Un bosco congelato nel “mauve”, un sofa dalle linee appena accennate, nuvole di bianco in un cielo grigio, passi lenti sull’erba notturna alla ricerca di suoni sopiti nella memoria. Grilli. Sì, grilli, quelli che dalle mie parti si deve godere di una particolare fortuna per ascoltarne il canto. Aprire un disco per essere immersi in un concerto d’amore del pianeta degli insetti è già un atto d’intima sfida, ed intitolarne il brano “Miles Davis”, il trombettista che amò esplorare i confini estremi delle sonorità jazz, è solo una conferma del guanto di sfida gettato dal giovane gruppo.
I MAUVE, trio lacustre verbano, (Carlo, chitarre e voce; Alberto, chitarre; Elda, batteria e voce), esplorano i confini ancora aperti di quel post rock dato per defunto, mai esistito, (ogni definizione non è altro che la necessità per il recensore di non rimanere con la pagina vuota), sulla falsariga dei Giardini di Mirò che nel corso degli anni hanno modificato se stessi nel rapporto con la forma canzone, dando forma a un ep di poco più di 30 minuti lungo i quali ci si può far accarezzare da quadri intimistici alla “Keep me warm” (dove forse è il cantato acerbo a stentare), condurre lungo cavalcate soniche in stile Mogwai alla “Mauve Paranoid” , in assoluto il pezzo di gran più lunga convincente dei quattro presenti (più la ghost track finale), ideale colonna sonora di un film noir anni ’40, costruito su un affresco complesso di luci e ombre, di dolore e redenzione impossibile, cullare dalla ninna nanna di “Autumn leaves”. Un gruppo insomma, dai notevoli margini di miglioramento, che si muove a passi di danza nel rumore ma che sa anche, come nel recente concerto presso il Cicco Simonetta, a Milano, esibirsi egregiamente in versione acustica davanti a un pubblico attento, offrendo delle sorprendenti versioni di canzoni di Beatles, Slowdive e Hood, gruppi che hanno fatto della ricerca musicale sulle emozioni il loro cammino, e musicando una meravigliosa poesia di Cesare Pavese. Tracce notturne che potranno diventare nel tempo un sentiero dal profumo intenso.
BREVE INTERVISTA:
A) Volevo porgervi per prima cosa i complimenti per questo disco, che come ho scritto nella recensione, offre notevoli spunti interessanti con una prospettiva futura dai notevoli margini di miglioramento. Vi va di raccontare come è stata la genesi dei MAUVE e del disco? E il rapporto con la Canebagnato Records, autrice di altri dischi di valore, come quello dei Don Quiból e Paolo Saporiti?
Alberto: Sono entrato dalla finestra, come spesso ama dire Elda. A volte capita, casualmente, che un vicino di casa suoni in un gruppo appena formato, con grandi potenzialità e gusti musicali sublimi. Ecco io l'ho trovato così. Anche la Canebagnato ci ha trovato per caso: il rapporto è cominciato prima via-mail, poi sono venuti a sentirci ad un concerto, e da lì è seguito tutto il resto...cioè si sono innamorati di noi e noi di loro (soprattutto del label-manager). Don Quiból e Paolo Saporiti sono grandi musicisti e splendide persone, nonché ottimi amici. Forse (spero) suoneremo assieme in futuro.
Carlo: Uno splendido pomeriggio del maggio 2005, il giardino della biblioteca, Verbania: questa la scena che ha visto nascere i Mauve (anche se il nome arriverà molto più tardi). Io e Elda ci siamo riavvicinati dopo lo scioglimento del nostro precedente gruppo. Abbiamo passato l'estate seguente a suonare insieme per il puro piacere di farlo di nuovo, liberi di sperimentate tutto quello che ci passava per la testa. Avrò sempre un ricordo bellissimo di quei mesi. Il maggio successivo abbiamo fatto il primo concerto, in ludoteca comunale: Alberto era già dei nostri a quel punto. Il disco è arrivato ad agosto 2006, registrato nel caldo di Torino. Abbiamo cercato di metterci tutta la nostra passione privilegiando un certo eclettismo. Alberto: Sì io lo definirei anche amabile e notturno, come certi vini che si scovano nelle cantine di qualche lontano parente. C'è stata una lunga ricerca sui suoni e sugli arrangiamenti, anche se in studio alcune cose le abbiamo "semplicemente" improvvisate e incise così com'erano. Amiamo il vintage, oltre ai gusti dimenticati.
