Placebo

Sleeping With Ghosts

Placebo

Creare un proprio “marchio sonoro” e formarsi sui palchi di una degna attività live, questo è il cammino che molte band mirano a percorrere, ma che soprattutto gli stessi fan ed ascoltatori aspirano a riconoscere nelle carriere dei propri artisti preferiti. A partire da questo i Placebo possono dare una già valida garanzia che li rende appetibili all’ascolto, nonostante una figura della band che può ingannare – nella loro voluta provocatorietà  – distanziando purtroppo molti potenziali ammiratori.

Il loro percorso musicale conta ora molti anni di esperienza e già una discografia di quattro album; recensire l’ultimo non esime da richiamare quelli precedenti, poiché tanto l’ultimo disco propone nuovi aspetti musicali del trio, tanto rifonda la qualità di uno stile caratteristico, che nel ‘96 si presentò come innovativo.

Il primo album infatti, dopo l’uscita dei singoli “Come Home” e poi “36 Degrees” a “Teenage Angst”, si presentò come una nuova soluzione sonora, capace di formare un nuovo rock moderno, dall’impatto punk e grunge ma capace anche di melodia. Il talento del trio fu tale da richiamare l’attenzione di David Bowie, che volle che i Placebo si esibissero al concerto del suo cinquantesimo compleanno, dichiarando in più interviste di ammirarli e di vedere molto di sé da giovane in Brian Molko; questa grazia venne poi riconfermata dal Duca Bianco nel 1999, con l’incisione di “Without You I’m Nothing” cantata assieme a Molko.

Da un anno quindi era uscito il secondo lavoro della band, nel 1998 “Without You I’m Nothing”, appunto omonimo del singolo rivisto assieme a Bowie. Disco applaudito dalla critica, con il quale il gruppo si aprì verso un pubblico più ampio, conquistato dal primo singolo “Pure Morning” e soprattutto dal magnetico videoclip in cui Brian Molko segna definitivamente l’estetica dark e ambigua dei Placebo.

Con questo secondo disco inoltre la formazione vede avvicendarsi Steve Hawitt al primo batterista Robert Schulzberg, aprendo la sezione ritmica a dimensioni più articolate. Oltre ad un suono maturo, nell’album “Without I’m Nothing” risaltò subito la particolare tecnica strumentale di Molko, appassionato dello sperimentalismo sonoro alla Sonic Youth e pronto a nuove accordature e posizioni sulla tastiera della chitarra. Il risultato sta nei pezzi dell’album: “You Don’t Care About Us” è indicativa, senza contare “Pure Morning”, o ancora fra quelle più lente “Ask for answers” assieme a “The Crawl”.
Così come si evidenziano i testi, intrisi sia di una cupa e triste ambiguità, che di una poesia più limpida

“It takes the pain away/ that could not make you stay/ it's way to broke to fix/no glue, no bag of tricks/…/ Your smile would make me sneeze/when we were Siamese/Amazing grace in here/ I'd pay to have you near./…/ Don't go and lose your face/ at some stranger's place/ and don't forget to breathe/ and pay before you leave/ Lay me down, the lie will unfurl/ lay me down to crawl.” (The Crawl)
 
“Sing for your lover/ Like blood from a stone/ Sing for your lover/ Who's waiting at home/ If you sing when you’re high/ And you’re dry as a bone/ Then you must realise/ That you're never alone/ And you'll sing with the dead instead/ You try and break the mould,/ before you get too old/ you try and break the mould,/ before you die” (Summer’s Gone)

Ma le attese del pubblico portarono presto i tre alla produzione del terzo album, “Black Market Music” uscito nel 2000.  Dopo il fortissimo successo del secondo disco, la qualità degli ultimi sforzi del gruppo non convinsero la critica ed il pubblico; un disco certo più cupo nei suoni e forse meno accessibile dei primi due, ma comunque un esempio delle potenzialità dei Placebo, nonostante una minore freschezza.

Da evidenziare la collaborazione con il rapper Warfield in “Spice and Malice”, ed il singolo “Special K” per la sua distruttiva versione al Festival di Sanremo; ancora tra le lodevoli è da segnalare “Black Eyed” pezzo reso ottimamente dal vivo, mentre le versioni acustiche – reperibili per canali non ufficiali – di “Haemogoblin” e di “Peeping Tom” confermano la brillantezza che già traspare nelle versioni dell’album.

Ed il 2003 è l’anno di “Sleeping With Ghosts”, ultimissimo lavoro della band. Anticipato come punto di svolta nel sound, effettivamente propone una sonorità più moderna, che pur non aprendosi totalmente alla strumentalità dell’elettronica, riesce a richiamarne le caratteristiche principali riadattandole alla sostanza “rock” dei Placebo, che non si allontana dalla “sacra triade” di chitarra basso batteria, pur con qualche inserto in registrazione di tastiere. Probabilmente complice la presenza alla produzione di Jim Abiss, produttore già dei Massive Attack, si ritrova nei dodici pezzi dell’album una nuova soluzione al rock-punk dei Placebo; come già detto, molti pezzi si dimostrano marchiatamene elettronici pur senza campionamenti o particolari registrazioni, ma non solo, questa volta anche i testi si presentano con liriche più “asciutte” rispetto a quelle dei dischi precedenti, con una predilezione per testi di riflessione ed una malinconia verso il tempo che passa, tra sentimento e la bellezza.

