Reed Lou

Rock N Roll Animal

Reed Lou

Uno dei live più intensi della storia del rock. “Rock’n’roll Animal”, quarto album della carriera da solista di Lou Reed, ci offre la splendida performance musicale dal vivo registrata il 21 dicembre del 1973 alla “Academy of Music” di New York.

Appena un anno dopo lo storico “Berlin”, che confuse e sconvolse critica e pubblico, Reed cambia nuovamente pelle, volto, stile musicale, si trasforma ancora attraverso le note e regala una prova dal vivo controversa ed eccitante, eclettica e violenta. Sul palco con Dick Wagner e Steve Hunter alle chitarre, Ray Colcord alle tastiere, Pentii Glan alla batteria e Parakash John al basso, Lou Reed dà vita ad un live memorabile, emozionante, unico nella storia della musica rock.

In questo live Lou Reed delinea in poche, intense e dirette canzoni (cinque nella versione originale, sette in quella rimasterizzata nel 2000), le coordinate del suo puro e grandioso rock and roll. Un concerto incredibile, avvenuto più di trent’anni fa in un teatro newyorchese, catturato e immortalato in tutto il suo rock viscerale, in tutte le sue chitarre impulsive e l’intensità della voce di Reed, semplicemente da brividi, che riascoltiamo oggi senza che sia stato intaccato minimamente nella sua bellezza.

Il disco inizia con il coinvolgente Intro/Sweet Jane, nella prima parte esaltato dalle chitarre elettriche e dalla batteria che intrecciano trame virtuosistiche ed eccitanti. Sono minuti di splendida musica strumentale. Si aggiunge poi un basso lineare e ordinato, seguito dalle tastiere che accompagneranno il pezzo fino alla fine, fino ad una nuova scarica vibrante di chitarre, all’ingresso di Lou Reed e della sua calda voce nella sempreverde Sweet Jane, che asseconda il tono distorto e passionale del canto reediano (Standing on the corner, suitcase in my hand / Jack is in his corset, Jane is her vest / And me, I'm in a rock'n'roll band). La base musicale è quanto mai energica, con quelle graffianti chitarre che ogni tanto fanno sentire la loro potenza, obbligando l’ascoltatore a chiudere gli occhi e dondolare la testa al ritmo frenetico delle note. 7 minuti e 46 secondi da pelle d’oca.

Si continua con le sonorità inizialmente soffuse di Heroin, storica canzone già dei Velvet Underground, qui riproposta in una versione più delicata e totalmente rock, con lunghi a solo di chitarra, numerose pause, saliscendi sonori vertiginosi e la solita voce di Reed che rende tutto ancora più magico mentre descrive il devastante e morboso percorso all’interno della droga (Don't know just where I'm going / But I'm gonna try for the kingdom, if I can cause it makes me feel like / I’m a man / When I put a spike into my vein / And I tell you things aren’t quite the same). Ad un certo punto l’organo dà una svolta lirica al brano. Si sentono urla dal pubblico, poi sul palco, inizia nuovamente il canto di Reed, una nuova violenta scarica sonora che pompa nelle vene, mentre l’adrenalina sale e diventa la sola e unica droga per l’ascoltatore. Ma il viaggio tra le note non termina ancora, perché vede un nuovo alternarsi di calma/aggressività sonora, in una definitiva, conclusiva esplosione musicale potente e devastante, molto vicina alla trance estatica ed emotiva, nella parte finale di questi sconvolgenti tredici minuti di musica, conclusi tra scroscianti applausi.

How do You Think it Feelsè la prima delle due canzoni inserite in questa nuova versione dell’album. Si tratta della traccia numero cinque del precedente disco “Berlin”, suonata in chiave molto più rock e graffiante. La voce di Lou Reed è quanto mai espressiva e rabbiosa (How do you think it feels / When you’re speeding and lonely / Come here baby / How do you think it feels / When all you can say is: If only), le chitarre sono libere di giocare con le note e arrampicarsi su percorsi sonori incredibili.

L’altra “nuova” canzone è Caroline Says, sempre contenuta in “Berlin”, dove in evidenza sono soprattutto le chitarre e le tastiere. Viscerale e sofferta all’inizio, si apre anche verso sonorità più luminose e lineari, per concludere tra le grida violente di Reed e la scarica finale di una possente batteria. Ancora applausi.

