Per ascoltare "Export for malinconique" album quasi interamente strumentale de "Il Cielo di Bagdad", trio di Aversa, è necessaria una premessa d'obbligo: per chi ama Sigur Ros, Olafur Arnalds, Mum, Boards of Canada, Explosions in the Sky, God is An Astronaut, etc, etc, "Export for Malinconique" potrà risultare eccessivamente derivativo tanto da spegnere tutto dopo due pezzi, stanco di tutti questi gruppi cloni (e in Italia gruppi di questo genere ne esistono a decine famosi e meno famosi, bravi e meno bravi, come Kobenhavn Store e Port Royal), per chi invece non conosce questi gruppi l'ascolto di questo disco sarà una piacevole sorpresa che li spingerà ad avvicinarsi ai mondi siderali tracciati da queste bands.
Eppure io, che appartengo agli amanti del post-rock, che ho ascoltato decine di dischi di questo genere, non sono riuscito a togliere il disco dallo stereo una volta che la musica ha cominciato ad uscire dalle casse.
Forse il mio amore per questo genere di musica mi fa ascoltare di tutto o forse perchè in questo disco ho trovato delle canzoni bellissime, da ascoltare ad occhi chiusi per farsi trascinare in mondi paralleli, per staccare da questo mondo troppo freddo, per disegnare un'emozione per ogni canzone:
"Stanno tutti bene": un brano brevissimo da decollo per lo spazio siderale, il serrare le palpebre nell'ipnosi, l'espandersi dei sensi, il ghiaccio dei Boards of Canada.
"A day of wool": l'incidere di organo, glockenspiel. L'atmosfera magica dove farsi sommergere da tonnellate di tristezza, malinconia, il fantasma di un astronauta alla deriva nello spazio, una voce filtrata, l'incedere che si fa più impetuoso, il sogno di un pianeta abitabile, un'astronave da dove guardare la terra sommersa dall'oceano.
"First light of morning": gocce di pioggia sul pianoforte, neve islandese che si scioglie fra i violini ros in un acquario custodito in una casa affacciata sul Mediterraneo.
"Export for Malinconique": come una radio che si collega, cambiare stazione alla ricerca della voce giusta, trovarla per poi riprenderla, la lingua di un gatto sui tasti di un pianoforte, atmosfera raccolta, passo di danza, voci sussurrate, distorte.
"Save your Forest": glockenspiel, inizio sincopato, beat sulle dita delle mani, un sottile vento di distorsione, ritmo quasi dance, ossessivo, lisergico, psichedelico, gabbiani in volo che urlano sulla chitarra.
"Mr. Butterfly" : etereo, ingresso di chitarra, batteria, lisergico, drammatico, violini, drammatico davvero, strappalacrime, una chiusura bellissime fra violini, braccia aperte e occhi finalmente aperti.
"L'ultimo Gesto": silenzioso, riflessivo, un sottile baluginare di chitarra, sintetico, chitarre e violini, pagine e pagine di melodie, una voce voce aperta, finale irruento con qualcosa in sottofondo che sembra una scimmia, un piccione, una persona imbavagliata legata ad una sedia.
"Magic Bus": inquietante, aprire gli occhi in una foresta e non sapere perchè si si è finiti, l'alba, delirio, paura, chitarre, effetti, bello, bello in un finale strepitoso che sembra un valzer.
"Sunday Afternoon": in sottofondo seguiamo la telecronaca di Maradona impegnato con la nazionale argentina, e la musica lo segue nelle sue prodezze, nei suoi funambolici dribbling, accordi resi telecronaca.
La musica che sa diventare leggenda.
Un disco toccante, delicato, malinconico, emozionante, da ascoltarsi in completa solitudine per fare correre liberamente i propri sentimenti, realizzato da un gruppo che però necessariamente deve sforzarsi di assumere una maggiore personalità, cercando di distaccarsi da quegli amori troppo soffocanti che gravano sulle loro spalle, perchè, in questo Paese pur con tutti gli sforzi che si sono compiuti fino ad oggi, album come quelli amati dai "post-rocker" nostrani non sono ancora stati prodotti, ad eccezione forse di "Rise and Fall of Academic Drifting" dei "Giardini di Mirò" ed allora la sfida è spegnere per un istante lo stereo, smettere di ascoltare tutti quei dischi e chiedersi, strumenti alla mano, cosa e come si vuole suonare per diventare grandi.
Brevi note:
"Il Cielo di Bagdad" vengono da Aversa, Campania e si sono formati nel 2004. Sono composti da: Nicola Mottola (chitarre, macchine, basso), Luca Buscema (organo, batteria, drum) e Giovanni Costanzo (piano, sinth, macchine, voce), con l'aggiunta di Giulio Cestrone e Enrico Falbo.
Discografia:
"Essere normale", autoprodotto, 2006.
"Manca solo la neve", Ep, Creative Commons, 2007 "Export For Malinconique", Lp, Recbedroom, 2008 Approfondimenti in rete: http://www.myspace.com/ilcielodibagdad http://www.youtube.com/watch?v=KuNEoffcWVM http://www.youtube.com/watch?v=Iy1IMP57UyU http://www.youtube.com/watch?v=CprdHRLLyF0&feature=related (Un ringraziamento particolare per questo disco a Mariagrazia Galasso)
Commenti
Il Cielo di Bagdad, Export for Malinconique
Grandi. Li ho visti dal vivo qualche mese fa a Palermo. Non è proprio il mio genere ma sono davvero bravi in quello che fanno.
Io non li ho mai visti, spero di vederli.
intanto passo per ringraziarti per il nuovo pezzo;)
mi piacciono. e che bella copertina
"Per ascoltare "Export for malinconique" album quasi interamente strumentale de "Il Cielo di Bagdad", trio di Aversa, è necessaria una premessa d?obbligo: per chi ama Sigur Ros, Olafur Arnalds, Mum, Boards of Canada, Explosions in the Sky, God is An Astronaut, etc, etc, "Export for Malinconique" potrà risultare eccessivamente derivativo tanto da spegnere tutto dopo due pezzi, stanco di tutti questi gruppi cloni"
> Questi Olafur Arnalds mi mancano, ma ho capito da che parti siamo:). Come li hai scoperti?
vo ad ascoltare. bella segnalazione:)
Olafur Arnalds l'ho scoperto per caso e poi mi è arrivato a casa un suo disco come regalo. Pure lui islandes.
per Il cielo di Bagdad, un giro dalle parti di Herself e poi l'amica Galasso che mi hai aiutato nella ricerca.
Aversa, vicino napoli. C'è una nuova bella scena dalle mie parti
Ti va di parlarmene? io sono curioso su queste cose. E sono felice che al Sud ci sia tanta musica. Per esempio quando guardo la programmazione del locale dove ha appena suonato Il Cielo di Bagdad, il Morgana, a Benevento, resto basito dalla qualità della proposta. Da me in provincia non c'è nulla.