E c’è sangue in terra / ci sta odio tra la folla / ci sta un grido / boia chi molla / E c’è sangue in terra / c’è un ragazzo sulla soglia / ci sta un grido / boia chi molla (Il 78).
Tornano gli Hobbit, gruppo che si distingue tra gli alfieri della musica antagonista che circola negli ambienti della destra radicale, che potete trovare da qualche mese nei migliori circuiti di musica alternativa con il nuovo disco, L’impero contrattacca. Parafrasando Star Wars (L’impero colpisce ancora), e sempre rimanendo all’interno di un immaginario fantasy molto amato dalla band (il loro nome, è a tutti noto, è un omaggio al personaggio creato da J.R.R.Tolkien), gli Hobbit ci regalano un titolo dall’inequivocabile valenza simbolica e combattiva (e catartica), a cui fanno coerentemente seguito dieci tracce, ora arrabbiate, ora scanzonate, ora malinconiche e dolorose in cui l’elemento più evidente è proprio l’ostentato antagonismo a un mondo i cui assoluti e i conseguenti feticci sono diventati l’emblema e non più soltanto il sintomo di una società malata. Nella degenerazione dell’Impero totale-globale però, gli Hobbit individuano alcune figure in controtendenza, forse più ideali che reali (è il caso di Nera pasionaria, ma anche del ragazzo evocato dal refrain di III Millennio), da mettere al centro della loro musica proprio in opposizione ai falsi miti della modernità, tanto da immaginare un Impero antagonista che trovi le sue tracce nel glorioso passato della nostra civiltà (L’impero contrattacca, Trecento!). Ecco che l’Impero virtuoso cantato dagli Hobbit prende forma, e si snoda attraverso melodie sicuramente più rock rispetto ai due dischi precedenti (Viaggio al termine della notte, Per la Contea), inserendo in mezzo a tracce musicalmente trascinanti (Rock nazionalista su tutte) alcune intense ballate intimiste che segnano ora una importante cesura (Il 78: pezzo che ci riporta alla dolorosa memoria degli anni di piombo), ed ora una rabbiosa e malinconica ma al contempo orgogliosa conclusione (Tu che ne sai: il cui bersaglio è un giornalista che li ha diffamati). Proprio i giornalisti, insieme ai feticci e ai falsi miti della modernità, assurgono a ruolo di bersaglio principe degli Hobbit, che nella sarcastica Rock nazionalista vengono additati come prezzolati che si interessano, quale servi principe del potere costituito, solo di musica commerciale e omologata (Noi siamo un gruppo Rock nazionalista / E di nemici è lunga la lista / Noi siamo un gruppo Rock nazionalista / e non si scomodi / signor giornalista).
L’attacco del disco è sulle note de L’Impero contrattacca, il pezzo che, sia a livello testuale e immaginifico che musicale, fonde più influenze (dal rock più classico, fino alla musica Oi, aprendo addirittura con un parlato), in cui viene evocata la genesi di Roma (753 nasceva Roma sopra i sette colli / che il tempo sembrava baciare) mescolando il tutto con immagini che sovvertono idealmente quelli che secondo gli Hobbit sono danni evidenti del mondo globale (Cambia rotta l’immigrazione / Da Bari torna verso l’Albania / in fuga da Pantelleria). Si continua con Nera pasionaria, una delle tracce più suggestive del disco, per la convincente commistione testo parole;.pezzo che fonde, anche ritmicamente, intimismo e ribellione. Ecco che entra in scena uno dei personaggi reali/ideali protagonisti del disco: (Sai questa canzone è dedicata a te / A te nera pasionaria / Tu che sogni parli e vivi come me / E sei pura come l’aria / Le tue amiche del liceo sul diario han Che Guevara / Sono state a quel corteo / tra migranti sindacati e marijuana). È evidente dal testo che la narrazione proposta è assai massimalista, e che è indirizzata a solleticare l’antagonismo femminile adolescenziale. Gli Hobbit, difatti, in questo disco sono ancora più manifesti e diretti, allontanando qualsiasi sospetto di anche soltanto vago intellettualismo (che peraltro gli è estraneo da sempre), presente al contrario in altri cantautori o gruppi d’area, tanto che le 10 ballate, riunite sotto l’emblematico titolo, sono quasi un manifesto di opposizione e lotta rispetto a una contingenza che vede gli Hobbit e la “loro gente” in posizione orgogliosamente minoritaria.
Il disco non si nega, come accennato in precedenza, un salto a ritroso nella dolorosa memoria storica. Ricordate la bellissima Unonovequattrocinque, contenuta in Viaggio al termine della notte? Qui il tema cambia, ma è ugualmente pregnante e per certi versi ancora più doloroso, perché tocca da vicino il mondo della militanza politica a destra in Italia, nei tragici anni Settanta. Il 78 ci riporta alla memoria uno dei pezzi più belli mai scritti nell’ambito della musica alternativa, Generazione 78 di Francesco Mancinelli. Senza voler fare inopportuni paralleli, gli Hobbit vanno al cuore del pezzo di Mancinelli (molto lungo e articolato, sicuramente il testo più doloroso circolato nei circuiti della destra identitaria) e ci regalano una ballata essenziale, semplice ed emozionante, costruita su una melodia intimista di stampo cantautoriale (Il battito del cuore a un tratto è interrotto / Gennaio. Roma è il 78 / In un giorno come tanti, la storia può cambiare / L’Italia, i sogni, si può morire / Mi sembra di vedere l’inchiostro dei giornali / Agguato proletario, uccide reazionari / E se guardo le mani / il ferro che ci tieni / fallo cantare). Si rievoca, naturalmente, l’agghiacciante vicenda della strage di Acca Larentia, nella quale persero la vita Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni (i primi due freddati da un commando armato di “compagni”, il terzo ucciso dal capitano dei Carabinieri Edoardo Sivori, che sparò ad altezza uomo durante i tafferugli seguiti allo sdegno dei giovani militanti missini per la barbara uccisione dei loro camerati), tre ragazzi del Fronte della Gioventù.
