Emiliano Deferrari, giovanissimo musicista, compositore, arrangiatore e produttore classe 1977, formato nella scuola jazz del Louisiana Jazz Club di Genova, ex Guitar Ensemble con Alex Armannino, ha studiato da autodidatta canto, basso e batteria; tra 1991 e 1994 si è dedicato alla chitarra. Ha collaborato con diverse band genovesi, come chitarrista, cantante, bassista e batterista: dai Jazz Eyes Trio ai Chiese Chiuse, dai Fuori Orario ai Cous Cous Clan. È stato frontman dei Real Dream, nota cover band dei Genesis.
Ha vissuto per un anno in Islanda, nel 1999, suonando, producendo e arrangiando il disco di Leone Tinganelli “Anema e core au Islandi”.
Tra 1999 e 2002 ha suonato basso e chitarra e cantato negli Aut-Aut, componendo e arrangiando le musiche; e ha collaborato con i Ta’am, band dell’est europeo, come chitarrista, percussionista, cantante chitarrista e arrangiatore. Dal 2002 ha cominciato a preparare del materiale per il suo progetto da solista, tra Genova (2002-2004) e Roma: uscito nel 2005 per la Rattsburg Records, etichetta indipendente, So_lo rappresenta la poliedrica vena creativa dell’artista: è blues, rock, jazz. Fusione postmoderna? Naturalmente: e progressiva tendenza a sublimare l’amalgama nei personalismi. Sentiamo cosa significa essere una one man band: nell’intervista rilasciata a Valentini di Fonopoli: spiega Deferrari: “Vuol dire trovarsi da soli in una stanza piena di strumenti e microfoni, un registratore multitraccia, un computer e tutto il tempo che si vuole e di cui si ha bisogno per soddisfare le proprie esigenze e ‘urgenze’ creative. Ci sono due aspetti fondamentali nel trovarmi da solo a fare e a suonare musica, uno positivo e uno negativo. L’aspetto positivo è che posso agire senza compromessi, e senza limitazioni temporali, un po’ come un pittore e la sua tela. Quello negativo è che non ho riscontri riguardo a ciò che compongo, arrangio e registro, se non nella parte finale del mio lavoro, cioè quando ormai ho finito di mixare il disco e lo faccio ascoltare agli amici. Rischio di spendere tempo e fatica intraprendendo una strada che poi risulta senza sbocco, quella sbagliata. La musica come ogni forma d’arte e come il linguaggio ha bisogno di essere condivisa o quantomeno d’essere interpretabile: lavorare da soli è pericoloso, perché la mancanza di dialogo può creare autoreferenzialità. Suonare dal vivo da soli, invece, è una piccola scommessa, ovvero riuscire a dare credibilità ai brani del disco in una veste completamente diversa, più scarna, all'osso. Al di là degli arrangiamenti e delle mie doti di showman sono convinto che la forza di questi brani sia nella linea melodica e nell'armonia che la segue”.
So_lo è un disco inevitabilmente polimorfico, eclettico e suggestivo; giocato sulle brillanti digressioni chitarristiche dell’artista, su un canto che possiamo definire figlio a un tempo della lezione di Peter Gabriel, di Layne Staley e di Jeff Buckley, variato con classe su stilemi e dettami blues, rock e jazz. È un disco dalle insolite e fascinose profondità, contraddistinto da una ricercatezza e da una meticolosità che non può non impressionare; sprigiona solitudine e disperata voglia di vivere, costituisce un monumento allo sperimentalismo e alla gioia anarchica della creazione pura. Non è un esordio – si veda, in calce, il link alla discografia di Deferrari – ma è il suggello su un decennio di formazione e di attività sinceramente atipiche e decisamente promettenti.
Prima influenza: Peter Gabriel. Ancora l’artista nell’intervista rilasciata a Fonopoli: “Direi che non ha bisogno di presentazioni. È uno dei pochissimi autori che mi hanno influenzato consciamente e direttamente. È una gran fetta della mia educazione musicale. Apprezzo la sua capacità di creare dei momenti di grande lirismo e di pathos mantenendo allo stesso tempo quel leggero distacco, quel senso della misura. Per non parlare della profonda e infinita ricerca sul ‘suono’ che lo contraddistingue”.
Stabilita l’affinità elettiva, non rimane che segnalare le migliori tracce del disco: dolcissima la ballata, intimista (polvere e ruggine e testo Genesis prima maniera) e solaride, Waiting for Time; francamente ho trovato adorabile la liturgica Bouquet, circa sei minuti di grazia irriverente e scontrosa, di suoni di cristallo e canto magmatico, ispirata – è una suggestione – ai voli psichedelici di Birdy. Postindustriale e livida di Worm is Green, Mum e proto Sigur Ros la strumentale Next Year, divertissement a un tempo Penguin Cafe Orchestra e geyser islandese. Non estraneo a un jazz freddissimo è l’epilogo, Diversion, felicemente disturbato e acido: Where am I? Just on the line. Clausola distorta e intelligentemente frantumata dal suono. Canto da demone legione, rifiuto della luce e dell’egida della speranza. Cannot divert, must be fire, don’t care if it’s pain.
Un disco già più che promettente. Non perdetevelo.
EMILIANO DEFERRARI: SO_LO
Emiliano Deferrari: Voci, cori, chitarra elettrica, acustica, 12 corde, mandolino, basso, basso a pedali, tastiere, crometta, pocket trumpet, zurla, batteria, percussioni, programmazione; registrazioni, mixing & mastering.
So_lo è stato rilasciato sotto licenza Creative Commons: chi acquista copia del disco può farne copia, purché non a scopo commerciale.
DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE
So_lo, Rattsburg Records, 2005.
Clicca qui per la discografia precedente.
Emiliano Deferrari (Genova, 1977), vive e lavora a Roma.
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Novembre 2005. Prime pubblicazioni: Supertrigger, Lankelot
Commenti
Grazie ad Heinz per la segnalazione.
Il disco è reperibile soltanto qui: http://www.rattsburgrecords.com/
e nei negozi indicati nel sito.
copertina!
copertina!