Muori senza morire, e vivrai per sempre. Lao-Tzu, Tao Te Ching
Il "De Gregori nero", così venne chiamato Massimino (da amici e camerati), e a lui certo non dispiaceva. Questo album, penultimo dei quattro messi in circolo nel ristretto ambiente della militanza politica, è certamente il più intenso e fascinoso; velatamente nostalgico di un tempo sospeso tra la giovinezza e la memoria, tra la lotta, l’oblio e un cieco divenire. Costretto a espatriare, perchè di destra nel periodo sbagliato - eternamente sospettati e presi di mira, tra la fine dei Settanta e l’inizio degli Ottanta, coloro che gravitavano più o meno organicamente in “certi ambienti”-, Massimo Morsello costruì le sue fortune a Londra insieme ad altri camerati dal destino comune. Tornò in Italia, già in gravi condizioni, per morire (un cancro lo stava divorando) nella sua amata Roma, evocativa del canto delle sue genti, nonché dei ricordi della sua formazione umana, politica e culturale. Punto di non ritorno, la traccia che da il titolo al Cd, testimonia proprio la necessità e l’orgoglio di non lasciare una presenza sconfitta alle maschere (istituzionali e disumane) del potere. Ricordando un amico prematuramente scomparso: “La moto si è accesa con un filo di gas, / ti accompagna verso la morte / Nascosto nel cuore c’è un pezzo di rabbia / che ti applaude e ti apre le porte / No, non dargli il tuo collo, il tuo ghigno di sfida / al tuo punto di non ritorno/ non lasciarci i miei anni, i miei sensi di colpa / al tuo punto di non ritorno / alla tua fine del mondo /
E proprio mentre il corpo t’abbandona / che sembra che trattieni il respiro, / Dal cielo Dio s’affaccia e ti perdona / e sembra che ti vuole davvero...”.
Un canto straziante, dilatato e malinconico, accompagnato da una melodia armoniosa ed intimista, presenta l’opera di Massimino, preludendo ad una ballata dura che scava nella memoria storica (qui assolutamente non condivisa) dell’ Otto di Settembre - 1943, naturalmente: “Notte di Settembre che gli hai fatto al mio cuore / alle mie gambe di 20 anni così sicure dove andare / Otto di Settembre che mi hai spento la luce / ci hai frugato nei sogni, ci hai spezzato la croce / Dieci soldati armati, ci fecero fermare / Ci indicarono coi fucili, il percorso da fare / E la guerra come un’onda, ci soffiava sulla schiena / una fiamma di metallo ci faceva da corona / voltando pagina la storia, come un libro scritto male / ci lasciava la memoria, e una Repubblica Sociale / dieci generali stanchi, già puntarono sul petto / medaglie di stoffa tra il nostro cuore e il colletto...”.
Parole forti, in un canto dai toni lirici e disperati, sconvolgente e dissenziente, per una verità occultata (per chi come lui portava nel cuore un diverso sigillo e una diversa verità) dalla democrazia parlamentare e dai libri di storia. Ed allora, una ballata estrema ed antagonista, introduce il canto dei “diversi”; tutti coloro che, rinchiusi nei “ghetti democratici” dei benpensanti e delle istituzioni, decisero di rendere assoluto il loro moto di rivolta: “Entrammo nella vita dalla porta sbagliata / in un tempo vigliacco con la faccia sudata / ci sentimmo chiamare sempre più forte / ci sentimmo morire ma non era la morte / e la vita ridendo ci prese per mano / ci levò le catene per portarci lontano / ma sentendo parlare di donne e di vino / di un amore bastardo che ammazzava un bambino / e di vecchi mercanti e di rate pagate / di fabbriche nuove e di orecchie affamate.../ E uccidemmo la noia annoiando la morte / e vincemmo soltanto cantando più forte / e ora siamo lontani siamo tutti vicini / e lanciamo nel cielo i nostri canti assassini / e ora siamo lontani siamo tutti vicini / e lanciamo nel cielo i nostri canti bambini”.
Canti assassini, eludendo l’impatto del significato letterale del titolo, è una canzone allegorica, simboleggiante una diversità ostentata e reclamata ad alta voce; nessuna possibilità di accordo con il potere vi è contemplata, come nessuna via per il ritorno, avendo scelto di rischiare oltre. Oltre il confine da altri stabilito.
I versi più toccanti, alti e poetici, sono quelli che connotano uno dei testi più intimi e profondi mai scritti da Morsello. In Intorno al mio cuore, il “menestrello nero” canta l’amarezza, la nostalgia e il ricordo, per un’assenza (il suo esilio) piena di dubbi e interrogativi. Una dolorosa invocazione lasciata al vento, per arrivare fino a noi: “Cuori di ghiaccio mi han nascosto l’amore / lacci di metallo mi han fermato il cammino / il silenzio del bosco mi ha insegnato a ascoltare / ed un cane lontano m’è venuto vicino / una fila di frontiere mi ha cacciato dal mondo / una freccia ed un arco mi han levato la fame / un fischio del bosco mi ha insegnato il comando / mi ha nascosto la sete dentro un bricco di rame / due braccia di donna mi han legato ai ricordi / e un filo di mare mi ha spiegato i tramonti / tonfi di tamburo che risuonano sordi / e ci chiamano alla guerra e noi siamo pronti / e ho conosciuto la spiaggia, quella ai confini del mare / ed ho lasciato l’Italia, stretta intorno al mio cuore / ed ho conosciuto le notti, che non ci fanno dormire / ed ho lasciato l’Italia, nuda sotto al rumore / chiusa dentro a quei gesti di mano, che ci vogliamo spiegare...”
