Battiato Franco

Orizzonti perduti

Battiato Franco

In quest’epoca di scarsa intelligenza ed alta involuzione / qualche scemo crede ancora che veniamo dalle scimmie / e il sole soltanto una palla di fuoco / e non si sono accorti che è una forma di una tappa di energia.

La musica è stanca, testo di Tommaso Tramonti 
 
Nel 1983 esce questo album di Franco Battiato che, già dal titolo, lascia trasparire la propensione del cantautore alla ricerca di un mondo perduto, oscurato e sommerso nelle pieghe della modernità. Disco di passaggio, e preludio ai Mondi lontanissimi cantati successivamente, Orizzonti perduti si libera nella sua dimensione cosmica come e più del precedente L’arca di Noé; in maniera più disinvolta e con l’ausilio di ballate dense e pregnanti che ci riconducono ad un sentore puro e primordiale. Così il cantautore siciliano ci propone la sua Stagione dell’amore, abbandonata in una dimensione ideale sospesa e agrodolce: sentimento del tempo che fugge, ove il rimpianto è comunque offuscato dalla poesia e dalla speranza. Ancora una volta nel canto che si fa sublime invocazione: La stagione dell’amore viene e va / i desideri non invecchiano quasi mai con l’età. / Se penso a come ho speso male il mio tempo che non tornerà / non ritornerà più... / Ancora un altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore. Nuove possibilità per conoscersi / e gli orizzonti perduti non ritornano mai. / La stagione dell’amore tornerà / con le paure e le scommesse questa volta quanto durerà.
 
Curiosa la seconda traccia, Tramonto occidentale che, con toni d’ironica ballata, mescola tradizioni e personaggi, una volta ancora per rimarcare la confusione di un mondo al tramonto, quello occidentale, immerso nei suoi tic e nelle sue masturbazioni intellettuali - maschera e volto della mediocrità: Tornerà la moda dei vichinghi / torneremo a vivere come dei barbari. / Friedrich Nietzsche era vegetariano / scrisse molte lettere a Wagner / ed io mi sento un po’ cannibale e non scrivo mai a nessuno / non ho voglia né di leggere o studiare / solo passeggiare sempre avanti e indietro lungo il Corso o in Galleria / e il piacere di una sigaretta / per il gusto del tabacco / non fa male.
 
E conclude, fotografando gli strani affanni della modernità: Mi piace osservare i miei concittadini / specie nei giorni di festa / con bandiere fuori dalle macchine all’uscita dello stadio...
 
Ne La musica è stanca, su un testo di Tommaso Tramonti, le sue invettive si indirizzano invece sul modo di consumo della musica (arte declassata ad un rango inferiore), attraverso la radio e la tv. E poi, qual è questa musica che si consuma? Melodie dal rumore assordante che servono esclusivamente a stordire – storditi, obbediamo meglio: In quest’epoca di bassa fedeltà e altissimo volume / il rumore allucinante della radio non ci molla mai / e quanti cantanti musicisti arrabbiati che farebbero meglio a smettere di fumare. / Brutta produzione altissimo consumo / la musica è stanca, non ce la fa più...
 
E allora, evadere da tutto ciò, rivolgendosi a chi può portarci via dall’assurdo del nostro tempo (l’amore, l’idea, la poesia, il canto, la trascendenza... ovunque viva l’Altezza): Portami via da questo mondo assurdo / dalle illusioni e dai percorsi ereditari. / Portami dentro un alveare o nei bachi da seta / e via da questo popolo / e via dal mio vicino che attacca sempre il giradischi...
 
É certo, si cerca Un’altra vita, lontano da quotidianità ingessate e opprimenti, inseguendo il silenzio. Come sempre il silenzio dell’ “asceta ideale”, immerso nella sua contemplazione interiore. Allontanando il malessere esistenziale: Certe notti per dormire mi metto a leggere / e invece avrei bisogno di attimi di silenzio.../ Sulle strade al mattino mi stanca / mi innervosiscono i semafori e gli stop / e la sera ritorno con malesseri speciali. / Non servono tranquillanti o terapie / ci vuole un’altra vita.
 