Quando entrano le prime note di White light/White heatsiamo ormai completamente sicuri di stare ascoltando un capolavoro. Brano simbolo della precedente esperienza con i Velvet Underground, si caratterizza subito per la potente base di batteria ossessiva, per la voce stravolta e isterica di Reed (White light / White light going messin’ up my mind / Don’t you know, it’s gonna make me go blind / White heat / White heat, it tickle me down to my toes / White light / Oh, have mercy, white light have it, goodness knows), per i devastanti intermezzi di chitarre. Un pezzo che viene riproposto in una versione più potente e meno contorta rispetto al disco con Cage. Il finale, con il crescendo magnifico di chitarra, si stampa a lettere indelebili nella storia della musica moderna.

Lady Day, pezzo già in “Berlin”, inizia su tonalità più calme e riflessive, con il canto-recitazione di Reed, mentre il tappeto sonoro alle sue spalle cresce di consistenza, fino ad accompagnarlo nella desolazione del ritornello (And I said no, no, no / Oh, Lady Day), a lasciarsi andare a quasi un minuto di splendida improvvisazione di chitarra e a ritrovarlo nella devastazione sonora finale.

Rock ‘n’ Roll, ultima canzone del disco, è anch’essa devastante e impetuosamente rock. Brano già presente in “Loaded”, disco dei Velvet Underground del 1970, ha qui uno straordinario susseguirsi/inseguirsi di vibranti a solo di chitarra. Un fiume in piena, questa canzone, che alterna momenti di stallo, con tastiere e leggere percussioni, a intermezzi di eccezionale energia. E ancora distorsioni sonore, fischi, suoni coinvolgenti in piena libertà, fino allo straripante e avvolgente delirio sonoro finale (Despite all the computations / You know, you could just dance to the rock n roll station / All right / All right, all right, and it was all right / Oh, listen to me now, it was all right…). 


Questi sette piccoli capolavori del live “Rock N Roll Animal, primo album dal vivo della carriera da solista di Lou Reed. Un disco eccezionale, senza dubbio, pienamente calato nella realtà musicale della fine dei primi anni del decennio Settanta, fatta di puro rock viscerale, ma con accenni progressive e barlumi di intensa sperimentazione sonora. Non sarebbe azzardato considerarlo uno dei cinque live più importanti della storia della musica moderna.

Lungo gli intensi brani che compongono il disco prendiamo piena coscienza della grande levatura del personaggio in questione, Lou Reed, prima frontman e leader di una delle band che maggiormente ha rivoluzionato la moderna concezione della musica, e poi in grado di compiere una brillante carriera da solo, sempre su ottimi livelli, fino ai nostri giorni. Un artista completo ed originale, capace dal vivo di ricreare atmosfere sublimi e originali, che riecheggiano il suono dei Velvet Underground – riproponendone alcune delle canzoni chiave – ma, allo stesso tempo, prefigurano le sonorità e lo stile proprio della prima parte della camaleontica carriera di Lou Reed, uno dei maggiori cantautori americani del secolo scorso.

DISCOGRAFIA
Lou Reed (1972)
Transformer (1972)
Berlin (1973)
Rock’n’Roll Animal (1974)
Sally Can't Dance (1974)
Lou Reed Live (1975)
Metal Machine Music (1975)
Street Hassle (1978)
The Bells (1979)
New Sensations (1984)
Mistrial (1986)
New York (1989)
Songs For Drella (1990)
Walk On The Wild Side & Other Hits (1992)
Magic And Loss (1992)
Set The Twilight Reeling (1996)
Ecstasy (2000)
The Raven (2002)
Animal Serenade (2004)

 

 

BREVI NOTE BIODISCOGRAFICHE
Lou Reed nasce nel 1942 a New York. Inizia la sua carriera nei Velvet Underground, con Cale e Nico. Una volta scioltasi la band nel 1970 intraprende una ricca ed eterogenea carriera da solista. Inizia nel 1972, con l’album omonimo, per poi regalare alcuni capolavori musicali degli anni Settanta, quali “Transformer”, “Berlin”, “Rock’n’roll animal”, “Metal Machine Music” e alcuni splendidi dischi nei decenni successivi – “New York”, “Songs For Drella” ed “Ecstasy”. Tutto questo attraversando il rock decadente, il glam, la droga, le paranoie, la canzone politica, la poesia, restando sempre fedele a se stesso, alle proprie idee e soprattutto al rock.

Antonio Benforte, 23 luglio 2005. Già pubblicato su lankelot.com

 

ISBN/EAN: 
0078636794822

Commenti

Questo mi manca, perché sono un fetente. Luca. Lucaaa

Uff. E va beeeene. Ti compro anche questo.

Davvero stupendo.
Una scarica d'adrenalina incredibile.

I. Don't Know. Just where I'm Going. But I. Am going to try. For the Kingdom. If I can.

'Cause it makes me feel like i'm a man. When i put a spike into my vein...

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.