Nirvana

In Utero

Nirvana

INTRO

 

21 Settembre 1993 – data indelebile per quanti avevano adorato “Nevermind”, il secondo album della band-iera del grunge. Finalmente avremmo potuto ascoltare il terzo disco. Avevamo sedici anni. Kurt Cobain e i Nirvana significavano la rappresentazione della ribellione, del malessere, della nostra adolescenza inquieta e intossicata (dall’esistenza: tutto qua. Droghe leggere e – di norma – legali). Stava per uscire il disco “I Hate Myself and I Want To Die” – così circolava voce avrebbe dovuto chiamarsi. Noi avevamo capito bene: quanto a chi decise di cambiare il titolo dell’album, e quali fossero i suoi reali intenti, oggi – 2005 – posso concludere non abbia nessuna importanza parlarne. Non voglio nemmeno documentarmi in rete, o sulle vecchie riviste. A noi il messaggio – logica conseguenza di “Nevermind” – era perfettamente arrivato. “In Utero”, comprato a scatola chiusa, era la testimonianza della lealtà e della fedeltà a uno spirito – cambiare nome non serviva a niente.
Cobain aveva deciso che non aveva più voglia di vivere. Qualche mese più tardi ha mostrato coerenza e se ne è andato. Se non capite di cosa sto parlando, andatevene. Sto scrivendo per una generazione che oggi s’avvicina ai trent’anni, oppure comincia a viverli con il preannunciato disprezzo. Allora sapevamo perfettamente, almeno, quali fossero i dischi da ascoltare. Non m’interessa – stavolta – nient’altro che l’autoreferenzialità.  
Moderate Rock.

AVANTI

Serve the Servants apre il disco. Il sound – ruvido, rabbioso e iconoclasta – sembra figlio più del furore distruttivo e grezzo del primo album, “Bleach”, che di “Nevermind”. Kurt comincia subito a cantarle chiare, a chi sapeva e poteva ascoltare: “I just want you to know that I / Don’t hate you anymore / There is nothing I could say / That I haven’t thought before”. Non abbiamo di fronte un inno, come s’era rivelato Smells Like Teen Spirit. Abbiamo un onesto pezzo grunge, distorsione ed embrionale concessione all’armonia, ritornello pogabile e una voce che va a solcare l’abisso dello spirito d’ogni ascoltatore. Ecco Scentless Apprentice. La batteria di Grohl che s’impone e stabilisce senso e direzione del brano – l’anima è quella ferita del troppo vecchio Kurt, che non grida altro che “Go away, get away, get away, get away”, giocando sulla machiavellata della strofa-ritornello-strofa per imprimersi a fuoco. Ancora promesse e ammissioni – ultime battute – You can’t fire me because I quit. Throw me in the fire and I won’t throw a fit. S’avvicina il momento di quello che doveva essere il singolo-traino del disco, Heart Shaped Box. Rimane l’incipit e il ritornello e qualche reminiscenza d’un video allucinato a bruciare nella memoria; stava finendo tutto e avevamo avuto il privilegio d’esserne testimoni. Heart Shaped Box è onesto rock, nichilista e amarissimo: accessibile, allora, a quanti avessero avuto sensibilità per la musica alternativa e l’indie rock, nemmeno e neppure comprensione per lo scenario di Seattle e per il precipizio di Kurt Cobain.
Questo avevano di diabolico, i Nirvana – la semplicità beatlesiana nella composizione e nell’arrangiamento, il dono di rifugiarsi nell’inconscio al primo ascolto, quando proponevano pezzi come questo. Per radicarsi e pretendere un ritorno. Io sono tornato a voi, dodici anni dopo. Non sono cambiato.
Rape me è stato quanto di più simile a Smells Like Teen Spirit potessimo immaginare: autodistruttiva e rabbiosa, laconica e depressiva. Kurt Cobain cantava: “Rape me, Rape me my friend / Rape me, Rape me again. I’m not the only one / I’m not the only one / I’m not the only one. Rape me. Rape me. Rape me. Rape me. Rape me. Rape me. Rape me. Rape me”. Stuprami, amico, prima che io non sia che cenere: non sono unico.
Due minuti e cinquanta per ricordarti soltanto – You’ll Always Stink and Burn. Lasciavamo crescere la frangia di fronte agli occhi per nasconderci allo sguardo del mondo; Kurt cantava del cancro della depressione che ci stava distruggendo prima ancora che fossimo vivi, and I remember when we were young, per dirla con Ian Curtis – vivevamo le prime volte come fossero immacolate e perfette, e la vita ha confermato soltanto che immacolate e perfette erano; adesso cosa potremmo ancora inventare? La trasfigurazione della memoria come accettazione della normalizzazione delle ripetizioni.
I’m not the only one.

