Cristina Donà non canta: emoziona. La sua è musica che diventa poesia, poesia che si trasforma in arte. Questo è il disco di Cristina Donà, “Nido”, del 1999, a due anni di distanza da “Tregua”: un prodotto musicale che si differenzia nettamente per qualità nel panorama italiano, senza alcun dubbio, puro e abbagliante come un diamante.
Ripercorrendo con la mente le 13 tracce di questo secondo disco di Cristina Donà, ritroviamo varietà e maturità stilistica. Voglia di mettersi in gioco e sperimentare.
La canzone che apre il disco è l’intensa “Nido”, dal titolo evocativo e dal testo incredibilmente poetico: “Resto tra gli alberi verso l'interno, lontana dagli altri con una rosa al polso, ci sono luoghi muti, luoghi fermi dove annusi lo spazio eterno, io sono un nido sui rami d'inverno”. Rumori cupi e sotterranei, voce sensuale e sussurrata, un esordio che sembra essere lontano dal rock di “Tregua” e aperto a nuove sperimentazioni estreme e magnetiche.
Quando è il turno della splendida “Goccia”, ci accorgiamo subito di avere a che fare con un capolavoro musicale, non solo perché per questo episodio si è addirittura scomodato Robert Wyatt nel suonare la cornetta e con alcuni interventi vocali, ma poiché anche in questa canzone le parole sono altamente ispirate: “Specchio di pioggia e asfalto, ci naviga dentro il cielo, grigio bianco acqua e cielo; ma tu sei una goccia che non cade e ritarda la mia guarigione, come ultima frase da terminare”. Piccoli frammenti di infinito, un bellissimo gioiello pop-rock, suadente, delicato e dalla melodia perfetta, con Wyatt e Manuel Agnelli che con le loro voci rendono tutto più pregevole.
Con “Qualcosa che lasci il segno” si ritorna a delle forme propriamente rock, più frenetiche, dai testi sempre intensi con la descrizione di un amore che sta per concludersi bruscamente, la tristezza che ne deriva ma la voglia di non andarsene in silenzio: “Ho sentito il cuore diventare fuoco, mentre parlavo al tuo cuore vuoto che non mi affascina più, ma non so chiudere ora, così sto pensando a un finale che ti lasci il segno”.
“Così cara”, ironica e spiazzante, è un’amara accusa al mondo della prostituzione e ai “turisti sessuali che amano sperimentare”; testi forti e coraggiosi e immagini dolorose: “Svestiti bene, svestiti solo per me, io compro ciò che voglio. Mostrami tutto quello che sai fare, soddisfami anche senza amore”.
“L’ultima giornata di sole” è disinvolta e allegra, elogio bucolico della natura, la voce della Donà accenna acuti mentre le note si susseguono in un pop convincente tutto da ballare.
“Volo in deltaplano” torna alla pura e semplice sperimentazione sonora, con i suoni distorti dell’incipit, i rumori di sottofondo, e il testo delirante: “Passano veloci le auto, hanno luci che strisciano, i muri continuano a cambiare insegne continuano a disorientare. Vedo te con lei e ormai mi sembra normale, invece è disarmante capire che siamo solo un passaggio di ombre, che si perdono se perdono il cuore”.
In “Brazil”, canzone strumentale ed originale che ricorda in alcuni accordi “L’inutilità della puntualità” degli Afterhours, c’è la partecipazione di Marco Parente alla chitarra elettrica.
“Mi dispiace” è delicata e intensa, un po’ jazz, un po’ blues, e tante immagini particolari ricreate in un testo ambiguo: “Mi dispiace non so parlare così bene da intrattenere, ho accumulato parole inascoltate, le conservo coi fiori sul davanzale perché non spari? Staresti già meglio senza me”.
“Deliziosa abbondanza” ricorda nella musica la precedente “Qualcosa che lasci il segno”: è rock, ma anche pop, ironica nel testo ed energica nella musica: “Ma dimmi che differenza passa tra ciò che nutre e ciò che ingrassa; se una cosa inutile sembra indispensabile non puoi più stare senza questa deliziosa abbondanza”.
“Volevo essere altrove” risulta difficile al primo ascolto, già a partire dalle prime note scomposte, e dal testo imbarazzante e straniante, due situazioni di disagio che portano la cantante al desiderio di volersi volatilizzare, scomparire nel nulla. La musica poi improvvisa follie per più di un minuto, in uno degli episodi più sperimentali dell’intero disco.
“Cibo estremo” è un percorso visionario e stranito tra i suoni e alcuni “vizi gastronomici”, alcune valutazioni digestive e considerazioni culinarie, due voci che si incrociano creando un effetto particolare e intrigante.
“Terapie” ironizza sui trattamenti e le cure farmaceutiche (“Aggiungo un'altra medicina, produce leggera dipendenza”), in un rock singolare e carico di interessanti suggestioni, con alti e bassi suadenti e improvvisi acuti incastonati in un finale travolgente.
