Hobbit

Viaggio al termine della notte

Hobbit
Io che cammino per le strade di questa città / ormai scende la notte ma il mio viaggio / non termina qua / Se sarà buio nostra amica è la luna / lo sarà il vento nella strada più dura / ma è la mia vita e non voglio cambiare / c’è una voce che chiama ora è tempo di andare…

Titolo di céliniana memoria e uno sguardo sul nostro tempo al finire del secolo. Gli Hobbit: Paolo alla batteria, Massimo al piano, Alessandro al basso, Matteo alle chitarre acustiche ed elettriche ed Emanuele come voce viaggiante e narrante, seguono l’iter del rock melodico (ma non sempre, a volte è anche incazzato) e antagonista del sottobosco della musica alternativa di destra. Titoli forti (Schiavi delle macchine, La tua rivoluzione, Angeli con la spada etc.) e richiami alla memoria che brucia (Dresda, 1945). L’apertura, affidata alla traccia che dà il nome al gruppo  - Hobbit, appunto -, è quasi un manifesto, una presentazione di sé che diventa monito, invito a ribellarsi al grigiore della modernità. Vento, sole, monti e foreste, sono pertanto immagini che evocano opposizione ad una realtà contingente in cui vince il nichilismo: Come vento del mattino, come sole sul suo viso / Noi la libertà / Come monti e le foreste, come aquile dal cielo / Noi siamo la libertà / Noi cantori di un tempo senza età / e di qualcosa che non è la loro realtà / Noi guerrieri contro chi vuole ammazzare / la tua voglia di guardare nel futuro…
 
La tua rivoluzione,invece, getta uno sguardo sarcastico sui figli del Sessantotto, preda del vuoto borghese, allucinati dalle droghe, e in costante decadenza: Parlavi di rivolta e mi facevi pena / pensando ai tuoi pensieri costretti alla catena / pensando alle tue mani più vecchie dei tuoi anni / se questa è la tua strada / chi pagherà i tuoi danni…
 
Unonovequattrocinque è una ballata sentita e partecipata, che ripercorre le suggestioni del tragico bombardamento di Dresda, a conclusione del secondo conflitto mondiale. Un bombardamento inutile, che vide cadere, oltre ai pochi soldati tedeschi rimasti, una gran massa di civili innocenti. E i leoni assetati di sangue credono di aver vinto, ma sono solo iene: Dresda è in fuoco / Dresda uccisa da poco / Sola e indifesa / come una donna vestita di bianco ora giace distesa / Dresda il ricordo / Dresda io non scordo / Mi sembra un incubo ma forse è la realtà / Pioggia di morte si è abbattuta qui / i nuovi Dei del cielo han distrutto la città / Dresda / La guerra era ormai finita / e i leoni assetati di sangue / credono di aver vinto / ma sono solo iene / Sono solo iene…
 
La quarta traccia, la più evocativa, antagonista e poetica (di grande impatto emotivo, potrebbe essere un inno realmente trasversale) è un canto ostinato e contrario alla prepotenza USA, nazione che ha dominato la storia recente col sangue e la prevaricazione, in nome di una presunta libertà universale chiamata “democrazia” – la loro democrazia. Qualcuno, a questa Lady U$A, si era pur ribellato:
 
Sulle colline, lungo il fiume / la rugiada del mattino / popolo indiano una divisa ha scritto il tuo destino / Raggio-di-luna ormai sei morta / e il tuo pony non ha più criniera / U$A hai aggiunto un’altra stella alla tua bandiera / Samurai del Grande Impero / kamikaze del Sol Levante / sono arrivati e la tua terra è arsa in un istante / Hiroshima ancora piange, Nagasaki si dispera / U$A è sempre sporca di sangue questa tua bandiera… / Lady U$A che gran coraggio / ma la tua forza è solo distruttrice / ma riesci sempre a mascherarla da liberatrice / Lady U$A che gran signora / ma il mondialismo è una statua di cera / U$A non mi farò mai ammaliare dalla tua bandiera / Non ci faremo mai ammaliare dalla tua bandiera.
 
