Jules Gary

Trading Snakeoil for Wolftickets

Jules Gary

Noi europei – per stabilire subito familiarità con questo disco – dovremmo partire dall’ultimo capitolo della storia recente di Gary Jules: il successo della sua versione del vecchio (1982) pezzo pop dei Tears for Fears, “Mad World”, cover cupa e malinconica che ha trovato la sua indelebile luce nel cult movieDonnie Darko”, opera prima di Richard Kelly. Adesso immagino che i migliori tra di voi stiano annuendo. A posto: come non detto. La storia di Gary Jules è affascinante, romantica ed emblematica. Musicista californiano dall’oscuro passato (ha militato in band come “The Origin”, “Kofi” e “Ourtown pansies”), non più giovane conquista l’opportunità di pubblicare un disco con la A&M.
1998: esce – per pochi intimi – “Greetings from the Side”. È un disco d’esordio idolatrato dalla critica: le difficoltà economiche dell’etichetta impediscono prima la promozione, quindi la circolazione dell’opera. Jules è rimasto sotto contratto: non può vincolarsi a nessun’altra casa discografica, non può vendere copie del suo disco d’esordio. Cinque anni più tardi, Gary Jules si autoproduce. Come un musicista esordiente, a dispetto dell’età e dell’esperienza acquisita, finanzia il suo nuovo album. Un salto nel buio.
Trading Snakeoil for Wolftickets è la sua dichiarazione d’amore alla musica, e la testimonianza della sua incrollabile resistenza ai rovesci della sorte.
Incredibilmente, nella patria delle major e della marchetta legalizzata, il talento di un musicista come Gary Jules riesce – pur con il consueto, mostruoso e imperdonabile ritardo – a venire a galla. Prima di continuare a raccontare la storia, chiamo in causa i referenti primi di questo album: Nick Drake, Cat Stevens, Simon & Garfunkel. Niente d’attuale, purtroppo: patrimonio esclusivo d’una nicchia di vecchi amanti del pop d’autore, o della tradizione cantautoriale elitaria. E ciononostante Gary Jules riesce, dopo un anno, nel 2004, a vedere distribuito il suo disco dalla Universal. Complice la fortuna inglese della sua cover piano e voce di “Mad World”, e la gloria internazionale di Donnie Darko: altrimenti, oggi non avrei potuto acquistare il cd in un negozio (comunque coraggioso) d’un quartiere di Roma. Sta di fatto che, proprio adesso (marzo 2005), sembra che il suo primo album stia per essere finalmente ristampato. E abbiamo ogni ragione d’entusiasmo: perché Trading Snakeoil for Wolftickets è davvero un disco piacevole, malinconico, intelligente e affascinante.
Retrò e demodé? Ovviamente.
Ascoltare l’arpeggio d’ouverture, in Broke Window, precipita l’ascoltatore indietro di trenta anni: sembra d’aver appena scartato un vinile di Simon & Garfunkel – da un momento all’altro m’aspetto di sentire le prime note di I am a rock. L’atmosfera è deliziosamente intimista: il canto dolcissimo e distensivo. È una canzone d’amore: “Her body lies like a landscape before you / You’re selling your soul by the pound / Got snakeoil in spades for the wolftickets trade / You look but don’t see me around”.
È il momento di No Poetry
. Scomodo subito Nick Drake:la lezione del maestro è assolutamente evidente. L’esito è una ballata amara e introspettiva: si canta d’un amore che ha perduto verve e incandescenza, e tuttavia non vuole o non sa finire: “Something’s burning in the attic / That her tongue will not defend / Through the arc of conversation / Past the teeth behind the smile / Down the miracle mile / To the bottom of the ladder / Paint your eyes and hide the matters / What’s the matter baby? / Could we go downtown / To the middle of the world?”. Ancora Drake nel settimo brano del disco, Boat Song. S’è fermato il tempo: quel sound sembra incorruttibile – cristallizzato e intatto.  Registriamo l’allegra e blues DTLA. Influenza prima? Crosby, Stills, Nash & Young. Possibile, trenta anni dopo? Evidentemente sì. Blues, post-beat e classe da vendere. Semplicità, eleganza, incisività. Neil Young spogliato della depressione torna in The Princess of Hollywood e Patchwork G.

