Murakami Haruki

Dance Dance Dance

Murakami Haruki

Un folgorante Noir giapponese”, questo il sottotitolo scelto da Einaudi per descrivere sinteticamente in copertina Dance Dance Dance di Murakami Haruki. Questa definizione, però, potrebbe risultare fuorviante, di sicuro poco esaustiva, perché in questo romanzo dell’autore nato a Kobe il noir c’è, è evidente, ma non è l’unico elemento della trama.
Un giornalista freelance trentaquattrenne ha un divorzio alle spalle e fa il suo lavoro come se si trattasse di “spalare neve”: si trova nuovamente al Dolphin Hotel di Sapporo, dove tempo prima ha perso la vita un suo amico. Torna all’albergo e lo trova profondamente cambiato: da vecchia bettola è diventato un albergo di lusso. Il protagonista è tornato in quel luogo ora così diverso quasi attratto da una forza soprannaturale.
La sua vita è molto piatta, pochi scossoni e alcune figure che sono improvvisamente scomparse dalla sua vita, come Kiki, una donna, una prostituta d’alto bordo che non si fa viva più da mesi. L’albergo nasconde alcuni segreti, misteri inspiegabili, ma è soprattutto il luogo in cui si incroceranno le vite del protagonista, della receptionist Yumiyoshi e della piccola Yuki, figlia della famosa fotografa Ame. L’albergo è il centro attorno cui ruota tutto, nonostante ci siano poi spostamenti alle Hawaii, lunghi momenti trascorsi a Tokio e l’incontro del protagonista con altri importanti personaggi di contorno: lo scrittore Makimura (in cui ovviamente è impossibile non vedere l’anagramma del nome dell’autore!), il poeta senza un braccio Dick North, l’attore e amico d’infanzia Gotanda, la prostituta Mei. E poi l’uomo pecora, in una dimensione parallela, e sei scheletri in una stanza buia sospesa tra sogno e realtà.
Dance Dance Dance, scritto nel 1988 da Murakami Haruki, è un libro nel quale la storia passa quasi in secondo piano: sebbene si presenti quasi come un giallo, con alcuni omicidi e sparizioni, in realtà il romanzo finisce per essere una profonda riflessione – ricca di digressioni laterali e parallele – sulla caducità della vita, sull’amore, la morte, l’importanza degli affetti e delle piccole cose, l’incomunicabilità nella società moderna. L’importanza di danzare, danzare, danzare: farsi trasportare dal vortice del mondo e della vita, affrontando le sfide senza abbattersi mai, senza andare alla deriva. L’importante non è la meta, ma chi incontri lungo la strada.
Anche se in passato si è perso qualcosa, l’occasione è sfuggita, non bisogna piangersi addosso ma trovare una bussola che ci indirizzi nel modo migliore: senza paura, ma con ordine e la voglia di risalire, magari con qualcuno al proprio fianco con cui danzare.

Un bel libro, che ha i suoi punti di forza in una narrazione che, sebbene lenta nel progredire – il libro è di quasi 500 pp. – è comunque molto fluida e appassionante – pagine e pagine di descrizioni di piccole cose, piccoli gesti, filano via in modo incredibilmente veloce – e la caratterizzazione dei personaggi principali, davvero ben riuscita: il giornalista – di cui non verrà mai fatto il nome – la receptionist nervosa, simpatica e diligente, ma soprattutto la tredicenne asociale Yuki e l’attore spaesato fondamentalmente buono, alle prese con il divorzio, Gotanda.
Molto ben riuscite anche le descrizioni dei vari luoghi in cui si svolge la vicenda: una triste e anonima Tokio, Sapporo immersa nella neve e il caldo rigenerante delle Hawaii.

