"L'invisibilità ben si adattava alla mia persona. Avevo le vene degli occhi iniettate di latte. Vedevo senza sangue adesso. Vedo soltanto in trasparenza ed ero felice di essere anch'io così. Mancavano molte cose all'ospedale, ma ciò che più mi mancava era la musica. Non compresi quanto fosse importante la musica finchè non fui punito con il silenzio" (Douglas Cooper, Amnesia)
"Somewhat disturbing is the sound of birds singing Ascoltare questo disco è rivivere gli ultimi brandelli di vita di King Kong, aggrppato alla cima dell'Empire State Building insieme alla sua amata Ann Darrow, prima che venga crivellato dai colpi di mitragliatrice. E badate bene, la pellicola in bianco e nero del 1933 girata da Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack e non certo i successivi remake. Questo per fugare subito eventuali dubbi e possibili errori d'interpretazione e ascolto di "Homework" (Jestrai, 2008) ma più in generale di tutta la discografia di Herself, alias Giole Valenti. Giunto alla sua terza opera, "Homework", Herself raggiunge la completa maturità, liberandosi una volta per tutte di ingombranti accostamenti, di paragoni che in maniera più o meno celata lo sospettano di rasentare il plagio di artisti stranieri, compiedo numerosi passi in avanti rispetto al precedente, seppur validissimo, "Ghost is a Major" (Jestrai). Certo, Herself è figlio e fratello dei vari Sparklehorse (Vivadixiesubmarinetransmissionplot e Good morning Spider), Eels (Electro-Shock Blues), Califone, Bright Eyes, Will Oldham, di un certo folk intimista ma nello stesso distorto, aperto alla sperimentazione sonora e vocale (la voce è quasi sempre filtrata) ma ormai con una propria autonomia, un proprio registro, una melodia targata Herself, che permettono di distinguerlo fra gli altri artisti. Uno dei pochi artisti capaci di uscire dal rigido steccato della musica alternative italiana, fatta di amichetti, sorrisini e di dischi, questo sì, sempre più cloni del mercato estero, e di cantare il dolore dell'anima con una rarefazione delle liriche che riecheggia il suo passato di scrittore e poeta. E' cresciuto, è maturato, è diventato Herself, qualunque percorso da qui in avanti egli possa solcare. Homework si apre proprio con "King Kong", dalle dolci melodie, aperture sonore ma che con quella chitarra di mette sull'avviso, ti fa sospettare qualcosa, perchè "Was hard for King Kong to live here under your treatment" e la coda è sempre più distorta, inquietante, cupa, come quei biplani in volo che uccideranno King Kong, l'anima strappata alla sua isola. Una cupezza che lascia la porta aperta alla scheggia impazzita di "Hate 1" "Want you dead, man // I'm gonna catch you down", dalle venature industriali che mi ha ricordato la voce cattiva e fredda di Trent Reznor e poi la tranquillità malinconica della campagna che s'affaccia sul Mar Mediterraneo di "Nails" con il violoncello suonato da Sergio Serradifalco (uno dei due ospiti, l'altro è Alessio Bosco, in un disco registrato quasi completamente in proprio) che ti fa chiudere gli occhi ed il seguito "Meet Miriam At The Park", con graffi di elettronica sul cuore a pezzi, "Acting like a baby picking flowers in the sun // You just stood here and here we are // Nothing comes back again" e poi il gioco fra chitarra e voce in "Spider of the dead", una canzone da ascoltare in solitudine e che solo una persona che soffre da una vita, senza mai avere e trovare vie d'uscita alla propria condizione può capire, seguita dall'imprecazione rivolta a Dio di "The One", "Jesus you're a fool // You'll break yourself in two // You're gonna be the one", ritmo incalzante giocata su piatti e chitarra e la distorsione che bacia la melodia "Cause' you're feelin' down // you gotta take control // If you're feelin' down // You gotta take control" e la batteria che si fa sempre più incalzante come una testa che scoppia e tutto il corpo che va a pezzi e quei pezzi li puoi accarezzare con "King of Glory", la voce di una madre addolorata, nel buio della stanza, curva sul figlio steso a letto con una malattia indefinita e quel mantra finale che dura quasi tre minuti e ci porta alla summa del dolore di un amico perso per sempre, "To an old friend", il dolore della perdita che forse nemmeno una canzone può placare, "Thinking of my dead friend // I just need to know" e alla fine c'è solo il silenzio solcato da rumori, suoni sempre più lontani. Homework si chiude con "Between two starz", ripresa dal primo album "Please Please Please, Leave Now" (Subcasotto) e una conclusione più bella per questo disco non l'avrei mai potuta pensare, è, tanto per giocare con le somiglianze, la canzone che gli Smashing Punpkins non avrebbero mai potuto scrivere. E' un disco difficile che richiede tempo, attenzione, spazio nel nostro cuore, nel nostro cervello, nel nostro stomaco. Se non volete correre il rischio di scivolare negli angoli più bui della vostra vita, allora Homework non fa per voi. "ancient people know how" Discografia essenziale e brevi note: "Please please please, leave now (Subcasotto, 2004) "God is a major" (Jestrai Records, 2006; Venus) "Homework" (Jestrai Rercords, 2008) Altri progetti: White Mountains & Herself: hermountains (Catch 23 rec, 2008 P.O. Box, con pezzi a firma Rebekah Spleen (Wallace Records, 2003) Foreyard - Corps Mort (2007) Contatti e link utili: http://www.myspace.com/herselfweb
http://www.herself.altervista.org Video: http://www.youtube.com/watch?v=XwqghGfLb8I http://www.youtube.com/watch?v=qBKzaix9MVU&feature=related Recensioni già comparse:
when you know you don't deserve it
You are not here today
and I feel just like an empty eggshell, and
My yoke is heavy
My yoke is heavy" (Daniel Johnston, My Yoke is Heavy)
Commenti
Un gran disco e una persona speciale.
