ATTRAVERSARE IL MARE PER INGANNARE IL CIELO
Costruito su sottilissimi equilibri, come consuetudine dei lavori dell’artista catanese, è questo Dieci stratagemmi, ultima fatica discografica di Franco Battiato. Con l’ausilio del paroliere e filosofo siciliano Manlio Sgalambro, egli ci porta una volta ancora sui sentieri dell’interiorità -lui, come Caronte, é il traghettatore -, non risparmiando (anzi, in questo disco è molto evidente) la critica alle contingenze mal governate del nostro tempo. Sull’impianto delle parole di Sgalambro, Battiato costruisce musiche altalenanti che ben supportano, come già nel passato, le sperimentazioni letterarie del filosofo.
L’album apre con un testo dalle venature intimiste, di ricerca e di bilancio esistenziale nell’autocosciente Tra sesso e castità: “Andando a caso consideravo girando per strade vuote / che l’equilibrio si vede da sé si avverte immediatamente / ribussa ai miei pensieri un desiderio di ieri / ed è l’eterna lotta tra sesso e castità”.
Il senso del tempo che scorre avvolge una narrazione che rincorre un’immagine (certo d’amore) perduta nel tempo, un ritorno alla memoria per una possibile redenzione-emancipazione da una vita incastrata tra angeli e demoni: “Scorrono gli anni nascosti dal fatto che c’è sempre molto da fare / e il tempo presente si lascia fuggire con scuse condizionali / ribussa ai miei pensieri...Chissà com’è la tua vita oggi / e chissà perché avrò abdicato / Tra i sussurri l’indolente ebbrezza di ascendere e cadere qui / Tra la vita e il sonno, la luce e il buio / dove forze oscure / da sempre si scatenano”.
Tutto prelude al momento del ricordo (agrodolce malinconia) dei colori di un tempo puro e splendente dell’esistenza: “Felici i giorni in cui il fato ti riempie di lacrime e di arcobaleni/ della lussuria che tenta i papaveri con turbinii e voglie”.
E si conclude confessando all’immagine perduta la tentazione del ritorno, senza un perché preciso e assoluto, seguendo una suggestione cresciuta sotto pelle nel tempo per esorcizzare un persistente demone: “...chissà perché avrò abdicato con te riproverei... / per capriccio gioco per necessità / mi divido così tra astinenza e pentimenti / tra sesso e castità”.
Mi è sembrato giusto trattare per intero la prima traccia del disco, perché più vicina alle corde della poesia, ma allo stesso tempo è altrettanto doveroso rimarcare che questo è un album d’ossessione e di rifiuto per gli accadimenti dell’ultimo periodo: la guerra, l’omologazione di pensiero e la conseguente necessità di crearsi uno spazio altro in cui evitar l’offesa. Dunque, in Ermeneutica, Battiato non ibrida assolutamente le sue accuse dietro parole difficilmente comprensibili, ma grida inequivoco il suo disprezzo; agli Stati Uniti e al Presidente Bush in particolare, che con la scusa degli “Stati canaglia” sembra voler far guerra a mezzo mondo: “Eiacula precocemente l’impero / ritorna il circolo dei combattenti / gli stati mostri si avventano sui regimi fascisti”.
E ancora: “Deus est filius dei / tutte le macchine al potere gli uomini a pane e acqua... / Eiacula precocemente l’impero / ritorna il circolo dei combattenti / gli stati servi si inchinano a quella scimmia di presidente / s’invade si abbatte si ammazza il cattivo / si inventano democrazie”.
E allora, resisteranno le nostre certezze? Battiato, ci dice, nella introspettiva Fortezza Bastiani (omaggio evidente a Il deserto dei Tartari, indimenticabile capolavoro letterario di Dino Buzzati), che è a rischio anche la nostra fortezza interiore, minacciata dalle false promesse del nuovo millennio: “Resisterà alle dolci lusinghe la Fortezza Bastiani?/ bugiardi imbonitori la assediano/ con violenze degne di tamerlano”.
E poi ci rende edotti del suo modo di resistenza: “Resisterò andando incontro al piacere/ ascoltando il respiro/ trattenendo il calore/ su un’altra forma d’onda intonerò il mio pensiero”.
Nella quinta traccia, Odore di polvere da sparo, Battiato utilizza una ritmica crescente per portar ad evidenza l’evoluzione dell’insensato: nelle vaste “terre della fede” (l’Occidente) i proiettili scortano la processione funebre di un qualche pio essere della terra, come se il tutto fosse consueto e naturale: “L’odore di polvere da sparo/ sparso per quartieri mentre una banda/ accompagna le reliquie della santa/ impulsi religiosi dell’Occidente-accidente”.
Gli stacchi sperimentali 23 coppie di cromosomi e Apparenza e realtà, quasi mai assenti nelle opere dell’autore, preludono all’immateriale e sospesa (solo piano e archi) Porta dello spavento supremo, l’ultima delle dieci tracce dell’album: “Nell’apparenza e nel reale / nel regno fisico e in quello astrale / tutto si dissolverà / Sulle scogliere fissavo il mare / che biancheggiava nell’oscurità / tutto si dissolverà / Bisognerà per forza / attraversare alla fine / la porta dello spavento supremo”.
