Moby

Play

Moby

 

“Play” è il disco che proietta Moby, eclettico manipolatore di suoni e generi, nell’olimpo della musica mondiale, elettronica e non solo. Dopo gli esordi alla fine degli anni Ottanta e l’ottimo album “Animal Rights”, a metà dei Novanta, Richard Melville Hall – ormai tutti sapranno che il Melville di “Moby Dick” è il suo bis bisnonno – sforna nel 1999 questo disco, che è quello della sua completa e definitiva maturità artistica: album magico e incantevole, delicato e coinvolgente, “Play” condensa in 18 canzoni tutte le grandi capacità del disk jockey newyorchese, la sua bravura nel fondere generi musicali diversi (rock, blues, elettronica, pop, trip-hop) e dosare alla perfezione campionamenti, voci femminili, cori, riff di chitarra e a solo di pianoforte. 

Subito travolgente è la prima traccia, “Honey”: ritornello martellante, sonorità orecchiabili, tanto ritmo e gli effetti sonori giusti al posto giusto. Moby non sarà certo simpatico a tutti, ma sa miscelare i suoni in modo originale e creare melodie sempre irresistibili.
La seconda canzone è “Find my baby”, tra le più famose della discografia del dj americano. Questa seconda traccia evidenzia, oltre alle notevoli capacità musicali di Moby, la sua passione per i testi a dir poco elementari. Infatti è ridotto al minimo, in questo caso, com una voce da lontano ripete semplicemente “I'm gone find my baby / Whouh / Before that sun goes down” in maniera ossessiva. Sempre eccezionali i suoni di contorno, su questo non ci sono dubbi.
Altro brano ormai storico è “Porcelain”, uno dei primi ad essere diventato sottofondo per una pubblicità televisiva. Atmosfere rarefatte, musica delicata e tanta malinconia sono le principali caratteristiche di questa affascinante canzone. “Why does my heart feel so bad”, grazie anche ad un memorabile video con elementari cartoni animati, viene ricordata come una delle più intense e armoniose canzoni del disco. Anche qui la nostalgia e un velo di tristezza caratterizzano i suoni, e a questi si aggiunge una fantastica voce femminile, da pelle d’oca.
“South side” si caratterizza per il suono metropolitano e grezzo, vicino alle sonorità trip-hop nelle prime strofe e pronto ad aprirsi al rock e al rap nella parte centrale. Secondo me una delle più belle dell’intero disco, soprattutto per l’efficace equilibrio realizzato tra stili e generi musicali lontani tra loro.
“Rushing” è avvolgente e onirica, con quella ammaliante voce femminile e i suoni che sembrano provenire dalle profondità dell’oceano. Morbido il pianoforte, delicate le atmosfere, è la traccia perfetta per un lounge bar di tendenza o una serata romantica in compagnia femminile.
“Bodyrock”, invece, è l’esatto opposto della precedente canzone: violenta, ossessiva, incalzante, è una miscela esplosiva di chitarre, voci campionate e suoni originali che si susseguono senza sosta.
È poi il turno di “Natural Blues”, forse la più famosa del disco, ed anche una delle canzoni più belle. Altro singolo fortunatissimo, conosciuto anch’esso per il video animato, unisce sapientemente suoni e melodia, creando una splendida atmosfera a metà tra il rock, il blues e la musica dance.
“Machete” appare subito diversa dalle altre canzoni: vicina a “Bodyrock”, ne accentua le tendenze techno-dance e i ritmi ossessivi. Impossibile non aver voglia di scatenarsi e ballare su questa canzone, davvero impossibile.
La decima traccia è “7”, breve intermezzo influenzato anch’essa dal trip-hop.
Poi “Run on”, un tuffo nel passato nel sound e nella voce, che sembra uscita da un vecchio grammofono, e nei coretti che accompagnano la voce principale lungo quasi tutta la canzone, soprattutto nel ritornello (“you might run on for a long time / run on, ducking and dodging / run on, children, for a long time / let me tell you God Almighty gonna cut you down”). Non mancano però i richiami ai suoni più moderni, con la chitarra, i vari campionamenti ed un ritmo sempre movimentato.
“Down Slow” è un altro intermezzo strumentale armonioso e incantato.
“If things were perfect”, invece, è sin da subito più dinamica e aggressiva. Dischi scratchati, ritmi elettronici, voci ripetitive e campionamenti. Si tratta di un monologo quasi recitato su una base semplice e insistente, mentre ogni tanto riecheggia “Give me summer”.
“Everloving” è tutta chitarra acustica e armonia: stona quasi all’interno dell’album ma conquista immediatamente per la delicata melodia che in alcuni punti, inaspettatamente, raggiunge apici di imprevista bellezza.
“Inside” è una melodia ipnotica e delicata, da l’idea delle profondità marine e dei mille misteri che le caratterizzano. Uno dei momenti più magici del disco.
Di nuovo la chitarra spagnoleggiante, in “Guitar, flute & string” canzone delicata in stile “ambient”, subito seguita dalla batteria di “The sky is broken”, sulla quale la profonda voce di Moby quasi recita un monologo sul cielo e l’amore.
L’ultima canzone del disco è “My weakness”, caratterizzata da cori davvero intensi e una base elementare di pianoforte. Una canzone intensa e semplice, ma non per questo meno bella delle altre.

