De André Fabrizio

Vol/8

De André Fabrizio

"Pensavo è bello che dove finiscono le mie dita, debba in qualche modo incominciare una chitarra”.


Nato dalla collaborazione con il cantautore romano Francesco De Gregori, Vol.8 è forse il disco più ermetico di Fabrizio De Andrè, il più frammentario e il più incline all’esplorazione-sperimentazione. I toni della ballata aprono le luci sulla Cattiva strada, percorsa da un personaggio misterioso – che incarna il fato o un fato avverso. Per De André sono spesso identici - che incontra un’umanità quasi distratta - nel bene e nel male -, di passaggio sulla sua via: è la via della vita. Militari, innocenti, regine, piloti, giovani alcolizzati e gli immancabili giurati; per tutti c’è un amore o l’illusione che lo sia, ma non conviene seguir l’immagine che svanisce (la proiezione del desiderio o dell' inganno?): “Ad un processo per amore / baciò le bocche dei giurati / e ai loro sguardi imbarazzati / Rispose adesso è più normale / adesso è meglio / adesso è giusto, giusto, è giusto che io vada/ ed i giurati lo seguirono / a bocca aperta lo seguirono / sulla sua cattiva strada”.
 

Splendida nelle sue rarefatte e dolci atmosfere, nel suo propagarsi come un soffio nell’aria, l’incantevole Oceano, dedicata all’allora piccolo Cristiano (il cantautore Cristiano De Andrè, primogenito di Fabrizio), in cui il duo De Gregori-De Andrè si eleva per intuizione poetica e fluidità narrativa: “Ed arrivò un bambino con le mani in tasca/ ed un oceano verde dietro le spalle/ disse vorrei sapere quanto è grande il verde/ come è bello il mare/ quanto dura una stanza/ è troppo tempo che guardo il sole, mi ha fatto male”.
 
E ancora: “Prova a lasciare le campane al loro cerchio di rondini / e non ficcare il naso negli affari miei / e non venirmi a dire preferisco un poeta / preferisco un poeta ad un poeta sconfitto / ma se ci tieni tanto puoi baciarmi ogni volta che vuoi”.
 
La triste ballata di Nancy, messaggera e dea dell’amor notturno e nascosto - le prostitute erano un universo amato, difeso e perennemente cantato da Fabrizio -, orienta la terza traccia dell’album; malinconica ma piena di vita, d’umano slancio per chi ha da dar qualcosa ai tanti che apprezzan felici: un barlume, sia pur fuggevole, nel grigiore (mesto, malinconico, cinico o spocchioso che sia) che li accompagna: “E dove mandi i tuoi pensieri adesso / trovi Nancy a fermarli / molti hanno usato il suo corpo / molti hanno pettinato i suoi capelli / e nel vuoto della notte / quando hai freddo e sei perduto / è ancora Nancy che ti dice – amore / sono contenta che sei venuto”.
 
Le storie di ieri, quarta traccia dell’album, è scritta da Francesco De Gregori e cantata in maniera avvolgente dal cantautore genovese, che trasferisce nell’infanzia frammenti, immagini e suggestioni proprie al cantautore romano e qui condivise sulle corde sublimi della poesia: “E il bambino nel cortile sta giocando / tira sassi nel cielo e nel mare / ogni volta che colpisce una stella / chiude gli occhi e si mette a sognare / chiude gli occhi e si mette a volare”.
 
Ma l’adulto che ricorda si ritrova sempre negli occhi del bambino, sfuma il richiamo della memoria nel vivo riappropriarsi del tempo sospeso tra il senso di ciò che si era e l’attesa del divenire: “Ma il bambino nel cortile si è fermato / si è stancato di seguire aquiloni / si è seduto tra ricordi vicini, i rumori lontani / guarda il muro e si guarda le mani”.
 
Giugno ‘73 sembra essere un canto destinato ad un’amante, scritto da De Andrè per qualche amore passato, del reale o dell’immaginario (più probabile del reale), cui egli dona i suoi versi per esorcizzare ogni forma di rimpianto. Qualsiasi amore vissuto fino in fondo, sembra dirci il nostro, qualsiasi viva passione, qualunque conseguenza comporti, non va mai rinnegata. Meglio averla vissuta, sempre e comunque. Qualora si possiede un dono come il suo, ancor meglio cantarla: “E tu aspetta un amore più fidato / il tuo accendino sai io l’ho già regalato / e lo stesso quei due peli d’elefante / mi fermavano il sangue / li ho dati a un passante / Poi il resto viene sempre da sé / i tuoi “Aiuto” saranno ancora salvati / io mi dico è stato meglio lasciarci / che non esserci mai incontrati”.
 
