Qualcuno non classifica quest’album nel genere progressive italiano e a voler cogliere il pelo nell’uovo non ha poi tutti i torti, ma io voglio farlo lo stesso. I critici del settore possono accampare diverse motivazioni al riguardo, innanzitutto per la composizione del lp, diviso in nove tracce e tutte inferiori ai sei minuti (cosa assai rara per i lavori di quel tempo), poi per la mancanza di un filo conduttore sia nei testi che nella musica ed infine per l’eccessivo indirizzo beat del sound che va ben al di là della componente melodica, tipica del prog italiano.
A voler esser precisi, tranne che in due brani, mancano vere e proprie composizioni in chiave progressive, abbiamo qua e là qualche accenno alle sonorità tipiche del prog sinfonico che ben si sposa con la melodia italiana, ma francamente è troppo poco per archiviare il lavoro tra il genere in rassegna.
Del resto la band fiorentina prima di questo lavoro registrava un discreto passato beat (anche se con formazione per tre quarti differente) che evidentemente non riesce (o non vuole) scrollarsi di dosso, almeno non completamente, così questo lp che doveva rappresentare il salto nel mondo del rock prog è un salto a metà che non riesce a convincere appieno.
Non che non ci siano bravi musicisti, non fraintendetemi, Cincotti, il tastierista, è un ottimo elemento e lo si nota bene, sin dall’inizio, ma il resto della formazione è molto distante dal mondo prog, il pur bravo bassista e vocalista, Franco Boldrini, vera mente e leader del gruppo, e lo stesso chitarrista, Vincenzo Amadei, suonano un buon rock ma non vanno oltre, così il gruppo, poco dopo, forse anche per questo insuccesso, si scioglie e l’esperimento fallisce (ma molte colpe sono dovute pure ad una cattiva distribuzione della Fonit Cetra).
Ciononostante, il lavoro, nel suo complesso, è un buon prodotto ed anche molto curato nell’arrangiamento, i testi sono più che apprezzabili, discreta la componente vocale che spesso si affida a più voci.
Ma veniamo all’argomento che più mi sta a cuore. Le due vere gemme prog di questo lp sono gli unici due brani non cantati Varius e Campane. Il primo è un concentrato di emozioni allo stato puro, in pochi minuti passano in rassegna quasi tutti i generi del prog, si inizia con una introduzione di bachana memoria per proseguire con un’originale fuga tastieristica perfettamente eseguita, si prosegue con un accenno di prog sinfonico, poi di nuovo un’altra fuga tastieristica e si finisce con un prog jazz di buona fattura. Davvero un gioiellino ma suonato unicamente con le tastiere ed il piano e quindi sembra più il contributo del singolo che il lavoro di una band, comunque rimane uno dei pezzi prog più belli che abbia mai ascoltato e chi fosse a digiuno nel genere, ascoltandolo, se ne innamorerebbe subito.
La seconda traccia è anch’essa frutto del solo lavoro tastieristico ma completamente differente rispetto al sound espresso dalla precedente, siamo di fronte anche qui ad un piccolo capolavoro di quel genere prog che anticipa di qualche anno il gothic rock: atmosfere cupe ed angosciose con sottofondo di campane, ricorda molto, per restare in patria, i Goblin che saranno.
In conclusione, mi risulta assai difficile dare un voto a questo lavoro, per larghi tratti non è giudicabile, certo che Varius è un pezzo davvero memorabile, se fosse stata una suite forse starebbe nell’elenco dei dieci migliori brani prog italiani, ma una traccia sola non fa un disco e nemmeno due, siamo generosi va 7---
I Califfi
album: Fiore di metallo
anno: 1973
etichetta: Fonit Cetra
componenti
Sandro Cinotti: tastiere
Vincenzo Amadei: Chitarra, voce
Maurizio Boldrini: batteria, voce
Franco Boldrini: basso, voce
approfondimento in rete:
ascolto in rete:
nina_garbo, 28 aprile 2010
Commenti
[i califfi] nina garbo
[i califfi] nina garbo scrive: "Qualcuno non classifica quest’album nel genere progressive italiano e a voler cogliere il pelo nell’uovo non ha poi tutti i torti, ma io voglio farlo lo stesso..."
buona lettura (e buon ascolto)
[califfi] intanto grazie per
[califfi] intanto grazie per questa nuova chicca. Non li conoscevo affatto: leggo, apprezzo, imparo. E ora ascolto:)