Angeli con la spada è un altro manifesto, contro chi inventa “trame nere” per distogliere l’attenzione dalle malefatte del potere istituzionale, occulto e non occulto - come nei Settanta si è spesso fatto. Qui gli Hobbit gridano la loro distinzione scegliendo la musica, per evidenziare la loro quanto mai esplicita natura ideale: Magistrati pagati e processi insabbiati / tangentisti e ladri di stato che ancora vivono in libertà / ma è tutto normale / lo ha detto anche il telegiornale / e il pericolo vero è uno scudetto / sul bomber nero / Noi vogliamo essere solo angeli con la spada / saremo l’avanguardia di una nuova rivolta dell’anima / sempre a testa alta con lo sguardo fisso al sole / nelle piazza, nelle strade…rivoluzione
 
Schiavi delle macchine è una critica al mondo moderno e ipertecnologico, un universo percepito come  senz’anima, alla deriva. In linea con i due fratelli Junger (Ernst Junger, Nelle tempeste d'acciaio - Friedrich Georg Junger, La perfezione della tecnica), a ben guardare: Schiavi delle macchine / servi della tecnica / automi controllati da automi / che filmano la vita senza parlare / Nutriti nel sol corpo / da superdroghe sintetiche / appestati da un grigio morbo / che gli ha tolto pure il cuore / Amare uno schermo visivo / virtualmente senza virtù / sprofondando nel vuoto sempre più soli / e privi di un’anima!
 
La traccia che chiude il disco immagina un dialogo tra un ragazzo e il sole.
Il ragazzo si chiede cosa sarà di lui, combattente naufragato nell’incertezza del presente, dei suoi fratelli, della sua comunità (L’Europa, un’Europa ideale, evidentemente). Esortando il sole ad una risposta: Quale domani per i ragazzi dell’Europa? - chiede il ragazzo al sole. E noi con lui:
 
RAGAZZO:
Io che cammino per le strade di questa città / estraneo senza una meta son sicuro qualcosa non va / Mi sento come un guerriero naufragato sopra un’isola / con gli occhi fisso il sole e gli chiedo / “Che cosa sarà?” / Quale domani tra banche e cemento / per quest’Europa presa a tradimento / che ha visto cadere i suoi figli migliori / su quel sangue ti prego fai nascere fiori.
 
SOLE:
Ragazzo, tu hai vent’ anni io è da un pezzo / che sono qua / ho visto nascere il mondo, l’Europa e la sua civiltà / Roma le sue legioni, rosacrociati, cavalieri del Graal / ragazzi in grigioverde che avranno avuto la / tua stessa età / Che in nome di un ideale maggiore / nei loro occhi bruciava l’amore / sentivo batter forte i loro cuori / e sul sangue non vedi ora sbocciano fiori…
 
