo, regalatevi qualche giorno a Barcellona.
DISCOGRAFIA CONSIGLIATA DEI GRUPPI CITATI
THE FLAMING LIPS
Transmissions from the Satellite Heart, Warner Bros., 1993
The Soft Bulletin, Warner Bros., 1999
Yoshimi Battles the Pink Robots, Warner Bros., 2002
Embryonic, Warner Bros., 2009
THE BLACK ANGELS
Passover, Light in the Attic Records, 2006
Phosphene Dream, Rykodisc, 2010
SUFJAN STEVENS
Seven Swans, Sounds Familyre, 2004
(Come On Feel the) Illinoise, Spunk Records, 2005
The Age of Adz, Asthmatic Kitty, 2010
CARIBOU
The Milk of Human Kindness, Domino, 2005
Andorra, Domino, 2007
Swim, Merge, 2010
EINSTÜRZENDE NEUBAUTEN
Halber Mensch, Thirsty Ear Recordings, 1985
Haus der Luege, Thirsty Ear Recordings, 1989
Silence Is Sexy, Mute, 2000
APPROFONDIMENTI IN RETE:
www.primaverasound.com
Live report su www.sentireascoltare.com
Stefano "Closer"
Commenti
[primavera sound] dice
[primavera sound] dice Stefano: "Raccontare cinque giorni di immersione nella musica dal vivo mi era sembrato troppo difficile, appena tornato da Barcellona. Dopo oltre sette mesi i ricordi si sono sedimentati, e le impressioni sono diventate convinzioni. E' tempo di raccogliere quel distillato, di rimettere in ordine immagini e suoni di un festival, il Primavera Sound 2011, che valeva davvero la pena di vivere fino in fondo.
Nelle premesse era il festival dei miei sogni, con un programma che riuniva in un luogo splendido un numero sterminato di gruppi che adoro. Solo a queste condizioni si può pensare, quando per età si sono ampiamente doppiati i teen agers, di affrontare un tour de force con una quarantina di concerti visti in cinque giorni. Sono tornato a casa stanco ma con la voglia di un bis, e questo vale già come giudizio...."
> buon ascolto!
[2011, primavera sound]
[2011, primavera sound]
APPROFONDIMENTI IN RETE:
www.primaverasound.com
Live report su www.sentireascoltare.com
[closer] ho aggiunto qualche
[closer] ho aggiunto qualche tag, amice, per migliorare la consultazione e l'indicizzazione della scheda, qui in archivio: www.lankelot.eu/archivione
[Primavera sound - Closer]
[Primavera sound - Closer] Somma invidia. Anche per i gruppi che non hai ascoltato...(a proposito, ho visto i Mogwai a Milano a settembre: GRANDI), e per Echo and the bunnymen...e per, e per. Uff. Altro che i festival italiani...
[pistoia] e dire che da
[pistoia] e dire che da quelle parti avete avuto arezzowave...
[festival italia] Eh,
[festival italia] Eh, Arezzowave indimenticabile. Comunque, non è che ci siano festival schifosi in Italia, ma non mi sembra ci sia qualcosa di paragonabile a questo, tutto qui...(-:
[primavera sound] Anch'io ero
[primavera sound] Anch'io ero mosso da sana invidia per quelli che avevano partecipato alle precedenti edizioni del Primavera Sound, per quello nel 2011 non potevo perderlo. L'anno prima mi ero concesso l'antipasto con un giorno e mezzo di festival (Wilco, Pavement e Pixies tra gli altri). Poi a novembre, sette mesi prima della nuova edizione, in un solo giorno hanno annunciato nel programma Fleet Foxes, Animal Collective, Flaming Lips, Mercury Rev, National, Mogwai, Belle & Sebastian. Ho ceduto immediatamente, non aspettavo che una scusa del genere.
Quest'anno il festival raddoppia, con un'edizione che parte come sorella minore ma potrebbe crescere nel tempo. No, niente Italia, la sede scelta è Porto. A noi restano tante piccole manifestazioni di pregio, curate con grande amore e destinate fatalmente a un pubblico ridotto.
[primavera sound] Un ritorno
[primavera sound] Un ritorno in grande spolvero, complimenti (!)
[Primavera] Spettacolare!!!
[Primavera]
Spettacolare!!! :)
[Primavera] Bello! (pure se
[Primavera] Bello! (pure se per me i concerti sono off limits da un bel po' di tempo) E fra le altre cose pure a me i The Black Angels piacciono da un po'.