Chiude lo splendido disco la fantastica “Mangialuomo”, dall’inizio cupo e lento, invernale, mentre l’incedere di trombe e tromboni rende l’atmosfera quella tipica di qualche jazz club parigino, i fiati non si risparmiano, Cristina interpreta una regale poesia in musica, salutando il pubblico dopo tredici episodi a dir poco eccezionali.
È incredibile che in un panorama musicale come quello italiano, spesso così monotono e imbarazzante, personaggi del calibro di Cristina Donà fatichino nel trovare il massimo della notorietà. Ma forse è anche meglio. Quello che è certo è che Cristina Donà è, ancora oggi, quanto di meglio possa offrire la nostra musica "al femminile": una voce ed una qualità nello scrivere i testi come la sua sono introvabili, attualmente, e la giovane cantante, attraverso “Tregua”, “Nido” e “Dove sei tu” e gli album successivi - forse più pop - si dimostra, con autorevolezza, una delle migliori cantautrici italiane.
Tracklist:
Nido
Goccia
Qualcosa che ti lasci il segno
L’ultima giornata di sole
Volo in deltaplano
Brazil
Mi dispiace
Deliziosa abbondanza
Volevo essere altrove
Cibo estremo
Terapie
Mangialuomo
DISCOGRAFIA ESSENZIALE
Tregua (1997, Mescal)
Nido (1999, Mescal)
Dove sei tu (2003, Mescal)
Cristina Donà (2004, Mescal / Rykodisc)
La quinta stagione (Capitol / EMI, 2007)
Piccola faccia (Capitol / EMI, 2008)
BREVI NOTE BIODISCOGRAFICHE
La milanese Cristina Donà inizia a suonare in giro per locali all’inizio degli anni Novanta, e grazie alla guida di Manuel Agnelli (Afterhours), particolarmente colpito dalla sua musica, comincia a scrivere e comporre con regolarità, firmando il suo primo contratto discografico con la Mescal. “Tregua” esce nel 1997, album d’esordio che convince critica e pubblico, vincendo numerosi presi. “Nido” è del 1999, album in cui Cristina si avvale di numerose collaborazioni (Wyatt, Agnelli, Parente, Morgan dei Bluvertigo). Dopo quattro anni di attesa il terzo album è “Dove sei tu”, del 2003, e l’anno successivo pubblica un nuovo album, “Cristina Donà”, in cui conferma le sue eccellenti qualità musicali.
Antonio Benforte, 29 marzo 2005.
Recensione apparsa originariamente sul sito www.ciao.it, in versione più breve e leggermente modificata.
Commenti
Antonio sul "Nido" della Donà!
http://www.youtube.com/watch?v=iEDc6VVWALk
ecco "Universo" della Donà - da ascoltare pensando a quanto ne scrivevi: "Cristina Donà non canta: emoziona. La sua è musica che diventa poesia, poesia che si trasforma in arte."
"Quando è il turno della splendida ?Goccia?, ci accorgiamo subito di avere a che fare con un capolavoro musicale, non solo perché per questo episodio si è addirittura scomodato Robert Wyatt nel suonare la cornetta e con alcuni interventi vocali, ma poiché anche in questa canzone le parole sono altamente ispirate: ?Specchio di pioggia e asfalto, ci naviga dentro il cielo, grigio bianco acqua e cielo; ma tu sei una goccia che non cade e ritarda la mia guarigione, come ultima frase da terminare?."
> Chissà che la nostra Goccia non abbia scelto per questo pezzo il suo pseudonimo...
"La milanese Cristina Donà inizia a suonare in giro per locali all?inizio degli anni Novanta, e grazie alla guida di Manuel Agnelli (Afterhours), particolarmente colpito dalla sua musica, comincia a scrivere e comporre con regolarità, firmando il suo primo contratto discografico con la Mescal."
> Forse dovremmo dedicare spazio anche al talento da scout di Manuel Agnelli. Mi sembra abbia un gran fiuto:)
http://www.xtm.it/DettaglioMusicAffair.aspx?ID=6866
qui la svolta pop della Donà.
Vista dal vivo, poi, è proprio straordinaria (e divertente!)
Il disco migliore di Cristina Donà. Dimenticato troppo spesso. Uno di quei dischi che concilia il cuore e la mente. Che sa unire semplicità della canzone e sperimentazione sonora e vocale. La migliore cantante italiana secondo me. I dischi successivi sono un po' più pop, ma sempre di alto livello. E dal vivo è davvero di un altro pianeta e come dice antonio, travolgente anche dal punto di vista personale. E bellissima. Devo poi rivelare che è una persona straordinariamente umile e disponibile al confronto.
per quanto riguarda la figura di Agnelli. è in effetti un ottimo scopritore di talenti. Un po' meno come cantante/gruppo e uomo. Cosa mi dite della partecipazione a Sanremo. Io l'ho trovata fuori luogo, del tutto senza senso.
altra voce interessante è quella di Beatrice Antolini.
http://rapace.splinder.com/post/19417248/Gli+Afterhours+a+Sanremo#19417248
e non è pure stata una grandissima esibizione