Nine Inch Nails

Pretty Hate Machine

Nine Inch Nails

Anima del progetto Nine Inch Nails è Michael Trent Reznor, classe 1965, cantante, produttore e musicista eclettico.

1989: “Pretty Hate Machine” è il memorabile disco d’esordio.

 

Scrive Mauro Roma (Onda Rock): “Trent Reznor è una delle figure-chiave del rock anni Novanta. L’artista che ha saputo unire la poesia del songwriter più introspettivo, la nevrosi del rocker maledetto, le pulsioni distruttive della musica industriale. Con Reznor la musica industriale è giunta alla sua più compiuta e definitiva ibridazione con il rock”.

Secondo Scaruffi, l’albumPretty Hate Machine fu un disco-avvenimento. Le liriche nichiliste e le atmosfere claustrofobiche ne fecero anche qualcosa di più: una sorta di manifesto / diario di un’intera generazione. Ciò in cui eccelle Reznor è proprio nel rendere in musica la ferocia, la rabbia, lo spirito di ribellione che permeano queste odi all’alienazione dei teenager”.

 

Il primo impatto con “Pretty Hate Machine” è ruvido e non lineare; sembra d’ascoltare un disco che ibrida i Kraftwerk con The Jesus and Mary Chain: un sound industriale, notturno e soffocante. L’incipit, Head Like a Hole, è rock alienante ed elettronico – la matrice, per intenderci, d’un odierno Fischerspooner. I versi sono cupi, paranoidi e furiosi: “head like a hole / black as your soul / I’d rather die / than give you control” è il martellante ritornello, gridato – penseremmo oggi – alla Cobain. 

 

Segue Terrible Lie – è un brano che può restituire musicalmente la memoria del sound dei Depeche Mode più introspettivi; soltanto più graffiante e oscuro. È un disperato monologo rivolto a un dio assente, maledetto per via delle menzogne avallate nel suo nome, e della sua rinuncia a sostenere un’anima che pure aveva fede: “Hey god, I really don’t know what you mean / seems like salvation comes only in my dreams / I feel my hatred grow all the more extreme” – e questo odio estremo si riflette nell’ossessiva reiterazione della ragione della rabbia di Reznor: la terrible lie dell’esistenza.

 

Down in it assume, in qualche tratto, il ritmo d’un rap; il parlato si sovrappone e si impone sull’elettronica, quasi a voler ribadire che nel caos e nel disordine della società industriale l’unica traccia d’umanità possibile è un latrato che nasconde e rivela pulsioni autodistruttive. È un flusso di coscienza che solca riflessioni come queste: “I’ll cross my heart, I’ll hope to die / but the needle’s already in my eye / and all the world’s weight is on my back / and I don’t even know why / what I used to think was me / is just a fading memory / I looked him right in the eye and said good-bye”.

 

Sanctified è un brano che dimostra – sia per le sonorità, meno aggressive e ruvide, sia per il testo – finalmente rivolto a un’alterità come sostegno, fonte di catarsi e rigenerazione, come il percorso esistenziale ed estetico di Reznor sia in realtà intriso di spiritualità; parlando a una donna, sente che “I am justified / I am purified / I am sanctified inside you” – s’intravedono spiragli di luce, s’ammette la possibilità che la bellezza e i sentimenti possano guarire e correggere il male; se agli uomini del nostro tempo è stato negato dio, dio s’incarnerà nell’amore che li unirà. Curiosa contaminazione d’un canto gregoriano, quasi in clausola; è opportuno ricordare che questo disco è uscito un anno prima dell’album degli Enigma, che stupì per via d’esperimenti analoghi.

 

Finalmente, il capolavoro del disco: la canzone che, sola, pretende che ogni appassionato di rock abbia questo album nella sua collezione. Something I can never Have è un brano d’una bellezza e d’una malinconia sconfortanti – è una canzone che pietrifica. Reznor mostra ogni lacerazione e ogni tormento della sua anima. Il pianoforte accompagna l’ascoltatore nell’abisso d’un sentimento incompreso e d’un amore incompiuto. 

Rapiti, precipitiamo nel tormento dell’artista – memoria è dannazione.

