Mercury Rev

Yerself is Steam

Mercury Rev

“(…) sun lit walks, I feel no harm, my primitive words match my primitive heart / it's not as easy as it may seem, remember that yourself is steam”.(Mercury Rev, “Chasing A Bee”).

Disordine. Percezioni distorte: musica come prima fonte, come compagna, come segreta porta delle visioni. “Yerself Is Steam” è un esordio inatteso ed eccellente d’una band atipica e fascinosa: i Mercury Rev da Buffalo, New York. Lascio la presentazione al grande critico rock Scaruffi: “Yerself Is Steam è uno dei dischi più importanti del rock psichedelico e uno dei capolavori degli anni ‘90. La prima impressione è che il sound caotico e vorticoso dei Mercury Rev abbia una funzione catartica, miri al raggiungimento di un nirvana acido come quello dei primi hippie di San Francisco. Ma ogni brano nasconde nevrosi terribili, che amplificano quelle del Neil Young più elettrico, e che danno origine ad atmosfere malate e decadenti, invece di quelle ottimiste e spensierate degli anni ‘60. Le schizofreniche composizioni dei Mercury Rev sono ballate delicate che nascondono un animo da serial killer”.

Chasing A Bee” inaugura il disco. Distorsione, frattura, malessere e delirio: immaginate lo spirito dei Velvet Underground ibridato con le prove più acide ed estreme degli Ozric Tentacles: i frangenti meno accessibili delle digressioni sinfoniche dei King Crimson mescolati al nichilismo e al furore post-punk.
Ascoltare “Chasing A Bee” significa accettare di sprofondare nel mare del sangue dello spirito: là, dove i pensieri si rinnovano e si spengono a velocità supersonica, là, dove i sogni s’incarnano nella realtà e pretendono d’essere vissuti; là, dove le visioni più improbabili si tingono di vita, e si danza senza conoscere riposo.
Il brano poi cade preda del torpore; rallenta, crepita ancora, si spegne. Sublime.
 
Stringe Mouth”: “Soul’s obscene but I don’t mind (I don’t mind)/ you’re so obscene but I don’t mind (don’t mind)”. Qui è puro frastuono: apoteosi del rumore, trionfo del disordine, corruzione d’ogni canone. È il tempo della violazione delle norme e delle convenzioni: la musica insegna la strada. Oltraggiare la prassi, sradicare ogni prevedibilità: infrangersi, e viziarsi.
Precipizio sublime è la dannazione. Da non dimenticare. Una simile distruttività tornerà a essere espressa soltanto da qualche brillante sprazzo dei The Hives, negli ultimi anni. Si vede che si divertono “chasing the bees” pure loro. 
La distorsione, qui, è legge. Si smarrisce ogni suono pulito. È distruzione.
“You go insane, I go inside”. Precisamente.
 
Coney Island Cyclone”: lo spirito di questo brano è felicemente sintetizzato da questi versi: “Let’s go out tonight/ find a sunny place/ picking up the skylab/ throw it back in space”. Siamo nel puro non-sense, nel più delizioso e limpido delirio. La follia è la regina del mondo: è la medusa che non sa impietrire, ma sorride e incanta. “Coney Island Cyclone” è sensualità, frammentazione, dissoluzione dell’equilibrio.
 
Blue and Black”: un’esperienza singolare, felice anticipazione della poesia della trasgressione dei primi Verve: un canto che s’avvicina a un latrato, dalle tenebre rivela quel che ha significato vivere nella confusione delle percezioni differite e distorte: frammenti di quotidianità si intrecciano a disarmanti sensazioni di freddo e a immagini incoerenti. Non si trovano parole per definire l’essenza di quel che si è appena testimoniato: la musica sposa la ricerca di linearità in ciò che non può essere lineare. Qualche sprazzo di melodia non guasta; si scivola via più rapidamente, tracima di colori l’ultimo sogno, e non scompare, non si dissolve più. È la prigione-madre.
 
Sweet Oddysee of a Cancer Cell t' th' Center of Yer”. Ritroviamo qualche sonorità da “Quadrophenia” degli Who; qualche tenebroso richiamo agli amatissimi Black Sabbath (e non serve specificare di quale fase e di quale formazione dei Black Sabbath si sta parlando, immagino), qualche spigolosa eco dei Pink Floyd appena post-Barrett, puramente psichedelici.
 
Frittering”: probabilmente si tratta di più di un omaggio al “Neil Young più elettrico”; e, mai come in questo caso, mi sembrano adatte le parole di Scaruffi trascritte in apertura. Le atmosfere sono davvero malate e decadenti: è musica di sofferenza, di perdizione e di sintesi del momento del conflitto con se stessi. 
Consigliato a chi intende andare tanto in profondità da scarnificarsi: a chi non ha paura di sprofondare nel male più segreto e più tenace, a chi non vuole più fuggire da se stesso. Subentra infine una nuova armonia; è l’accecante bellezza della lotta, la disarmante ebbrezza della ricerca. 
 
Continous Trucks and Thunder Under a Mother’s Smile”: la reiterazione è un’ossessione che non accenna a rallentare e non intende sciogliersi. È la coscienza d’un messaggio impossibile da decifrare, ma che si vuole continuare ad ascoltare ancora e ancora, fino al cortocircuito. Stop.
 