18 canzoni, 18 singoli, 18 basi per pubblicità, chi più ne ha più ne metta. Oltre che tutto questo, “Play” è soprattutto e prima di tutto un disco bello e ascoltabile, che non perde smalto a distanza di più di cinque anni e conserva intatta tutta la poesia e le emozioni dei primi ascolti. Moby non sarà un personaggio simpatico a tutti, estroverso e pieno di vita, ma una cosa è sicura: con i suoni, le melodie, i campionamenti e le note ci sa fare davvero. Lo aveva anticipato con “Animal Rights” e confermato con questo “Play”, forse il momento più alto della sua carriera: i successivi album, infatti, saranno sempre interessanti, ma sia “18” che “Hotel” non saranno all’altezza di questo precedente.

Tracklist
Honey 
Find My Baby 
Porcelain 
Why Does My Heart Feel So Bad? 
South Side 
Rushing 
Bodyrock 
Natural Blues 
Machete 

Run On (Moby) 
Down Slow (Moby) 
If Things Were Perfect (Moby) 
Everloving (Moby) 
Inside 
Guitar Flute and String 
The Sky Is Broken 
My Weakness

DISCOGRAFIA ESSENZIALE E BREVI NOTE
Moby, all’anagrafe Richard Melville Hall, nasce nel 1965 e sin da piccolo si appassiona alla musica. Presente in vari gruppi sin da ragazzo, inizia ad essere conosciuto come dj verso la metà degli anni Ottanta. I suoi dischi più importanti, da allora, sono: Everything is wrong (1995), Animal Rights (1996), Play (1999), 18 (2002) e Hotel (2005).

Antonio Benforte, novembre 2005. 

ISBN/EAN: 
5016025611720

Commenti

Moby: PLAY.

Grazie Anto'!

Questo disco è stato una delle colonne sonore del 1999 e del 2000: una quantità abnorme di singoli e un successo planetario:).
Penso che tutti siano rimasti affezionati a "Play".

"Dopo gli esordi alla fine degli anni Ottanta e l?ottimo album ?Animal Rights?, a metà dei Novanta, Richard Melville Hall ? ormai tutti sapranno che il Melville di ?Moby Dick? è il suo bis bisnonno ? sforna nel 1999 questo disco, che è quello della sua completa e definitiva maturità artistica:"

> Ma i primi dischi com'erano?

"?Bodyrock?, invece, è l?esatto opposto della precedente canzone: violenta, ossessiva, incalzante, è una miscela esplosiva di chitarre, voci campionate e suoni originali che si susseguono senza sosta."

http://www.youtube.com/watch?v=iUaWTX9-XWw eccola.
una delle mie preferite:)

"?Play? è soprattutto e prima di tutto un disco bello e ascoltabile, che non perde smalto a distanza di più di cinque anni e conserva intatta tutta la poesia e le emozioni dei primi ascolti. Moby non sarà un personaggio simpatico a tutti, estroverso e pieno di vita, ma una cosa è sicura: con i suoni, le melodie, i campionamenti e le note ci sa fare davvero."

> Sono d'accordo, e direi anche - come scrivi più avanti - che a questi livelli non è mai più tornato, per ora, purtroppo. Rimane un album fantastico e ascoltabile - sempre - da tutti, per molto tempo;)

gran bel recupero.

[Moby] questa traccia è

[Moby] questa traccia è potente. 2009

http://www.youtube.com/watch?v=09sdt-toWSY

 

[moby, mistake] notevole....

[moby, mistake] notevole....

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