E la catarsi (La porta dello spavento supremo - il sogno) si sublima nell’ermetismo più puro: “Il nulla emanava la pietra grigia / e attorno campi di zafferano / passavano donne bellissime / in sete altere”.
Splendidi testi e superbi arrangiamenti ci riconsegnano, ancora una volta, il Franco Battiato che amiamo e conosciamo: brillante sperimentatore di impervi connubi musico-letterari. Qui, il moto d’insofferenza dell’artista siciliano, filtrato dall’ermetismo – nemmeno troppo ermetico considerando l’impatto diretto di alcune di queste tracce – di Sgalambro, si libera più virulento del solito. Non è casuale che la traccia di chiusura (La porta dello spavento supremo) evochi il confronto con la morte. Ma questa morte che ci viene incontro non è quella bergmaniana, non ci concede partite a scacchi; silente o rumorosa, privata o pubblica, arriva e dissolve. E allora, cantar la consapevolezza che è inutile affannarsi nel caos e nel delirio dell’avere e del potere, è una sorta di monito a guardarci dentro, sconfiggendo il nostro ego: cercandoci dove siamo.
Un disco originale, Dieci stratagemmi - ispirato ad un famoso testo di strategia militare cinese - , come resta originale il suo creatore: Franco Battiato, solo ed unico cantore, nel panorama della musica italiana, di mondi lontanissimi e dalla diversa apparenza. Mondi che, al suo limpido tocco, arrivano fino a noi: uniti, come per magia.
BREVI NOTE
Produzione, arrangiamenti: Franco Battiato.
Assistente di studio: Raffaele Stefani.
Mastering: Claudio Giussani.
Voci: Franco Battiato e Manlio Sgalambro in: La porta dello spavento supremo, Cristina Scabbia in: I’m that.
Pianoforte: Carlo Guaitoli.
Tastiere: Franco Battiato.
Chitarre: Davide Ferrario.
Basso: Stefano Spallanzani.
Batteria: Andrea Polato.
Ritmiche computerizzate: Pino Pischetola.
Precedenti collaborazioni Battiato-Sgalambro: “L’ombrello e la macchina da cucire” (1995), “L’imboscata” (1996), “Gommalacca” (1998), “Fleurs. Esempi affini di scritture simili” (solo le ultime due tracce) (1999), “Ferro Battuto” (2001).
DISCOGRAFIA
Fetus (Bla Bla 1971)
Pollution (Bla Bla 1972)
Sulle corde di Aries (Bla Bla 1973)
Clic (Bla Bla 1974)
Mademoiselle Le Gladiator (Bla Bla 1975)
Battiato (Bla Bla 1976)
Juke Box (Ricordi 1977)
L’Egitto prima delle sabbie (Ricordi 1978)
L’era del cinghiale bianco (Emi 1979)
Patriots (Emi 1980)
La voce del padrone (Emi 1981)
L’arca di Noè (Emi 1982)
Orizzonti perduti (Emi 1983)
Mondi lontanissimi ( Emi 1985)
Genesi (Nuova Fonit Cetra 1987)
Fisiognomica (Emi 1988)
Giubbe Rosse (Emi 1989)
Come un cammello in una grondaia (Emi 1991)
Gilgamesh (Emi 1992)
Cafè de la Paix (Emi 1993)
Unprotected (Emi 1994)
L’ombrello e la macchina da cucire (Emi 1995)
Battiato studio collection (Emi 1995)
L’imboscata (Polygram 1996)
Gommalacca (Mercury 1998)
Fleurs (Universal 1999)
Ferro Battuto (Sony 2001)
Fleurs 3 (Sony 2002)
Dieci Stratagemmi (Sony 2004)
Commenti
"Splendidi testi e superbi arrangiamenti ci riconsegnano, ancora una volta, il Franco Battiato che amiamo e conosciamo: brillante sperimentatore di impervi connubi musico-letterari"
*** > gli aggettivi. Splendidi, superbi, brillante. Ehi.
Ehi. Ehi.
Guarda che ti scateno Mollica.
Be', lo sai che con Battiato mi piace enfatizzare.
Ho capito. Ma così si perde un pizzico di credibilità, o sbaglio?
Se uno entra in Lanke e legge Battiato scritto da me ( è il quinto cd postato) se lo può anche aspettare. Non è questo che diversifica i punti di vista su una stessa opera? In ogni caso, qui enfatizzo volutamente, proprio per le ultime discussioni sull'artista catanese. Dai, se vuoi trovo termini meno enfatici... non è un problema.
Non devi cambiare il testo, queste sono tue scelte precise. La mia preoccupazione è proprio che chi entra trova esclusivamente - per ora - scritti di un solo autore che non nasconde la sua ammirazione nei confronti di FB. Urge seria stroncatura, argomentata e utile a garantire diversa e più equilibrata luce su uno o due dischi almeno di Battiato. E' diventato l'antidoto.
Stroncatura ad un disco di Battiato per me è complicato. Ce ne sono un paio che ho amato di meno. Semmai provo. Auspico, comunque, qualcuno che lo stronchi di sua sponte:)
A parte gli scherzi, per me è complicato perchè stiamo parlando di un artista che amo profondamente. Proveremo ad essere più razionali in futuro, almeno quello.
E' un buon punto di partenza.