Gente in progresso getta un ennesimo sguardo sarcastico sugli automatismi di vita della metropoli contemporanea; tutto perpetua meccanicamente senza slancio alcuno e nell’affannosa ricerca di un “posto al sole”. Ingannevole, sfuggente e inessenziale:  Torneranno di nuovo le piogge riapriranno le scuole / cadranno foglie lungo i viali / e ancora un altro inverno / che porterà la neve e un’altra primavera. / E tu che fai di sabato in questa città / dove c’è gente che lavora / per avere un mese all’anno di ferie.
 
Battiato chiude il disco sui “suoni lunghi” delle Campane tibetane, qui evocative di immagini di un tempo - immaginato? - lucente (primavera-estate) tracorso nella bella Emilia e mai dimenticato: Suoni lunghi di campane tibetane a valle / svegliano al mattino i falegnami del paese / temporali estivi con lenzuola appese. / Nell’aria qualche cosa si fermò.../ Le scampagnate alle cascine, dei circoli creativi / partite nell’oratorio attraversando la via Emilia / Marinavamo la scuola, correndo dietro le farfalle / entrando in punta di piedi; letti di ottone a baldacchino: non scorderò, non scorderò.
 
Opera descisamente provocatoria, Orizzonti perduti filtra la sua vena antagonista attraverso l’ironia e il sarcasmo, mescolando diversi generi musicali e avvalendosi di notevoli dosi di elettronica. Ritorna anche, e diversamente non potrebbe essere vista l’inclinazione di Battiato, il richiamo alla sapienza tradizionale e ai suoi archetipi; qui agenti sotto traccia e armoniosamente rivelati da immagini interiori anelanti purezza ed essenzialità. La vita del microcosmo (il paese) è messa sempre in contrasto con l’uomo indeterminato della metropoli, ma, ci fa osservare sempre Battiato, è anch’essa oramai minata nelle sue radici profonde. L’attacco al consumismo è in questo album davvero evidente; tutto è indistantamente oggetto di consumo: si vive per lavorare, si lavora per pagarsi le ferie. L’idiozia dell’inessenziale avanza e miete le sue vittime: drogati di radio e tv, di musiche – rumori - assordanti, di partite di pallone e spettacolini di quart’ordine.
Siamo tutti passivi spettatori, fruitori del nulla ma volenti tutto. In fondo, Franco Battiato, nella ricerca del tempo perduto, sembra indicarci una via possibile che tra le pieghe ci lascia questo suggerimento: sappi quando fare un passo indietro e sarai felice. Noi, per intanto, possiamo godere di questo bel disco, respirandone l’insegnamento di fondo.
 
Musiche e testi: Franco Battiato tranne La musica è stanca di Battiato-Tramonti.
Ingegnere del suono: Enzo “Titti” Denna.
Missaggio: Alberto Radius.
Tastiere: Filippo Destrieri.
Microcomposer: Luigi Tonet.
Percussione: Gianfranco D’Adda. 
 
 
 
 
Léon, Maggio 2005. Originariamente apparso su www.lankelot.com 

 

ISBN/EAN: 
0077774679923

Commenti

Tornerà la moda dei vichinghi,
Torneremo a vivere come dei barbari.
Friedrich Nietzsche era vegetariano,
Scrisse molte lettere a Wagner
Ed io mi sento un po' un cannibale e non scrivo mai a nessuno,
Non ho voglia n di leggere o studiare,
Solo passeggiare sempre avanti e indietro lungo il Corso o in Galleria,
E il piacere di una sigaretta per il gusto del tabacco, non mi fa male.
Tornerà la moda sedentaria dei viaggi immaginari e delle masturbazioni;
L'analista sa che la famiglia in crisi, da pi generazioni,
Per mancanza di padri,
Ed io che sono un solitario non riesco; per avere disciplina ci vuole troppa volont.
Mi piace osservare i miei concittadini specie nei giorni di festa
Con bandiere fuori dalle macchine all'uscita dello stadio
E mi diverte il piacere di una sigaretta per il gusto del tabacco.

Franco Battiato - Tramonto Occidentale

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