Sospeso tra leggerezza e riflessività, armonia e disincanto, stupisce, coinvolge, emoziona, cresce dentro ascolto dopo ascolto: l’ultimo disco dei Marlene Kuntz, “Senza Peso”, del 2003, ogni volta è più profondo, più toccante, ogni volta che si preme play e parte “Sacrosanta verità” - prima canzone dell’album - si ha l’impressione di avere a che fare con un disco dalle molteplici sfumature, un capolavoro stilistico e musicale, uno scrigno che, al proprio interno, contiene quattordici gioielli di pregevole fattura.
“Senza Peso” è un disco che incanta e lascia senza parole: più meditato e riflessivo, è un album che vede la luce nella fredda Germania, e riflette le influenze mitteleuropee nelle sonorità e nel tono cupo e romantico che pervade tutto l’album.
Godano è un poeta profondo, fascinoso, camaleontico e sempre pronto a stupire, e questo si sapeva leggendo gli splendidi testi dei precedenti lavori discografici: ma in “Senza Peso” l’atmosfera sembra ancora più affascinante, le parole e i concetti ipnotizzanti manifestano ancor di più le proprietà linguistiche dell’autore dei testi dei Marlene.

Già dalla bellissima copertina, serie di scatti presi al volo sui tetti metropolitani in un cielo celeste e sporco di vernice, capiamo di avere a che fare con un capolavoro musicale: quattordici canzoni, tredici più un’ultima traccia strumentale - definita, come le altre presenti in altri dischi, “spora” - lunghissima e tremendamente bella, un fluire di suoni superbi, accompagnati da un magistrale pianoforte, un percorso tra parole – suoni - pensieri di indispensabile profondità, a partire dalle grida di sfida e sfogo di “Sacrosanta verità”, dove Cristiano canta “Sono stufo di quello che le parole non dicono quando vengono dette passando in rassegna combinazioni del cazzo di pensieri stupidi, che con un soffio svaniscono, come quelli di chi non capisce quel che fin qui è stato detto e chi un giorno capirà meno stupido sarà e così la tv, per esempio, si rifiuterà di invitare a darsi pena per lui, distraendolo un po' e rendendogli sorda la sua esistenza così poco speciale” contro tutte le banalità da talk show costanziani.
In “Ci siamo amati” Cristiano racconta la naturalezza coinvolgente di un orgasmo che “è successo solamente pochi secondi fa”.
“Notte” è delicata e profonda, a tratti molto triste, una intima e struggente descrizione di una storia d’amore destinata a finire.
Coinvolge l'aggressività del primo singolo “A fior di pelle”, mentre l’evocativa “Danza” ricorda l’oscurità di una tetra sala da ballo viennese, e attrae per il modo in cui Godano sussurra il testo.
Contrasta con la precedente la graffiante e abrasiva chitarra di “L’uscita di scena”, che si concentra sulla tristezza di una storia d’amore finita mentre Godano grida “Quel che piacerebbe a me è una specie di neutralità a passione zero. Quel che piacerebbe a me è un'indifferenza orribile... più o meno”.
La surreale e simbolica “Schiele, lei, me” torna su tematiche austriache ed evoca spettri e scheletri; “Ricordo” è un altro esempio di toccante poesia sussurrata, mentre “Lubricità” è una splendida cavalcata sonora in puro stile Marlene Kuntz.
“Laura” è una meravigliosa canzone che narra di un amore finito in tragedia, incanta e commuove.
“Secondo chi vorrà” è una dura canzone cantata con tutta la rabbia dei Marlene prima maniera, “Fingendo la poesia” unisce in maniera unica e armoniosa la leggerezza poetica dei testi e la quiete della musica, ed infine la splendida “Scorre” recita ciclicamente: “Scorre. Tutto scorre in tempo immoto alla sua fine: è l'indizio di un principio senza un fine?”.
La suggestiva e ipnotica psichedelia della “Spora n°101” chiude come meglio non si poteva questo percorso nel caleidoscopico mondo musicale dei Marlene Kuntz, attraverso l’inconscio dei sentimenti umani.
