Ho incontrato questo gruppo per puro caso, arrivando sul loro myspace da quello dei Manetti! e ho desiderato all’istante ascoltare l’intero album, sorpreso piacevolmente da linee melodiche d’infinita tristezza che mi ricordavano gli episodi più malinconici e dilatati degli Explosions in the Sky alla "Your hand in mine" (tra l’altro una meravigliosa canzone supportata da un video tristissimo che ogni volta che lo rivedo mi scendono le lacrime) coi loro finali sconquassanti e intrigato dal fatto che questi ragazzi, almeno da quello che mi era sembrato di capire (e magari mi sbaglio), fossero di stanza sul versante comasco del Lago di Como, a due passi insomma da casa mia.
La maniera più stupida e superficiale per recensire questo album sarebbe liquidarlo come l’ennesimo disco post rock realizzato dal milionesimo gruppo post-rock pulitino, pieno di tristezza e e che non ci mette molto a rompere i coglioni.
Credetemi, non è così!
E a quanto pare, non sono l’unico.
È vero: siamo in un momento di stallo, d’incapacità di percorrere nuove strade (anche le soluzioni elettroniche sembrano ad un punto di stasi così come quella della sperimentazione più estrema e ricercata), alcuni gruppi sembrano essere arrivati ad punto di saturazione come i Mogwai, altri si sciolgono come i Godspeed You Black Emperor!, altri ancora intraprendono strade più pop, più ricercate, innestando con decisione il cantato (oppure trovando persino l’inglese come i Sigur Ros), si veda anche solo in Italia il caso dei Giardini di Mirò (senza nulla togliere al meraviglioso Dividing Opinions) ma è anche vero che nei bassifondi c’è ancora tutta una vitalità spumeggiante, un voler rischiare, un mischiare le carte, che vale la pena scoprire.
Si potrebbe fin quasi azzardare che se qualcuno ha laghi con fantasmi di mostri preistorici, il Lario ha batteria, basso, chitarra e in questo caso pianoforte e violino (senza esagerare, comunque, abbiamo già troppi turisti stranieri in giro).
È incredibile come Dirty Sanchez e Manetti! rappresentino alla perfezioni anche il differente aspetto morfologico delle due sponde, la sponda comasca dei Dirty Sanchez, più dolce, signorile, dà vita ad un disco dilatato che s’incazza al momento giusto senza mai perdere in compatezza, la sponda leccheza dei Manetti!, più aggrappata alle montagne, dà vita ad un disco maggiormente ruvido, aggressivo, nervoso, punk.
Subtitles for the blind si apre con due pezzi toccanti e meravigliosi e a mio parere i migliori biglietti da visita del gruppo: Wouldn’t it be hilarious? e Chocolate bass players, il primo suonato in punta di piedi, che incorono come uno dei migliori “inizio disco” da tempo a questa parte e il secondo (brano che sto ascoltando a ripetizione) con il suo continuo giocare tra scariche di adrenalina e tranquillità e che mi ricordano, restando a gruppi semisconosciuti, gli svizzeri Kovlo; un gioco che raggiunge il pieno compimento anche in Subtitle, pezzo spaccato a metà, con la testa che vorresti spingerla giù in fondo al lago, fregandotene di tutto e tutti, con uno scafandro per vedere che cazzo c’è sul fondo e che quando l’hai raggiunto ti puoi lasciar andare al pezzo più malinconico del disco, Fragment 2 con voci distanti ed aggrovigliate su un pianoforte suonato da un fantasma alla Sigur Ros, o gli accenni di Motorpsycho memoria di Drowning Dahpne e un finale maestoso con Clorofilla, irruenta, violentissimo, in una furia da distruzione apocalittica alla Godspeed You Black Emperor!
Non ci sono cedimenti nel disco tranne Fragment 1 che mi ha ricordato fin troppo i primi Gatto Ciliegia vs grande freddo e qua e là qualche amore che esce in maniera troppo esagerata (peccati veniali, ragazzi!).
Subtitles for the blind nasconde sorprese dietro l’angolo e non dà mai l’impressione di essere un compitino, fin troppo leccato, senza sbavature, pulitino “perché altrimenti chissà cosa pensano”, che potrebbe piacere a tutti.
A me piace l’idea che questo disco possa non piacere a tutti.
Che questo disco richieda ascolti.
Che richieda attenzioni.
Che possa essere ascoltato nella notte mentre stai guidando e hai un sacco di merda che non sai come masticare e i pensieri corrono ovunque nell’abitacolo.
Brevi note:
Tracce: wouldnt’ it be hilarious?; chocolate bass player; Fragment 1; better take cover; subtitle; Fragment 2; how you want; drowning daphne; clorofilla.
Composizione del gruppo: Giacomo Valentini: basso, voci; Nicolò Bordoli: chitarre, voci, rumori; Luca Moroni: batteria, pianoforte, chitarre, voci; Giulia Larghi: violino
registrato da Lorenzo Monti al Phicophonic (Giussago, Pv) nell'aprile/maggio 2008
mixing and mastering by Lorenzo Monti and Dirty Sanchez
label: Lamariannarecords
Contatti:
www.myspace.com/dirtysanchezoil
Recensione comparsa sul blog www.wrong-.splinder.com il 25 ottobre 2008
Commenti
Il gruppo si è purtroppo sciolto da qualche mese. Se vi interessa il disco, potete o chiedere a loro o chiedere a me, che ho alcune copie a casa.
(come mai si sono sciolti? Soliti problemi economici?)
credo per il desiderio di percorrere strade diverse.