Marlene Kuntz

Il vile

Marlene Kuntz
 Gli esperti dicono che il secondo album è sempre il più difficile. Soprattutto quando il primo album si chiama Catartica, e contiene perle tipo: “Nuotando nell’aria”, “Sonica”, “Canzone di domani” e compagnia cantando. Ma i Marlene Kuntz se ne escono fuori con un signor secondo album, migliore del precedente, arrivando ad un livello artistico che poche altre volte ripeteranno in futuro. Un disco, “Il Vile”, senza cali di tensione. Un preziosissimo gioiello di alternative rock cantato in italiano.
Già dalla prima traccia,3 di 3, si capisce molto, o quasi tutto. Una colorata alla Sonic Youth di chitarre. Un bassone da leccarsi i baffi. Allucinogena l’atmosfera che lievita e ti gira intorno. La strofa è di una bellezza siderale, la voce di Godano è un sussurro erotico, che ammalia, poi diventa quasi un grido prepotente per scuoterti ed intimorirti. I ritornelli sono delle giuste pennellate di colore che pompano distorsioni e cori suffusi. Il solo è uno strampalato squarcio sonoro. La fine è un ritorno all’inizio. “Che cosa importa se non ci credi che ti può piacere / Cosa comporta considerare se è vero amore oppure no”.
L’intro di Retrattile è un ballo voce–chitarra, tamburi. Quando il ritmo entra, il basso si contorce in un giro a dir poco spettacolare. Gli incroci chitarriferi nel ritornello sono delizie allo stato puro. La parte centrale è un tribale basso e batteria devastante che riesplode poi nel ritornello: “Probabilmente io meritavo di più”. Il finale è un pirotecnico gioco di distorsioni e fischi, violentachitarre in un vortice ritmico pazzesco. Ancora “Probabilmente io meritavo di più”e tutto finisce.
L’agguato è ancora un gioco di chitarre ubriache, che poi si riallineano con basso e Batteria. Una delizioso intro, non c’è che dire, che poi lascia spazio alla voce di Godano:“Esiziale, secco e disumano / scarto di secondo che vale tanto / quanto una vita che è più finita / di una resa mai incominciata / Musicala questa traversata / dal mio nido a quello della mia amata” e poi ancora: “L’auto fila via liscia carezzata dal vento che è biscia e morbido striscia sulle lamiere madide al sole giallo di guai”. E poi prosegue ancora con questa atmosfera, decisamente bella. Da ascoltare ad occhi chiusi: “Raro come l’arcano da serbare prezioso come un mare da salvare a proposito della mia vita”. Poi tutto s’incupisce ancor di più. Tra grida di chitarre e di voci. Quasi silenzio, quasi quiete. poi l’esplosione è la canzone si trasforma. Basso e voce sopra gli altri le chitarre sussurrano e poi ululano prepotentemente nello strumentale che chiude la porta.
Cenere ha un attacco ritmico impressionante. Le chitarre ancora a duettare per smorzarsi nel basso e batteria, con la voce, in un altro ritmo quasi tribale. Lo scoppio sul ritornello. “Io sarò cenere su cenere”. Urla Cristiano le sue pene sessuali. “Io non intendo ma piange forte il mio cuore: sai perché? Non ti so scopare”. Tre minuti rabbiosi.
Come stavamo ieriè un episodio più quieto dei precedenti. Un rincorrersi di chitarre, arpeggi, note e suoni di pura bellezza. “Come stavamo ieri... sarà così domani? Dimmi di si”. Praticamente il ritornello è sostituito da uno strumentale magnifico, spazzolato ancora dalle chitarre che cercano, acide, lo spazio tra distorsione e melodia. “Quanto fa male ritornare al gelo dei sorrisi uccisi / dalle nostre lacrime / Quanto fa male devastare gli argini del nostro scorrere / la terra è fradicia anche al sole oramai”. E poi…il finale, a sorpresa; un delirio assoluto di distorsione batteria-basso-chitarre. Completamente fuori dallo schema della canzone. Dieci secondi di pura follia, che si lascia andare ancora a feedback e rumori fino alla fine.
OverFlash. Ovvero: “voglio una figa blu”. Un treno. Sopportato da una massiccia ritmica. Dalle solite eccellenti inserzioni chitarristiche di Godano e Tesio che tessono insieme le trame del ritornello e dello strumentale devastante, storto, ubriaco. Sì. Nel finale, il ritmo cade, solo basso, batteria e voce; insieme, si smorzano e scompaiono.
Alziamoci in piedi ed ascoltiamo Ape Regina. Sicuramente tra le migliori tre canzoni dei Marlene Kuntz. Un’altra sorta di ritmo tribale, di rito. Di allucinante devastazione sonora. Da incorniciare: il testo. Un saliscendi doloroso, splendido, sofferto.
Un incessante ritmo che ti entra dentro e ti scuote. La perfezione fatta canzone. Non c’è che dire. Da ascoltare, ascoltare, ascoltare. Tanto non stanca mai. Delizia allo stato puro la strofa, devastanti le cadute e la quiete apparente. Strabiliante l’interpretazione di Godano nel finale: “Nasconderò / con miele colante / il vuoto che avanza / io, ora / nasconderò / dove vivevi tu / dove vivevi solo tu”. Da brividi.
L’esangue Deborahè il naturale proseguimento della traccia precedente. Un gioiellino di melodia pura. Calma. E sorprendentemente commuovente. A far sognare è ancora la trama voce-chitarre. Spaziali gli strumentali. Dove è veramente facile farsi cullare ad occhi chiusi.“L’esangue Deborah / commuove gli angeli / e il cielo è fuoco splendido d’amore / L’esangue Deborah / congeda l’anima”. Da ascoltare e riascoltare più volte. Delizia il finale soprattutto per il sontuoso giro di basso di Dan Solo.
Ti giro intornoinizia in maniera assai strampalata. La voce di Godano sfiora la stonatura ma è… come dire, egualmente perfetta e delicata. “Come i fiori al campo danno voluttà / (e non puoi contarne intero il numero) / così saziami con generosità: / tu sei la gioia, e smaglio attratto e cereo”. L’atmosfera che si ricrea è decisamente accattivante ed è facile cadere tra le braccia di questa non comune melodia. “Ho contratto intesa con lo spirito / ora è nudo e vedi? Non ragiona più / Come una falena ai lumi palpita / io vado dritto al suono dove imperi tu”. Allucinante l’incrocio chitarristico, ancora. Da applausi l’esplosione soffice, sui ritornelli. Rude e armonioso il finale.
E non cessa di girare la mia testa in mezzo al mare è un altro bel treno rumoroso, tra cori e inserti chitarristici davvero ottimi: “Tempo è un treno che passa / ma non è un dramma dire che è vero / ma si sa che ci manca la faccia quella giusta per prenderlo al volo”. Alla continua ricerca della melodia che viene poi trovata nella seconda parte della canzone, leggermente più distesa dell’inizio, che ripete diverse volte la frase del titolo. Un altro bell’episodio, tra melodia e rumore.
Il Vilechiude in bellezza l’album. Uno sfogo iniziale tra chitarre slabbrate e un ritmo vorticoso di basso e batteria. Cattivissimo il ritornello:“Ho onorato il vile”. Bellissimo e inquieto lo special che lancia il finale strumentale dilatato e lunghissimo: “Vorrei colpire al cuore / e conquistare il tuo stupore / ma è così dura, credi / e sento che non lo so fare / non lo so fare”. Spettacolare e decisamente sonicyouthiana, la canzone sparisce tra armonici e feedback. Ricompare subito la voglia di ascoltare.
Tra Cuneo e Firenze, fra novembre 1995 e febbraio 1996.
Hanno suonato:

