Massimo Volume

Stanze / Lungo i bordi

Massimo Volume
Ho sempre pensato che i Massimo Volume non abbiano mai avuto il loro giusto riconoscimento. Che ce li siamo goduti, sì, noi anime rock: ma meritavano di sfondare oltre quello che è capitato loro. I MV hanno inciso 4 LP e un sacco di altre “chicche” tra il 1992 e il 2001. Il punto di partenza è stato un demo di 4 pezzi, che ha visto la luce nel ’92.
 
Un anno dopo il primo LP, “Stanze”. 11 tracce + 1.
Un disco incredibilmente ruvido. La prima cosa fondamentale è che Emidio Clementi (cantante, bassista e icona del gruppo. Scrittore di romanzi e un’altra decina di attività) non canta ma recita dei testi, incastrandoli come pietra nella musica. Storie, racconti, piccole poesie, sempre scritte con coscienza e stile. Uno stile che poi negli anni l’ha reso molto stimato in tutta la scena rock e non solo italiana.
  
“Stanze” è una serie di racconti musicati, da musicisti preparati e veramente cazzuti. Una sorta di postrock d’assalto, con sprazzi di sperimentazione.
 
 
 
 
 
Si inizia con il brano che dà il nome al disco:”Stanze”, una grandinata sonora, molto spigolosa.
Dove spesso Clementi viene affiancato alla voce dalla batterista: Vittoria Burattini, una delle colonne portanti dei MV. La recitazione dei testi diventa un vero e proprio canto; aggressivo e incredibilmente trascinante. E non c'è niente fuori / non c'è niente fuori credimi / non c'é niente fuori / tranne i colori che già conosci”
“Insetti”, inizia più calma, tra ritmi tribali e chitarre sferraglianti, per poi esplodere tra le parole di Clementi, che parla di un incontro con alcune formiche. Gridando, la canzone prende corpo, grossa, finisce.
“Un sapore, tutto qui” - questa volta Vittoria recita questo testo. La musica è una pioggia di chitarra e tamburi da percuotere con forza. Poi Emidio, e i cori della Burattini, un percussivo botta e risposta:”Un sapore, tutto qui / Blu lucente”.
“Sfogliando ‘l’amore è un cane che viene dall’inferno”, è una poetica sfumatura di pianoforte e suono campionato. Un piccolissimo strumentale che apre la canzone successiva.
 
“Ronald, Tomas ed io” entra con sembianze metal. Il racconto di Emidio è una filastrocca di vita(probabilmente sua). La settimana scorsa mi ha telefonato mia madre / Mi ha detto / 'Senti Mimì, non è ora che torni a casa e ti trovi un lavoro serio, dico io' / Lei non lo sa che nel portafogli porto ancora un vecchio calendario / Sopra c'é segnata una data / 26 dicembre 1986 / Quel giorno ho fatto un patto / un giuramento con me stesso / Non sarei mai più tornato a casa / Tutto qui”.
L’apertura melodica è bellezza vera. La pulsazione è una cassa che è meraviglia per come suona e da il ritmo.
 
“Vedute dallo spazio” cade in: ”Ororo”. Ferraglia lontana. E slide di chitarra ad accarezzare. La voce di Mimì. Scenario di calma. “L’attimo in cui le macchine, i palazzi le nostre giustificazioni cessano di essere quello che sono / E diventano macchie e poi punti e poi niente assolutamente niente / Viste a quella distanza dove la gravità é solo un ricordo / La gravità che trattiene le mie urla /  La gravità che vince le mie ragioni / Le città viste dall'alto mi ricordano i viaggi nello spazio /  E' lì che vorrei essere”
Questo momento è capolavoro. Il distacco da questo momento di cauta quiete si trasforma in distorsione, rumore e ritmo. Basso, batteria e inserzioni di chitarre diventano perfezione.
E’ meraviglia il momento in cui la canzone diventa:”Ororo”.
Da pelle d’oca la musica nelle parole che diventano muro d’ascoltare.
“Avrei potuto prevedere / quando sarebbe caduta la pioggia e quanto sarebbe durata / Avrei potuto fare miei i suoi tuoni e i suoi lampi / Avrei potuto calmarla e placarla / Ora non posso guardare”.
 