L’ultima traccia, delle dieci qui proposte, è dedicata al Generale Léon Degrelle*, combattente per una diversa idea dell’Europa, durante la Seconda guerra mondiale. Si compone di una serie di suggestioni ed immagini che ricordano l’esilio del combattente, idealmente accomunato alla condizione dello stesso Massimino: “Ma è una storia da ricordare / come i Natale passati in casa / come una Terra pensa per sempre / come una curva pericolosa / la candela riflette la luce / sopra un foglio fitto di righe / è un Leone attraversa la Storia / la penna che scrive / Generale la tua spada è nel vento / e ha lama che spunta nel sole/ e la notte sta dietro al tramonto, / che sale...”
Lavoro di forte impatto emotivo, Punto di non ritorno è un album inequivocabilmente militante, ideato per coloro (pochi o molti che siano) che respirano, hanno respirato e respireranno le suggestioni della lotta da una parte (quella sbagliata dice la storia, anche se, per qualcuno...) precisa della barricata politico-ideologica - salvaguardando le idee e il canto, quando si parla di musica e versi, lasciando volutamente sullo sfondo la politica. Ovvio che, a meno di curiosità particolari, a molti è precluso – autoprecluso, immagino: consiglio sempre di misurarsi su tutto, comunque - l’ascolto di queste ballate, espresse sovente da versi notevoli e accompagnate da musiche tecnicamente ineccepibili e fascinosamente melodiose. Massimino è stato molto amato da quello che, un tempo, fu anche il mio mondo (sono stato anch’io militante di destra, quando questa era tale); mondo lontano però, che non esiste più, come del resto anche quello della sinistra. Ciò che resta oggi, purtroppo, nell’Italia di Berlusconi e Prodi, è una tragica e stucchevole pantomima: delle idee, dei progetti irrealizzati e irrealizzabili, delle aspirazioni frustrate e frustranti, di una generazione anestetizzata dal miraggio del benessere. Quella generazione allora in lotta, è doloroso ammetterlo, si è quasi del tutto irreggimentata. Che le nuove generazioni sappiano osare, senza il bisogno di confliggere (tra loro, invece che contro il potere costituito), come accadeva in un tempo andato.
Curiosità: Massimo Morsello è morto il 10 Marzo 2001 (curiosamente, proprio il giorno del mio compleanno), stroncato da un tumore. Ogni anno, in questa data, è ricordato da un concerto organizzato da amici e camerati e da manifesti contenenti suoi versi. Nella mia raccolta di poesie, Amore di Rivolta, vi è una breve lirica (A Massimino) a lui dedicata. L’ultimo album, La direzione del vento ...a 500 metri dalle stelle, contiene due intense e coinvolgenti ballate; Palestina e Vandea, in ricordo ed ossequio a popoli e comunità che lottano e hanno lottato per un’idea, per la loro terra, per la propria dignità ad esistere.
BREVI NOTE
Discografia: 3 Cd in commercio, Punto di non ritorno (1996), Massimino (1997), La direzione del vento (1998). A Roma reperibili presso la Libreria Europa.
*Il testo ricorda la genesi di Militia, già recensito da me in Lankelot nel mese di aprile del 2005.
A Massimino, per tanti motivi impossibili da elencare qui.
A MASSIMINO
Un musicante quasi poeta
Terra tra le nostre anime
Fuoco dell'esistenza
Imperituro tra i nostri pensieri
Amore mio lontano ricordi quei versi?
Non li abbiamo mai persi
E Massimino vive ancora
Tra le fiabe che racconteremo
Nella vita che ancora vivremo
...a 500 metri dalle stelle
Federico Magi, Amore di Rivolta
Commenti
"Punto di non ritorno è un album inequivocabilmente militante, ideato per coloro (pochi o molti che siano) che respirano, hanno respirato e respireranno le suggestioni della lotta da una parte (quella sbagliata dice la storia, anche se, per qualcuno?) precisa della barricata politico-ideologica - salvaguardando le idee e il canto, quando si parla di musica e versi, lasciando volutamente sullo sfondo la politica"
> fondamentale, in considerazione di quanto sia e rimanga estraneo alla maggioranza assoluta dei connazionali. Presentazione molto equilibrata. Felice di ritrovarla qui.
Ave! (e che versi, in clausola. E andiamo)
Eh, si: Ho amato parecchio Massimino, al di là del contesto in cui l'ho conosciuto. Questo album cosi malinconico, mi ricorda invece un periodo assai felice della mia vita. Forse, il più felice.
I versi l'ho scritti in trenta secondi, attraversato da molteplici suggestioni che andarono oltre la morte di Massimino.
Tornando al '77, periodo storico evocato da più scritti in questi giorni, può essere interessante confrontarsi anche con l'opera di Massimino. Artista militatante che, proprio in quegli anni cosi caldi, cominciò a cantare la sua generazione attraverso ballate simili a quelle di cui sopra. é un '77 visto da una parte minoritaria, ma sempre e comunque antagonista al potere allora vigente. A ben guardare, non troppo diverso da quello di oggi.