Decisamente ben riuscita, la manifestazione sfociava nell’ultima serata quando tradizionalmente la vigilia della Barcolana viene festeggiata dalle note del gruppo principale; quest’anno il ruolo è stato assegnato ai Planet Funk, il progetto napoletano di dance-elettronica che coinvolge più artisti e vocalist nelle sue produzioni, che dal 2002 sta calamitando le vibrazioni delle casse della gran parte delle discoteche italiane e non solo. L’attesa dell’ultima serata è stata ancora più accesa dall’aspettativa del pubblico di vedere in azione il vocalist inglese Dan Black, famoso per le movenze al limite della sanità e per il fascino brit-cool che facilmente sconvolge il pubblico italiano.
All’ingresso sul palco dei Planet Funk il pubblico si è così mosso in un sussulto comune verso il palco; loro si sono disposti in ordine regolare con ben tre chitarre e un basso, oltre tastiera e batteria – formazione inusuale, quantomeno considerando il genere da loro suonato. Il concerto si è aperto su una prima introduzione strumentale a cui è subito seguita l’apparizione della vocalist Sally Doherty, che con la sua presenza ha dato l’avvio effettivo all’esibizione.
Qui non mi dilungherò in un resoconto dettagliato delle singole esecuzioni di ogni canzone, perché i pezzi proposti hanno seguito sostanzialmente la tracklist del disco; ciò che invece ha decisamente colpito l’orecchio è stata la percezione d’insieme delle note del concerto, le cui musiche certo hanno intrigato per la loro decisa assonanza verso tonalità d’Oltremanica – certe sonorità elettroniche alla Lamb rimarcate dall’interpretazione della cantante – e per la notevole precisione esecutiva sul palco, ma non sono riuscite purtroppo a distrarre da una presenza sulla scena decisamente statica.
I Planet Funk, appunto, non si muovono sul palco. La chiave di questo concerto – e forse dell’intera performance artistica della band – è così stato lo scarto che si è avvertito tra la presenza e l’assenza di Dan Black. La sua entrata a metà concerto ha infatti stravolto la percezione della musica suonata fino a quell’istante, quasi come se i Planet Funk ascoltati sino a un momento prima fossero un anonimo gruppo spalla, rendendo il sound del gruppo più presente e più vivo.
Un commento al concerto dei Planet Funk non può dunque non seguire l’andamento spezzato dei movimenti on stage di Dan Black. Globalmente difatti la band sa dare prove sonore interessanti per il genere proposto, e molto merito va alla musica in sé, eppure qualcosa sfiorisce quando i Planet Funk approcciano la dimensione live, un qualcosa che riguarda la loro identità.
Chi sono veramente?
Come gruppo dance non hanno bisogno di palchi ma di sale di registrazione o piccoli spazi, eppure la cicatrice rock impressa dalla graffiante figura di Dan Black non si lascia intaccare, portandoli a calcare le assi del palco attorno al carisma di un leader. Il risultato di questa parziale ambiguità si avverte nei concerti come una piega stonata che spezza l’andamento delle loro performance.
Per carità, nulla togliendo al valore del disco e alla capacità dei Planet Funk registrati su disco, nondimeno non si possono dire ancora adatti ad eventi di massa e di palco; semmai tarati su situazioni da club, magari anche live ma non in grandi spazi, hanno la forza e il diritto di essere ben giudicati, ma purtroppo non quando vengano proposti come band in concerto. L’unica loro possibilità di essere un gruppo in un vero concerto, sta nel profilo che si delinea con la presenza del loro vocalista Dan Black.
Altrimenti, tanta buona musica da girare sui piatti di un dj, magari a Londra.
Andrea Vergani.
PLANET FUNK in LANKELOT
Commenti
Prima pubblicazione: Lankelot.com
"Planet Funk, il progetto napoletano di dance-elettronica che coinvolge più artisti e vocalist nelle sue produzioni,"
> tanto che sembra più inglese o di Ibiza che partenopeo, sic et simpliciter:)
"Dan Black. La sua entrata a metà concerto ha infatti stravolto la percezione della musica suonata fino a quell?istante, quasi come se i Planet Funk ascoltati sino a un momento prima fossero un anonimo gruppo spalla, rendendo il sound del gruppo più presente e più vivo."
> avevo pronosticato qualcosa di simile nella vecchissima recensione:). Senza Dan Black, poco. Eppure Black, nei Servant, non è esploso. Forse l'alchimia giusta era questa qui.
foto+archivio!
foto+archivio!