
“I dreamed of you on my farm
I dreamed of you in my arms
But dreams are always wrong
I never dreamed I’d hurt you
I never dreamed I’d lose you
In my dreams I’m always strong”
(Mercury Rev, “The Dark Is Rising”).
Ouverture epica e imponente: autentico rock sinfonico. “All is Dream”, quinto album degli americani Mercury Rev, anima psichedelica e maschera pop, è un disco che afferma una nitida maturità estetica e proietta definitivamente la band da gruppo-cult della critica a gruppo accattivante per il grande pubblico.
Non è uno snaturamento, intendiamoci: è una prevedibile trasformazione.
L’incipit del disco è baroccheggiante e mozzafiato: “The Dark Is Rising” è un tributo al baratro che divide il sogno dalla realtà: quieta affermazione dell’impotenza d’incidere come si desidererebbe nella quotidianità, pacifica rivendicazione del dominio dell’immaginazione.
Jonathan Donahue, il “Dingus” dei Flaming Lips, interpreta con trasporto e passione il brano: lo stile, dal vivo, non cambia. Arezzo Wave, estate 2002: istrionico, evocativo ed elegante, felicemente disinteressato all’atteggiamento del pubblico, Donahue si muoveva con lentezza esasperante, accompagnando ogni brano con portamento ieratico. Una sigaretta accesa (immancabile posacenere ad altezza microfono), inevitabilmente irritato per la pessima acustica, il frontman della band ha incantato la platea richiamandola al sogno.
Eravamo come sospesi: leggerissimi, e affascinati.
“And now the dark is rising/ And a brand new moon is born”.
“Tides of the moon” non rinuncia all’evanescenza: è un pezzo scritto tra le nuvole, mentre si contempla il presente, nel più perfetto distacco; immobili su un sentiero invisibile, a richiamare gli uomini ad altra vita e ad altro spirito. “Hanging from yr sleeve/ Waiting on a path/ Th’ kind you can’t conceive/ But wish you could take/ Wish you could leave/ I wish you could see/ It leads you to me”. Graffianti distorsioni, e bianco e femmineo il canto di Donahue.
“Chains” è la prima scarica di rabbia e di energia: astuta chitarra e facile tastiera, ma inevitabile fuga d’adrenalina; la voce di Donahue è diventata un miagolio. Se un filo d’erba potesse cantare, mentre si sta spezzando, avrebbe la sua voce; e quel filo si spezzerebbe esercitando uno strabiliante e magnetica influenza sul resto del prato. Cadremmo tutti, per l’ultima volta compagni.
Qualche debito nei confronti dei Mansun più leggeri, in questo brano.
A Cruel Black Dragon Lurks: “Lincoln’s Eyes”. Ascoltiamo il canto di una sirena, a presentare un pezzo che si fonda su un onesto e tenue crescendo; deliziosa una sospensione nella seconda strofa. Il verso “explodes like a fractal” regala un’immagine docilmente prossima al delirio.
Elegiaca e a metà strada tra grottesco e misterico, nel testo, la luminosa ballata “Nite and Fog”: segna un momento di passaggio, nel disco, una discreta transizione che annuncia il gioiello dell’album: “Little Rhymes”.
Trascinante e subito interiorizzabile, è il simbolo del momento che vanno vivendo i Mercury Rev: c’è distensione e maturità, energia e intelligenza, ritmo felicissimo e sublime sensibilità pop. C’è coscienza piena della propria natura estetica: e non manca qualche ironia nei confronti di quanti non vogliono intendere, e rifiutano d’ascoltare (“And when I’m alone and scared/ I think up little rhymes/ They would make no sense to you/ But I make them all the time”). Il “retrogusto” del brano presenta la stessa aria epica e baroccheggiante di “The Dark Is Rising”: esaltato da cori di sirene e contrastato da un minimalista basso joydivisioniano, effettivamente dissonante con lo spirito del pezzo.
Gigionesca e allegrotta la non memorabile “A Drop in Time”; talmente ampio vuole farsi il respiro della canzone che l’atmosfera vellica il cazzeggio. Diciamo che si è trattato di un errore dovuto a qualche (piuttosto inquietante) tracimante personalismo. La dolcezza del piano precipita come una cascata in “You’re my Queen”: sembra di ascoltare i Muse di “Origin of Simmetry”, con maggior compostezza, altra classe e nessuna velleità yorkeggiante.
“Spiders and flies” gioca su sonorità e ritmi da lento lennoniano; purtroppo si percepisce un incolmabile divario tra le qualità di Donahue e il talento del perduto artista inglese, e allora rimane il segno d’una discreta passeggiata nel parco della melodia, senza che si incida mai nel cuore dell’ascoltatore. C’è qualcosa di irrisolto e di inespresso in questo brano: si spegne nel momento in cui sembra stia nascendo, l’impatto è quello di un demo ancora da sgrezzare.
