Mancini Henry

Touch of Evil

Autore: 
Mancini Henry

Molti di voi si ricorderanno del piano sequenza iniziale dell'Infernale Quinlan ("Touch of evil"), del suo cupo bianco e nero affidato alle cure di Russell Metty: elementi di un film diventato negli anni oggetto di studio e di infinita ammirazione per i più attenti cinefili ed amanti del noir classico.

L'inquietante vicenda del capitano Henry (Hank) Quinlan, il poliziotto diventato assassino dopo un passato irreprensibile, intento ad esercitare su una cittadina di frontiera tra il Messico ed Arizona la sua personalità di essere diabolico e geniale, uso fabbricare prove per incastrare i colpevoli da lui individuati grazie al suo intuito criminale, come una sorta di giustiziere della notte più evoluto, immorale e meno simpatico, trova perfetta risposta nell'interpretazione e regia dell'elefantiaco Orson Welles: un "tocco", in questo caso, tutt'altro che "maligno" che ha nobilitato il romanzo di With Masterson, peraltro piuttosto ordinario ed artisticamente inferiore alla sua trasposizione cinematografica.
Una storia che non difetta né di realismo, né di violenza e morbosità; quel tanto che rende "The touch of evil", nel panorama degli anni '50 americani, un'opera sicuramente diversa dallo standard dei thriller contemporanei.
In questo senso è stato essenziale l'apporto della colonna sonora, anch'essa poco in linea con quanto ascoltato fino ad allora nelle sale cinematografiche.
Henry Mancini (Cleveland 1924-Beverly Hills 1994), da lì a poco autore di canzoni di successo (Moon River, The Days of Wine and Roses ) e di numerose musiche sia per il cinema che per la televisione (The Benny Goodman Story, The Glenn Miller Story, The Pink Panther, Peter Gunn, Victor Victoria, altri cento titoli e quattro oscar), era un recente acquisto della Universal; ormai ben introdotto nell'olimpo hollywoodiano, presto contribuì ad orientare la struttura delle colonne sonore verso un jazz più moderno.
In questo senso l'incontro con Orson Welles fu particolarmente felice: il film richiedeva un particolare realismo e le musiche di Mancini furono la scelta più coerente, non tanto per l'intrinseca qualità artistica, quanto per la loro sintonia con il ritmo incalzante, l'alternarsi di piani-sequenza, brevissime immagini, volutamente cupe, in bianco e nero che caratterizzano tutti i novanta minuti della pellicola (nella sua versione mutilata); tanto che, pochi anni dopo, delle opere del nostro compositore italo-americano, di Johnny Mandel e di Elmer Bernstein (il suo celebre "Uomo dal braccio d'oro", pur non essendo un thriller, non è estraneo ai canoni afroamericani) si è parlato di "crime jazz".
Dicevamo della morbosità che caratterizza gli ultimi giorni criminali del capitano Quinlan e del suo antagonista Vargas (un Charlton Heston nelle vesti di poliziotto integro e positivo): la musica, con efficace senso descrittivo e coerente con l'ambientazione ai confini col Messico, miscela jazz ed atmosfere latine, rock'n'roll, rendendo così ancor più dinamico ed inquietante il capolavoro di Orson Welles.
Nessuna concessione a quel sinfonismo che prima di allora aveva generato i grandi capolavori holliwoodiani: in "The touch of evil" sono banditi gli archi, prendono il sopravvento i fiati e le percussioni per un efficace e stridente impasto sonoro, con chiare influenze afrocubane, ideale per descrivere lo squallore dello scenario urbano dove avvengono le imprese criminali di Quinlan e della teppaglia di confine.
Le registrazioni furono appannaggio di un gruppo di esperti jazzisti: tra le loro fila grandi nomi della musica afroamericana, come i fratelli Candoli alle ance, Plas Johnson sax tenore, Ray Sherman, Marvin Ashpaugh e Lyman Gandes al piano, Red Norvo e Larry Bunker ai vibrafoni, Ted Nash al trombone, Dave Pell sax baritono, Bob Bain e Barney Kassel alle chitarre, Arthur C. Smith e Ethmer Roten Jr. ai flauti, Jack Costanzo e Mike Pacheco alle percussioni; qui intenti ad interpretare, non solo pezzi più strettamente jazzistici, ma anche brevi brani meglio definibili come rock'n'roll.
Il vero realismo di cui ho dato conto però non nasce tanto dall'uso di generi musicali più coerenti all'ambientazione del film, quanto dagli stratagemmi cinematografici che caratterizzano le incursioni sonore; non più grandi sinfonie che accompagnano lo scorrere delle immagini, in qualche modo calate dall'alto per creare maggiore pathos nello spettatore; tutto nasce rigorosamente dalla realtà: ora una musica, anche un po' volgare, che proviene da una bettola, ora da un juke-box o da un'auto, ora da un musicista di strada o da una radio a tutto volume (pensiamo all'ambigua e violenta scena dove Susan Vargas - Janet Leigh viene aggredita e narcotizzata dalla banda di teppisti).
Accenni a valzerini con pianola, un po' retrò e nostalgici (Tana's theme), quasi come suonasse un carillon, e peraltro in sintonia con una irriconoscibile Marlene Dietrich, si insinuano in brevi brani dove le percussioni, bongos e conga su tutti, la fanno da padrone: atmosfere più jazzistiche dove appare la figura perversa di Quinlan e più rockettara quando la scena si apre sulla teppaglia e sui bassifondi della città.
Questa la sequenza dei tracks:

