Terzo disco di Franco Battiato, del 1973, al culmine della sua vastissima e poliedrica esperienza di sperimentazione sonora, “Sulle corde di Aries” è uno degli album più originali nella smisurata discografia del musicista catanese, sempre in bilico tra le influenze più disparate, capace, in questo disco, di mescolare con bravura e creatività influenze etniche, progressive, pop, intermezzi asiatici e...
Terzo disco di Franco Battiato, del 1973, al culmine della sua vastissima e poliedrica esperienza di sperimentazione sonora, “Sulle corde di Aries” è uno degli album più originali nella smisurata discografia del musicista catanese, sempre in bilico tra le influenze più disparate, capace, in questo disco, di mescolare con bravura e creatività influenze etniche, progressive, pop, intermezzi asiatici e mediorientali, improvvisazioni new age e suoni ribelli: tutto questo, e anche di più, in un album dalle mille sfaccettature, che lascia davvero a bocca aperta.
Il disco si accompagna e segue lo stesso percorso musicale di “Clic”, “Fetus” e “Pollution”, altri imperdibili dischi sperimentali di Battiato. Album come questi, non solo per chi ama Battiato e, in generale, il suo lato sonoro al di fuori degli schemi, fanno comprendere come il nostro artista è sempre stato all’avanguardia nel suo campo, ed i suoi dischi non hanno mai avuto nulla da invidiare ad altre produzioni americane o inglesi, più quotate nel panorama musicale globale.
Trenta anni fa, Battiato sembra aver fatto un salto nel futuro e aver colto un numero infinito di idee e genialità da inserire nei trentatre minuti di questo disco: è impossibile ascoltare le quattro canzoni dell’album senza rimanere indubbiamente spiazzati dall’abbondanza sconcertante di suoni, invenzioni sonore, trovate brillanti, tutte compresse e miscelate, per creare un suono ipertecnologico e straniante.
La scena musicale dell’inizio degli anni Settanta era in evoluzione verso suoni e ricerche sonore, tra progressive, psichedelica e musiche ribelli, e Battiato si poneva, senza dubbio, come una delle personalità più attive e rivoluzionarie dal punto di vista musicale, in quei bollenti anni.
La copertina del disco è già il simbolo efficace della voglia di stupire e sperimentare: con un particolare effetto ottico applicato su una foto dalle tonalità beige e marroni, un doppio volto di una ragazza tra fili d’erba che le coprono il volto, dà l’idea di trovarsi sottoterra.
Una volta inserito il disco nello stereo, immergersi nel flusso sonoro delle quattro canzoni del disco non può non lasciare scioccati: si comincia con la lunghissima “Frequenze e Sequenze”, tra rumori distorti, fiati, lugubri lamenti che aprono il pezzo, un’atmosfera tetra e spiritata ci accompagna per più di tre minuti, poi la canzone prende il volo verso la sperimentazione più estrema. Suoni leggeri e celestiali, poi la voce del musicista catanese intona un canto lirico, quasi funebre, dal testo quanto mai insolito che crea immagini evocative, mentre i suoni cominciano ad essere davvero magici: una marcia ossessiva di percussioni, suoni elettronici, un lungo tappeto sonoro che sembra non avere mai fine, una pura trance musicale ci rapisce per più di tredici minuti di assoluto caos sonoro, capace all’improvviso, come per magia, di diventare sofisticata armonia. Con trent’anni di anticipo Battiato aveva già sperimentato quasi tutto quello che verrà riscoperto dai suoni elettronici degli anni Novanta. Continua la bellissima emozione sonora, tra xilofoni, suoni evocativi, gocce d’acqua, violini, un lungo fiume nel quale è bello farsi trasportare dall’ossessiva corrente.