“Alessandro” è un telefono chitarristico all’inizio che sembra rappresentare una sorta di ”occupato” immaginario. E’ un racconto su un ragazzo che ha una strana camminata. Con una memoria fuori dal normale. E’ una canzone d’attesa. Che sembra poter esplodere in qualsiasi momento.
Che tiene sulle spine, che fa atmosfera. E poi, sì, esplode nel finale, merito di un grandissimo groove di batteria e di stupendi arpeggi di chitarra.
Un colpo di classe dopo l’altro.
“15 di Agosto” è una scheggia impazzita di un minuto. Un punk ubriacante che si chiude collassando tra distorsioni di basso e chitarra su un breve racconto.
 
“Stanze vuote” è un delirio di rumori. Un basso allucinato che appare e scompare, una cavalcata di chitarra. Feedback, distorsione. Nessun ritmo, al limite della psichedelia
“In nome di Dio”: basso, bordo rullante e chitarre come spilli che s’insinuano, diventando ancor più grandi nelle aperture melodiche, esplodendo con la batteria. Micidiale quando le due chitarre rimangono sole a creare una dissonante armonia. Queste inserzioni sono adorabili, sì.
 
“Tarzan – Cinque stanze”: si chiude con questa accoppiata. Un micidiale mega riff di chitarra dove ancora Mimì racconta le sue storie. Le chitarre diventano rumore, distorsioni, enormi pian piano durante il pezzo. E qui ricordano alcuni passaggi dei Sonic Youth, tutta la parte centrale;la divisione tra i due momenti.
E il finale è poesia allo stato puro.
Un tintinnio di piatti, un arrangiamento di chitarre arpeggiate piene di feedback che cantano e gridano come non mai. “Quante notti ritornano accanto a me / Vorrei prendere un volo e andarmene via / E sai che vorrei / Quante volte ho pensato alle mie follie / Giochi di ombra su altari di luce viva per giungere a casa / Primavere inchiodate / spazzate via / E questa voce su un disco che gira e gira / e non è neanche mia / Quanti giorni passati a fissare il cielo / Avrei potuto ammazzarti con una mano / avessi avuto un motivo / Questi rami che crescono senza un dio / E questa voce su di un disco che gira e gira
e non è neanche mia”.
 
Durata totale: 39:13
Etichetta: Underground Records (under 001 CD)
Produzione artistica: Manuel Giannini
 
 
 
 
 
 
Emidio Clementi: Basso, Voce
Vittoria Burattini: Batteria, Voce
Gabriele Ceci: Chitarre
Egle Sommacal: Chitarre
 
 
 
Passano due anni. Cambia l’etichetta. Esce: ”Lungo i Bordi”.
Probabilmente il miglior disco. Il più trascinante, almeno a parere mio.
 
“Il primo Dio” era accompagnato da un video, credo il solo fatto dalla band o almeno l’unico che s'è visto in giro. E’ un arrangiamento melodico di chitarre perfetto dall’andamento percussivo, un arpeggio ripetuto all’infinito che entra in testa energicamente.
Un brano introspettivo e raffinato: “E c'è forza nelle tue parole / Sopra le portate lasciate a metà, i tovaglioli usati / Sopra le cicche macchiate di rossetto / Sopra i posacenere colmi / Sapevi di trovare l'uragano / Dire qualcosa mentre si e' rapiti dall'uragano / Ecco l'unico fatto che possa compensarmi / di non essere io l'uragano”.
“Il tempo scorre lungo i bordi” è la prima pietra preziosissima di questo album. La mia preferita dei MV. Entra con suoni di chitarra che sfiorano velatamente cassa e charleston e dei “pallettoni” di basso.E’ quiete controllata e sentita. Armonici a cascata.
“Perchè questi pensieri? / Non è la solitudine / Non vaghiamo dentro una stazione / E su queste pareti non ci sono date né nomi né cuori incrociati / Sono gli adesivi sulle pareti / E' il tempo che scorre lungo i bordi / Ascolta ogni cosa qui dentro aspetta un segnale /Puoi leggerlo nelle linee della mano / o nei tuoi volti passati appesi intorno”.
Poi è esplosione. E’ tutto meraviglioso, tutto dannatamente meraviglioso.
L’andatura delle parole di Mimì che trascinano lungo i bordi.
“Sono gli adesivi sulle pareti / E' il tempo che scorre lungo i bordi / Siamo io e te appoggiati su queste sedie / io e te su queste sedie / ad aspettare”.
 