Meravigliose le foto nel libretto, che ritraggono fredde, cupe e decadenti realtà metropolitane, stupende come l’album dei Marlene, che ancora una volta non deludono le aspettative dei tanti fan che ormai li considerano a ragione come la miglior rock band italiana, alla pari con gli Afterhours.
Cambiano strada, virano ed esplorano luoghi sconosciuto nello spazio e nel tempo, viaggiando con le parole e attraverso le parole, ma non tradiscono le aspettative, a dispetto di tanti critici che si scandalizzano nel non sentire più il classico noise arrabbiato e isterico dei Marlene, senza comprendere che i ragazzi di “Catartica” sono ormai cresciuti, e “Senza Peso” testimonia la loro completa maturazione artistica e musicale. Un album di pura poesia.
TRACKLIST:
1. Sacrosanta verità
2. Ci siamo amati
3. Notte
4. A fior di pelle
5. Danza
6. L'uscita di scena
7. Schiele, lei, me
8. Ricordo
9. Con lubricità
10. Laura
11. Secondo chi vorrà
12. Fingendo la poesia
13. Scorre
14. Spora n°101
DISCOGRAFIA:
Catartica (1994)
Il Vile (1996)
Come di Sdegno (1998)
Ho ucciso paranoia (1999)
H.U.P. Live In Catharsis (1999)
Che Cosa Vedi (2000)
Cometa (2001)
Senza Peso (2003)
Fingendo la Poesia (2004)
Bianco Sporco (2005)
BREVI NOTE BIODISCOGRAFICHE
I Marlene Kuntz si formano a Cuneo alla fine degli anni Ottanta. All’inizio sono solo Riccardo Tesio (chitarra), Luca Bergia (batteria). In seguito si aggiungeranno Franco Ballatore (basso) e Cristiano Godano, che prima scriveva solo i testi, ma ben presto divenne anche il cantante del gruppo. Traendo spunti e riferimenti dal rock noise e rumoroso dei Sonic Youth, negli anni Novanta iniziano a registrare e a farsi notare in giro con alcuni concerti, finché non vengono notati da Gianni Maroccolo e Giovanni Lindo Ferretti dei C.S.I che permettono loro di incidere il primo disco, “Catartica”. Il bassista Ballatore lascia il posto a Dan Solo, e nel 1996 la band incide “Il vile”, album della definitiva consacrazione. È poi il turno di “Come di sdegno”, un EP, che anticipa il terzo album, “Ho Ucciso Paranoia”, del 1998. Poi ci sarà il live “H.U.P. Live In Catharsis”, e nel 2000 “Che cosa vedi”, più leggero e delicato, con il quale il gruppo abbandona il rumore dei primi dischi per ricercare una maggiore purezza musicale e letteraria, raggiungendo anche un notevole successo di pubblico. Continua il loro lavoro di ricerca e sperimentazione con “Senza Peso”, nel 2004, ed è appena uscito l’ultimo disco del gruppo, “Bianco sporco”, al quale manca lo storico basso di Dan Solo, che ha lasciato da poco la band.
Approfondimento in rete: Sito ufficiale; ondarock.
Marlene Kuntz in Lankelot:
Antonio Benforte, 29 marzo 2005.
Recensione apparsa originariamente sul sito www.ciao.it e su www.lankelot.com.
Commenti
però, sai, questo Senza Peso (e anche il successivo Bianco Sporco) non mi hanno appassionata così tanto come i precedenti.. che sia il segno di una vecchiaia irrefrenabile, l'incapacità di accettare i cambiamenti? :/
Non lo so, cara Silvia.
Il cambiamento c'è stato, ed è evidente. Molta più riflessività, testi enigmatici, manca tutta la rabbia dei precedenti dischi.
Ma questo disco, con alcune delle sue canzoni, continua incredibilmente ad affascinarmi.
archivio MK+copertina!
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