Quasi a volersi distanziare dal pathos generato dalla quarta traccia, per ritrovare atmosfere più goliardiche e musicalmente incalzanti, gli Hobbit ci regalano tre tracce scatenate, Trecento!, Rock nazionalista e Mare di guai, pezzi nei quali la matrice rock del disco è chiara e inequivocabile e per i quali, nella performance dal vivo, si immagina grande coinvolgimento e partecipazione attiva degli intervenuti. L’ottava traccia, Lo schiaccianoci, fa una breve panoramica sugli avvicendamenti politico-partitici dell’Italia repubblicana, fino alla speranza tradita immediatamente post Tangentopoli, concludendo con l’immancabile esortazione alla ribellione. Canzone per Sara ricorda, per assonanza tematica, la struggente Leggenda di Natale di Fabrizio De André, contenuta nel capolavoro Tutti morimmo a stento, e ha come oggetto la violenza sessuale, seguita ad inganno, perpetrata da un uomo adulto ai danni di una ragazzina (E aspettavi il regalo senza dirlo a tua madre / Non potevi capire / non potevi sapere / Che quell’uomo dai gesti così freddi e gentili / Era il lupo crudele che si mangia i bambini).
Importante ed emblematica la traccia che chiude il disco, Tu che ne sai, in cui gli Hobbit paiono volersi togliere tutti i possibili sassolini dalle scarpe, scegliendo un’invettiva intimista e velata, più aperta verso importanti quesiti esistenziali, nei confronti di un giornalista che ha diffamato loro e il loro mondo. La vicenda dovrebbe essere, il condizionale è d’obbligo ma credo di non sbagliarmi affatto, il volgare e infamante video Nazirock, uscito per le edizioni Feltrinelli e curato dal disinformato e fazioso giornalista Claudio Lazzaro (che ha definito quell’area politica e i suoi partecipanti a tutti i livelli come “rappresentanti del male”). Lo spunto fu il concerto degli Hobbit, al raduno annuale di Forza Nuova, nel quale sventolarono bandiere con iconografie del Ventennio, ritenute da più di qualcuno, come noto,“male assoluto”. La risposta degli Hobbit è in una domanda retorica rivolta idealmente a chi giudica senza conoscere: Tu che ne sai dei miei amori / qualcuno m’è rimasto dentro / qualcuno l’ho sputato fuori / Tu che ne sai dei miei fratelli / hanno rughe sopra il viso e hanno il vento tra i capelli / Tu che ne sai della mia gente / tu che hai fatto un documentario senza aver capito nulla / E che ne sai del mio ideale / tu che giochi sopra la mia pelle e getti fango da un giornale / Tu che ne sai… tu che ne sai / Tu che ne sai cosa vuol dire guardare gli occhi di un figlio / E non doversi vergognare.
Eccoli qui gli Hobbit, al loro terzo disco, coerenti con sé stessi e la loro musica fino all’intransigenza, da quel che appare dai testi. Testi certo massimalisti, ad uso esclusivo dei giovani e giovanissimi militanti sempre nuovi che, a dispetto di una realtà che vorrebbe emarginarli da tutto e tutti, continuano ad apparire nelle diverse galassie della destra radicale. L’impero contrattacca è un disco che dimostra una crescita musicale della band, in cui le influenze rock sono più potenti, vibranti ed evidenti che in passato. Vibrano anche alcuni testi, essenziali come non mai e inequivocabilmente antagonisti. Canzoni per adolescenti ribelli, canzoni pronte ad essere cantate a squarciagola nei concerti, canzoni in cui liberare tutto ciò che a scuola e nei luoghi del potere ovattante e omologato tocca reprimere. Canzoni catartiche che si liberano in circolo e che sono puro vento di giovinezza, e che proprio dai ragazzi saranno maggiormente apprezzate, su questo non c’è dubbio alcuno. Un disco anche ricco di importanti omaggi d’area, a partire da quello dichiarato per Massimo Morsello (C’è una nave nello spazio / ed ha il tuo nome per bandiera), passando per Francesco Mancinelli (Il 78), fino ad arrivare, in Mare di guai, ad omaggiare e parafrasare un famoso verso (tirannide borghese ancora poco tempo / la rivoluzione scoppia in un momento) de La rivoluzione è come il vento, degli Intolleranza. Un disco importante, dunque, nell’evoluzione artistica degli Hobbit, i quali dimostrano di essere ottimi musicisti a prescindere da testi che possono più o meno piacere ma che dimostrano una certa continuità tematica e ideale che, comunque li vogliate giudicare, gli rende onore.
Federico Magi, agosto 2010.
Per approfondire: HOBBIT in Lanke
Commenti
(Hobbit) Ecco il nuovo disco
(Hobbit) Ecco il nuovo disco degli Hobbit. Franco quando passi puoi inserire per favore il link al pezzo su "Viaggio al termine della della notte". Grazie.
(Hobbit) Ecco il suggestivo
(Hobbit) Ecco il suggestivo video che, sulla note degli Hobbit, ricorda la morte dei tre giovanissimi camerati Bigonzetti, Ciavatta e Recchioni: http://www.youtube.com/watch?v=pOG06k5KdlA