Il disco continua con “Aries”, strumentale nell’incipit, poi strani suoni che sembrano provenire da molto lontano, tra atmosfere mediterranee e chitarra elettrica che suona isolati e fondamentali accordi. Il pezzo scivola via leggero e solenne, mentre un coro si leva maestoso ed il ritmo si fa più veloce e intenso. Suona anche il sax, ed è bello sentire questa improvvisazione free-jazz, con le due piste sonore che si intrecciano alla perfezione.
Il terzo pezzo è la bellissima “Aria di rivoluzione”, parte con la voce pomposa di Battiato su una base scarna, poi una voce femminile, che non lascia trasparire emozioni nella recitazione, si associa alla sua con una poesia di Wolf Iermann, in lingua originale. I suoni sono essenziali, violini e violoncelli, poi sax, su una batteria essenziale. Da brividi.
L’ultimo pezzo è la sofisticata “Da Oriente ad Occidente”, di nuovo voce potente e impostata, per un pezzo, dal punto di vista musicale, simile al precedente, almeno nelle prime fasi, poi il suono si sviluppa su basi sonore che richiamano le antiche composizioni cinesi: rumori di bacchette, mandole, sembra di essere ad una festa organizzata da un ricco signore di qualche importante dinastia, mentre un’orchestra suona la sua melodia preferita, che si sviluppa in percorsi tortuosi e insistenti, una lunga agonia sonora medievale con sporadici interventi vocali di Battiato. Orientale.
Un disco da applausi, nato dalla genialità di un personaggio unico nella scena musicale italiana, che ha indossato mille maschere e provato infiniti percorsi musicali. Sembra incredibile che sia stato composto più di trenta anni fa poiché suona fresco e attuale come se fosse stato realizzato oggi dal musicista sperimentale più in voga del momento.
Battiato negli anni ‘70 era davvero un grande compositore al di fuori di schemi e classificazioni, un guru della musica di sperimentazione, della ricerca sonora, amante delle idee originali e ribelli, e “Sulle corde di Aries” testimonia a pieno la sua incredibile e fenomenale personalità.
Tracklist:
1- Frequenze e sequenze
2- Aries
3- Aria di rivoluzione
4- Da Oriente a Occidente Discografia essenziale e brevi note Fetus (Bla Bla 1971)
Pollution (Bla Bla 1972)
Sulle corde di Aries (Bla Bla 1973)
Clic (Bla Bla 1974)
Mademoiselle Le Gladiator (Bla Bla 1975)
Battiato (Bla Bla 1976)
Juke Box (Ricordi 1977)
L’Egitto prima delle sabbie (Ricordi 1978)
L’era del cinghiale bianco (Emi 1979)
Patriots (Emi 1980)
La voce del padrone (Emi 1981)
L’arca di Noè (Emi 1982)
Orizzonti perduti (Emi 1983)
Mondi lontanissimi ( Emi 1985)
Fisiognomica (Emi 1988)
Giubbe Rosse (Emi 1989)
Come un cammello in una grondaia (Emi 1991)
Cafè de la Paix (Emi 1993)
L’ombrello e la macchina da cucire (Emi 1995)
L’imboscata (Polygram 1996)
Gommalacca (Mercury 1998)
Fleurs (Universal 1999)
Ferro Battuto (Sony 2001)
Fleurs 3 (Sony 2002)
Dieci Stratagemmi (Sony 2004)
Franco Battiato nasce a Jonia, in provincia di Catania. La sua discografia è sterminata, anche se è possibile identificare, nella sua produzione, un filone sperimentale, intorno agli anni Settanta – Fetus, Pollution, Clic, Sulle corde di Aires –, album pop più o meno “impegnati” – L’era del cinghiale bianco, Patriots, La voce del padrone e L’arca di Noè – con i quali si afferma e inizia a vendere milioni di copie, e album lirici o, comunque musicalmente classica e alta – Genesi, Gilgamesh. Negli anni Novanta continua a sfornare album splendidi e di altissimo livello – Come un cammello in una grondaia, Cafè de la Paix, L’ombrello e la macchina da cucire, L’Imboscata, Gommalacca, Fleurs. Il nuovo millennio lo vede impegnato, oltre che nella musica – Ferro battuto, Fleurs 3 – anche nel cinema: Battiato scrive, infatti, la sceneggiatura di Perduto Amor, film uscito nel 2003, apprezzato dalla critica e dal pubblico.
