Hefner

Dead Media

Hefner

“Ever felt like giving up? / I've felt like giving up. / But not since 1969. /I found a greater truth, / At a godly altitude, Won't waste another day of my life”.

(Hefner, “Alan Bean”. Testo di Darren Hayman).
 
Hefner: una band indie rock, decisamente contaminata dagli sperimentalismi elettronici e non immune da striature pop, caratterizzata da una singolare cura dei testi e da una non comune e dissacrante ironia. Potremmo ribadire e ricordare: in principio furono i Kraftwerk. “Radio-activity” è la matrice di trenta anni di convergenze elettroniche nel rock e nel pop. E allora approfittiamone per avvertire qualche neofita: ascoltare gli Hefner senza conoscere i Kraftwerk e senza essersi imbattuti, più o meno consapevolmente, in Jean Michel Jarre è arbitrario e non intelligente. Affinità e assonanze pop sono, al solito, più facilmente riconoscibili; non viviamo nel decennio dell’originalità (a quanti obiettassero che non ne sono mai esistiti, suggerirei un’immersione nella cultura rock degli anni Settanta: buon viaggio), non godiamo, di norma, della sconsiderata bellezza dello sperimentalismo a qualunque costo (a qualunque rischio), corriamo il rischio di massacrarci di noia per via di certe politiche “artistiche” (si legga: “discografiche”), e quindi è tutto un facile gioco di citazioni, richiami, contaminazioni. In “Dead media”, quarto album degli ormai dissolti Hefner, si percepisce e si avverte spesso l’irresistibile richiamo del pop; a volte è gradevole, altrimenti appesantisce e risulta stucchevole. La virata pop s’è compiuta proprio negli ultimi mesi, a due anni di distanza da “Dead media”: la band, previa scissione, s’è trasformata nel progetto The French, nel segno del rifiuto del rock.
Scrivo, allora, per lamentarmi della trista piega pop che il carismatico Darren Hayman e John Morrison sembra abbiano deciso di prendere: e per affermare che “Dead media” era un disco notevole, nonostante certe embrionali anticipazioni della loro nuova strategia (sensibilità?) artistica.
C’è una canzone fantastica, “Alan Bean”, dedicata all’astronauta-pittore, e un brano aggressivo e ispirato come “When the Angels Play Their Drum Machines”, dove sembra che le vecchie Orchestral Manoeuvres in The Dark abbiano conquistato maturità, distacco e consapevolezza. 
“Alan Bean” è un brano che giustifica l’acquisto del disco e pretende considerazione e una punta di venerazione. È ispirato, emblematico dello spirito d’una generazione, e perfino potremmo dire che “Alan Bean” è l’epica dell’antieroe. Alan Bean ha scoperto un’altra verità, nel suo viaggio verso la Luna. Gli altri potranno dimenticare il quarto uomo sulla Luna: noi non dovremmo dimenticare questo astronauta che ha preferito dedicarsi alla pittura, nel 1981, abbandonando la sua antica vita: dipinge scene ambientate sulla luna, dipinge gli occhi del suo amore, ha scelto di vivere d’arte e null’altro. E allora gli Hefner dedicano questa canzone a uno spirito che ha rifiutato il sistema e s’è votato ad altra ricerca. Ne nasce una canzone malinconica e raggiante d’ammirazione al contempo, dal ritmo accattivante e dalle sonorità ipnotiche. Semplicemente stupenda.
 
 
Se il disco fosse rimasto al livello del singolo “Alan Bean”, sarei qui a presentare un album-capolavoro a un pubblico già ben informato e probabilmente prossimo all’estasi: purtroppo, “Dead media” è semplicemente un buon disco di pop-rock elettronico, raffinato da testi interessanti e pregiato dalla presenza di una canzone che passerà alla storia.
Nel genere, la The Beta Band (ad esempio) è certamente superiore tecnicamente e sembra poter conquistare platee più eterogenee e sofisticate: gli Hefner sono un gruppo in cerca d’una anima più definita e di sonorità più marcate, più riconoscibili(in altre parole: gli Hefner cercano la rara vena dell’originalità), e sembrano ancora in pieno caos creativo. Attendiamo gli esiti della metamorfosi nel progetto The French per sciogliere gli ultimi dubbi in proposito. In questo disco, si passa da ballate rock come “The Nights are long”, certamente non immuni da influenze varianti dal primo Cat Stevens ai Belle & Sebastian del felice “The boy with the arab strap”, a momenti elettronicamente ludici come “Peppermint Taste”, brano che poteva essere sottofondo alle avventure dei Mario Bros sul vecchio Atari Vcs.
E ancora: “Waking up to you” sembra una cover d’un brano (d’un disco qualunque) degli Eels, “Union Chapel Day” un errore di Martin Gore alle prime armi (si pensi a metà abbondante d’un disco imbarazzante come “A broken frame”). Non sempre persuade l’interpretazione del cantautore, Darren Hayman: sa essere intimista e sa precipitare nell’esecuzione leziosa, boriosetta e compiaciuta. Ecco: il compiacimento è il peggior nemico di Hayman. Segno, evidentemente, di una personalità fortissima che incide profondamente sulle sorti della band. Con tutte le contraddizioni e le smanie possibili, vezzi e slanci e capitomboli e (sublimi) elevazioni.
 
