Battiato Franco

Fetus

Battiato Franco

Un cuore pulsante.
È la vita che nasce. Un feto che, a breve, verrà alla luce.
La voce di Franco Battiato recita: “Non ero ancora nato che già sentivo il cuore, che la mia vita nasceva senza amore, mi trascinavo adagio dentro il corpo umano giù per le vene verso il mio destino…
Subito l’immediato tuffo nella sperimentazione, tra suoni ossessivi, effetti sonori distorti e violenti.
Poi il silenzio.
Un canto leggero che subito si spegne.
È il feto che si prepara a venire al mondo.

Concepito come un concept-album dedicato alla vita, alla nascita, allo sviluppo del corpo umano, con una successiva riflessione sulle mutazioni corporee, “Fetus”, del 1972, è il primo, rivoluzionario album di Franco Battiato, sempre in bilico tra sperimentazione sonora e ricerca, melodia ed elettronica, stupore fantastico e realtà. Album bellissimo, forse ancora acerbo rispetto ai successivi capolavori sperimentali quali “Sulle corde di Aries” e “Pollution, ma già esempio lampante della grandezza artistica e musicale del musicista catanese.

Otto tracce, tutte indicanti fasi dell’evoluzione del corpo umano, dedicate all’opera di Aldous Huxley, compongono il disco, molto ben suonato, che si caratterizza, inoltre, per la presenza di testi ironici e interessanti, e lascerà a bocca aperta tutti coloro che non conoscono il lato sperimentale della musica di Franco Battiato.
Si parte con gli oscuri e forti suoni di “Fetus, analizzati sopra, e si continua con Una Cellula”, dal testo graffiante, che descrive la vita di una “cellula fra motori”, su una base accattivante di batteria e percussioni, una cellula da sola contro la tecnologia della società; i suoni si fanno più vibranti, a tratti shockanti e sconvolgenti.
Cariocinesi” continua il percorso iniziato nell’evoluzione umana, con la divisione del nucleo in due, poi in quattro, e così via: no, non è magia, né processo cieco, è la natura che fa il suo corso, fino all’errore del meccanismo. l’atmosfera è sovraeccitata, uno swing, poi impazzano violini e contrabbasso. Una piccola gemma sonora. Ma non è l’unica del disco
Uno sconnesso discorso dei bambini dalla scuola materna “Istituto San Vincenzo” di Milano apre “Energia: ed è proprio questa che prevale nel brano, l’energia degli innocenti ragazzini, che da piccoli lasciano libero spazio alla loro curiosità; poi la musica, solenne e proveniente da lontano, Battiato canta di donne, energia, di figli mai nati, della sorte che sceglie, tra milioni, lo spermatozoo fecondatore, poi parte la musica, che passa in secondo piano rispetto all’intensità e alla particolarità del testo ascoltato: “Ho avuto molte donne in vita mia e in ogni camera ho lasciato qualche mia energia quanti figli dell'amore ho sprecato io racchiusi in quattro mura, ormai saranno spazzatura. Se un figlio si accorgesse che per caso è nato fra migliaia di occasioni capirebbe tutti i sogni che la vita dà con gioia ne vivrebbe tutte quante le illusioni”.
Fenomenologia” è leggera e delicata durante le prima note, con una forma-canzone ben definita: poi uno scoppio improvviso di batteria vibrante, e lo sconnesso ripetersi di formule matematiche e composti chimici e non, oscuri e magici: “L'esotomia, I'IBM-azione, de-cloro-de-fenilchetone, essedi-etilizzazione han dato vita alla programmazione. x = a (sen. *t) x2 = a (sen. wt + y)”.
“Meccanica” è sconvolta dai suoni distorti all’inizio – soprattutto synth -, poi chitarra acustica e violini; il testo di Battiato è come al solito ambiguo e spiazzante: “Meccanici i miei occhi di plastica il mio cuore meccanico il cervello sintetico il sapore meccaniche le dita di polvere lunare in un laboratorio il gene dell'amore”. Un brano folle.
Anafase” è delicata ed essenziale, una fase di transizione d’una canzone quasi pop, sospesa tra “stazioni interstellari” e un pianoforte energico; breve episodio che sembra essere finito, poi ricomincia ancora più intenso, una chitarra vibrante ci accompagna fino al suono improvviso e scordato di un pianoforte. Ancora suoni dallo spazio, inquietanti e remoti, elettronica e rumori. Un intermezzo psichedelico ed eccitante.
Molto interessante anche l’ultima “Mutazione”, capitolo conclusivo dell’evoluzione umana: “Millenni di sonno mi hanno cullato ed ora ritorno. Qualcosa è cambiato non scorgo segnale che annunci la vita eppure l'avverto ci son vibrazioni. Che cosa vedranno tra poco i miei occhi magari saranno dei corpi di pietra li sento arrivare li sento arrivare”. Solenne e pomposa, è una marcia verso una nuova frontiera dell’esperienza dell’essere umano.

Con questi folgoranti trenta minuti di psichedelia e sperimentazione Battiato iniziò la sua carriera di musicista, trentatre anni fa: il compositore catanese ha compiuto un percorso musicale unico nel panorama italiano, e “Fetus” resta, senza alcun dubbio, uno dei suoi lavori più coraggiosi, rivoluzionari e ribelli, dai suoni certamente non ancora maturi, ma un incredibile esordio che ancora oggi lascia positivamente colpiti per le atmosfere che riesce a creare.
Un capolavoro da riscoprire ed ascoltare all’infinito.

