Port-Royal

Afraid To Dance

Port-Royal

Se “Afraid To Dance” disco dei genovesi Port-Royal, uscito nel 2007 per l’etichetta inglese “Resonant”, fosse stato registrato da un band non italiana, sono sicuro che avrebbe potuto godere di un maggiore successo nella nostra penisola, visto che al di fuori dei nostri confini sono un gruppo molto stimato ed apprezzato da critica e pubblico. Avrebbe forse sfondato non solo fra gli ascoltatori più attenti e gli addetti al mestiere ma anche fra coloro che amano determinate sonorità ma che non si aspetterebbero mai che esista un gruppo italiano capace di realizzarle. Dispiace, perché il gruppo genovese alla luce di quanto realizzato nella loro carriera celebrata quest’anno con “ 2000-2010: The Golden Age Of Consumerism” (N5md) non ha nulla da invidiare a gruppi più celebrati e conosciuti come “Boards Of Canada”, “Labradford”, “The Album Feaf”, “Mum”, “Tim Hecker” (autore tra l’altro di “Ravedeath, 1972” (Kranky) uno dei migliori dischi in assoluto che io abbia ascoltato negli ultimi anni), “Sigur Ros”, tanto per fare alcuni dei nomi a cui si possono accostare i Port-Royal, azzardando, anche alla luce delle differenti discografie, una qualità e un’evoluzione musicale di caratura superiore rispetto ad alcuni dei nomi sopracitati.

“Afraid To Dance” è a mio avviso non un solo uno straordinario disco di musica elettronica ma un grandissimo album tout court. Una lunghissima colonna sonora da ascoltare rigorosamente in silenzio e in solitudine, lasciandosi avvolgere da un album dalle mille sfaccettature, che unisce l’ambient, il post-rock, la post-dance, il glitch, noise, l’elettronica, lo shoegaze, con una drammatica delicatezza che commuove ascolto dopo ascolto.

Il brano d’ingresso “Bahnhof Zoo”, titolo quanto mai evocativo per coloro che conoscono Berlino e il dramma di Christiane F., è il primo gioiello del disco con il suo movimento sinuoso, da battito cardiaco rallentato e con il respiro che sale secondo dopo secondo e gli occhi sono già chiusi. Meno di cinque minuti che ad ogni nuovo ascolto regalano particolari inascoltati, con la sua chiusura gelida, di neve che cade su palazzi di metallo e vetro finalmente dotati di vita. È seguito dal rumorismo persistente di “Pauline Bokour” da astronave spaziale in orbita nello spazio che si congiunge magicamente a “Anya: Sensucht”, quasi nove minuti di una delicatissima e trasognante melodia, come se i Port-Royal ci invitassero a seguire i passi di Anya lungo la neve caduta su spiaggia desolata, Anya che si ferma e si guarda in giro completamente sola e abbandonata. Ogni variamento di ritmo e melodia come un cambio di ritmo di sguardo e passo. Dovessi dare un colore a questa visione, sarebbe l’azzurro di un ghiacciaio colpito da un sole violentissimo. Una visione che si conclude con una splendida elegia finale che lascia spazio a timidissimi suoni di pianoforte. Sono presenti le increspature “glitch” di “German Bigflies” che sembra l’accompagnamento sonoro ad un gruppo di gabbiani in volo sull’oceano o sopra un porto abbandonato, quasi tenebroso nel suo incedere. “Deca-Dance” è forse il brano più immediato e travolgente dell’album con il suo iniziale ritmo dance che incede e che s’intreccia alla melodie creando un altro brano indimenticabile che il sottoscritto ha ascoltato così tante volte e al minuto 2 perdo ogni contatto col genere umano, con quei respiri di sottofondo femminili, eterei come una carezza di fantasma nel sonno, in un finale sempre più temibile, angosciante, di una solitudine completa scossa solo da una voce che sembra arrivare dall’oltretomba. “Roliga Timmen (Longing Machines)” è un brano elettroacustico, più vicino alla forma canzone dove il passato shoegaze si fa sentire in maniera evidente ma mai ripetitiva e che accosterei alle delicate partiture sonore del semisconosciuto gruppo inglese “Epic45”. “Internet Love” è il suo naturale proseguimento, lentissimo e romantico nella parte iniziale, più impetuoso e dancereccia nella secondo. “Leitmotiv/Glasnost” è un brano ambient da maestri del genere non ancora ingessati in una parte da recitare ma sempre alla ricerca di nuove soluzioni sonore col suo finale quasi alla Depeche Mode; fino ad arrivare ai due ultimi brani che sommati raggiungono gli 11 minuti e mezzo: “Putin VS. Valery” e “Attorney Very Bad (aka The Worst)”: il primo con le sue scariche quasi psichedeliche-trance da profondo Europa orientale che sfiora l’Asia, là, fino agli Urali e poi ancora più lontano fino a Vladivostock, fino la tundra desolata della Siberia sconvolta dalle esplosioni atomiche; il secondo che è la degna chiusura dell’album, ipnotico, decadente, che sfiora il silenzio e chiude quasi in punta di piedi “Afraid To Dance”. 