1. Main title: 3:29;
2. Borderline Montuna: 2:02;
3. Strollin'Blues: 2:39;
4. Orson Around: 2:46;
5. Reflection: 3:00;
6. Tana's Theme: 2:25
7. Flashing Nuisance: 1:36;
8. Something For Susan: 0:53;
9. The Boss: 1:04;
10. Rock Me Sleep: 2:38;
11. The Big Drag: 2:20;
12. Ku Ku: 2:42;
13. Son Of Raunchy: 3:00;
14. Lease Breaker: 2:44;
15. Background For Murder: 7:16;
16. Barroom Rock: 1:15;
17. Pigeon Caged: 1:37;
18. Blue Pianola: 3:09;
19. The Chase: 0:59;

The Universal - International Orchestra diretta da Joseph Gershenson.
Arrangiamenti di Henry Mancini e Russ Garcia.
Registrato presso gli Studi Universal, California, il 17 gennaio 1958.

Un consiglio per gli acquisti che in realtà non è altro che un pretesto per ricordare quanto "Touch of evil" sia un film apprezzabile anche da versanti fino ad ora meno considerati, colonna sonora compresa: il Cd in questione, che sono riuscito ad acquistare dopo mesi di ricerche, probabilmente era l'unico o tra i pochissimi esistenti in Italia.
Per averlo rimangono due vie: rubarmelo o importarlo dall'estero.
Altrimenti guardatevi il film che è meno complicato.

                        

"Touch Of Evil" - original motion picture soundtrack - music composed by Henry Mancini - Fresh Sound Record - FSCD 2016 -

Il film: A touch of evil (L'infernale Quinlan) - USA 1958

Regia: Orson Welles
Sceneggiatura: Orson Welles dal romanzo di Whit Masterson
Fotografia: Russell Metty
Musica: Henry Mancini
Cast: Charlton Heston, Orson Welles, Janet Leigh, Marlene Dietrich, Joseph Callaia, Akim Tamiroff, Ray Collins, Dennis Weaver, Zsa Zsa Gabor, Mort Mills,Victor Millan, Joseph Cotten, Mercedes McCambridge.

"Era uno sporco poliziotto, ma a suo modo era anche un grand'uomo" (Tana-Marlene Dietrich)

Recensione già pubblicata su ciao.it il 17 novembre 2006 e qui parzialmente modificata.

ISBN/EAN: 
00

Commenti

"Henry Mancini (Cleveland 1924-Beverly Hills 1994), da lì a poco autore di canzoni di successo (Moon River, The Days of Wine and Roses ) e di numerose musiche sia per il cinema che per la televisione (The Benny Goodman Story, The Glenn Miller Story, The Pink Panther, Peter Gunn, Victor Victoria, altri cento titoli e quattro oscar),"

presentazione sintetica e esemplare. Non può non accendere lampadine.
(segnalo ad Ian questo tuo testo, appena lo vedo. Sarà interessatissimo, da cultore di OW e di Quinlan)

"si è parlato di "crime jazz".

Non conoscevo la definizione ma in testa adesso ho Peter Gunn, che ha davvero qualcosa di criminoso:). dum dum dum dum dum dum dum dum...

"in "The touch of evil" sono banditi gli archi, prendono il sopravvento i fiati e le percussioni per un efficace e stridente impasto sonoro, con chiare influenze afrocubane, ideale per descrivere lo squallore dello scenario urbano dove avvengono le imprese criminali di Quinlan e della teppaglia di confine."