“Beauty lies inside the eye/ I've been loving you for dreaming/ That doesn't sell its soul to self-esteem/ That's not plasticine/ Beauty lies inside desire/ And every wayward heart redeemed/ That doesn't satisfy the self-esteem/ That's not plasticine/ Don't forget to be the way you are/ The only thing you can rely on/ Is that you can't rely on anything/ Don't go and sell your soul to self-esteem/ on't be plasticine” (Plasticine) 
“ I hold an image of the ashtray girl/ Who left cigarette burns on my chest/ I wrote a poem that described our world/ And put our friendship to the test/ And late at night while I was on all fours/ She used to watch me kiss the floor/ What's wrong with this picture?/ What's wrong with this picture?/ Farewell the ashtray girl/ Forbidden snowflake/ Beware this troubled world/ And watch out for earthquakes/ Goodbye to open sores/ To broken set of four/ You know we miss her/ We miss her picture/ Sometimes it's faded/ Disintegrated/ The fear of growin old/ Sometimes it's faded/ Assassinated/ The fear of growin old/…/ You can’t stop growin old” (This Picture) 

L’impressione che si ricava da questo disco è che i Placebo abbiano saputo ritrovarsi combinando gli aspetti di una musica in bilico tra il moderno ed il suono elettronico, assieme ad una nuova “poetica” che si esprime in testi più introspettivi. Basti ascoltare la title track “Sleeping With Ghosts”, esempio del nuovo tipo di testi, di melodia e di suono...

“The sea's evaporated/ Though it comes as no surprise/ These clouds we're seein/ They're explosions in the sky/ It seems it's written/ But we can't read between the lines/ Hush/ It's ok/ Dry your eye/ Soulmate dry your eye/…/Cause soulmates never die/ This one world vision/  Turns it's hand to compromise/ What good's religion/ When it's each other we despise/ Damn the government/ Damn their killin/ Damn their lies”

Un disco spesso melanconico ma anche diretto come il singolo “Bitter End” e il pezzo “Second Sight”, un disco che tra gli ultimi di quest’anno dimostra qualcosa in più, riportando la creatività dei Placebo ad un nuovo livello. Del resto si tratta di una band mai amara di inventiva e originalità, a partire dalla scelta delle b-sides di molti singoli, tra i quali oltre i pezzi inediti sono sempre state proposte cover come “Johnny and Mary” di Robert Palmer, oppure “Been Smoking Too Long” di Nick Drake, e ancora “Big Mouth Strikes Again” degli Smiths, o ancora nel 2003 con “Daddy Cool” dei Boney M.

Questa è perciò una riconferma, e l’ascolto del loro ultimo lavoro non mancherà di incuriosire verso tutto il resto della discografia del gruppo. La loro importanza sullo scenario rock moderno potrà poi essere un giudizio personale, ma certo il fascino di una musica personale e sincera non mancherà di colpire chi vorrà avvicinarsi ai Placebo.



DISCOGRAFIA ESSENZIALE

Sleeping With Ghost (Elevator/ Hut 2003)
Black Market Music (Elevator/ Hut 2000)
Without You I’m Nothing (Elevator/ Hut 1998)
Placebo (Elevator/ Hut 1996)

Brian Molko, chitarra e voce, e Steven Holsdal al  basso, si incontrano a Londra dopo esservi entrambi giunti dal Lussemburgo, dove frequentavano da adolescenti la stessa scuola. Nel 1994, dopo essersi rincontrati, formano gli Ashtray Heart, a cui cambiarono presto il nome in Placebo, suonando alcuni demo con il batterista Steve Hewitt. Sostituito quest’ultimo per i suoi impegni con altre band, debutteranno con Robert Schulzberg alla batteria nel 1995, riuscendo a pubblicare il singolo “Bruise Pristine”, che assieme al singolo “Come Home” nel 1996 permetterà alla band di ottenere il contratto del primo album, “Placebo”. Mentre la line-up si consolidò definitivamente con il ritorno di Steve Hawitt, il successo prese strada, soprattutto con l’appoggio di David Bowie, che chiese ai Placebo di seguirlo nelle date europee del suo tour. Il passo per il secondo album arriva nel 1998, con l’edizione dell’acclamato “Without You I’m Nothing”. Al successo di questo secondo album prosegue regolarmente la stampa del quarto, “Black Market Music” nel 2000, che non raccoglie lo stesso favore accordato al secondo. Intanto il gruppo prosegue ugualmente la sua attività, raccogliendo date ed esibizioni live, di cui alcune interamente acustiche - da ricordare i concerti acustici in Francia nel 2001 –sviluppando dei progetti che vedono impegnato Brian Molko in alcune collaborazioni, come quella con gli Alpine Stars nel singolo “Carbon Kid”, con Dimitri Tikovoi per il quale duetta assieme ad Asia Argento, oltre che in una sua personale attività come Dj in un locale londinese.
È perciò dopo un lungo periodo di pausa che prende forma l’ultimo album della discografia dei Placebo, “Sleeping With Ghosts” del 2003, anticipato dal singolo “The Bitter End”.

Andrea Vergani.

PLACEBO in LANKELOT

 

ISBN/EAN: 
0724358193626

Commenti

Prima pubblicazione: lankelot.com

" nonostante una figura della band che può ingannare ? nella loro voluta provocatorietà ? distanziando purtroppo molti potenziali ammiratori."

> già, come dire: niente affatto inaccessibili...

"L?impressione che si ricava da questo disco è che i Placebo abbiano saputo ritrovarsi combinando gli aspetti di una musica in bilico tra il moderno ed il suono elettronico, assieme ad una nuova ?poetica? che si esprime in testi più introspettivi"

> Dici bene, riconferma. Ma l'impressione, nel 2007, è che le migliori cartucce le abbiano sparate, e che rimangano patrimonio di quanti - giovanotti - li ascoltavano "nel momento".

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