Due quindi i fili paralleli del racconto: da una parte il romanzo di formazione che riguarda il protagonista, che da persona apatica, svogliata, poco stimolata, riuscirà a trovare nuova voglia di rapportarsi con le persone, di analizzare il mondo nelle sue pieghe più speciali. Dall’altra, invece, una storia di morti e di persone scomparse, e il tentativo – sempre da parte del protagonista – di dare una risposta a questi misteri.
Discorso a parte, che meriterebbe una recensione ad hoc, è la colonna sonora: ci sono talmente tante canzoni e riferimenti ad artisti di ogni genere e anno, che ci si può perdere tra le pagine: dai Rolling Stones ai Beatles, dai Beach Boys agli Human League. E poi ancora Boy George, Abba, Bee Gee e molto altro.
Un bel viaggio – danzante, onirico, spiazzante – nella scrittura di uno degli autori più importanti della letteratura giapponese.


EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Haruki Murakami nasce a Kobe nel 1949. E' autore di romanzi e saggi, ha tradotto in giapponese Carver, Fitzgerald e Irving.

Haruki Murakami, “Dance Dance Dance”, Einaudi 2001.
Traduzione di Giorgio Amitrano.


Murakami Haruki in Lankelot:
Murakami Haruki - A sud del confine, a ovest del sole - AngelaMigliore
Murakami Haruki - Dance Dance Dance - rapace
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Antonio Benforte, aprile 2009

ISBN/EAN: 
8806174347

Commenti

?Un folgorante Noir giapponese?, questo il sottotitolo scelto da Einaudi per descrivere sinteticamente in copertina Dance Dance Dance di Murakami Haruki. Questa definizione, però, potrebbe risultare fuorviante, di sicuro poco esaustiva, perché in questo romanzo dell?autore nato a Kobe il noir c?è, è evidente, ma non è l?unico elemento della trama.

sebbene si presenti quasi come un giallo, con alcuni omicidi e sparizioni, in realtà il romanzo finisce per essere una profonda riflessione ? ricca di digressioni laterali e parallele ? sulla caducità della vita, sull?amore, la morte, l?importanza degli affetti e delle piccole cose, l?incomunicabilità nella società moderna.

Discorso a parte, che meriterebbe una recensione ad hoc, è la colonna sonora: ci sono talmente tante canzoni e riferimenti ad artisti di ogni genere e anno, che ci si può perdere tra le pagine

(bella scheda, Ant. Quanto alla colonna sonora, si direbbe un classico: cfr. "Tokyo Blues". Abbraccione)

4. Un autore che fa della musica uno degli elementi principali della sua narrativa.
Ho trovato questa pagina molto interessante.

http://www.musicaememoria.com/haruki_dance_dance_dance.htm

(alla Hornby)

(alla Franchi)

magari;).
a voja a magnà cemento, ancora...

"Dance Dance Dance, scritto nel 1988 da Murakami Haruki, è un libro nel quale la storia passa quasi in secondo piano: sebbene si presenti quasi come un giallo, con alcuni omicidi e sparizioni, in realtà il romanzo finisce per essere una profonda riflessione ? ricca di digressioni laterali e parallele ? sulla caducità della vita, sull?amore, la morte, l?importanza degli affetti e delle piccole cose, l?incomunicabilità nella società moderna".

Sono tratti comuni a tutti i Murakami che ho letto - tra questi, il più complesso e affascinante è senza dubbio "L'uccello che girava le viti del mondo", nonostante sia una storia-rompicapo di oltre 800 pagine. Adoro Murakami, "Dance Dance Dance" è in cantiere, lo leggerò di certo, prima o poi.

"Discorso a parte, che meriterebbe una recensione ad hoc, è la colonna sonora: ci sono talmente tante canzoni e riferimenti ad artisti di ogni genere e anno, che ci si può perdere tra le pagine: dai Rolling Stones ai Beatles, dai Beach Boys agli Human League. E poi ancora Boy George, Abba, Bee Gee e molto altro".

Anche questo è un tratto distintivo di Murakami, in tutti suoi libri è pieno di citazioni musicali e contaminazioni letteratura-rock.

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