Ogawa Yoko

Profumo di ghiaccio

Ogawa Yoko

“Il pavone è il messaggero della divinità del ricordo” (pag.11). 

Ryoko è una giornalista freelance che ha da poco perso il fidanzato Hiroyuki. Lui, esperto di profumi, è morto sucida senza lasciar spiegazione alcuna del suo gesto. Una coincidenza di date e solo una traccia, a lei destinata, la “fonte del ricordo”, intensa ed enigmatica come le fragranze che sapeva miscelare  con intuizione, la porterà ad indagare sul passato dell’uomo.
Il primo passo la avvicina al fratello e alla madre di lui che le regaleranno preziose testimonianze su cui insistere fino a vederla percorrere le magiche strade di Praga per scoprire il lato oscuro di Hiroyuki, genio della matematica e pattinatore prodigio.
Hiroyuki le aveva taciuto ogni cosa ed ora non poteva che conoscerlo nuovamente, in ogni sua sfaccettatura, attraverso le parole altrui, i gesti, i silenzi che aveva donato ad altri: sono i ricordi che appartengono ad altri a restituirle il dono perduto dell’amore.  
Ogawa è una scrittrice di talento. Ha una forza magnetica nella scrittura che ti resta attaccata alla pelle per giorni e giorni. Ci torni su a riflettere, a cercare di scandagliare le sensazioni confuse che riesce a trasmettere nella loro intensità. È apparentemente immediato il suo pensiero, quello che segue la trama in superficie, protetta da una sottile lastra di cristallo. Solo il tempo può infrangere questa barriera per penetrare nella sua interiorità o, meglio, nell’intimo dei suoi personaggi. Lei ha la capacità di nascondere il torbido presentandolo come la normalità delle cose. Con eleganza svela l’intuizione profonda che  intriga e che colpisce, di volta in volta, come uno schiaffo.
La scrittrice giapponese allacciandosi alla memoria, si muove tra presente e passato per costruire tassello dopo tassello il mistero profondo del mal di vivere.
Sì, è il mal di vivere ad essere protagonista della storia e a fagocitare il mistero della morte di Hiroyuki; mistero che sa svelarsi progressivamente al cuore che ama, di pari passo con la scoperta dell’esistenza di una vita diversa, oscurata alla persona che si diceva di amare. 
La Ogawa riesce a proporsi con un ritmo che cambia ogni volta che si apre una nuova pagina.
Adattandosi al classicismo giapponese le emozioni sono attutite, a volte asettiche, libere da giudizi o contenuti moralistici; emergono solo se cercate, solo se indagate nelle relazioni tra le persone che si muovono nell’ambiguità della storia.
Un nome echeggiava tra le pagine di questo romanzo, un accostamento leggero ed ancora indistinto, forse più per sensazioni e capacità di riflesso che per concretezza di idee: Natsume Soseki, ne “Il cuore delle cose”. Eppure è un accostamento azzardato perché più cerco dei termini di paragone e più “Profumo di ghiaccio”  perde in intensità; ma qualcosa di vago, di sottile che avvicina le due opere continua a muoversi con insistenza tra i miei pensieri.
Un bel libro in termini di emozioni da approfondire, ma non del tutto convincente, quanto meno nello stile oggi proposto.
Il romanzo risente del tempo, del contrasto con l’evoluzione inconsueta dei personaggi delle sue storie successive; contaminazioni, rielaborazioni forzate, potenza allo stato germinale che avrebbe avuto sicuramente, almeno per me, maggiore impatto se non avessi toccato con mano la bellezza di altre sue cose come “La formula del professore”  che va ripescato ed affrontato per trovarvi la maturazione degli schizzi di “Profumo di ghiaccio”:  la genialità matematica del protagonista – assente di Hiroyuki e dello stesso professore, il rapporto tra giovani ed anziani, quale tema ricorrente e sviscerato nelle diverse sfaccettature.
Sarebbe stato ancor più apprezzabile se non avesse scelto luoghi esotici, anche alla moda, in quella parte del mondo, qual è la città di Praga che già di per sé evoca l’idea del mistero, schiacciando di fatto l’evoluzione spontanea della magia del genio travolto dal mal di vivere.
Rielaborazioni di un cliché, in questo caso.  
Alle pareti erano appese misteriose specie, che non erano né uccelli né pesci. La testa piccola, la bocca dura, gli occhi ridotti a fessure nere. Il corpo, una sorta di quadrato deformato, deturpato dai tumori. Come una colonia di spietate conchiglie parassite o uno spargimento di bulbi oculari invasi dall’oftalmia. Erano volti morti per l’eccesso di sofferenza. Chissà, forse in uno di questi libri, un volume marcescente nell’angolo di uno scaffale immerso nella penombra, era scritto il motivo della morte di Hiroyuki. E questa pagina continuava a dormire, come un fossile, senza nessuno che la leggesse” (pag.62). 
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE 
Yoko Ogawa (Okayama, 1962), scrittrice giapponese tra le più note e capaci, ha vinto nel 1990 il Premio Akutagawa, nel 2004 il Premio Yomiuri proprio per “La formula del professore”, nel 2006 il Premio Tanizaki.  (Okayama, 1962), scrittrice giapponese tra le più note e capaci, ha vinto nel 1990 il Premio Akutagawa, nel 2004 il Premio Yomiuri proprio per “La formula del professore”, nel 2006 il Premio Tanizaki.   
 
