Laptop

Don'Try This At Home

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Dalla copertina di Don’t Try This At Home alle sonorità dei singoli pezzi, la prima e definitiva sensazione è di trovarsi davanti a una delle radici più sincere del fenomeno del rock retrò dei vari Strokes, Libertines, Interpol e Yeah, Yeah Yeahs. Al fondo di questa sfrenata passione per i ’70 e ’80, c’è una vibrazione di fondo che davvero riesce a dare un senso a questo costante richiamo di tendenze e sonorità all’insegna del “cool rock”. Ed è vero, i Laptop appaiono dannatamente “cool”, e non fanno nessuno sforzo per mostrarsi diversamente al pubblico.
Il cuore del gruppo è Jesse Hartman, appoggiato da Carrie Ingber, Emilie Stewart, Emily Baraccano, Jessie Torrisi e Kristin Fayne; la vicenda di Hartman – nato nel 1973 a est di N.Y. e dall’età di 14 anni in cerca di contatti nell’East Villane – è segnata da una pervicace ricerca della propria via musicale, concretizzata nel caratteristico sound dei Laptop, progetto con cui ha dato forma alla sua adorazione degli ’80.
Questa passione è perfettamente riversata in “Don’t Try This At Home”, loro penultimo disco del 2003, album a cui non a caso corrisponde un film dallo stesso titolo – Writer Director lo stesso Hartman, Producer Chris Roberts, già regista di “The Believer” - la cui trama parla di un diciottenne che fugge verso New York in cerca della propria via alla musica, incontrando un suo mito della New Wave. E davvero anche le lyrics dei pezzi dell’album rincorrono una struttura cinematografica, unite come sono da una sorta di trama e da una scrittura da sceneggiatura. “Don’t Try This At Home” è perciò un esperimento che su più dimensioni proietta la stessa immagine di Jesse Hartman.
Al di là di questa eccentrica caratteristica, è il sound dei Laptop che affascina. Il disco inizia con la ballabilissima “Want In”, un pezzo che sa tanto di fine Sessanta, e che incanta per la semplice struttura ad accordi. Ed è tutta musica che intriga, sarà anche forse per la voce che ricorda tanto David Bowie, forse ancora per gli arrangiamenti che passano dalla semi-elettronica della seconda traccia “Back In The Picture” - pezzo sensuale ed erotico, una passione dark pura- alla quasi dance di “Ratso Rizzo”, o alla delicata ballata “Of All The Situations”.
Giocando così su un’immagine elaborata, Hartman ha plasmato un interessante episodio musicale dell’ Indie Rock moderno. Un gioco delizioso che, fondato su una musicalità ricercata, esalta il rock come teatro di gesti, suoni e colori riversati sullo stage e tra “le righe del vinile”. Prendendo a piene mani le lezioni dei maestri degli ambigui ma prolifici anni ottanta, i Laptop hanno rilanciato la consapevolezza della rappresentazione e dell’apparenza, senza furberie commerciali, ma dichiarando apertamente la propria appartenenza ad un mondo musicale che si esprime interamente dallo stile al suono. Soprattutto, Don’t Try This At Home è un album da  ballare, e in fondo, questa non è una caratteristica secondaria per un buon disco. 

Fonti In Rete
Official Site dei Laptop
Brani da “Don’t Try This At Home

Andrea Vergani 

ISBN/EAN: 
0805240210727

Commenti

Laptop! Prima pubblicazione, lankelot.com

"Al di là di questa eccentrica caratteristica, è il sound dei Laptop che affascina. Il disco inizia con la ballabilissima ?Want In?, un pezzo che sa tanto di fine Sessanta, e che incanta per la semplice struttura ad accordi. Ed è tutta musica che intriga, sarà anche forse per la voce che ricorda tanto David Bowie, forse ancora per gli arrangiamenti che passano dalla semi-elettronica della seconda traccia ?Back In The Picture? - pezzo sensuale ed erotico, una passione dark pura- alla quasi dance di ?Ratso Rizzo?, o alla delicata ballata ?Of All The Situations?."

> li avevo completamente rimossi:). A distanza di qualche anno, quali sono le tue impressioni sulla band? Hai mantenuto un giudizio positivo oppure ti sei partim ricreduto?

Ean e copertina.

Ean e copertina.

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