Mad Season

Above

Mad Season
 

1995. Marzo, o giù di lì.

Mad Season. E chi sono? Seattle. Dice qualcosa? Piena era grunge. Lo chiamavano così. Melvins, Nirvana, Pearl Jam, Alice in Chains, Soundgarden, Mudhoney e tanto, tanto altro ancora. E si dà il caso che in quel periodo i componenti di questi gruppi qui sopra citati si divertivano in progetti paralleli, assai godibili. Basti pensare ai Satchel o ai Brad, per dirne due a caso.

O ai Mad Season. Un solo disco. Above. Di un gusto e di una classe che fa paura già dal primo ascolto. Atmosfere raffinate. Suonate come a noi spiriti rock piace. Si, a me piace la zozzeria, fottiti tecnica. Viva il cuore e l’anima. Punti cardini di questo gruppo, la voce drogata degli Alice in Chains, Layne Staley (un altro dannato angelo caduto, un po’ di anni fa) e uno dei due chitarristi dei Pearl Jam, Mike McCready. Un altro volto conosciuto è quello del batterista degli Screaming Trees; Barrett Martin. Al basso, misconosciuto all’epoca, il compianto John Baker Saunders.

La prima traccia del disco è Wake up. Un bluesaccio lento fatto da tre accordi. Che cresce e arde. Deliziosi gli interventi puliti iniziali di McCready che duetta e delizia il cuore con Layne (Dio, che voce!). La salita è devastante e lacera quando la distorsione della chitarra diventa solo con il wha-wha. Poi tutto scende e piano finisce. Si lascia ascoltare ancora. Quasi 8 minuti di emozionati vibrazioni.

X-Ray Mind è il naturale prosieguo di questo viaggio.
Ritmo tribale, chitarra con il tremolo. Il ritmo è molto più incalzante.
Riff chitarrifero stortissimo ed entra la voce che balla con il basso e la batteria. L’apertura vocale sui ritornelli è da pelle d’oca. Qui il lavoro di McCready è incredibile, riesce a creare un tappeto sonoro pazzesco.

River of deceit inizia con un bell’arpeggio di chitarra. Poi piatti e bordo rullante e basso. 

E la voce. Dolore: “My pain is self-chosen / At least, so The Prophet says / I could either burn / Or cut off my pride and buy some time / A head full of lies is the weight, tied to my waist / The River of Deceit pulls down, oh / The only direction we flow is down / Down, oh down”. Devastanti gli arrangiamenti strumentali. E la sensazione di caduta e apertura, sui ritornelli. Meravigliosa.

I’m above esplode prepotente e poi si adagia sulla strofa. Qui Staley duetta con Mark Lanegan (cantante degli Screaming Trees, voce profondissima).

Bello il ritornello, rabbioso. Delicato il solo acustico di chitarra che lancia il finale. Un altro pezzo che si lascia ascoltare più e più volte. Pur non essendo il migliore del cd.

Artificial Red è un altro bluesaccio. Lento. Acidissimo. Malato. Splendido.

Ancora McCready e Staley che si rispondono con i propri strumenti. Come un muro, basso e batteria fanno salire e scendere il ritmo e voce e chitarra ci stanno sopra perfettamente, seguendo ed incantando. Stortissimo ed insolito il solo di Mike: “Artificial red, smoke, poison consumed / In the House of ill Repute / is this the place / I search for love / When my need is within me, a gift from above?”.

Lifeless Dead entra decisa con un riff di chitarra. Poi batteria e basso. Il canto di Layne; sofferente e devastato. Un’altra pietra preziosissima. Lancinante la chitarra sul solo e sul finale che sembra urlare di dolore insieme alla voce: “He said, she said / She led him dead / He said we bled / She said not fed / Lifeless Dead, Lifeless Dead / Lifeless Dead, Lifeless Dead…”.

Il riff chitarrifero di I don’t know everything ricorda parecchio i Soundgarden. Il canto di Layne è quasi una filastrocca malata e ubriaca. Sicuramente uno dei pezzi più tirati del disco. Una bella energia basso, batteria e chitarra sia sulle strofe che sui ritornelli.

Una bella scossa di elettricità prima di entrare nel tris finale. Che incomincia con Long Gone Day, che vede la seconda partecipazione alla voce di Lanegan. Tamburi, un bel bassone, xilofono e chitarra. E intervengono anche dei “fiati” durante questo viaggio. Deliziosi gli arrangiamenti melodici. Una bella parentesi quasi del tutto acustica e rilassata con atmosfere in alcuni momenti quasi orientali.

Segue November Hotel. Batteria. Poi basso. E la chitarra che quasi lancia nel vuoto le sue note quando entra il ritmo. La tensione che sale piano, piano. L’esplosione è devastante e di una bellezza sconvolgente. Un pezzo strumentale con i controfiocchi. Un lavoro di ritmica basso-batteria che fa paura. E la chitarra che trama tra rigurgiti di wha-wha, distorsioni e feedback accattivanti. Un acido di sette minuti di una bellezza rara. Che spettacolo!

All Alone mi fa venire in mente i lenti più fortunati dei Pearl Jam, primissimi dischi. Un arpeggione di chitarra accompagnato da basso e tamburi. E la bellissima voce di Layne. Una ninnananna per finire e salutare questo splendido disco dimenticato.

Hanno suonato:

Layne Staley: Voce.
Mike McCready: Chitarre.
Barrett Martin: Batteria e percussioni.
John Saunders: Basso.


BREVI NOTE BIODISCOGRAFICHE

Above, Columbia, 1995.

Approfondimento in rete: A Mad Season homepage / Sony / Wikipedia.


Fabio Mele, agosto 2005

ISBN/EAN: 
5099747850721

Commenti

Che disco. Wake up young man...
Vero che quel periodo di progettoni - Brad, Mad Season, Temple of the Dog - sempre paralleli e sempre indovinati non sembra potersi ripetere. Vero anche che noi ce lo siamo goduto in pieno, al momento giusto, con la sensibilità adatta.
E che adesso ritrovare certi ascolti non significa cedere alla nostalgia. Perché certi pezzi sono belli vivi a dodici anni di distanza...;)

"Artificial red, smoke, poison consumed
In the House of Ill Repute
Is this the way I spend my days
In recovery of a fatal disease?

Oooh... Oooh...
Oooh... Oooh...

On a cloud of pink has to grey
And I'm alone again, yeah
Someone to hold against my own
Alone, untouched is what I crave

Oooh... Oooh...
Oooh... Oooh...

Artificial red, smoke, poison consumed
In the House of Ill Repute
Is this the place I search for love
When my need is within me, a gift from above?

Oooh... Oooh...
Oooh... Oooh... "

(brividi)

Grande notizia, anche qui mancava il tag-padre, "musica". L'archivio dischi cresce...

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