Il Balletto di Bronzo

Ys

Il Balletto di Bronzo
Nel precedente lavoro (Sirio 2222) il gruppo napoletano non aveva ancora un’identità musicale ben precisa spaziando tra il beat, il blues e la psichedelica e provando a strizzare l’occhio al genere progressive con il solo brano Missione Sirio 2222. Dopo cambia tutto: casa discografica (dalla RCA alla Polydor), genere proposto (si sceglie il progressive) e soprattutto due quarti di formazione: una nuova voce ed un nuovo bassista.
Il gruppo si rifugia in un casolare dalle parti di Rimini e dà alla luce Ys, il successo non arriva e poco dopo si scioglie. Ys è però un lavoro importante e molto innovativo, è un concept album che narra il disperato tentativo dell’ultimo uomo che è rimasto sulla terra di comunicare a qualcuno (che non troverà mai) la verità. Particolari sono i testi e particolare è il sound ottenuto che anticipa di diversi anni il gothic rock, quello di Ys è un sound fatto di temi cupi e visionari e sottofondi angoscianti. A quei tempi, all’estero, qualcosa di simile veniva proposto dai Van der Graaf Generator tanto per citare i più famosi, ma in Italia solo i Museo Rosenbach tentarono, con risultati migliori, qualcosa del genere.
 
Tutto il merito di questa svolta è dovuta al giovanissimo Gianni Leone, al suo particolare modo di cantare ma soprattutto al suo virtuosismo al piano e a tutti gli altri strumenti dotati di tasti bianchi e neri che il nostro suona con incredibile disinvoltura e bravura. Con lo pseudonimo di LeoNero l’artista tenterà in America l’avventura da solista ma senza riscuotere grande successo, negli anni Novanta cambierà di nuovo formazione e rielaborerà Ys. E’ un vero peccato che un musicista di questo calibro abbia faticato tanto per proporre la sua musica, tecnicamente non ha nulla da invidiare ai migliori tastieristi italiani di progressive, certo non raggiunge i livelli in terra inglese di Keith Emerson o di Rick Wakeman … però sentirlo suonare è una meraviglia.
In più nell’album, soprattutto nel primo brano Introduzione, c’è un feeling eccezionale con la chitarra di Ajello e la batteria di Stinga (i due sono cugini e subito dopo emigreranno in Svezia aprendo una sala di registrazione), il pezzo è veramente ben riuscito ed eseguito, memorabile il crescendo in puro stile progressive che ti fa immaginare di trovarti di fronte ad un capolavoro, tu pensi se questi iniziano così chissà come proseguiranno. Purtroppo il feeling s’interrompe e non va al di là di Introduzione, il resto (Primo incontro, Secondo incontro e Terzo incontro) è notevolmente sotto rispetto al livello raggiunto con il brano d’apertura dando un senso generale di appiattimento che prosegue con il pezzo conclusivo Epilogo. L’ultimo brano infatti, invece di risollevare le sorti, apre con una bella ed originale scale di note che sembra arrampicarsi in cielo ma poi si sviluppa in un tema semi-paranoico con contaminazioni molto vicine al rock psichedelico, un genere che evidentemente il gruppo non aveva ancora deciso di abbandonare del tutto, che si trascina stancamente fino alla fine del disco.
Il giudizio complessivo risente quindi di questa incompletezza, è un vero peccato ma sono davvero pochi i quindici minuti del brano di apertura per classificare il lavoro tra i migliori album del panorama italiano di quegli anni anche se più di qualcuno, oggi, lo considera tale. Certo è che vanno comunque premiati sia la scelta coraggiosa del genere proposto, sia la tecnica di questo nostro piccolo genio musicale che, a quanto ne so, non si è ancora stancato di suonare, allora bravo Leone ma il voto è 6 e ½.
 
Balletto di Bronzo
titolo: Ys, anno: 1972, etichetta: Polydor
componenti
Lino Ajello: chitarra
"Gianchi" Giancarlo Stinga: batteria
Gianni Leone: voce, organo, piano, mellotron, moog, spinetta, celesta
Vito Manzari: basso
 
approfondimenti in rete
 
ascolto in rete
 
nina_garbo, 1 novembre 2009
 
ISBN/EAN: 
0731452369321

Commenti

neo NINA!
Buona lettura

(levo la parentesi a "il", nel titolo: abbiamo lasciato il "the" per le band inglesi;) )

"è un concept album che narra il disperato tentativo dell?ultimo uomo che è rimasto sulla terra di comunicare a qualcuno (che non troverà mai) la verità."

> 1972.
Qualche anno dopo, usciva la "Dissipatio H.G." di Morselli. L'archetipo dell'ultimo uomo sulla terra era decisamente seducente, negli anni Settanta. Chissà perché...

aggiungo un link al tubo - seconda parte dell'introduzione:
www.youtube.com/watch?v=WcLiO_r3le4

complimenti per la nuova scheda;)

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.