Very Sleepy Rivers”. La corrente trascina via lontano: è l’impeccabile abisso domandato e agognato, l’abisso che s’è incarnato mentre distante brucia zampillando la coscienza. Stramazzano gli equilibri e scompare l’ordine: il canto è un lamento e un borborigmo e nulla più: si possono decomporre le parole e si devono lacerare i significati, perché l’abisso è una destinazione che rivelerà un senso obliato. Nel sangue, nel sangue s’annidava…
 
***
 
L’ascolto empatico di questo album è un viaggio al termine di una notte che non conoscerà fine. Un esordio semplicemente superbo.
Da avere, da ascoltare, da capire, da interiorizzare. Sarà fonte perfetta e inesauribile nutrimento per la vostra immaginazione; e consolerà gli spiriti più stanchi, perché rappresenta l’estenuazione e il desiderio di rottura. D’ogni equilibrio, definitivamente.
 

DISCOGRAFIA ESSENZIALE e GENESI DEL GRUPPO.

 
All is Dream, 2001, V2.
Deserter’s songs, 1998. V2.
See You on the Other Side, 1995. Work.
Boces, 1993. Columbia.
Yerself Is Steam, 1991, Columbia.
 
Buffalo, New York, tardi anni Ottanta. I Mercury Rev (etimo del nome misterioso: si dice che derivi da un omaggio a un sedicente ballerino transilvano o che alluda a un termometro ben sigillato)  nascono come band destinata a sviluppare le colonne sonore dei film che il gruppo e il relativo clan andava girando. Jonathan Donahue (cantante e chitarrista acustico, d’area Flaming Lips sotto lo pseudonimo “Dingus”), Dave Fridmann (basso e mellotron) e Sean “Grasshopper” Mackiowiak (chitarrista) si uniscono a David Baker (voce), Suzanne Thorpe (flautista) e Jimy Chambers (tastiere e batteria).
Il primo demo viene apprezzato: nel 1991 nasce l’album “Yerself is Steam”, capolavoro acido e psichedelico. Seguito dall’Ep “The Car Wash Hair” nello stesso anno, segna un periodo magmatico e denso di contrasti in seno alla band, culminato nell’abbandono (volontario?) del gruppo da parte di David Baker e dalla trasformazione di Fridmann da musicista a sound engineer e produttore, giusto in seguito alla prima discreta affermazione internazionale: il secondo album, “Boces”, raggiungeva infatti nel 1993 la Top 50 in Inghilterra.
Memorabili alcune stravaganze dal vivo, in questi anni: concessioni etiliche e generica disorganizzazione sembravano predominanti. Baker tornerà come “Shady” a incidere dischi, nel 1994: “World” il nome dell’album.   
1995. Lo sperimentale “See you on the other side”, gemma ibrida di jazz e pop,  segna una nuova trasformazione della band: Donahue e Grasshopper ingaggiano il tastierista Adam Snyder e Jeff Mercel; Chambers e Thorpe, estenuati dai cambiamenti, levano i tacchi.
Come Harmony Rockets, i Mercury incidono nel 1995 lo sperimentale e improvvisato “Paralyzed Mind of the Archangel Void”.
Tre anni dopo, “Deserter’s Songs” ha rappresentato la prima autentica affermazione europea della band. Figlio dello spirito di questo album il baroccheggiante e sfarzoso “All is Dream”, accompagnato da una brillante tournée europea tra 2001 e 2002.
 
Fonte delle informazioni biodiscografiche:
Sito ufficiale: Mercury Rev.
L’ottimo allmusic.com  
 

Lankelot Franchi, ottobre del 2003. Prime pubblicazioni: Lankelot.com, Supertrigger
ISBN/EAN: 
00

Commenti

Those seducers [4x]
bombed out lovers, gallant red flocks of mellow seducers, fine [find?] eager seekers, deep deef down
beautiful lines from above and we're all a-glow
raise her head and things get warm, hold on to its leg, before it flies away
sun lit walks, I feel no harm, my primitive words match my primitive heart [hide?]

it's not as easy as it may seem, remember that yourself is steam

[chorus] and of course it don't mind, chasing a bee inside a jar [x2]

Then like sheep led to sacrifial slaughter, they don't mind, but they oughta, all the time (they oughta)
their pretty shells are so inviting, well protected
their eyes are rivers, they give me shivers

[chorus]

it's not time for the real life [live?] sign, it's not time for these fears of mine [x2]
i'm feeling troubled, i'm feeling trapped, can't shake that bubble off my back

it's not as easy as it may seem, remember that yourself is steam [x2]

it's not time for the real life sign, it's not time for these fears of mine
i'm feeling troubled, i'm feeling trapped, can't shake that bubble off my back
i feel no harm, i feel no harm, ...feel no harm

[chorus]

its not as easy as it may seem, remember that yourself is steam

what once was lost will never be found, keep spinning in circles until you break new ground

*
CHASING A BEE.

Quanto "Rock" hai scritto Fratè. Grosso! :)

Fratè, posso dire lo stesso per te. E non abbiamo ancora finito. Abbiamo appena cominciato. E ora mi sono nutrito di Lester Bangs, esperienza che ti suggerisco ancora e ancora e ancora di fare, magari col Mulo aperto...;)

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