Credetemi, “Afraid To Dance” è un album in grado di emozionare e colpire fin dal primo ascolto ma la cui vera bellezza è nascosta in ogni brano, in ogni passaggio, in ogni minuto ma non skippate, lasciatelo suonare interamente almeno una volta. Non fermatevi. Mettetevi su un divano, con le finestre chiuse, le tapparelle abbassate oppure mettevelo nelle orecchie e trovatevi un posto dove nessuno possa rompervi le scatole e lasciatelo andare, lasciatelo vivere.

“Afraid To Dance” non è un album estivo ma non è nemmeno un album invernale.

È semplicemente uno straordinario album dei “Port-Royal”.

Discografia essenziale e brevi note:

Il gruppo con i membri attuali e passati:

Attilio Bruzzone (Guitar, Keyboards, Programming, Bass and sometimes Vocals) 2000–
Ettore Di Roberto (Piano, Keyboards, Programming and sometimes Vocals) 2000–
Emilio Pozzolini (Samplers, Programming) 2001–
Sieva Diamantakos (Visuals, Videos) 2007–
Michele Di Roberto (Drums) 2000-2005
Giulio Corona (Programming) 2003-2008
 

Port-Royal, "Afraid To Dance", Resonant, 2007.

Discografia:

"Kraken" Ep (Marsiglia, 2002); "Flares" (Resonant, 2005); "Honved" Ep (Chat Blanc, 2007); Afraid To Dance (Resonant, 2007); "Flared Up" (Resonant, 2008); "Magnitogorsk" split w/Absent Without Leave (Sound In Silence, 2008); "Dying In Time" (n5md, 2009); "Afterglow" Ep w/Millimetrik (Sang D'Encre Factory, 2010); "2000-2010: The Golden Age Of Consumerism" (n5md, 2011)

Sul web:

http://www.port-royal.it/

http://www.myspace.com/uptheroyals 

Andrea Consonni, aprile 2011

ISBN/EAN: 
5050693160425

Commenti

[Afraid To Dance] "Afraid To

[Afraid To Dance] "Afraid To Dance", Port Royal.

 [afraid to dance] carico in

 [afraid to dance] carico in prima!

[Afraid To Dance] Lascio i

[Afraid To Dance] Lascio i link dei video tratti da questo album. Spero che li possiate vedere:

German Bigflies : http://www.youtube.com/watch?v=UK-nMOr2Whg

Leitmotiv | glasnost:  http://www.youtube.com/watch?v=VNrf9aSlui4

Deca-Dance: http://www.youtube.com/watch?v=fKy7MH8gbG8

Anya: Sehnsucht: http://www.youtube.com/watch?v=m2bQewDvGcI

[Afraid To Dance] Davvero un

[Afraid To Dance]

Davvero un bel disco che si lascia ascoltare piacevolmente, sebbene alcune tracce siano davvero sintetiche. Le interferenze fanno sembrare di trovarsi su diverse emisfere. Ed alcuni suoni, per quanto elettronici, sembrano quasi ancestrali.

“Afraid To Dance” non è un album estivo ma non è nemmeno un album invernale.

Grande And

 

 

[Afraid To Dance] Grazie

[Afraid To Dance] Grazie Miner. Purtroppo non li ho mai visti dal vivo. 

[berlino, christiane f.] già

[berlino, christiane f.] già che ci siamo, ricordo il vecchio articolo: http://www.lankelot.eu/letteratura/christiane-f-noi-i-ragazzi-dello-zoo-...

[Port Royal] Neanche io li ho

[Port Royal] Neanche io li ho mai visti dal vivo. Ho visto che suonano molto anche all'estero, mi sa che sono più famosi (e forse anche più apprezzati)oltrefrontiera.Ho letto che il genere dei Port Royal è definito Intelligent Dance Music. Alla stessa categoria, definita anche "Techno da poltrona", vengono associati gruppi come plaid, matmos e caribou.Se ti capita ascolta Swim di Caribou, del 2010. Davvero notevole.

[Caribou] Ho ascoltato il

[Caribou] Ho ascoltato il loro album quando è uscito e non mi piacciono un granché Miner. Sigh. 

[Caribou] Apparirò blasfema,

[Caribou] Apparirò blasfema, a me ricordano il periodo ibiziano dei New Order e Born Slippy.

E poi giustamente ognuno ha i suoi gusti... :-)

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