Il quarto album degli Hefner, “Dead Media”, è stato registrato nella primavera del 2001 nell’abitazione del leader della band. L’album, annunciato dall’impeccabile singolo “Alan Bean”, è stato pubblicato il 24 Settembre 2001.
 
“I'd like to paint your eyes,
But I've got to paint the sky.
Going to be a painter all my life.
(…)
And what you didn't see,
I'll let you see through me.
I'm going to paint the moon for you”
.
(Hefner, “Alan Bean”. Testo di Darren Hayman).
 

DISCOGRAFIA ESSENZIALE e GENESI DEL GRUPPO.

Dead media, Pure, 2001.
We love the city, Beggars Too, 2000.
Boxing Hefner, Beggars Too, 2000. (b-sides, rarità, inedite).
The Fidelity Wars, Beggars Too, 1999.
Breaking God’s Heart, Beggars Too, 1998.
 
La storia della band inglese degli Hefner ha inizio già nel 1992, quando il cantante e chitarrista Darren Hayman incontra il batterista Anthony Harding, suo compagno di studi nella Art School di Kent. Due anni più tardi si ritrovano a Londra: ingaggiato il bassista John Morrison, registrano nel 1996 il loro primo singolo, “Another Better Friend”.
L’album d’esordio, “Breaking God’s Heart”, risale al 1998.
Dopo 4 album e una raccolta di inedite e b-sides, “Boxing Hefner”, la band si scioglie: Darren Hayman e John Morrison danno vita al progetto “The French”.
Primi passi nell’estate del 2003. Hayman ha dichiarato, in proposito: “Just never liked bands that carry on for too long. I think we said quite a lot in five albums, and I think for there to be another one there has to be a good reason. A few people in the band were tiring of the touring. Me and John particularly were wanting to do something more electronic which maybe wouldn't fit with the name Hefner. Everybody's still friends though”. Obiettivi dei The French? “To make something a little less rock than Hefner, to make songs that were a little more interesting in terms of sounds but still have the words being the most important element. I wanted to tell some good stories again”, giura Hayman.
 
Fonte principale delle informazioni biodiscografiche è stato, al solito, www.allmusic.com
Ancora online il sito ufficiale della band: http://www.hefnet.com/

 

 

Lankelot, G.F., luglio del 2003. Donec ad metam. Originariamente apparso su Lankelot.com.
 
“Ever felt like giving up?
'We've felt like giving up’
Ever felt like giving up?
'All the time' ”.
(Hefner, “Alan Bean” Testo di Darren Hayman).
ISBN/EAN: 
00

Commenti

Ever felt like giving up?
I've felt like giving up.
But not since 1969.

I found a greater truth,
At a godly altitude,
Won't waste another day of my life.

As we tumbled down to earth,
We felt the capsule turn,
We saw the blue skies burn.

As we splashed down in the sea,
You were praying on your knees,
It bought a change in me.

Everyone will forget soon,
The fourth man on the moon,
But I've got it in my mind.

I'd like to paint your eyes,
But I've got to paint the sky.
Going to be a painter all my life.
As we tumbled down to earth,
We felt the capsule turn,
We saw the blue skies burn.

As we splashed down in the sea,
You were praying on your knees,
It bought a change in me.

And what you didn't see,
I'll let you see through me.
I'm going to paint the moon for you.

Ever felt like giving up?
'We've felt like giving up'
Ever felt like giving up?
'All the time.'

?I?d like to paint your eyes,
But I?ve got to paint the sky.
Going to be a painter all my life.
(?)
And what you didn?t see,
I?ll let you see through me.
I?m going to paint the moon for you?.
(Hefner, ?Alan Bean?. Testo di Darren Hayman).

Lo troverete qui:
www.amazon.com/Dead-Media-Hefner/dp/B00005NUUR
o qui:
www.cduniverse.com

sarà dura. Peccato perché è un mezzo must per gli appassionati del genere.

copertin!

copertin!

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