Ritorna ora la quiete rumorosa, delizioso l’arrangiamento di chitarra, miele per le orecchie. Tutto poi finisce, stupendo. “Inverno ‘85”
E’ con una marcia di batteria e i soliti, nervosissimi, arpeggi di chitarra. E dove poi la batteria si muta, le chitarre ti prendono dentro, nell’anima. Delizia questo passaggio del testo:” Tutto quello che avrei voluto era essere lui / nell'attimo in cui canta - Mi sento come il soffitto di una chiesa bombardata”. Quando il suono collassa e porta nel finale, ubriaco e traballante.
 
“Frammento1” è un’incisione di feedback e arpeggi di mille chitarre che si susseguono.
Un paio di minuti di strumentale ancora di memoria Youthiana. Poi... “La notte dell’11 Ottobre” calma, entra. Creando una grande atmosfera. Un infinito giro di batteria, bellissimo, chitarre dissonanti e un racconto soffocante di Clementi a completare il quadro. Le parole di Mimì che regalano suspence donano alla musica quel tanto di reale e palpabile che sembra di essere davvero all’interno del brano, senza fiato come il protagonista.
 
“Fuoco fatuo” entra massiccia e spigolosa, corrosa di chitarre distorte e piatti e tamburi nervosi.
“E la notte / la notte ho ascoltato il traffico / profondo come una sinfonia / fa pensare al nostro dentro conquistato / e poi sempre squarciato, perduto”.
Bellissima la parte d’arrangiamento nella parte centrale che poi sfocia e inonda fino alla fine bagnando malata le coste del nostro ascolto.  Martellante e percussiva, un altro grosso pezzo.
“Per farcela” è ancora delizia.  “- Ho ucciso molti uomini - mi hai detto / - E' come se lo avessi fatto e non averlo fatto è stato proprio come averlo fatto / Tu non sai di cosa sto parlando /ma è così che finirà / un giorno improvvisamente“.
Ci sono un basso che è stupore per le orecchie e batteria da toccare e sentirsi addosso. Sono chitarre che avvolgono. E’ ritmo e atmosfera pura. Una musicalità che raramente riesci a trovare. Ricercatezza nei suoni, sudore. Ore passate sugli strumenti ad ascoltare, a sentirsi, ad odorare le note.
Da assaporare, come un buon bicchiere di vino.
 
“Meglio di uno specchio” entra come nelle migliori canzoni degli Afghan Whigs.
Tirata e nervosa, melodicamente distorta. La batteria lancia mattoni di rullante e il basso colpi difficili da digerire. Il testo è da incorniciare tra i sali e scendi della musica.
“A Torino passeggiavamo / Tra i negozi del centro tu mi hai detto / - Ho passato vent’anni ignorando di avere un corpo /Poi è stato come se un auto entrasse a 180 all'ora / dentro una di queste vetrine”. E poi ancora:” - Voglio essere il tuo specchio - lei dice / e apre la borsetta da cui tira fuori uno specchietto per il trucco / Se lo mette di fronte
e mentre fa passare lo specchio sul corpo di lui lo specchio riflette la sua immagine / - Questa è la tua faccia – dice / - Questo è il tuo petto  dice / - Visto? Non sono meglio di uno specchio?”
.
Una canzone fantastica. FANTASTICA.
 
