"Semper Biot" è un disco di una bellezza tribale, distruttiva, un pugno in faccia che ti sbatte a terra e ti prende a calci fin dalla prima nota. Un disco "a nudo" di un uomo, Edda - Stefano Rampoldi, la ex-voce dei Ritmo Tribale, gruppo fondamentale del rock italiano, che è tornato dopo anni di vagabondaggi, tossicodipendenza, abbandoni, con un lavoro da muratore e sbaraglia tutta la concorrenza, i manierismi, le mode, gli stili, le sovraproduzioni, la delicatezza, il bisogno di vendere una copia in più.
Un disco di una religiosità dolorosa, di voce e cuore che deragliano, invocano, si devastano, di chitarra e pochi altri strumenti, pochissimi effetti (l'aiuto fondamentale è di Andrea Rabuffetti e Mauro Pagani). Un disco come non ne escono più e che non puoi paragonare a nessun altro tanto è singolare, privato, senza regole, che fonde italiano al dialetto dell'amata/odiata Milano.
L'apertura di "Io e te" (testo condiviso con Isabella Santacroce) con la voce e la chitarra, "Lo sai che non potremo più volerci bene // Lo sai che questa volta sarà l’ultima storia", un violino graffiato e la voce che si arrampica alla gola "Chiudo gli occhi // E il corpo agisce per me // È una cosa così violenta che mi devasta // Basta // Io e te io e te // Tu vieni solo per uccidere // Ammazzami se ci riesci finiscimi // Io e te io e te // Tu vieni solo per uccidere // Ammazzami finiscimi" e "Milano" che andrebbe ascoltata con attenzione, in solitudine, dentro la propria stanza e che vale mille saggi, mille articoli di giornale e che chi solo è crollato nelle sue strade, in un appartamento, può capire e la puoi cantare solo così,
"Sapessi com’è strano
Tu che sei di Tokio io di Milano
Amarmi tra la gente che lavora
Non facendo niente qui a Milano
Sapessi com’è strano
Essere tossica dipendente di Milano
Bucarsi tra la gente che ti guarda e dice:
sto deficiente è di Milano
quand’è che vado in Inghilterra
quand’è che me ne vado dalla terra per
Milano
Sposami sai bene
Cambia il mio nome in Ariele di Milano
Tu sei l’amore bellissimo come sei tu
Sapessi com’è strano
Aspettare il tram qui a Milano
Io faccio dei ponteggi
Non mi piacciono le leggi di Milano
C’è anche San Vittore
Disintossicami dal panettone di Milano
Sono nata in un brefotrofio
Sono nata perché ero di troppo per Milano
Tu sei l’amore bellissimo
Come sei tu qui a Milano",
l'apertura languidissima di chitarra e pianoforte in "Scamarcio" e la voce suadente che sembra accarezzarti la gola e poi scendere lungo tutto il resto del corpo: "Lo so come sei e come ti vorrei // lo so come sei e come // Gli eserciti schierati dichiarano la guerra // Lecca leccami bene non sono tua sorella // Scombinata dal padre // L’identità di mio figlio // Gesù Krishna di Dio // Non sono il tuo coniglio // Scamarcio" che si trasforma nel finale incubo distorto", la dolce ballata ma sempre estraniante di "L'innamorato" che parecchi cantautori sognano un giorno di poter scrivere, dalla voce che ti fa lacrimare nella sua estenzione quasi femminile: "La ricetta del dolore // Prova a metterti nei panni miei // Che sono Stefano l’incoronato // A pezzi rovinami se non mi vuoi // Resta in gioco almeno tu // Se non nel cuore qui nell’anima", il divertimento da carillon e ninna nanna di "Snigdellina" che è un'altra confessione devastante di Edda "Snigdelina non mi dire niente // La mia vita è una schifezza rimanga silente// Snigdelina figlia del curato // Se non apri quelle braccia // Io sarò mangiato // Snigdelina non mi fare niente // Non ho voglia di una donna // Semi-adolescente // Snigdelina amore della mamma", e il centro del disco "Yogini", confessione aperta di Edda con la sua chitarra "Voglio morire felice di morire // Voglio ammalarmi per non soffrire // Voglio vedere come vado a finire // Voglio impazzire per non guarire" con la voce che si fa tagliente, che trancia le parole, che se ne infischia di essere capito ma si sfoga, si brucia; il travagliato rapporto con la religione di "Amare te" con la chiusura affidata a queste parole "Amare dio è una cosa inutile", la sconsolata "Bella come la luna", la sofferenza di "Organza" dove la voce diventa tutt'uno con la chitarra, le dita, "A volte la mente // Mi lascia qua // Seduta come un mobile e penso // Di essere leale se la merda mi scivola giù // Dai miei occhi // Un profumo di santo // Dissimula la mia età // Come il sesso fa lo stesso // Mi degeneri la gelosità // Né pisciare né muovermi posso // Sono sempre un bel ragazzo // Le parole e i pensieri posso // Però mi avete rotto il cazzo" con una chiusura di canzone orientaleggiante che vorresti spaccare tutto "Mamma // A volte vorrei // Si può sempre stare peggio nella vita // Ma a volte vorrei di più // Di più delle promesse // Di più delle tue scelte // Di più di più avrai di più // Di più dei buoni acquisti // Di più delle vacanze // Di più di più avrai di più", la derisione di "Fango di Dio", dove sembra quasi vederla la faccia di Edda mentre canta e suona la chitarra che si incattivisce "Qui madonne non ce n’è né madri // Ma solo i doppi fondi di armadi // Tu dove sei? Tu dove sei? // Mi sono perso mentre andavo all’Ikea", la richiesta di spiegazioni di "Hey Suorina", un attacco frontale alla religione cattolica "La mia devozione mi fa ridere // Solo tu hai l’amore vedente // Solo tu la mia regina del niente // Sì lo so sono nato // E morirò senza denti // Miserabile topastro // Sono io il tuo unigenito olocausto // Sacrificatemi come regina angelorum" e la chiusura dell'album di "Semper Biot", musicalmente complessa e variegata nella sua delicatezza, in parte cantata in dialetto e dedicata a chi parte e si ritrova senza identità, senza lingua, senza voce, "È un karma così di merda // Nascere in Argentina // e non morire neanche in Inghilterra".