I still recall the taste of your tears / echoing your voice just like the ringing in my ears / my favourite dreams of you still wash ashore / scraping through my head ‘til I don’t want to sleep anymore / you make this all go away / you make this all go away / I’m down to just one thing and I’m starting to scare myself”.

 

Kinda I Want To è un ritorno al furore nichilista dei primi tre brani del disco. Suoni ed effetti devono estraniare l’ascoltatore e scolpire nella sua mente l’impressione d’esser partecipe della musica atroce del ritmo e del colore della vita nel nostro tempo: Reznor non indica salvezza ma conosce le ragioni del male; e sa che è una presenza immutabile, e invincibile: “I can’t shake this feeling from my head / there’s a devil sleeping in my bed / he’s watching you from across the way / I cannot make this feeling go away”.

 

Sin è una nuova interpretazione dell’amore: l’impostazione del pezzo può ricordare una “Behind the Wheel” contaminata da “Useless” dei Depeche Mode, con una impostazione del canto che senza dubbio può essere ascritta alla scena grunge di Seattle.  You give me the reason, you give me control / I gave you my purity and my purity you stole / did you think I wouldn’t recognize this compromise? / am I just too stupid to realize?”.

 

That’s what I get, The Only Time (forse il brano meno riuscito del disco) e Ringfinger confermano la coesione, la coerenza e l’uniformità nelle sonorità, nel tono e nell’argomento delle liriche (con l’eccezione parziale di Sanctified), completando un disco d’esordio che fu – a pieno titolo – rivelazione nella scena dell’indie rock occidentale a cavallo tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, annunciando una carriera che non sempre ha tenuto fede alle promesse; in quindici anni, due mi sembra possano essere i dischi riconosciuti come egualmente intelligenti e ispirati, nella produzione dei Nine Inch Nails: “The Downward Spiral” e l’intenso e intimista doppio album “The Fragile”.

Trent Reznor ha l’immenso merito d’aver suggellato e perfezionato il fascinoso intreccio tra rock ed elettronica; disonesto non salutarlo come uno dei padri della nuova evoluzione della musica leggera.

 

DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE

 

And All That Could Have Been, Nothing, 2002. Live.

Things falling apart, Interscope, 2000. Remixes.

The Fragile, Nothing / Interscope, 1999.  Doppio album.

The Downward Spiral, Nothing / Interscope, 1994.

Pretty Hate Machine, TVT, 1989.

 

Fonte principale delle informazioni biodiscografiche è stato il sito ufficiale.

Fondamentale, come sempre, consultare www.allmusic.com

 

Approfondimento: sito non ufficiale / The Fragile.com / Onda Rock / Scaruffi.

 

Gianfranco Franchi, Lankelot. Settembre 2004.

 

Recensione originariamente pubblicata su Supertrigger e Lankelot.com

ISBN/EAN: 
0042284835824

Commenti

Enorme disco !!

"Something I can never Have" fissa per svariato tempo..

E vogliamo parlare del doppio album uscito qualche anno fa? E' stato - tra le altre cose - sottofondo fisso del viaggio in Croazia, adesso ho ragione di trovarlo più potente ancora...

www.youtube.com/watch?v=t69Oq2nbg44 stupenda versione acustica di "Something I Can Never Have" - grazie a Paul Mask per la segnalazione.

I still recall
The taste of your tears
Echoing your voice
Just like the ringing in my ears
My favorite dreams of you
Still wash ashore
Scraping through my head
'Till I don't want to sleep anymore

Come on tell me
You make this all go away
You make this all go away
I'm down to just one thing
And I'm starting to scare myself
You make this all go away
You make it all go away

I just want something
I just want something
I can never have
You always were the one
To show me how
Back then
I couldn't do the things
That I can do now
This thing
Is slowly taking me apart
Grey would be the color
If I had a heart

I just want something
I can never have
In this place
It seems like such a shame
Though it all looks different now,
I know it's still the same
Everywhere I look
You're all I see
Just a fading fucking reminder
Of who I used to be

I just want something
I just want something
I can never have
I just want something
I can never have
Think I know what you meant
That night on my bed
Still picking at this scab

Amici, qui:
http://theslip.nin.com/

per scaricare gratis e legalmente il nuovo album di Trent Reznor.

e qui almeno Ghost I di IV
http://ghosts.nin.com/main/home

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