“Pizza Express” entra ed è degna di una colonna sonora di un film giallo.
E’ basso che meraviglia. E’ scarna di chitarra che entrano ed escono dalla scena. Ancora un’altra incredibile atmosfera che rispecchia alla perfezione il racconto di Mimì. Un incontro con il personale di una pizzeria d’asporto che definirei abbastanza particolare.
Il finale è solo armonia di chitarre che cacciano armonici, feedback e clibrati rumori, fatti e curati alla grande.
“Da qui”: “Vivo in un posto dove tutto quello che accade sembra accadere per caso / Una strada attraversa il paese / Il paese è quella strada / Nessuno ha scelto di vivere qui / Ma c'è qualcosa che ci trattiene / Perchè anche se non c'è amore a volte a volte c'è qualcos'altro”
22 secondi in cascata con la chitarra. Per entrare nel pezzo successivo.
“Nessun ricordo” è  ancora magia. Un gusto incredibile per gli arrangiamenti.
Splendide le aperture melodiche strumentali più pompate e rumorose.
Altrettanto belli i momenti in cui ci sono i versi di Clementi, che parla di ricordi, foto e luoghi.
Un’altra dimostrazione di incredibile bravura sonora e di melodia.
 
“Ravenna” chiude questo disco.
“C'abbiamo provato e abbiamo creduto di farcela / Malgrado le palme, le panchine / le facce di camerieri in camicie da quattro soldi / C'abbiamo provato e abbiamo creduto di farcela / E abbiamo camminato / incontro a tramonti muti che si ha pudore di guardare / E abbiamo dimenticato i nostri corpi inadeguati / Sperduti, abbiamo riso / Le nuvole sono immobili e senza contorno sullo sfondo”
Ritmo controllato. Tranquillo. Seduto. A ricordare.  Alcuni saliscendi. Una traccia che lascia ricordare. Che ti guarda dentro. Ti fa guardare dentro. La batteria, il basso, le chitarre sono sempre così belle d’ascoltare. E così sia. Il finale è scarnificazione e rumore schizofrenico, cosparso di voci.
 
Emidio Clementi:Basso, Voce
Vittoria Burattini:Batteria, Voce
Gabriele Ceci:Chitarre
Egle Sommacal:chitarre
 
 
 
 
 
Durata totale: 38:57
Etichetta: Mescal - Mercury (Polygram). Edizioni Essequattro.
Produzione artistica: Massimo Volume e Fausto Rossi
Discografia essenziale e Brevi note:
 
Demo (autoprodotto, 1992)
Stanze (Underground records, 1993)
Lungo i bordi (Mescal – Polygram, 1995)
Da Qui (Mescal – Polygram, 1997)
Club Privé (Mescal – Polygram, 1999)
Almost Blue O.S.T. (Cecchi Gori Music – Emi, 2001)
 
Il perché del nome Massimo volume:"Era il 1991, al tempo provavamo in cantina con un'attrezzatura infame, avevamo solo due vecchi amplificatori, così per poter sentire il suono dicevamo in continuazione: Massimo volume, alza al massimo volume".
 
Approfondimenti in rete:
 
 
Mele Fabio, Settembre 2006
ISBN/EAN: 
000

Commenti

Stasera vengo a sistemare un po' la grafica. Il pezzo è enorme, caraffata di storia del postrock - d'un gruppo giustamente scaruffiano, come suggerirebbe Closer. Ave Fa'!
(t'ho capito, t'ho capito... grosso;) )

Al massimo.

Al volume!

Spero che qualcuno scopra quel che sono stati grazie a questo tuo scritto, è la cosa più bella che possa capitare - proprio in considerazione delle loro ingiuste sorti. Grazie Fa'.

è che... "Ho passato vent'anni ignorando di avere un corpo
Poi è stato come se un auto entrasse a 180 all'ora
dentro una di queste vetrine"

e poi...

"Tutti quegli oggetti, sfere, cubi
qualcosa da afferrare, una pallottola alla fine"

"sono gli adesivi sulle pareti" lo so. e te devo fa' le statuette... ce l'ho segnato, tranquillo! ; )

"... è nella pioggia oggi il vostro grido... è nella pioggia oggi il vostro grido... "

"... poi comincia la polvere. poi comincia la polvere."

Ci son venuto qui per colpa vostra e orduqnue ballo. Anzi, scarico. Diciamo che. Vorrei però. Vabbè. Statememi bene. Anzi. State bene. Lo so :-D

Cordon Bleu!

9) no, pollo con peperoni. Ti devo insegnare tutto.

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