Cristiano Godano
: Voce e chitarre.
Riccardo Tesio: Chitarre.
Luca Bergia: Batteria.
Dan Solo: Basso.
Produzione Artistica: Marco L. Lega.

DISCOGRAFIA ESSENZIALE
Catartica (1994)
Il Vile (1996)
Come di Sdegno (1998)
Ho ucciso paranoia (1999)
H.U.P. Live In Catharsis (1999)
Che Cosa Vedi (2000)
Cometa (2001)
Senza Peso (2003)
Fingendo la Poesia (2004)
Bianco Sporco (2005)
Approfondimento in rete: Sito ufficiale; ondarock.
 

Fabio Mele, agosto 2005. Recensione apparsa in precedenza su Lankelot.com
 
ISBN/EAN: 
0724384911621

Commenti

"Alziamoci in piedi ed ascoltiamoApe Regina. Sicuramente tra le migliori tre canzoni dei Marlene Kuntz. Un?altra sorta di ritmo tribale, di rito. Di allucinante devastazione sonora. Da incorniciare: il testo. Un saliscendi doloroso, splendido, sofferto.
Un incessante ritmo che ti entra dentro e ti scuote. La perfezione fatta canzone. Non c?è che dire. Da ascoltare, ascoltare, ascoltare. Tanto non stanca mai. Delizia allo stato puro la strofa, devastanti le cadute e la quiete apparente. Strabiliante l?interpretazione di Godano nel finale: ?Nasconderò / con miele colante / il vuoto che avanza / io, ora / nasconderò / dove vivevi tu / dove vivevi solo tu?. Da brividi."

> ;). brr.

copertina+archivio MK

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