Entro in camera e mi viene forte la voglia di scrivere qualcosa.
Accendo lo stereo ed inizio ad ascoltare.
Vuoto.
Si accende una chitarra.
Un rullante, poco dopo, esplode.
Vorticosamente il basso gira su una sola nota.
Non c’è spazio per la voce.
Corre veloce come un treno.
Si inseguono tre, quattro, cinque chitarre.
Potenti, devastanti, rumorose, distorte.
Potrei metterci qualsiasi mio pensiero, ne ho mille per la testa.
Qua dentro ci starebbero bene.
Vuoto.
Uno shuffle di charleston e poi – novità – una batteria elettronica.
La sua voce, finalmente, malata.
Tastiere.
È incredibile il pathos che questo gruppo riesce a ricreare.
I suoni delle chitarre, in particolare, sono davvero molto belli.
Di questa canzone, mi piace il groove basso/batteria, davvero “gustoso” e la ripetitività ossessiva del cantato, che ti entra subito in testa.
Vuoto.
Ancora basso e batteria a braccetto.
Voce. Una canzone che rientra nelle corde classiche di questa band.
Deliziose armonie chitarrifere distorte, l’impronta nuova delle tastiere presenti in maniera veramente massiccia.
Come sempre i due canti (voce/chitarra) sono perfetti e convincenti insieme.
Melodia allo stato puro.
Vuoto.
Fantasmi.
Chitarra acustica e voce e un flebile arpeggio di chitarra elettrica.
Poi il basso, la batteria.
A questo punto ho paura di disturbare il sonno dei miei vicini.
Il volume dello stereo è folle, l’ora non lo consente.
Cuffie. Diventa ancor più bello ascoltarli, questa notte.
Questo brano è meraviglioso. Le melodie sono più che mai convincenti, l’arrangiamento è ricco di cose molto belle.
Mi dispiace, quasi, che finisca.
La riascolto in assoluto silenzio Senza muovere un solo muscolo. E mi riperdo, di nuovo.
Vuoto.
Forse sono vicino ad una conclusione, amara, ma che mi farà star bene, credimi.
Ad uno ad uno. Chitarra, batteria, basso, voce, rincorrono lo stesso percorso...CHE SPETTACOLO.
Ballo come un cretino (!) sulla sedia, davanti al monitor.
A cercar parole.
Gocce di tastiera.
Devastano me.
Riff chitarriferi, melodiosi, rumorosi, incendiano.
Mentre Corro, corro, Rincorro.
La mente. Che a volte non c’è.
Vertigine, l’accuso, mentre il basso si contorce e mi sputa addosso note su note. Un treno. 4 corde, un amore.
Il finale mi sublima, la mia testa su e giù. Ritmo, colore, sapori.
Vuoto.
Balla il BaSSo.
Ecco a voi, un bicchiere di follia tintinnare.
Uno strano ritmo minimale.
Bellissimo il colore del rullante. Dei piatti.
Sembra girare al contrario. Solo una mia pazza idea.
Xilofoni. Tastiere.
Tutto procede, tutto procede strano.
Suona come un delay nella mia testa.
Una sensazione, quasi angosciante.
Fermo.
Esplode un solo di chitarra dal nulla.
E nel nulla ritorna. Lascia spazio ad una chitarra in lontananza.
Segni di wah-wah, vibrano dentro il mio corpo
Ancora il basso balla. Risuona, come prima.
Un pezzo sperimentale, che lascia tante idee in testa.
Atipica. Almeno per loro.
Vuoto.
Mi spacco i timpani, per la sorpresa, sull’attacco di questo pezzo.
Un roccioso impasto di chitarre, molto chiassose/rumorose durante le strofe.
La melodia come sempre prevale nei ritornelli.
Carino il solo.
Non toglie e non mette.
Capita, non mi rammarico, impossibile avere nello stesso disco, tutti capolavori.
Vuoto.
L’ottava traccia.
È la prima canzone che ho ascoltato di questo album.
Una gemma.
Speciale il loop di chitarra che contraddistingue l’inizio del pezzo. Bello presente il canto. Mi emoziona. Davvero.
Ricordati di me.
Batteria, basso.
Delizioso il canto delle tastiere.
Si rincorrono da una parte all’altra.
Le chitarre inondano.
Un Solo… chitarre … note … pianoforte … ancora si riapre la porta della melodia, incredibile il finale, tempestoso.
Ricordati di me.
Vuoto.
Gira il rullante della batteria,
Canta un quasi andamento Gangster la chitarra.
Piovono armonici.
Basso. Charleston.
Una sola nota.
Un altro brano che si può definire sperimentale.
Inserimenti elettronici, molto minimale, senza alcuna distorsione sulla chitarra.
Colpisce dritto. E per questo fa indiscutibilmente il compito suo.
Vuoto.
Altra mazzata.
Batteria, chitarra, voce, basso a pieno regime.
La testa ancora a far su e giù. Insieme con tutto il corpo.
Sono completamente preso.
Distruttiva. Potente.
Bellissimi i riff chitarriferi sotto la voce durante i ritornelli.
Mi prendo una pausa.
Suono il basso, fumo una sigaretta.
Mi serve per pensare.
Tolgo la cuffia.
Devo bere, acqua, sete di te.
Tardissimo.
Vuoto.
Tastiera.
Forte l’impatto della voce con la batteria e il basso.
Belli gli inserimenti della chitarra, sembra urlare stridula, canta, strilla. Sulla seconda strofa il BaSSO è in devastante distorsione, sembra quasi voler rispondere alla chitarra, poi si rimette in quiete. Aspettando ancora le grida sparate dalla 6 corde.
Dalle viscere suona distorta un’armonica. Unico ospite del disco. Le tastiere incalzano così come la voce. Il finale, rotto.
Vuoto.
Pianoforte e voce e un lontanissimo shuffle di batteria.
Note.
Melodia.
Intima.
Sussurrata.
Tremolii in delay.
Mi colpiscono.
Pieno.
Bullet proof Cupid
English Summer Rain
This Picture
Sleeping With Ghosts
The Bitter Enid
Something Rotten
Plasticine
Special Needs
I’ll Be Yours
Second Sight
Protect Me From What I Want
Centrefolds
Stefan Olsdal…Steve Hewitt…Brian Molko…
“Sleeping with ghosts”.
Ore 3:50.
DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE
Sleeping With Ghosts (Elevator/ Hut 2003)
Black Market Music (Elevator/ Hut 2000)
Without You I’m Nothing (Elevator/ Hut 1998)
Placebo (Elevator/ Hut 1996)
Fabio Mele, novembre 2004.
Recensione originariamente pubblicata su ciao.com Aprile 2003 e su Lankelot.com
Commenti
(vuoto).
A questo punto, dopo 4 album, mi sono fermato.
Come ti scrivevo nel commento al secondo album, reduce anche dal concerto, credo di aver fatto bene. Epperò voglio dare un'altra chance a questo disco proprio per come e quanto ne hai scritto tu, qui.
Al di là dell'ormai cristallizzata coscienza che sono tecnicamente povera cosa sul serio, a livello Suede. Dal vivo, impietosamente, s'è capito. E tutto il mestiere di dieci, dodici anni di carriera non basta, quando hai tre soluzioni e quelle alterni si vede.
Ma tu ne hai scritto con così tanta passione...
insomma, non comprerò mai MEDS, ma questo disco me lo ripappo.