Tracklist:

1- Fetus
2- Una cellula
3- Cariocinesi
4- Energia
5- Fenomenologia
6- Meccanica
7- Anafase
8- Mutazione


Discografia essenziale e brevi note

Fetus (Bla Bla 1971)
Pollution (Bla Bla 1972)
Sulle corde di Aries (Bla Bla 1973)
Clic (Bla Bla 1974)
Mademoiselle Le Gladiator (Bla Bla 1975)
Battiato (Bla Bla 1976)
Juke Box (Ricordi 1977)
L’Egitto prima delle sabbie (Ricordi 1978)
L’era del cinghiale bianco (Emi 1979)
Patriots (Emi 1980)
La voce del padrone (Emi 1981)
L’arca di Noè (Emi 1982)
Orizzonti perduti (Emi 1983)
Mondi lontanissimi ( Emi 1985)
Fisiognomica (Emi 1988)
Giubbe Rosse (Emi 1989)
Come un cammello in una grondaia (Emi 1991)
Cafè de la Paix (Emi 1993)
L’ombrello e la macchina da cucire (Emi 1995)
L’imboscata (Polygram 1996)
Gommalacca (Mercury 1998)
Fleurs (Universal 1999)
Ferro Battuto (Sony 2001)
Fleurs 3 (Sony 2002)
Dieci Stratagemmi (Sony 2004)

Franco Battiato nasce a Jonia, in provincia di Catania. La sua discografia è sterminata, anche se è possibile identificare, nella sua produzione, un filone sperimentale, intorno agli anni Settanta – Fetus, Pollution, Clic, Sulle corde di Aires –, album pop più o meno “impegnati” – L’era del cinghiale bianco, Patriots, La voce del padrone e L’arca di Noè – con i quali si afferma e inizia a vendere milioni di copie, e album lirici o, comunque musicalmente classica e alta – Genesi, Gilgamesh. Negli anni Novanta continua a sfornare album splendidi e di altissimo livello – Come un cammello in una grondaia, Cafè de la Paix, L’ombrello e la macchina da cucire, L’Imboscata, Gommalacca, Fleurs. Il nuovo millennio lo vede impegnato, oltre che nella musica – Ferro battuto, Fleurs 3 – anche nel cinema: Battiato scrive, infatti, la sceneggiatura di Perduto Amor, film uscito nel 2003, apprezzato dalla critica e dal pubblico.


Antonio Benforte, 4 marzo 2005.

Recensione pubblicata originariamente su ciao.it e lankelot.com

ISBN/EAN: 
0743215855224

Commenti

"Con questi folgoranti trenta minuti di psichedelia e sperimentazione Battiato iniziò la sua carriera di musicista, trentatre anni fa"...

eh. Credo che prima o poi riusciremo ad avere l'opera omnia;)
Grazie per l'analisi di questo concept album!

 

 

Salve, Giacomo.
Le do il benvenuto su Lankelot e la ringrazio per il suo intervento. Ho segnalato all'amico Antonio il suo commento; entro qualche giorno al massimo verrà a risponderle.

Intanto le auguro buona permanenza, auspicando dialettica fertile e solare.

gf

Le segnalo - a latere - che da queste parti non mancano studiosi di Gurdjieff. Come potrà immaginare, tendono a manifestare una certa riottosità a discutere del loro maestro in pubblico.

 

 

5 - Qui tutti siamo fervidi di immaginazione, signor Giacomo. Non solo di quella, evidentemente. Se la prossima volta argomenta meglio non ci farebbe alcun dispiacere.

5. E' un buon segno.

No fede non parla di immaginazione creativa ma di quella che "ci fa vedere mezzogiorno alle tre" direbbe lui... una vera tragedia, convengo con Giacomo, ne abuso ahimè anch'io...

8 - Lo so Giambo, ho letto Frammenti, come sai. Era solo un modo (forse un po'polemico) per chiedere di argomentare meglio.

Gentile Giacomo Monaco,

l'uomo "ordinario" che quasi 3 anni fa - a 21 anni - ero, mi portava ad ascoltare Fetus di Battiato con orecchio forse ingenuo ma già stuzzicato da migliaia di ascolti diversi.
E forse oggi non scriverei più ?testo folle?, se non altro perché ?folle? non è una parola che uso più tanto spesso, per descrivere un testo musicale. Ma senza dubbio tutto ciò che ha letto nella recensione era quello che percepivo allora, accostandomi all?opera di Battiato, e lo rileggo con piacere.
Pur accettando il suo appunto da uomo ? forse ? ?straordinario?, sarei curioso di leggere una sua riflessione, una sua recensione di Fetus del Sig. Battiato. Sono sicuro che lei, avendo seguito l?artista con maggiore attenzione, avendone ascoltato la musica in modo per nulla sterile e avendo un approccio ai suoi testi di tipo enciclopedico, saprà sicuramente illuminarmi a pieno sulle sue allegorie, sul senso profondo di quelle parole.
Io ? sarà che son passati tre anni ? probabilmente ne capisco un po? di più, e ammetto che ?folle? non sia l?aggettivo più adatto a descrivere il testo.
Ma mi piacerebbe avere anche una sua versione, maggiormente argomentata.
Attendo speranzoso. Vorrei trarre ? grazie a lei ? questo beneficio.

Un saluto,
AB

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