> saranno dieci anni che gli archi sono tornati a infestare il cinema - e non solo. Come sempre, l'esperienza estetica è piacevole quando assume il connotato della (relativa) novità. Interessante il discorso sulle influenze afrocubane (penso nel pop a band come i canadesi Apostle of Hustle, per capirci: tutto torna regolarmente).

(il DUB ha regalato reggae tecnologico all'occidente europeo. Il dub contaminato è comunque una sonorità non bianca. Pensa alle musiche di Craig Armstrong di oggi: archi + elettronica, dub + sinfonica. Curioso melting pot)

"il Cd in questione, che sono riuscito ad acquistare dopo mesi di ricerche, probabilmente era l?unico o tra i pochissimi esistenti in Italia.
Per averlo rimangono due vie: rubarmelo o importarlo dall?estero."

In effetti non ne avevo mai sentito parlare. Metto in moto i miei negozi preferiti di Roma, vediamo che succede (ho un asso nella manica, Elastic Rock di viale dei Quattro Venti. Non un posto alla Feltrinelli, dove giusto pochi giorni fa - mi ci trovavo per un ERRORE - m'è stato detto: "Ma che li ordini a fare qui questi dischi" > tra questi, un disco Warner ma di band alt rock elegante e intelligente. Significa che nemmeno si votano al mainstream: selezionano la feccia o il più digeribile del mainstream. Feltrinelli NEVERMORE).

Grazie Lupo!

(a margine: nota la finezza, chiedo se hanno tre dischi e subito sanno che andrebbero ordinati o là vanno a parare. Oh, mica domandavo i Vampire Rhodents. E che cazzo).

Ho un ricordo preciso di questo film.
Ho vivo anche il ricordo di un suono sordo di maracas e tromba, di questa musica che ?con efficace senso descrittivo e coerente con l?ambientazione ai confini col Messico, miscela jazz ed atmosfere latine, rock?n'roll, rendendo così ancor più dinamico ed inquietante il capolavoro di Orson Welles?, un Quinlan, trasudante grasso, un essere diabolico, pronto a fabbricare prove per incastrare i colpevoli. Me lo ricordo ?grasso, brutto e cattivo? ma grande.
La musica è veramente protagonista ?una musica, anche un po? volgare, che proviene da una bettola, ora da un juke-box o da un?auto, ora da un musicista di strada o da una radio a tutto volume?
E ricordo ancora la scena finale quando Quinlan si allontana galleggiando come un cetaceo moribondo nella notte, sulle note della nostalgica pianola di Tanya: ?Accenni a valzerini con pianola, un po? retrò e nostalgici (Tana?s theme), quasi come suonasse un carillon, e peraltro in sintonia con una irriconoscibile Marlene Dietrich, si insinuano in brevi brani dove le percussioni, bongos e conga su tutti, la fanno da padrone: atmosfere più jazzistiche dove appare la figura perversa di Quinlan?

Splendida recensione.

Raffaella

Sicuramente ci sono archi aearchi. Come "classicista" sono predisposto come non mai al loro ascolto.
Ma sicuramente una cosa sono le composizioni (con archi) di un Herrmann (le consiglio vivamente), altro le composizioni magniloquenti e ripetitive che sentiamo troppo spesso in certi kolossal made in USA.
Riguardo la reperibilità, questo, come Cd di musiche tipo "Quel treno per Yuma" (le sto cercando giusto adesso), credo siano rintracciabili soltanto con l'uso della rete e non con i canali ufficiali, mediante negozi specializzati.
L'esperienza insegna.
Il tutto accompagnato da portafogli che si svuotano con velocità incredibile........

Ricordo bene il film e la sua raffinata colonna sonora. Di Welles il capolavoro immortale resta comunque (a mio avviso, e credo non solo a mio avviso) Quarto potere (Citizen Kane) del quale però la colonna sonora mi rimase meno impressa. Misteri del grande cinema o, semplicemente, in questo caso, la musica è una componente fondamentale più che in Citizen Kane. Ma dovrei rivedere per esserne certo.

A parer mio il miglior film di Welles. Da notare che nella nuova versione - quella voluta dal regista - il piano sequenza iniziale è sonorizzato solo dai rumori della strada. Ma l'incipit della versione del '58, accompagnato dalle pecussioni di Mancini, è tutt'altra cosa.

Danke!

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