Mogwai

Rock Action

Mogwai

Completamente disorientanti, intrisi d’atmosfere melanconiche, contraddistinti da un cura maniacale dei suoni. Senza alcun dubbio si può parlare di capolavoro per “Rock Action”, penultimo disco dei Mogwai, intenso concentrato di modernità e sentimento a cui non è possibile avvicinarsi senza partecipazione.
I Mogwai negli anni hanno sviluppato una sonorità complessa, sussurrata e malinconica, nonostante i loro primi dischi tendessero ad un approccio più noise e aggressivo alla composizione. I loro pezzi sono spesso lunghe esecuzioni senza vere e proprie lyrics; il più delle volte le tracce non hanno cantato e la voce, dove interviene, si inserisce più come suono e melodia di note, formandosi solo nell’insieme delle parti suonate dagli altri strumenti.
Andando alla tracklist di “Rock Action”, un esempio delle sonorità dei primi Mogwai si ritrova nella sesta traccia, “Robot Chant”, pezzo di un minuto al limite dell’industrial, dove ogni suono passa per distorsioni al massimo livello di gain.

 

La capacità melodica del gruppo trova la sua massima espressione nei primi pezzi dell’album; oltre alla magistrale suite della settima traccia “2 Rights Make 1 Wrong”, stupisce lo stesso incipit dell’album, con la prima “Sin Wave”. Quest’ultima, in un crescendo inaspettato, avanza i suoni distorti della batteria attorno agli accordi iniziali delle tastiere; è un pezzo appassionante, che come molti altri dell’intero album spiazza per le inedite soluzioni sonore e per la geniale sezione ritmica.
Complessivamente non c’è traccia che non avvinca per lo squisito equilibrio delle parti, e nemmeno la loro costante malinconicità riesce a distanziare dalla musica del disco; se si dovesse giocare con aggettivi per esprimere “Rock Action”, allora si parlerebbe di maestosità, bellezza, complessità, tutte caratteristiche del sentimento che ha portato il gruppo di Glasgow a scrivere i propri brani.
Un sentimento che si avverte in “Take me Somewhere Nice”, una freschezza che segna la breve e sognante “O I Sleep” - oppure l’algida “Dial: Revenge

Saving time alone, /Sustaining my mind with bad memories/ Stitch by stitch / Lust for lust/ And every time I pick up the phone /  It flashes up Dial (revenge) / A specific revenge / Not the general terror of all that gold frankincense and Mur / A sour frequency brings on a headache / With an iron heart I build clear borders / I change tack and ride the wave”. 

(Dial: Revenge)*

Ed ecco spiegato il senso del titolo, direttamente dal sito ufficiale della band:[Dial in Welsh means revenge…If a welsh speaker enters an English phone booth, having paid the coin/phone card the next command the l.e.d screen throws at the customer is revenge! thus setting the tone for a confrontational conversation”.

L’ultima battuta da apporre ad una critica di “Rock Action” è allora abbastanza spontanea: questo disco va preso, acquistato o recuperato in qualsiasi maniera. I Mogwai di “Rock Action” sono un gioiello che il pubblico dovrebbe conoscere e adorare. Troppo spesso infatti è facile elogiare i grandi nomi, mentre alle loro spalle alcuni gruppi crescono all’ombra delle prime pagine e dei più acclamati palchi. È questo il caso dell’eccellente gruppo di Glasgow, padrone di una musica strumentale estasiante.

*Testo originale

“Arbed amser ar ben fy hun/ Cynal cof ac atgofion blin/ Pwyth am bwyth/ Chwant am chwant/ A pob tro dwi’n/ codi’r ffon/ Mae’n dweud 'Dial'/ Dial anweddus/ Nid grym arswydus/ Aur, suth a mur/ Tonfedd sur a chalon o ddur/ Adeiladu ffiniau eglur/ Newlid tonfedd/ Nofio’r don/ Dal yr abwyd nerth dy ben/ Cwyd l’r wyneb/ Dial anweddus/ Nid grym arswydus/ Aur, suth a mur”.

(Dial: Revenge)

Biodiscografia

Happy Songs for Happy People, Pias Recording, 2003.
Rock Action, Southpaw, 2001.
Come On Die Young, Chemikal Underground, 1999.
Young Team, Chemikal Underground, 1997

I Mogwai si formano nel 1996 a Glasgow: un gruppo di amici di vecchia data uniti nel sogno di una “serious guitar music”: Stuart Braithwaite, chitarrista e cantante, Dominic Aitchison, chitarrista, e Martin Bulloch, batterista.  

A loro si unisce un altro chitarrista, John Cummings: assieme pubblicano subito il singolo “Tuner” per la casa discografica Rock Action, poi gli altri singoli “Angel Vs Aliens” e “Summer / Ittica 27-9”. Il loro nome prende a circolare e il 1997 vede la pubblicazione dell’album “Young Team”, preceduto dall’EP “4 Satin” e dall’antologia degli esordi, “Ten Rapid”. Immediatamente entrano come esponenti di spicco della scena sperimentale post-rock europea.

Le loro produzioni successive li vedono collaborare con band come Arab Strap e Kid Loco; a “Young Team” si unisce il complementare disco di remix “Kicking a Dead Pig” del 1998.
Il 1999 è l’anno del secondo disco “Come On Die Young” e della tournee mondiale.
Il 2001 vede la pubblicazione di “Rock Action”, pietra miliare della loro carriera, a cui seguirà, dopo un periodo di silenzio, il disco “Happy Songs for Happy People”.

Fonti: Sito ufficiale della band e all.music.com (per le note biodiscografiche); infine, ho consultato la scheda della “Grande Enciclopedia del Rock”, a cura di Guglielmi e Rizzi. (Giunti, 2002)

 Andrea Vergani.

ISBN/EAN: 
5413356455120

Commenti

Originariamente apparso su lankelot.com!
Ecco i Mogwai...

"Completamente disorientanti, intrisi d?atmosfere melanconiche, contraddistinti da un cura maniacale dei suoni".

> e di enorme impatto dal vivo, pure se il mio ricordo è limitato - per così dire - dallo scenario del Teatro di Ostia Antica, all'aperto.
Ne parlammo in calce al tuo vecio pezzo sui Giardini di Mirò...

Non avrei mai pensato che per la massima espressione del post rock, dopo gli Slint, i riferimenti potessero essere scozzesi e islandesi. Qualcosa nella geografia del rock sta cambiando...

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