Elda: Siamo nati per caso…o per fortuna. Un incontro fatale quel pomeriggio nel parco della biblioteca: io cercavo di catturare una gatta randagia per farla sterilizzare (collaboro con una associazione animalista) mentre lui si preparava ad un esame. Ne nacque una chiacchierata durata forse due ore: “Hai da fare sabato pomeriggio?” e da quel sabato la mia batteria si trasferisce nel “Guest Room Studio”, ovvero la stanza degli ospiti di Casa Tosi. Verso la fine dell’estate conosciamo Alberto, che ci è proprio entrato dalla finestra. Alberto, vicino di casa di Carlo, durante l’estate si è sorbito tutto il nostro rumore che distruggeva la quiete dei pomeriggi ed a settembre conosce Carlo di persona, sempre in biblioteca (è veramente un luogo magico): “Ah ma allora sei tu quello che suona vicino a casa mia!”. Ehm.. la gatta della biblioteca, dopo decine di tentativi falliti, ho deciso di graziarla – come mio personale ringraziamento – ma non fatelo sapere in giro…
A) Se doveste utilizzare un aggettivo per il vostro disco, userei “elegante” o “dai colori pastello”, insomma la volontà di una cura dei suoni, dell’impasto con le voci fuori campo, dell’atmosfera che sembra rimandare a un gusto troppo spesso dimenticato?
Carlo: Aggiungerei anche una certa sobrietà... ci piace essere minimali e curare i dettagli... anche per quanto riguarda la grafica di copertina.
Alberto: Oltre a i soliti stra-citati Giardini di mirò, Mogwai e allegra-compagnia post-rock, nominerei Sonic Youth, Slowdive, Beatles e Hood. Personalmente sono ancora influenzato (e traumatizzato) dai primi Afterhours, Verdena, Six minute war madness, Uncode duello, Dinosaur jr. e Johnny Dorelli.
A) Il gioco degli accostamenti ad altri gruppi so quanto possa essere fastidioso, ma comunque sia una certa strada aperta da altri, l’avete intrapresa, quali sono i vostri gruppi di riferimento?
Elda: A me viene sempre in mente lo yogurt. Yogurt alla fragola…parlavi di sapori. In effetti è proprio quello il colore. Elegante e minimale ma molto emozionante. Eppure le nostre scelte di “stile” non sono molto costruite: nascono naturali, semplici.
Carlo: Piano Magic, Godspeedyou!blackemperor, Sigur Ros, Epic45. Fra gli ultimi ascolti Bracken e Blonde Redhead.
Elda: “Allegra compagnia post rock” anche per me! Altri miei ascolti non hanno molto a che vedere con il nostro genere…però forse…ascoltando bene potrebbero emergere alcune influenze: Pink Floyd, Ustmamò, Bjork, Massimo Volume. Ancora sono traumatizzata dalla batterista, Vittoria, nell’album “Club Privè”.
A) Grilli all’inizio del disco, alberi, nuvole: come se ci fosse una ricerca continua di un rapporto con la natura, con una dimensione più intima, lontana dai ritmi automatizzati e frenetici della città. com’è il rapporto con la vostra zona? Il lago…che io reputo fecondo di suggestioni, di scambi, di ricordi, di dolori?
Alberto: Bello...cioè io durante la settimana studio e vivo a Milano; nel week-end quando torno sul lago è come andare in vacanza, e cambiare totalmente i ritmi della giornata. Indubbiamente il paesaggio verbanese ha influenzato il nostro disco. Anche quello Torinese, forse.
Carlo: Indubbiamente la relazione che abbiamo con la natura e i luoghi dove viviamo è fortissima (non a caso il nostro primo video lo abbiamo girato in un bosco!). Viviamo nel luogo principe della malinconia (il lago appunto) e ne siamo totalmente permeati (nel bene e nel male). Questo non significa affatto essere poi sempre tristi e lamentosi ;-) Esiste una bellezza qui che non trovi in città: il silenzio, i colori, le montagne e la magia delle sere. Non sempre la senti però. L'ideale è proprio ritornarci dopo un periodo anche breve di lontananza: allora te ne meraviglierai.
Elda: Ho passato anni a lamentarmi di tutto ciò che mancasse qui: mancano i locali, la musica, le persone, le occasioni per fare nuovi incontri. Ma da poco ho capito che questa mancanza è anche una ricchezza: questo posto non sarebbe più lo stesso – ed ora il caos, o come dice Alberto ‘la movida’ , possiamo assumerlo nelle dosi che desideriamo spostandoci, suonando in altre città, andando a concerti.
A) Le soddisfazioni e le delusioni di questo periodo, che ha un po’ visto il vostro disco recensito su gran parte delle riviste specializzate e non d’Italia?
Alberto: Mah, ci fa indubbiamente piacere vedere la recensione -molto positiva tra l'altro- su una rivista come Il mucchio selvaggio, o su Il manifesto e via dicendo... Carlo: Il bello è che non ce lo aspettavamo assolutamente! In due mesi o poco più abbiamo avuto più di venti recensioni! E' sempre curioso leggere qualcuno che parla della tua musica. Ovvio, c'è chi lo fa meglio secondo me e chi peggio, ma io, per ora, ci vedo dentro nuovi stimoli in entrambi i casi. Elda: Dopo tutte quelle recensioni positive, non so che pensare. Ma ho apprezzato molto quelle più critiche, quelle che insomma mi spingono a migliorare e a ricercare. I complimenti mi imbarazzano sempre…ecco, non fatemene quando ho finito di suonare.