Dolce Luna e Canzone per l’estate, le tracce sei e sette, sono ambedue pezzi costruiti dal duo De Andrè-De Gregori sull’onda della sperimentazione parole-musica, l’uno dai toni più scanzonati (più nella melodia che nel testo) e l’altro più rassegnati e disincantati.
 
La gemma dell’album, tra le canzoni più amate dal suo pubblico e da De Andrè stesso, è l’ultima traccia del disco, la criptica Amico fragile, scritta dal cantautore genovese (per sua testimonianza) in preda ai fumi dell’alcol (una massiccia dose a suo dire) e dopo una serata di fin troppo “borghese” compagnia. Mal digerita. “Amico Fragile è un pezzo di vita mia” - dice il musicante-poeta. Talmente fuggevole, aggiungo io, da non necessitare spiegazioni o esemplificazioni, ma solo da ascoltare con l’ausilio dello stereo e godendo di questi versi unici: “Evaporato in una nuvola rossa / in una delle molte feritoie della notte / con un bisogno d’atttenzione e d’amore troppo / ‘Se mi vuoi bene piangi’ per essere corrisposti / valeva la pena divertirvi le serate estive / con un semplicissimo “Mi ricordo”...
E regalare a piene mani oceani / ed altre ed altre onde ai marinai in servizio / fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli / senza rimpiangere la mia credulità / perché già dalla prima trincea / ero più curioso di voi / ero molto più curioso di voi. / E poi sospeso tra i vostri ‘Come sta’ / meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci / tipo ‘Come ti senti amico, amico fragile / se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te’...
 
Lavoro complesso, ma allo stesso tempo superbamente armonico, album di passaggio e congiunzione tra De André passato e De André futuro, Vol.8 è, come detto, il frutto della collaborazione di due grandi poeti in musica. Domina il verso, la ricerca musico-poetica, a volte essenziale, altre sperimentalmente metamorfica; sempre suggestiva e dalle cadenze d’accompagno per una mente che vi favoleggia su, che si libera e si disperde, che consuma mezz’oretta di disco quasi senza accorgersene. Scritto e musicato dai i due cantautori sotto costante ispirazione alcolica. La critica storse la bocca, parlò di crisi d’ispirazione per Fabrizio, non accorgendosi o accorgendosi molto tardi - come al solito - della bellezza che sprigionano queste otto tracce rimaste nell’immaginario per il loro essere altro rispetto alle precedenti e successive produzioni, ma sempre in linea con la ricerca estetica del cantautore genovese. Qui, con De Gregori, ai vertici più alti tra le opere dei grandi parolieri in musica e della tradizione cantautoriale. Altro che crisi d’ispirazione: siamo in un regno dove vince la bellezza.
 
Curiosità: Una versione de “Le storie di eri” è contenuta nel LP Rimmel(1975), una di “Canzone per l’estate” nel LP Amore nel pomeriggio (2001), ambedue di Francesco De Gregori.
 
 
Arrangiamento e direzione d’orchestra: Tony Mimms
Testi: Fabrizio De Andrè e Francesco De Gregori
Voce: Fabrizio De Andrè
Chitarre: Fabrizio De Andrè, Carmelo e Michelangelo La bionda, ClaudioBizzarri,Ernesto Verardi
Basso: Luigi Cappellotti
Batteria: Andrea Surdi
Tastiere: Oscar Rocchi
Tecnico del suono: Mario Carulli
 
DISCOGRAFIA ESSENZIALE

 

Approfondimento in rete: Via del Campo / / Onda Rock
 
Léon, aprile 2005. Originariamente apparso su www.lankelot.com 
 
A Elena. Per questo album, donatomi con amore.
 


ISBN/EAN: 
0743219745927

Commenti

le storie di ieri preferisco di più la versione di de gregori. che ne pensi leon? e sopratutto è una traccia anche palesemente ideologica: andava precisato seppur non condiviso.

Ideologica? Più che ideologico direi che è un testo sulla memoria, l'antica speranza e la disillusione. Molto poetico e pieno di immagini suggestive che potrebbero vivere anche l'una staccata dall'altra.

Ho conosciuto prima "Rimmel" di "Vol.8", pertanto mi è rimasta dentro più la versione di De Gregori che quella di De André. é comunque una bella canzone, in tutte e due le versioni.

Canzoni indimenticabili.

Preferisco quella di De Andrè.
In questo disco, poi, ci sono sia Giugno '73 che Amico Fragile: qui (http://www.viadelcampo.com/html/amicofragile.html) una bella e lunga spiegazione di questa canzone, già accennata da Leòn.

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