“Hercules” conclude l’album. Ouverture in Nick Drake-style; arpeggio delicato e puntuale apparizione del canto a sedurre e soggiogare l’ascoltatore.
Quindi, progressiva metamorfosi: reminiscenze progressive, debiti con la magniloquenza degli Who di “Quadrophenia”, curiosa ibridazione di generi.
Un congedo di tutto rispetto per un album certamente positivo, più vicino a “Deserter’s Songs”, ovviamente, che all’eccellenza psichedelica di sua maestà “Yerself is Steam”.
Avviso ai collezionisti: c’è una traccia bonus, “Cool Waves”, nella Japan Edition dell’album.
L’enhanced del disco contiene tre pezzi eseguiti dal vivo (“The Saw Song”, “Hercules” e “Little Rhymes”), due video (live: “Nite and Fog” e “The Dark Is Rising”), e un’ultima chicca per autentici fan della band.
EXCERPTA: GIUDIZI CRITICI.
Afferma Heather Pares di allmusic.com: “An unfashionably self-indulgent and earnest album, All Is Dream certainly isn’t for everyone, and may not even be for some Mercury Rev fans, but in its own personal, insular way, it's another triumph for the band”.
Sostiene l’immenso Scaruffi. “L’unica buona notizia a proposito di All Is Dream è che è il lavoro più auto-referenziale della loro carriera: invece di capovolgere le coordinate della tradizione, i Mercury Rev capovolgono quelle del proprio passato. Peccato, però, che questa buona notizia si porti dietro diverse cattive notizie. Addio al sound selvaggio, anarchico e caotico dei primi tempi: ciò a cui assistiamo oggi è lo spettacolo di tre musicisti distaccati che deturpano la loro eredità morale usando arrangiamenti kitsch e easy-listening (…) che si rifanno ai dischi pop di produttori come Jack Nitzsche e Phil Spector. Per la prima volta, un album dei Mercury Rev contiene un paio di canzoni davvero imbarazzanti, come se il gruppo non fosse riuscito a terminare l’album e avesse grattato il fondo del barile (o del cassetto). Se uno toglie gli strati di strumenti, metà dell'album è semplicemente il Neil Young country e soffice (Tides Of The Moon, Dark Is Rising). Altre canzoni sono imitazioni pallide di Syd Barrett (Spiders And Flies, Nite And Fog). Una canzone, la spettrale Lincoln’s Eyes, trova forse l’equilibrio giusto fra vecchio e nuovo stile. Non c’è dubbio che Hercules metta in mostra l’abilità del gruppo nel manipolare icone sonore; ma ciò non è troppo diverso da ciò che successe ai tardi Grateful Dead: eccellenti esibizioni, idee brillanti, ma poco di cui giubilare, musica psichedelica da salotto per hippies in pensione. Il peggiore Mercury Rev di sempre è sempre meglio di tanti altri album usciti nello stesso mese, ma rimane il peggiore, e non promette bene per il futuro. Forse è ora che si sciolgano prima che comincino a cantare ballate pop-soul o glam-rock alla Bowie”.
DISCOGRAFIA ESSENZIALE e GENESI DEL GRUPPO.
All is Dream, 2001, V2.
Deserter’s songs, 1998. V2.
See You on the Other Side, 1995. Work.
Boces, 1993. Columbia.
Yerself is Steam, 1991, Columbia.
Buffalo, New York, tardi anni Ottanta. I Mercury Rev (etimo del nome misterioso: si dice che derivi da un omaggio a un sedicente ballerino transilvano o che alluda a un termometro ben sigillato) nascono come band destinata a sviluppare le colonne sonore dei film che il gruppo e il relativo clan andava girando. Jonathan Donahue (cantante e chitarrista acustico, d’area Flaming Lips sotto lo pseudonimo “Dingus”), Dave Fridmann (basso e mellotron) e Sean “Grasshopper” Mackiowiak (chitarrista) si uniscono a David Baker (voce), Suzanne Thorpe (flautista) e Jimy Chambers (tastiere e batteria).
Il primo demo viene apprezzato: nel 1991 nasce l’album “Yerself is Steam”, capolavoro acido e psichedelico. Seguito dall’Ep “The Car Wash Hair” nello stesso anno, segna un periodo magmatico e denso di contrasti in seno alla band, culminato nell’abbandono (volontario?) del gruppo da parte di David Baker e dalla trasformazione di Fridmann da musicista a sound engineer e produttore, giusto in seguito alla prima discreta affermazione internazionale: il secondo album, “Boces”, raggiungeva infatti nel 1993 la Top 50 in Inghilterra.
