
"Troppe anime perse
perché io le segua
quanto puoi tenermi qui
e quando puoi lasciarmi andare
datemi un po’ di ... datemi un po’ di ...
datemi un po’ di ...
Tregua, tregua
Scatole vuote
fucili riempiono i muri
e niente mi rimane dentro
perché dentro è, perché dentro è
perché dentro è ...
Fuori, fuori, fuori
Allora può continuare
questo trapasso continuo di cose
dal video all’altare
e dall’altare al video
dal video all’altare
e dall’altare al video
lasciando il mio occhio vitreo
Passa una fila lenta di spose e un buio d’ombra compare".
Una voce sussurata, l'incessante martellare del vibrafono, una chitarra "acustica" e una "disturbata" che colorano l'atmosfera e dal nulla una linea di pianoforte; innamorarsi di questa canzone è molto facile, soprattutto se poi si scopre che Cristina Donà ha dedicato questo pezzo a Kurt Cobain.
Si passa dall'impatto sonoro di "Ho sempre me" in bilico tra lo stupendo violoncello "distorto" di Bruno Briscik e un bel riff di chitarra, alla calma acustica di "L'aridità dell'aria" dove a farla da padrona è la voce di Cristina che trasforma questa canzone molto semplice in una perla di assoluto valore.
"Stelle Buone" si adagia su un sincopato ritmo, dove il rullante è una rincorsa marciata impreziosita da un arrangiamento di archi davvero notevole.
"Labirinto" è una sorta di ninnananna sbilenca, una filastrocca sussurrata:"Niente ti serve/le tue luci puoi spegnere/Niente filo nè sassi per orientarsi/Nel mio labirinto".
"Raso e chiome bionde" mette in evidenza le potenzialità vocali di questa artista, aiutata da un ritmo incalzante e da un ritornello martellante che entra subito in testa:"Più dei miei anni sento o è solo un'apparenza/ma la polvere sulle mie mani è una cosa certa/Soffia via la polvere/Rimane/Soffia via la polvere/Rimane".
Il ritmo di"Le solite cose" colpisce subito per l'atmosfera stranissima che riesce a ricreare:una percussione, un violoncello, una chitarra acustica e lo strano modo di cantare ricordano un qualcosa di orientaleggiante. "Piccola faccia" è una canzone piuttosto calma e riflessiva impreziosita dal lento incidere del Piano Rhodes suonato da Agnelli che rispolvera questo strumento, donando aridità degna di un isolatissima e lunghissima strada immersa nel deserto. "Senza disturbare" è un'altra filastrocca ossessionante, cruda e spoglia. Il testo descrive in maniera molto chiara alcune situazione lavorative:"Prego, di qua e abbassi la testa, è la posizione giusta, senza vanità / Prego, sorrida enormemente, vediamo come va".
Le atmosfere si fanno molto "rock" in "Ogni sera". La voce di Cristina viene sporcata da un enorme uso di riverbero. Una canzone che sembra rimanere in attesa di esplodere da un momento all'altro. Cade nei ritornelli, ed è micidiale negli spruzzi strumentali. Il disco si chiude con "Risalendo", un pezzo piuttosto semplice, rilassante che si contrappone all'arrangiamento più distorto di alcune canzoni come "Senza disturbare", "Ogni sera" e l'intensa "Tregua".
Un ottimo esordio quindi, d'ascoltare attentamente. La prelibatezza e l'immenso valore che sprigiona ogni singola traccia di questo disco, la classe vocale di Cristina Donà è l'ottima cura degli arrangiamenti rende questo disco d'esordio più che buono.