Yoko Ogawa, “Profumo di ghiaccio”, Milano, Il Saggiatore, 2009. Traduzione di Paola Scrovalezza.  
 Prima edizione: “Kooritsuita kaori”, 1998.  
 
OGAWA in LANKELOT:
 
Movida, 3 dicembre 2009
ISBN/EAN: 
9788842815846

Commenti

"Chissà, forse in uno di questi libri, un volume marcescente nell?angolo di uno scaffale immerso nella penombra, era scritto il motivo della morte di Hiroyuki. E questa pagina continuava a dormire, come un fossile, senza nessuno che la leggesse?

non era sicuramente libro per me, in questo momento...ma è capitato...

Neo Movi!

"Ogawa è una scrittrice di talento. Ha una forza magnetica nella scrittura che ti resta attaccata alla pelle per giorni e giorni. Ci torni su a riflettere, a cercare di scandagliare le sensazioni confuse che riesce a trasmettere nella loro intensità. È apparentemente immediato il suo pensiero, quello che segue la trama in superficie, protetta da una sottile lastra di cristallo. Solo il tempo può infrangere questa barriera per penetrare nella sua interiorità o, meglio, nell?intimo dei suoi personaggi. Lei ha la capacità di nascondere il torbido presentandolo come la normalità delle cose. Con eleganza svela l?intuizione profonda che intriga e che colpisce, di volta in volta, come uno schiaffo."

> In questo senso, a quale autore italiano contemporaneo senti di poterla avvicinare?

"Sarebbe stato ancor più apprezzabile se non avesse scelto luoghi esotici, anche alla moda, in quella parte del mondo, qual è la città di Praga che già di per sé evoca l?idea del mistero, schiacciando di fatto l?evoluzione spontanea della magia del genio travolto dal mal di vivere. "

> Pensavo, qualche giorno fa, studiando Tacconi, che il mistero di Praga si deve a Meyrink e a Kafka; probabilmente, alle lunghe sofferenze patite dal popolo ceco, storicamente costretto a stare sotto regime straniero, quando più morbido (Austria, vedi il soldato Svejk e le sue irone), quando più oscuro (sovietico). Vorrei proprio tornarci adesso, a Praga, passati 20 anni dal muro, tornata l'Europa e la democrazia. Chissà che effetto fa...

3. eh...sulla letteratura italiana contemporanea sono abbastanza impreparata, ma devo dirti che potrei pensare, relativamente a questa sua opera, su tematiche e affinità di storia, a Giordano e al suo La solitudine dei numeri primi.

4. Guarda...pensa che a Praga dovevo andarci in questo periodo l'anno scorso, viaggio voluto e quasi organizzato da chi poi è...è.
Pensa tu se questo libro doveva uscire ora...una coincidenza...

5, 3. Giordano... sarà contento il Magi:)

5, 4. eh eh...

(intanto, grazie sempre, Movi.)

5-6 - Eh si, il tema è interessante. Su Giordano: lo aspetto alla seconda prova, per vedere se ha veramente talento oppure se è stata solo una fortunata opera prima.

mi spiace non ci sia stata occasione di incontrarlo dal vivo a RM, a settembre. Destino...
(ma chiudo l'oT:) )

7. ( e di che :)?)

8. eh sì aspettiamo la seconda.

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