Flora

Traiettorie di volano

Flora

"Traiettorie di volano" dei piacentini Flora è un disco dall'atmosfera soffusa giocato fra sonorità jazz, post-rock, math-rock e canzone d'autore minimalista, giocata sui silenzi di alcuni brani completamente strumentali ed altri dove l'elemento testo diventa il "volano" scagliato oltre la rete da racchette immaginarie imbracciate dagli strumenti e dalle voci maschile e femminile che s'intersecano su binari dissonanti.

La traccia d'apertura "Ed Hopper", è un omaggio strumentale, non troppo velato, al pittore realista statunitense entro cui si fondono sonorità jazz e la matematica dei King Crimson per il vigore del sassofono sostenuto da quello che ricorda un Hammond anni '70, seguita da "Volano" dove l'atmosfera si gioca fra il soffuso e un'irruenza mai aggressiva con l'aggiunta della voce calda di  Paolo Nicastro e quella algida e dissonante di Claudia Nicastro nell'incorniciare un livido quadretto di sentimenti casalinghi: "A volte ti romperei quel vaso in testa, a volte ti spezzerei le gambe + le braccia, a volte ti bacerei la bocca + le guance. Stasera forse ti porto al ristorante" con un emozionante finale in crescendo; il successivo "Trasparente" è più movimentato, alternative, chitarra, glockenspiel, le due voci che sembrano quasi guardarsi mentre cantano "Non ha ancora deciso come ammazzare il sabato sera" e  ricordare gli intrecci vocali dei mai troppo celebrati Scisma; "Baltico" è uno dei due brani più emozionanti del disco, bianco, nordico, colpi di pianoforte come neve gelata, dove la voce di Claudia sembra quella di una statua di ghiaccio improvvisamente dotata di umanità "Forse domani non sarò in grado, ti lascerò affondare dentro al Baltico. Forse Mamo non sarà in grado, si lascerà affondare dentro al Baltico. Mare logora scoglio. Affondo nel gesto che non vuole essere. Affondo nel Baltico, nel particolare.", una canzone che forse Cristina Donà non è più in grado di scrivere; "Insalata n.5" è la faccia jazz-core dei Flora, strumentale, languida e piena di reminescenze della scena post- di Chicago; "Edimburgo" si apre scandita dal ritmo della batteria e dalle gocce di glockenspeil nello scatto di polaroid a una delle più belle città d'Europa, "Descrivere il rumore della folla che mormora a lungo in un the d'Edimburgo" un quadretto dissonante con le voci che si sovrappongono ma che è come se agissero fuori-sincrono; "It's all right" con leggere campionature e unico brano in inglese si gioca sulle qualità vocali di Claudia Nicastro, tenue nella prima parte e più aperto nella seconda con l'ingresso di chitarra, basso e batteria e con un cambio di tono nel cantato fino alla tregua finale; "Marco" è un racconto dai toni noir messo geometricamente in musica ma che non sembra aver centrato il bersaglio così come accade all'altro racconto lungo "Come costruire un albero", due brani che finiscono per risultare all'ascolto un po' stucchevoli, incapaci di decidersi se essere scrittura, canzone o reading; "Rami" è un altro brano strumentale, etereo, migliore nella prima parte più soffusa rispetto alla seconda che vede l'ingresso del sassofono. Il brano di chiusura è "L'attesa" dalla strana atmosfera funky, rimandi alle scogliere di Bristol, free-jazz dove le due voci dissonanti si distendono e uniscono su sassofono e chitarre come in un filare nell'esplosione della raccolta "E' proprio questo aspettare che la terra scivoli da sola a farci rimanere giù, è proprio questo aspettare che ci abbattano ora che ci spinge a non cercarsi più" e che alla fine risulta essere il secondo brano più intenso del disco che ti spinge ad unirti al canto.

"Traiettorie di volano" è un disco realizzato da un gruppo dalle grandi potenzialità ma a mio parere ancora indeciso su quale strada intraprendere definitivamente e che a mio parere dovrebbe spingere in prima battuta sulla rarefazione dei testi sfruttando la loro abilità nell'utilizzo della lingua italiana, qualità a dire il vero difficilmente riscontrabile nel panorama contemporaneo "alternative" italiano che continua a preferire la lingua inglese (che permette di nascondere la pochezza dei testi) e quando i Flora avranno trovato il giusto equilibrio fra la dissonanza del cantato e il tappeto sonoro che talune volte sembra troppo preciso e scolastico, potranno ambire a diventare uno dei gruppi più interessanti in circolazione in Italia.

E lo scrive uno che sta ancora attendendo qualcosa di paragonabile ai Tortoise in Italia.

Brevi note:

I Flora nascono a Piacenza nel 1998. Nei primi anni la band cambia il suo assetto varie volte e dà alla luce tre demo autoprodotti ("Angosce in posa B" del 1999, "Signor Psiche" del 2000 e "Fili distanti" del 2002), diversi fra loro per stile e attitudine, se pure continui nella crescita musicale. Le sonorità spaziano dal post-rock al cantautorato in lingua italiana. Nel 2005 esce la prima produzione "ufficiale" per Lizard/Airbag: l'album omonimo "Flora", orientato maggiormente verso rock-jazz e brani più strumentali. Nel 2007/2008 il gruppo ha suonato dal vivo e registrato a livello di demo svariati brani inediti, con l'aggiunta di una voce femminile. Hanno partecipato fra l'altro a vari contest locali, ad alcune edizioni del festival "Tendenze" di Piacenza ed al M.E.I. di Faenza; si sono piazzati al primo posto nella rassegna MUZAK di Casalpusterlengo (LO); si sono esibiti a Maastricht (NL) al Muziekgieterij. "Traiettorie di volano" è il loro ultimo disco.

"Traiettorie di volano" (Lizard Records, 2009)

I Flora sono: Pietro Beltrami (tastiere, rhodes), Fabrizio Lusitani (chitarra), Pina Muresu (sassofoni), Claudia Nicastro (voce, glockenspiel), Paolo Nicastro (basso, voce), Michele Tizzoni (batteria)

Approfondimenti in rete:

www.myspace.com/florakiki

www.lizardrecords.it

www.teakettlerecords.com

ISBN/EAN: 
9

Commenti

[Traiettorie di volano]

[Traiettorie di volano] Flora, Traiettorie di volano. Ascoltateli, una bella sorpresa.

[flora] eccoli in prima

[flora] eccoli in prima pagina;)

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