Alberto: Pavese era un grande, secondo me. Ho sempre amato i poeti Italiani, soprattutto quelli dell' 800/900. Mio figlio lo chiamerò Giosuè, credo. In Italia ci sono gruppi, uno su tutti i Marlene Kuntz, che apprezzo proprio perché fanno della parola (e spesso della poesia) la loro dote più vincente. Penso che non sempre questa sia fondamentale, ma è straordinario riuscire a combinare due arti (poesia e musica) e trasmettere qualcosa di unico.
A) Ho apprezzato tantissimo in concerto la poesia di Cesare Pavese…troppo spesso la poesia, la parola, vengono sottostimate dalla gente…come se ci fosse qualcosa di pesante nella “letteratura”…e poi Pavese, l’autore che ci costringono a leggere fin dalle medie…
Carlo: Mi fa piacere che tu abbia apprezzato quel pezzo. Quella canzone, "Last blues", è legata a uno spettacolo omonimo di musiche e letture (poesie ma non solo) dedicato a Pavese che sto proponendo parallelamente ai Mauve, in coppia con un ragazza alla voce recitante. Pavese te lo fanno forse odiare alle medie ma a me non è successo, probabilmente perché l'ho scoperto da solo, anzi, grazie ad una ragazza! Da adolescente mi sono appassionato alla sua scrittura (le poesie e il diario soprattutto) arrivando a sentirlo molto mio. Poi me ne sono allontanato per alcuni anni ma, evidentemente, doveva ritornare fuori sotto qualche forma.
A) Progetti e sogni per il futuro? Alberto: Mah, per ora suonare il più possibile, poi incidere un Lp in autunno, sempre per Canebagnato Records. Poi magari suonare insieme a Johnny Dorelli al Miami... ma questa è un'altra storia. Carlo: Il disco vero e proprio occuperà gran parte dei nostri pensieri per il 2007. Spero rappresenti un bel passo avanti!! Elda: Da oggi ufficialmente parte il lavoro per l’album. Mille idee, mille pensieri. Voglia di fare, di suonare, di creare. Questo è già un sogno che si avvera, si realizza giorno per giorno un pezzettino alla volta. Però esprimo qui un piccolo desiderio: suonare all’Hiroshima di spalla ai Giardini, magari ci fosse qualcuno all’ascolto…
Mi piace concludere in questo inverno dai toni primaverili, con uno sprazzo di Cesare Pavese tratto da "Prima che il gallo canti", che ho ritrovato per caso e che ben si accosta, a mio parere, alle atmosfere tracciate dai Mauve: “La cosa più strana era questa: era inverno e apparivano indizi della primavera. Certi ragazzi, dalla sciarpa intorno al collo, passavano scalzi. Qualche verde spuntava nei fossi lungo i campi brulli; e il mandorlo tendeva sul cielo rami pallidi. "
Contatti:
andrea consonni, marzo 2007
Commenti
come al solito, vedo che ci sono problemi nella spaziatura, deve essere proprio proprio una mia stortura mentale....se qualcuno riesce a darmi una mano, mi fa un piacere. poi ripagherò tutto.
and
Intervengo:) (del resto mi avevi annunciato la novità. Non li avevo ancora mai sentiti nominare, i Mauve, devo ascoltare...)
I nomi che circolano in questo articolo mi lasciano ben sperare; sia per quanto concerne la scena post rock, Slint, Mogwai, Giardini di Mirò, sia per quanto riguarda gli ascolti della band (nessuno ha dimenticato i vecchi Ustmamo e i Massimo Volume. E' una gran notizia). Soprattutto, musica per le mie orecchie la parola Hood:).
Segnalazione molto preziosa. Danke
A proposito: aggiungo per tutti
disco ordinabile qui: http://www.canebagnato.org/shop.asp
e scheda della band qua: http://www.canebagnato.org/catalogue2.asp?thisid=6
con relativi assaggini
come al solito ringrazio.......sì gli Hood, gioia anche per le mie orecchie....e mai abbastanza applauditi Ustmamò...
Dovremmo scriverne, degli Ust. Stanno finendo nel dimenticatoio dei nostalgici degli anni Novanta, è un peccato...
Riguardando le mie vecchie cose, aggiorno un po'. dei Mauve è uscito tempo fa, il loro disco d'esordio, Kitchen Love, sempre per la Canebagnato. Un disco che ha ricevuto consensi molto buoni. appena riesco metterò la recensione di questo disco. i siti di riferimento sono sempre gli stessi.