Memorabili alcune stravaganze dal vivo, in questi anni: concessioni etiliche e generica disorganizzazione sembravano predominanti. Baker tornerà come “Shady” a incidere dischi, nel 1994: “World” il nome dell’album.
1995. Lo sperimentale “See you on the other side”, gemma ibrida di jazz e pop, segna una nuova trasformazione della band: Donahue e Grasshopper ingaggiano il tastierista Adam Snyder e Jeff Mercel; Chambers e Thorpe, estenuati dai cambiamenti, levano i tacchi.
Come Harmony Rockets, i Mercury incidono nel 1995 lo sperimentale e improvvisato “Paralyzed Mind of the Archangel Void”.
Tre anni dopo, “Deserter’s Songs” ha rappresentato la prima autentica affermazione europea della band. Figlio dello spirito di questo album il baroccheggiante e sfarzoso “All is Dream”, accompagnato da una brillante tournée europea tra 2001 e 2002.
Fonte delle informazioni biodiscografiche:
Lankelot Franchi, ottobre del 2003. Prime pubblicazioni: Lankelot.com, Supertrigger
Commenti
I remember their faces
I remember their stares
I remember how wasted
You were in there....
When I know you want it
And I know you care
I know you feel it
And I know it's there
You were speaking to no one
I called your name
You were looking for something
Without any chains
I was talking to someone
You pulled me aside
You were telling me something
That I couldn't buy
*
Mercury Rev. Chains
[All is Dream] Riascoltando
[All is Dream] Riascoltando vecchi dischi, ho ritrovato anche questa recensione e ho scoperto che abbiamo condiviso lo stesso concerto. Pure io c'ero ad Arezzo Wave quell'anno. Bei ricordi.
[all is dream] ma tu hai
[all is dream] ma tu hai capito perché Arezzo Wave è diventato "Italia Wave" ed è finito a Livorno?
[grandi quei concerti. Mercury Rev, Sonic Youth... Meganoidi nel pomeriggio. Sembra passata una vita. Nemmeno dieci anni...]
[mercury rev] intanto,
[mercury rev] intanto, riascoltiamoci Holes. http://www.youtube.com/watch?v=qO1g251jF2g
[Mercury Rev] Guarda, non ho
[Mercury Rev] Guarda, non ho mai ben capito. A quanto ricordo devono esserci stati dei dissidi fra organizzatori e comune, anche dopo una serie di servizi, filmati, eccetera eccetera su quello che accadeva durante il festival. Non credo che quest'ultima sia stata la ragione fondamentale ma credo che un po' c'entri. Non c'è molta abitudine in italia a queste cose.
[arezzo wave] è un peccato,
[arezzo wave] è un peccato, era diventato un grande punto di riferimento:). Da quel che ho letto qua e là, livorno wave - o meglio:italia wave - s'è un po' infighettita...
[Mercury rev - arezzo wave]
[Mercury rev - arezzo wave] http://droghe.aduc.it/notizia/italia+arezzo+polemiche+servizio+de+39+iene+39_85134.phpPer questo motivo. Per il solito motivo di sempre, le cose si lasciano stare finché nessuno ci rimette la pelle, poi si scopre l'acqua calda, e la gente se la prende con la manifestazione, e non con chi dovrebbe-potrebbe controllare, che magari un giretto la Polizia, no? Così divenne Italia Wave, prima lo fecero a Sesto, poi a Livorno. A pagamento. Io penso che problemi di organizzazione ce ne siano sempre tanti, ma se vogliamo limitare cose come queste si fanno più controlli, tanto più che ad Arezzo la zona del campeggio era di facile accesso...voglio dire, un servizio de Le Iene! Mica James Bond. Lo sapevano tutti che girava droga, non è che poi si possa fare i finti tonti. Va beh.
[arezzo wave] allucinante.
[arezzo wave] allucinante. Allucinante...
[Arezzo Wave] A me la cosa
[Arezzo Wave] A me la cosa che fa più incazzare è che posti come campeggi non diventano covi di spacciatori così, per caso. Ci sono tante persone, e questo è un fattore importante, ma mancano anche i controlli. Comunque una delle "arie" più infestate di cocaina è nei dintorni del parlamento, se non sbaglio...no? Ma la coca sembra sia una droga nobile, per così dire. Digressione sul sindaco di San Remo che non vuole la Rodriguez perché ha fatto uso di coca, e non accettarono Morgan per lo stesso motivo, però a Pupo, giocatore d'azzardo, con moglie e amante ufficiale, e non si sa cos'altro perché tutto non ricordo...lasciamo stare.