(stanotte leggo;) Intanto grazie. Ti sistemo i tag, vanno divisi con la virgola, altrimenti non li prende. Momento:) )
(oggi pomeriggio ho mandato la mia intervista a Danilo dei Bludeepa. A giorni, spero, la pubblicazione qui su Lanke;)
scappo, a dopo
gf)
King Kong of Daniel Johnston
They shot him down
They shot him down
They thought he was a monster
But he was the king
They came to his island
And they brought her with them
They wanted to get his picture
But they were surprised by his enormous size
And when he saw the woman
He took her without question
Because after all
He was the king
And he loved the woman
He loved the way she looked
But she wouldn?t stop
Her screaming
But he loved the woman
And he fought a Tyrannosaurus Rex
It was a bloody battle
But he fought it for his woman
And he climbed up a mountain
And he looked around
Some kind of forest
With all those dinosaurs
And he stripped his woman
He stripped her bare
But there was a pterodactyl
There!
And then a hero
Came and took his woman
And they fell off the mountain
Into some water
And then later
He came looking for his woman
But they were waiting
And they threw a bomb
And they tied him
And they took him across the ocean
And they chained him
And put him in the show
But when he saw his woman
He broke loose
And everyone fled in terror
And he was looking for her
And he overturned the train
He was looking in the street
And then he found her in her apartment
And He climbed up the Empire State building
It was like a phallic Symbol
And he took his woman
To the top of that towering temple
And he climbed up and looked around
Some kind of city
With all those skyscrapers
And all the cars
Just him and his screaming woman
They were finally alone
He loved his woman
You could see it in his eyes
His great big eyes
He loved his woman
From the moment he saw her
He was all choked up inside
But when the airplanes came
He was soon to die
But he hung on long enough to set his woman down
And make sure
She was safe
And as the bullets pierced
He looked at her so sincere
Before he fell
Because he loved his woman
They shot him down
They shot him down
They thought he was a monster
But he was the king
Who killed the monkey
Who killed the monkey
?Twas beauty
That killed the beast
And Willis O?Brien died
A tragic death
There wasn?t much
That he had left
And Ray Harryhousen said
That when Willis died
That?s when the king
Was really dead
They shot him down
They shot him down
They thought he was a monster
But he was the king
But he was the king
But he was the king
But he was the king
"Uno dei pochi artisti capaci di uscire dal rigido steccato della musica alternative italiana, fatta di amichetti, sorrisini e di dischi, questo sì, sempre più cloni del mercato estero, e di cantare il dolore dell?anima con una rarefazione delle liriche che riecheggia il suo passato di scrittore e poeta."
> Sai che forse, pensando al mercato IT anni Cinquanta e Sessanta, dovremmo sempre dire "sempre meno clone"? All'epoca spacciavano per canzoni italiane delle cover:)
ottimo anche l'apparato di link, in calce. Su MS sto ascoltando "King Kong", adesso (a proposito: il film di pochi anni fa, incredibilmente, è piaciuto a diversi amici letterati. Io stesso m'ero abbastanza divertito. Non aveva pretese, ma aveva un disegno limpido).
"King Kong" sicuramente fa respirare la lezione Sparklehorse. C'è grande dolcezza, intimismo e qualche venatura onirica da Mercury Rev seconda fase, quella meno psichedelica, diciamo barocca ma con garbo.
E' un suono famigliare, in ogni caso. Uno di quelli che mi fa tornare voglia di ricominciare a comprare dischi. Mancano due dettagli, la certezza degli stipendi e i vecchi negozi. Ma torneranno entrambi:)
"Hate 1" - aggiungo ora il video ai miei preferiti sul tubo - è grungettone, il che male non è e non fa:).
Il video è semplice http://www.youtube.com/watch?v=XwqghGfLb8I e nel sound c'è qualcosa che mi ha restituito i vecchi e sempre buoni Blonde Redhead.
*
"Stoned", http://www.youtube.com/watch?v=qBKzaix9MVU& torna su sonorità quiete, lo-fi ed estremamente semplici. Sicuramente il Valenti avrebbe miglior fortuna uscendo per etichetta indie US o UK. Non ci piove.
Danke and!
sì, concordo su quanto dici, ha poco dell'italia e davvero ha goduto anche di pochissima attenzione, sì, ottime recensioni, ma c'entra poco...
Stoned è dell'album precedente, Ghost is a major, e quel video vinse un premio come miglior video non ricordo dove.
(dimenticavo, ricordo Mercury Rev tanti anni fa ad Arezzo Wave prima dei Sonic Youth, mi emozionai a quel concerto, anche se gran parte del pubblico faceva veramente schifo)