Interpol

The Black EP

Interpol

Gli Interpol ed il loro disco d’esordio, "Turn On The Bright Light", sono stati una delle più interessanti uscite dal 2002. Contrassegnati da uno stile magnetico e maestoso, questi quattro newyorkesi hanno saputo incantare molti paesi europei più di quanto non fossero riusciti inizialmente nella loro America.
Passato ormai un anno importante per la loro carriera, tra concerti e interviste per riviste specializzate, li attende ora il difficile passo del secondo album, per il quale pare siano impegnati a creare la tracklist.
Nell’attesa hanno pubblicato un EP di sei brani, il “The Black EP”, con “Say Hello To The Angel” versione da album, una versione demo di “NYC” e poi “Obstacle 1” “Leif Erikson” e “PDA” versione live dalle Black Session - assieme all’inedito “Specialist” registrato nella stesse Bernard Lenoir Black Session del 27 agosto 2002 trasmesse su France Inter. Io l’ho comperato, ma continuo a domandarmi il motivo di una pubblicazione del genere. L’unica risposta che mi ronza nei pensieri è che possa trattarsi di un “oggetto” musicale per gli amanti delle rarities e delle discografie complete. Il punto però è che quando un EP prende a circolare tramite una distribuzione ufficiale non è più una rarities ma un disco pubblicato senza alcuna appetibile parvenza di eccezione e complemento alla discografia principale di un gruppo.
Quindi?

Le tracce live sono di un livello di registrazione così perfetto che a parte la squisita svista del chitarrista ai 2 minuti circa di PDA, e le prevedibili traballate della voce del cantante (prevedibili certo, è una voce particolare ma non stupenda), non si riescono a gustare le sincere asperità che ogni gruppo porta in scena sul palco, e che davvero per i maniaci dell’ascolto rappresentano la manna del cielo. Per fortuna ci hanno almeno lasciato gli urletti e gli applausi del pubblico  alla fine di ognuna delle quattro tracce delle Black Session. La B-Side “Specialist” non è poi così sconvolgente, tanto più che si tratta di un pezzo proposto regolarmente già nei loro concerti; certo è suonato molto bene e le linee melodiche di ogni strumento bucano l’ascolto, eppure non si distanzia dalle sonorità complessive del loro primo disco.

Il Black EP insomma manca di sostanza, non essendo una pubblicazione di materiale altrimenti circolante per canali non-ufficiali, non riguardando i primissimi materiali della band (NYC Demo è sostanzialmente identica alla versione da album, solo un po’ più lenta e con suoni più ovattati), non essendo neppure un live completo. Pare cioè soltanto una scelta economica e pubblicitaria per l’immagine della band; similmente alla pericolosa deriva della musica rock attuale, forse anche gli Interpol stanno rischiando di finire come gruppo “immagine” legato a scelte economiche, come la chiusura in un’atmosfera fatta di passaggi obbligati ed abiti ammiccanti. Magari solo per la frustrazione degli ascoltatori di oggi che non sono riusciti a sentire i grandi gruppi del passato, si stanno creando e riproponendo stili ed atteggiamenti senza sostanza – i Joy Division non ci sono più ma abbiamo gli Interpol; i Velvet Underground ed il rock seventies sono chiusi e spuntano gli Strokes con il loro look molto cool, i Queen ed il Glam sono passati ma abbiamo i Darkness.

Purtroppo molte band faticano a fuggire a questa situazione, e così spesso si deve combattere contro modi e forme troppo spesso vuote.
Gli Interpol sono ora in bilico, legati in parte ad uno stile già sentito ma comunque capaci di una caratteristica identità; per questo non rimane che attendere i risultati del loro attuale lavoro in studio, sorvolando sull’ultima caduta di stile del Black EP, confidando che con le loro attitudini musicali sappiano superare i propri limiti e riescano a non farsi ingabbiare da logiche commerciali che nulla hanno a che fare con la vera musica.
 

DISCOGRAFIA ESSENZIALE e GENESI DEL GRUPPO.

The Black Ep, Emi, 2003.
Turn on the bright lights, Matador Records, 2002.
Precipitate. Ep. 2001.

L’origine della band risale agli ultimi anni Novanta; conosciutisi nei banchi della New York University, il chitarrista Daniel Kessler e il batterista Greg Dudy iniziano a suonare assieme, presto raggiunti dal bassista Carlos Dengler. Sarà Kessler a convocare il quarto e ultimo Interpol, Paul Banks, cantante e chitarrista, incontrato tempo prima in Francia.

1998: nascono gli Interpol.

Dopo i primi concerti, datati inizio 2000, Dudy decide di ritirarsi e viene sostituito da Sam Fogarino, ancora una volta per via dell’interessamento di Kessler: Fogarino, batterista punk, lavorava in precedenza in un negozio di dischi. È il periodo dei concerti nei club in America e del primo tour in Inghilterra e in Scozia, dove gli Interpol conquistano apprezzamenti come indie rock band. Nel 2001, sono stati gruppo spalla di bands come And You Will Know Us By The Trail of Dead, Delgados e Arab Strap.

L’etichetta Matador ingaggia la band nel 2002 e produce, prima della fine dell’anno, il primo album degli Interpol, “Turn on the bright lights”. Il disco è stato registrato e mixato da Peter Katis (Mercury Rev) e Gareth Jones(Depeche Mode, Nick Cave & the Bad Seeds).

Fonte principale delle informazioni biodiscografiche è stato il sito ufficiale della band.

Andrea Vergani

INTERPOL in LANKELOT 

ISBN/EAN: 
0724359215723

Commenti

Interpol! Sempre originariamente pubblicato su Lankelot.com

"Passato ormai un anno importante per la loro carriera, tra concerti e interviste per riviste specializzate, li attende ora il difficile passo del secondo album, per il quale pare siano impegnati a creare la tracklist."

> la magia del 2003. Già, il secondo album, "Antics", è uscito; ma sembra non aver ripetuto la fortuna e il grande impatto dell'esordio. I prodromi della fine dell'ispirazione li avevi pizzicati parlando dell'EP. Speriamo risorgano...

http://www.interpolnyc.com/

qualcosa si muove: cfr. data e immagine

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reimpaginato+aggiunto archivio INTERPOL

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