Catstevensiane, la fatherandsoniana Something Else (“They never tell you truth is subjective / They only tell you not to lie / They never tell you there’s strength in vulnerability / They only tell you not to cry”), la deliziosa Pills, che va creando un’atmosfera placida, quieta ed estremamente amicale, e Umbilical Town – solare e gentilissima.

Lucky può ricordare “Know” di Nick Drake. Nemmeno due minuti di melodia, Jules che pizzica la chitarra in piena Pink Moon. Lascia un messaggio irrimediabile (“non puoi salvarmi”, avverte la sua donna) e si congeda. Fine.

Mad World è di un’irrimediabilità spiazzante. È lancinante e depressiva: intensissima e fuori contesto, nel disco. È un congedo, esteticamente estraneo allo spirito dell’album, e tuttavia non spiazzante, ma devastante.

Trascurando la stravaganza della ghost track – accenno di modernità incomprensibile – vorrei concludere questo ascolto trascrivendo i primi versi d’una canzone che, se non fosse stata re-interpretata, sarebbe rimasta un’anonima pagina di pop elettronico. Spogliata dei barocchismi anni Ottanta, s’è rivelata una poesia. “All around me are familiar faces / Worn out places, worn out faces / Bright and early for their daily races / Going nowhere, going nowhere / Their tears are filling up their glasses / No expression, no expression / Hide my head I want to drown my sorrow / No tomorrow, no tomorrow…/ And I find it kinda funny / I find it kinda sad / The dreams in which I’m dying / Are the best I’ve ever had / I find it hard to tell you / I find it hard to take / When people run in circles / It’s a very, very mad world mad world”.

Disco destinato a far compagnia a quanti, in questi ultimi quindici anni, hanno apprezzato i dischi folk e lo-fi di ottime band come i Red House Painters, e ascoltato con divertita nostalgia le “novità” dei Kings of Convenience e di Damien Rice. Imperdibile, invece, per chi vuole tornare indietro di trent’anni: è il vostro album.

GARY JULES – TRADING SNAKEOIL FOR WOLFTICKETS

Gary Jules. Vocals, guitars, mandolin, harmonica.
Michael Andrews. Guitars, bass, vocals, piano, keys, melodica, shakers, drums.
Sarah Brysk. Vocals.
Robert Walter. Piano.
George Sluppick, Matt Lynott. Drums.

DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE

Trading Snakeoil For Wolftickets, autoprodotto, 2003. Ristampato dalla Universal, 2004.

Greetings From The Side, A & M, 1998.

Gary Jules Aguirre è nato a San Diego. Vive a Los Angeles.

Approfondimento in rete: sito ufficiale di Gary Jules / RollingStone.


Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Marzo del 2005.

Prime pubblicazioni: Supertrigger, Lankelot

ISBN/EAN: 
000

Commenti

All around me are familiar faces
Worn out places, worn out faces
Bright and early for their daily races
Going nowhere, going nowhere
And their tears are filling up their glasses
No expression, no expression
Hide my head I want to drown my sorrow
No tommorow, no tommorow
And I find it kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which I'm dying
Are the best I've ever had
I find it hard to tell you
'Cos I find it hard to take
When people run in circles
It's a very, very
Mad World
Children waiting for the day they feel good
Happy Birthday, Happy Birthday
Made to feel the way that every child should
Sit and listen, sit and listen
Went to school and I was very nervous
No one knew me, no one knew me
Hello teacher tell me what's my lesson
Look right through me, look right through me
And I find I kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which I?m dying are the best I?ve ever had
I find it hard to tell you
I find it hard to take
When people run in circles its a very very
Mad world
Mad world
Enlarging your world
Mad world

*
Tears for Fears (years later: Gary Jules.) - Mad World.

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.