"Semper Biot" è un album che può offendere, disgustare, portarti a detestare Edda, la sua voce, le sue canzoni ma è un album debortante, dai mille riferimenti e giochi di parole, di una bellezza carnale, quasi irreale nel suo essere fuori da ogni tempo e che morde, che ti porta in basso e che forse, solo chi è stato davvero male, precipitato in fondo agli abissi, può davvero capire e amare.
Discografia e brevi note:
Edda, "Semper Biot" (Niegazowana, 2009)
Sul web:
http://www.myspace.com/stefanoeddarampoldi
Gestione Facebook e Myspace di Edda, scrittura e raccolta del materiale:
Elisa Russo (Il Piccolo di Trieste, Radio e Tv Capodistria)
elisarusso2@yahoo.it
Commenti
[Edda] Un disco magnifico,
[Edda] Un disco magnifico, uno dei migliori che ho ascoltato negli ultimi anni.
[edda] carico in prima:).
[edda] carico in prima:). Salutami Elisa, è una grande.
[edda] già, la storia di Edda
[edda] già, la storia di Edda è una delle più belle, vere e necessarie degli ultimi anni... "tornato dopo anni di vagabondaggi, tossicodipendenza, abbandoni, con un lavoro da muratore e sbaraglia tutta la concorrenza, i manierismi, le mode, gli stili, le sovraproduzioni, la delicatezza, il bisogno di vendere una copia in più."
> così si fa.
[edda] aggiungo il codice
[edda] aggiungo il codice ean, per agevolare gli acquisti:). Assieme, attivo i link che avevi inserito nel pezzo, per far ascoltare legalmente la sua musica; inspiegabilmente il sistema non li aveva conosciuti.
Bravo Andrea. Pezzo pieno del tuo solito, magnifico, vero trasporto.
[EDDA] Sì, una storia
[EDDA] Sì, una storia dolorosa ma magnifica. E questo disco, che piaccia o no, rimane d'insegnamento a tanti gruppi e musicisti più attenti alle mode da cavalcare o a una rispettabilità da raggiungere per conquistare una fetta più grande di pubblico.
[edda] speriamo che spiazzi,
[edda] speriamo che spiazzi, disorienti e stravolga quante più persone possibili. Significherebbe qualcosa....
(Edda) Pare un bel disco, da
(Edda) Pare un bel disco, da quel che scrivi. Sono curioso, provo a scaricarlo per sentire com'è, e se mi piace lo compro. Se non trovo mi fai una copia?
[Edda - OT] Fai sapere Fede
[Edda - OT] Fai sapere Fede se ti serve.
[edda] “EDDA IN ORBITA” - EP
[edda] “EDDA IN ORBITA” - EP DI 5 PEZZI IN USCITA L’11 SETTEMBRE 2010
L’11 settembre 2010
Esce «Edda in Orbita»
Registrazione del live a Radio Capodistria (del 13 marzo 2010).
IL LIVE E’IN ASCOLTO IN ANTEPRIMA ESCLUSIVA SUL SITO XL DI REPUBBLICA
http://xl.repubblica.it/dettaglio/80330
(oggi anche in Home Page di Repubblica!)
Hanno suonato con Stefano Edda Rampoldi (voce e chitarra):
Andrea Rabuffetti (mandola)
Sebastiano De Gennaro (percussioni, omnichord, kalimba)
Etichetta: Niegazowana
http://www.niegazowana.net/
Produzione Esecutiva: Fabio Capalbo, Massimo Necchi, Andrea Piccolini
Artwork Andrea Rodriguez
http://www.gruppotetris.org/
Tracklist:
1) Suprema (Moltheni)
2) Fango di Dio (Walter Somà)
3) Snigdelina (Stefano Rampoldi)
4) L’innamorato (S.Rampoldi / W.Somà)
5) Io e te (S. Rampoldi / W.Somà / Isabella Santacroce)
In Orbita Sessions è un programma di Ricky Russo ed Elisa Russo.
http://elisarusso.splinder.com/
http://therussosinorbita.blogspot.com/