Frances Farmer Will Have Her Revenge On Seattle va ascoltata esattamente in questo momento – nel confine tra autodistruzione e violazione d’ogni difesa, scarnificati e indifesi. “I miss the comfort in being sad”; e Cobain raccontava agli europei la storia di Frances, altrimenti dimenticata o perduta.
Cantastorie drogato per resistere al male – fisico, anche: ulcera a pezzi – il menestrello del grunge conosceva l’alchimia della ripetizione e l’accesso alle porte dei nostri mondi. Dumb e
Pennyroyal Tea, sesta e nona traccia, non ho saputo percepirle che come figlie d’un’identica fonte, fin dai primi ascolti: sei minuti di un’identica ballata. Decadente e conclusiva. Più distorta, in Pennyroyal (se hai copia dell’Unplugged, m’hai già inteso). Fonderò anche i testi – empaticamente, so che questa è la rotta: “I’m not like them / but I can pretend / The sun is gone / But I have a light / (…) I’m on my time with everyone / I have very bad posture (…) Give me a Leonard Cohen afterworld / So I can sigh eternally / I’m so tired I can’t tell / I’m a liar and a thief”.
Very Ape fonde punk e noise rock. Annuncia uno dei tre pezzi radicalmente grunge del disco: Milk It. Milk It sembra essere nata per chi s’era nutrito di Nevermind. È un delirio devastante e allucinato. Il grido di Cobain, nel ritornello, ha il talento dell’espressione d’un malessere così netto che è addirittura catartico, nell’ascolto. Fa un male cane sentirlo cantare, nella prima strofa, “I am my own parasite / I don’t need a host to live / We feed off of each other / We can share our endorphins” – perché se questo fosse, alternative non ne vedo più, e non ne vedo affatto; perché se così sentiva fosse, non ha avuto torto a chiudere il gioco e ad uscire prima che fosse troppo tardi. Chitarra e batteria mi schiacciano contro il muro. Un giorno ho giurato di restare fedele alla mia giovinezza. Coerenza, verità, fedeltà – dunque “look on the bright side is suicide / Lost eyesight I’m on your side”.
Doll steak, test meat.

Radio Friendly Unit Shifter è probabilmente uno dei migliori pezzi scritti – in assoluto – dai Nirvana. Personalmente non ho mai saputo farne a meno, e non nascondo d’esserne un orgoglioso addicted. Sento riflesso della vecchia Territorial Pissings, più ancora – e forse non è un paradosso – che nella successiva Tourette’s. Kurt avanza e distrugge quel che è rimasto del passato: “Use just once and destroy / invasion of our piracy (…) I love you for what I’m not / I do not know what I’ve haven’t got / (…) What is wrong with me / What is what I need / What do I think I think”.
Speak, Speak the Truth.

Something In The Way è la sorgente di All Apologies. Sono ballate di congedo: processione funebre e testamento. In questa circostanza, purtroppo – ma non certo accidentalmente – autentico. Cobain canta sventolando l’ultimo brandello di lucidità madre della creazione artistica: che altro potrei essere? – esordisce – tutta una scusa. Che altro potrei scrivere? Non ne ho più diritto. Nel sole torno ad essere uno: sposo, e sepolto. Everything is my fault / I’ll take all the blame / Aqua seafoam shame / Sunburn with freezerburn”. Non è bastata una bambina molto piccola, e la comprensione e l’adorazione del suo pubblico. I hate myself and I want to die. Stacco.
Infine si rompe qualcosa dentro ognuno di noi – e non ritornerà più (giovinezza: incoscienza).
Use just once and destroy.

NIRVANA

Kurt Cobain.Vocals, guitar.
Krist Novoselic
. Bass.
Dave Grohl
. Drums.



DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE

Mtv Unplugged in New York, live, DGC, 1994.
In Utero
, DGC, 1993.
Incesticide
, rarità, inedite, cover, DGC 1992.
Nevermind
, DGC, 1991.
Bleach
,Sub Pop, 1989.

Aberdeen, WA. 1987-1994.

Approfondimento in rete: The Internet Nirvana Fan Club / Nirvana! / Come As You Are – a Nirvana Site / KDCobain. it / Complete Nirvana / Ondarock.

Nirvana in Lankelot:

 


ISBN/EAN: 
0720642453629

Commenti

Ah, finalmente un album che ho. Mi devi scusare Franco, approfitto per dire qui che tanti degli album che hai recensito non li conosco proprio. Ecco perchè non vedi miei post. Mea culpa. Non saprei cosa commentare.

Questo è un disco che, a suo tempo, ascoltai abbastanza. Stavo in fissa con i Guns e i Nirvana, appunto.

;)

Oddio che fico - da questo momento la homepage memorizza gli ultimi commenti!

Che disco. E che figata gli ultimi commenti a sinistra.

non è una generazione "precisa" secondo me. io non me ne vado. resto, leggo (ascolto) e "uso" territorial pissings (live - roma) per scaricare la mia rabbia (è perfetta). sono molto vicina ai quaranta... ma, continuo a sentire quella ribellione, quel malessere... quella voglia di cambiare il "mondo" di merda in cui vivo. non mi arrendo, no. ma, siamo sicuri che sia coraggio, il mio, continuare a vivere e combattere? illudermi di fare "qualcosa"... ? io non lo sono affatto, molto spesso penso il contrario. (temo che si sia rotto qualcosa dentro di me). "Non è bastata una bambina molto piccola, e la comprensione e l?adorazione del suo pubblico. I hate myself and I want to die. Stacco." mi sa che il Punto è proprio lì... non è quello che c'è fuori ma quello che c'è dentro che Conta. e, poi, le sue ultime parole alla figlia, quelle mi rimbombano nel cervello. "starai meglio senza di me..." chissà se aveva ragione...

vabbè, scusatemi co' kurt io vado in deliro... ; ) (ma davvero è già apparsa altrove?! strano, davvero... l'avevo pure già letta... ;D)

(gli ultimi commenti so na figata, sì! ma, io insisto sul motore di ricerca... )

Non è una generazione, è qualcosa che sa di teen spirit. Vero. Allora devi scrivere anche dei Nirvana, qui. Quando vuoi.
*
(no, la figlia non è stata meglio senza di lui. Ha recentemente rilasciato un'intervista, mi pare a XL. E' un'adolescentella più interessata ai centri estetici e alla moda che al suo dna. Il padre è un'ombra, nemmeno uno spettro)
*
sul motore si lavora:)

scriverò... metto in lista. ti dico subito che io c'ho solo diciotto vite. non infinite... ; )

e se intedeva proprio questo, kurt? vivono meglio quelli che si accontentano della superficie. personalmente invidio parecchio chi riesce a starci...

per il motore vedo cambiamenti, almeno di colore. ; )

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