Obel Agnes

Philarmonics

Obel Agnes

E’ una vecchia questione: ma la musica indipendente quanto vale? Ma ha anche senso porsi una domanda del genere? Ma i dischi che invadono le classifiche possono essere valutati serenamente al di là della spinta pubblicitaria? Gli eroi del rock, in un’epoca come questa, quanto sono credibili e spendibili? Jim Morrison era più ‘vergine’ di Robbie Williams? E Daniel Johnston quanto è più ‘alternativo’ di Ligabue? Potremmo farci notte a rispondere. Ritorno alla prima questione: e qui mi sento di dire che l’indie è attendibile se defilato da un’innata propensione alla sperimentazione a sé stante. Non è detto che il mainstream sia inferiore o stantio solo perché insiste su canoni abusati: in fondo anche la sperimentazione fine a se stessa è vecchia come il cucco.

Nasce spontanea la faccenda dopo aver ascoltato Philarmonics della cantautrice danese, trasferitasi a Berlino, Agnes Obel (che dal ritratto di copertina sembra un’eroina uscita da un romanzo della Austen o dalle selezioni per il film Rebecca la prima moglie). Spinto all’acquisto, dopo aver letto di certi suoi rimandi all’arte di Kate Bush e Tori Amos (che tra l’altro non rientra tra le mie preferite) e soprattutto perché l’operina è stata già indicata come una delle produzioni più rilevanti di questo 2010 ormai morente, mi sono poi ritrovato tra le mani un disco di noia quasi mortale.

Io credo che certa critica che rovista con dovizia nelle sonorità ‘altre’ abbia voglia di scherzare: e tra l’altro è recidiva. E per non sembrare scorretto e odioso converrebbe far nomi: si gridò al miracolo per l’opera prima delle Cocorosie e già al terzo disco hanno fatto venire il latte ai coglioni. Si magnificò Ys dell’arpista (OMG, come si scrive ora, che è acronimo per Oh my God) Joanna Newsom che, se non sbaglio, pare sia utilizzato nelle cliniche per risolvere i casi più difficili di insonnia. Di recente ci si è strappati i capelli, anzi, qualche sito specializzato lo ha indicato come disco dell’anno, per l’esordio, dopo un ep rimixato da Fennesz, della pianista Anja Plaschg, in arte Soap&Skin. Sto ancora cercando qualcuno che ha avuto la forza e il coraggio di arrivare fino alla fine dell’ascolto.

Agnes Obel è di quella genìa: il suo Philarmonics parte strumentale con appunti al pianoforte stile Satie e poi si trascina, è il caso di dirlo, tra nenie e ballate al tavor che ricordano sì certe cose delle Cocorosie (e hanno ragione a citare la Amos, ma solo per un timbro vocale simile) ma sarebbe molto più saggio ammettere che con la grande Kate Bush non c’entra un fico secco.
Non si vuole essere troppo cattivi, perché in fondo il disco, se ascoltato per intero, sempre se si riesce a rimanere svegli, ha una sua grazia, una sua dignità di esistere: ma rimane il cruccio, anzi il quesito, iniziale. Ma siamo davvero sicuri che la nostra ricerca di novità e stimoli debba necessariamente passare attraverso esperienze indipendenti? Ma siamo davvero sicuri che la verginità e la lontananza da meccanismi fagocitanti siano comunque espressione di qualità? Da quel che si ascolta non ne sarei del tutto certo.

Agnes Obel
Philarmonics
Pias - 2010

ISBN/EAN: 
5413356519525

Commenti

[philarmonics] nuovo articolo

[philarmonics] nuovo articolo di Alfredo! buona lettura.

[cocorosie, soap & skin] e

[cocorosie, soap & skin] e per quanti volessero andare lungo i binari tracciati dal nostro AR:

http://www.lankelot.eu/musica/292.html COCOROSIE in salsa franchiota, un articolo vecchio ormai 5 anni relativo ai primi due dischi delle sorelline.

http://www.lankelot.eu/musica/soap-amp-skin-lovetune-for-vacuum.html SOAP & SKIN in salsa consonnide, un articolo del maggio 2009.

 

[Philamornics] Ciao Alfredo,

[Philamornics] Ciao Alfredo, io l'ho ascoltato questo disco, anche a mio parere non ha nessun particolare guizzo però ogni tanto me lo ascolto, dal vivo non è male. Non sono molto d'accordo con la Newsom e le CocoRosie, a me la prima piace moltissimo da sempre, le seconde sono è vero un po' in caduta ma i primi due dischi li adoro. Io non faccio molto testo su queste cose perchè gran parte della musica che ascolto è lentissima, spesso senza voce, con pezzi lunghissimi.

Ma condivido il tuo dubbio sulla musica alternativa. E per quanto riguarda l'italia la situazione è disastrosa e ci sono siti come Rockit che fanno tanto male.

 

[Philarmonics] Ad essere

[Philarmonics] Ad essere sincero anch'io ho amato molto il primo delle Cocorosie, ma le sorelline non hanno retto nel tempo. Poi son sempre gusti personali, ma la Newson, per me, è proprio indigeribile. Preferisco (e mi rituffo nelle canzoni di) Joni Mitchell. Tutt'altra cosa.

[alfredo - joni mitchell] e

[alfredo - joni mitchell] e allora dai, un bel pezzo sul disco fondamentale della Mitchell: il disco da avere. Ti va? Con omaggio a Nick Hornby per "About a Boy"...

[alfredo-joni] ma tu mi

[alfredo-joni] ma tu mi provochi...

[joni  - alfredo] a voja...

[joni  - alfredo] a voja...

[Joni - alfredo] Devi

[Joni - alfredo] Devi aspettare 1 mese, nel 2011 sono i 40 anni della pubblicazione di uno degli album più belli della storia del pop-rock BLUE di Joni Mitchell 

[Joni] Bellissimo Blue,

[Joni] Bellissimo Blue, concordo. Io sono riuscito a riascoltarlo finalmente negli ultimi anni perchè visto che mio padre lo metteva spesso o a casa o in cassetta sulla macchina, la sola vista della copertina mi metteva l'ansia. 

[joni - blue - al] è fatta.

[joni - blue - al] è fatta. tra un mese, allora;)

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