Antonio Benforte, 4 marzo 2005.
Recensione pubblicata originariamente su ciao.it e lankelot.com

Commenti
L'ho riletta con piacere - quel che ci interessa è che l'ho riformattata, nella seconda metà, levando neretti e caratteri abnormi. Ho scoperto come si fa quando sembrano bloccati. Devi selezionare il passo in questione e metterlo a Formato "normale".
Ti torna in tondo, ma ci puoi lavorare liberamente per grassetto, corsivi etc
Ottimo a sapersi, grazie della dritta.
Non avevo fatto caso ai caratteri più grandi.
Antonio non esageriamo. Prendi due cose di Nono, Stockausen, Ligeti, un po' di musica indiana, orientale, accordi di quinte distorti, un ritmo di tarantolati e ci metti sopra la voce. straordinaria perché caratteristica (e un filo cacofonica) di Battiato. ah dimenticavo dei fiati eccellenti, molto grande mela, in Aries. strumentisti bravi.
A me -e sicuramente mi sbaglio- non mi pare tutto questo estremo di sperimentazione.
Beh, per l'epoca, e considerando che si era in Italia, Antonio non ha tutti i torti. Comunque, concordo: un bel disco che, ahimé, molti amanti di Battiato ignorano.
ovviamente non voglio sminuire i meriti di Battiato. però non è che ste cose le ha inventate lui.. ;-)
Certamente non l'ha inventate lui ma, ripeto, in italia la sua fu musica d'avanguardia. Non mi viene in mente, Nevabop, chi osasse tanto all'epoca nel belpaese;-)
Io non credo che agli inizi dei Settanta ci sia in Italia un altro artista paragonabile a quel Battiato.
Incideva musica, nel panorama italiano, molto avanti per l'epoca. Almeno per quelle che sono le mie conoscenze della musica di quel periodo.
Sono con Nevabop. Il provincialismo della nostra cultura crea fenomeni: purtroppo spesso mancano i riferimenti autentici, per varie ragioni. Forse il discorso s'era già accennato proprio a proposito di Battiato (avevo avuto la cattiveria di scrivere che altrove, a un certo livello, c'è chi l'avrebbe definito un mestierante), qui su lankelot.eu. Lo sottoscrivo senza difficoltà a distanza di tempo. La genialità la riconosco ai creatori, non ai ripetitori con variazione.
l'operazione, ammirevole per certi versi, è stata quella di porgere a chi le sconosceva e non vi poteva accedere, parte delle conquiste di certa musica colta del mezzo secolo che venne prima degli anni settanta, e anche di più. in particolare presi certi elementi tipici di certi momenti (la germania dopo la prima guerra) e che avevano un determinato significato. voglio dire che c'è un brano p.es. di battiato, il brano Za del 1976 che altro non è che un cluster al pianoforte, un accordo, al quale va levando dei suoni in maniera permutata. roba che venne fuori in germania negli anni dieci e venti. e che allora aveva un significato dirompente.
nel 1976, a parte facili letture sociologiche, non rimane che il suono. e vi assicuro che in pratica Za è quello che studia qualunque studente avanzato di pianoforte, per l'indipendenza delle dita, un esercizio di tecnica, come se faceste le scale. battiato ci fece un pezzo di album. se poi si sgomita per contestualizzarlo, allora...
Ma cosa c'entra Za? Come se gli album di Battiato pre L'era del cinchiale bianco siano tutti su questa falsariga. In realtà è molto vario il genere cui si rifaceva Battiato e, ribadisco, per la musica italiana fu un vero innovatore. Fatemi un altro nome, allora. Ancora non ne ho sentiti...