Viaggio al termine della notte, venuto alla luce nel 1999, è il primo Cd (ma circolavano alcune tracce, qui non presenti, già dal 1996, negli ambienti della militanza antagonista) pubblicato da un giovane gruppo d’avanguardia che respira atmosfere di battaglia e di militanza politico-ideale. Dieci canzoni ricche di pathos. Un linguaggio diretto e senza troppi fronzoli che arriva facilmente all’intimo-ideale dell’ascoltatore, supportato da musiche ben congeniate, ancorché miscelate in maniera un po’ grezza. Intense ballate, tra cui spiccano per musica e testo, Lady U$A (a proposito, il simbolo del denaro in sostituzione della S è un’idea degli Hobbit, non mia. Quanto mai calzante, non trovate?) e Quale domani, fanno degli Hobbit uno dei gruppi più amati dalla gioventù di destra (non istituzionale, immagino) attuale. Il richiamo al famoso testo di Céline, come avrete notato, è tutto fuorché un banale omaggio di semplice suggestione assonante. In qualche modo anche gli Hobbit, attraverso il loro disco, vogliono stigmatizzare l'orrore del Novecento, recuperando l'indignazione céliniana e una punta di sarcasmo, propria al grande letterato francese, per traslare il discorso e portarlo nella contingenza vaga, crudele e nebuolosa che - a loro avviso - ci accoglie. Con l’album successivo, Per la Contea, meno centrato sull'evocazione storica e più vicino ad atmosfere letterarie on the road, ci hanno regalato una nuova e più compiuta evoluzione musicale, affidata sempre e comunque a canti antagonisti al sistema politico dominante. Reperibili solo in librerie e luoghi d’area, gli Hobbit si pongono musicalmente nel mezzo, tra le fascinose ballate intimiste e cantautoriali della musica alternativa dei Settanta-Ottanta  e la recente evoluzione rockettara delle nuove band. Ascoltateli, non sono affatto male.
 
Léon, Luglio 2005. Originariamente apparso su lankelot.com 


ISBN/EAN: 
00

Commenti

Dresda è in fuoco / Dresda uccisa da poco / Sola e indifesa / come una donna vestita di bianco ora giace distesa / Dresda il ricordo / Dresda io non scordo / Mi sembra un incubo ma forse è la realtà / Pioggia di morte si è abbattuta qui / i nuovi Dei del cielo han distrutto la città / Dresda / La guerra era ormai finita / e i leoni assetati di sangue / credono di aver vinto / ma sono solo iene / Sono solo iene?

Gran bel recupero, Fede:)

Sulle colline, lungo il fiume / la rugiada del mattino / popolo indiano una divisa ha scritto il tuo destino / Raggio-di-luna ormai sei morta / e il tuo pony non ha più criniera / U$A hai aggiunto un?altra stella alla tua bandiera / Samurai del Grande Impero / kamikaze del Sol Levante / sono arrivati e la tua terra è arsa in un istante / Hiroshima ancora piange, Nagasaki si dispera / U$A è sempre sporca di sangue questa tua bandiera? / Lady U$A che gran coraggio / ma la tua forza è solo distruttrice / ma riesci sempre a mascherarla da liberatrice / Lady U$A che gran signora / ma il mondialismo è una statua di cera / U$A non mi farò mai ammaliare dalla tua bandiera / Non ci faremo mai ammaliare dalla tua bandiera.

2 - Grazie;) l'ho ritoccato un minimo

"La traccia che chiude il disco immagina un dialogo tra un ragazzo e il sole.
Il ragazzo si chiede cosa sarà di lui, combattente naufragato nell?incertezza del presente, dei suoi fratelli, della sua comunità (L?Europa, un?Europa ideale, evidentemente). Esortando il sole ad una risposta: Quale domani per i ragazzi dell?Europa? - chiede il ragazzo al sole. E noi con lui:"

> Questa non me la ricordavo, devo recuperarla;)

"In linea con i due fratelli Junger (Ernst Junger, Nelle tempeste d?acciaio - Albert Junger, La perfezione della tecnica)"

> Ecco chi manca in Lanke. Junger!
Rimedieremo.

"Reperibili solo in librerie e luoghi d?area, gli Hobbit si pongono musicalmente nel mezzo, tra le fascinose ballate intimiste e cantautoriali della musica alternativa dei Settanta-Ottanta e la recente evoluzione rockettara delle nuove band. Ascoltateli, non sono affatto male."

> Bravo Federico. Spero sinceramente che l'articolo contribuisca a farli ascoltare al di là dell'area. "Lady U$A" in primis.

7 - Eh si. Dobbiamo, è uno dei più grandi letterati del Novecento. Giuro che appena ho un po' di vacanza rileggo il Trattato del ribelle e ne scrivo.

Grande.

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