"Nido" è il secondo lavoro uscito nel 1999 molto più spigoloso del fortunato disco d'esordio "Tregua" ma altrettanto accattivante e devastante. La Donà si muove su diverse atmosfere, tutte davvero geniali e questo "nido", se vogliamo, è come una pianta che bisogna prima concimare, seminare e curare per poterla vedere nascere e fiorire e splendere piano, piano. Solo così si riesce ad apprezzare le sottili venature, le nascoste virtù di questo disco, suonato alla perferzione e pieno zeppo di "Stuzzicanti" accorgimenti che solo dopo diversi ascolti si riesce a "focalizzare". "Così cara" è un altro pezzo che percorre delle strade psichedeliche, un tappeto sonoro ricreato perfettamente dove la voce sussurrata, confidenziale, a tratti disgustata, racconta le bassezze del sesso turistico:"Mostrami tutto quello che sai fare/soddisfami anche senza amore/Alcune agenzie speciali ti mettono a mia disposizione/Svestiti bene/svestiti solo per me/Io compro il tuo corpo" ."Volo in deltaplano" è un incredibile esperimento. Non c'è una melodia, non c'è praticamente un strumento riconoscibile, solo la voce stupenda e un testo a dir poco fantastico:"Vedo te con lei e ormai sembra normale/invece è disarmante capire che siamo solo un passaggio di ombre/Che si perdono se perdono il cuore". In "Brazil" partecipa Marco Parente alla Chitarra e ai cori. Si esplorano terreni musicali Sudamericani, una sorta di spartiacque atmosferico. "Mi dispiace" è un lungo sali e scendi, dove quando sembra che la canzone stia per decollare, collassa in verticale lasciando quasi sola la voce attraente e sussurrata di Cristina con la sua chitarra acustica. Notevole. Bella e gioiosa "Deliziosa abbondanza" si distingue per un testo davvero ironico sulle golosità:"Ma dimmi che differenza passa frà ciò che nutre e ciò che ingrassa/se una cosa inutile sembra indispensabile/non puoi più stare senza questa deliziosa abbondanza" .L'inizio strampalato quasi in lo-fi di "Volevo essere altrove" è l'apice di un pezzo che poi si trasforma in jazz acidissimo; il pianoforte è suonato da Morgan dei Bluvertigo, che si dimostra un altro ospite di lusso di questo disco strepitoso. La triade che chiude il disco è composta da "Cibo Estremo", una canzone dal ritmo stranissimo e sincopato, davvero singolare, "Terapie" dove Cristina si inerpica vocalmente in sali e scendi vertiginosi e "Mangialuomo" un delizioso Swing con un finale trionfante e pieno di Fiati.

"Nido" è proprio l'incipt del disco. Dopo un intro Lo-Fi si apre in una miriade di delicatissimi riff di chitarra acustica sul bel tappetone costruito dal basso e dalla batteria. "Goccia" è il capolavoro che mi ha steso per la sua conturbante bellezza, una dolcissima canzone impreziosita dai sospiri, dai cori, i colori e dalla cornetta magnifica di Robert Wyatt (che non hai mai nascosto di amare le doti artistiche della Donà), alla fine della canzone si ha voglia di ritornare indietro e di ascoltare e riascoltare ancora questo pezzo incredibilmente bello.
"Qualcosa che ti lasci il segno" e "L'ultima giornata di sole"sono i pezzi forse più orecchiabili del disco anche se non scendono mai nel banale, cercando profondità nell'arrangiamento, arrichiti comunque dai testi sempre profondi e splendidi della Donà.
Per chi volesse accostarsi ai primi due album di questa straordinaria artista, consiglio di ascoltare "Tregua", che ha un ascolto più facile e digeribile. Certo che "Nido"rimane più geniale e anche un po' diabolico.

Tregua 1997 Mescal
Nido 1999 Mescal
Mele Fabio Agosto 2009
Donà Cristina - Nido di rapace
Donà Cristina - Tregua/Nido di dr-caraffa
Commenti
Prova d'impaginazione quasi riuscita :)
mo' arrivo:)
Ho sempre pensato: sta tra Ani DiFranco e Kristine Hersh. Sei d'accordo? (è probabilmente la cantautrice più elegante oggi in Italia. Gran bella scheda...)
(integro l'archivio Donà, in calce; c'era pure un bel pezzo di Antonio Rapace...)
(gran bel ritorno, fa'!)
ottimo ritorno davvero! splendido leggere questa pagina.
Io personalmente trovo tregua ancora acerbo. Nido, invece, un piccolo gioiellino.
3. Beh, sicuramente ne sarà affascinata pure lei da queste due cantanti. Ci sta metterla lì in mezzo :)
4. Sicuramente Nido è un gioiello, però non così immediato come magari può essere Tregua, un po' più grezzotto ma comunque molto profondo. E grazie :)
1> Ora dovrebbe andar meglio.
8. Grazie Angela :)
:)