Del Sangre

Terra di Nessuno

Del Sangre

Del Sangre: country e rock duro e puro, fedele all’onestà, all’ispirazione e all’etica dei componenti della band, senza nessuna concessione e nessun compiacimento nei confronti del sistema: sia dal punto di vista politico, che dal punto di vista della confezione del “prodotto” – che possiamo serenamente cominciare a tornare a chiamare “opera”, per fortuna. La band ha proposto, nel 2004, il suo primo lp, questo younghiano “Terra di Nessuno”; l’ep precedente, l’acustico “Ad un passo dal cielo” (2002), aveva ricevuto notevoli riconoscimenti dalla critica e dal pubblico (di nicchia: serve (riba)dirlo?) per via di Radio Aut, brano dedicato a Peppino Impastato. Cosa ha senso, dal punto di vista culturale, tout court, in questo disco? Spiega il frontman dei toscani Del Sangre, Luca Mirti: “La canzone di protesta è l’ultimo baluardo in difesa di una memoria sempre più labile e che dovrebbe essere il valore assoluto per un paese che vuol guardare avanti con ottimismo. Oggi tutto ciò per cui i nostri padri hanno duramente lottato e sofferto è messo a repentaglio da questi ‘nuovi invasori’ che hanno assoggettato al loro stile anche l’arte e di conseguenza la maggior parte delle canzoni che, ti dicono, non devono dare fastidio. E invece no! È tempo di reagire e sparare in faccia al sistema canzoni che fanno male, per citare Marino Severini” (fonte: Maggie’s Farm).

 

Morale della favola: ascoltate e sentite questo disco, leggendo con tutta calma i testi. Occhio: questo non è lo-fi di maniera, né neo-folk da barricadero. Questo “Terra di nessuno” è la conferma che il rock ha un codice genetico inviolabile: coscienza, consapevolezza, protesta, ribellione: nel sogno della rivoluzione: nella rivendicazione della propria identità. E la musica è un’arte che non può accettare compromessi. Sentiamo ancora Mirti parlare tanto dei suoi ispiratori, quanto del senso della sua ricerca e della sua espressione artistica: “I miei punti di riferimento sono stati fondamentalmente tre. Woody Guthrie, Bruce Springsteen e Bob Dylan e partendo da Woody (che ritengo il punto di partenza fondamentale) ho imparato che non bisogna mai avere paura di combattere per quello in cui si crede, che bisogna essere sempre coerenti e fedeli a se stessi; non si deve mai e in nessun caso scendere a compromessi, perché dal momento in cui lo fai non sei più credibile, il tuo messaggio diventa inevitabilmente falso e, anche se non lo sanno gli altri, lo sai tu e tanto basta. In questo – e torno a battere sullo stesso tasto – mi è stato d’insegnamento più Woody che non Bob o Bruce ed è un’eredità che custodisco gelosamente e con enorme rispetto. Quando scrivo una canzone, la sottopongo ad un certo tipo di test e cioè: sono credibile? Riesco a vivere in funzione di ciò che dico? Posso essere d’aiuto a qualcuno? Posso mettere qualcuno nella condizione di pensare? Se passa il test, la canzone è fatta” (fonte: Maggie’s Farm).

A questo punto, il lettore può avere le idee chiare: quel che sto per scrivere è discretamente pleonastico. Andate, ordinate il disco e interiorizzate. Sulla scena toscana odierna si staglia una voce impastata di rabbia e di purezza e di coscienza. Il sound non va in cerca di sperimentalismi e di barocchismi – è rock e country. E sprigiona significati e sensi. Parte il treno: country delizioso, tutto verve e vitalità; e si cantano cose sacrosante ma stranamente spesso silenziate: “Vengo da un posto dove il fallimento di ideali è la normalità (…) / Vengo da un posto dove la coscienza di classe non esiste più / Vengo da un posto dove se protesti fai la fine di un certo Gesù (…) Vengo da un posto dove il sogno muore in un ufficio di collocamento (…)”. E andiamo. Imparare a memoria e cantare. Dylaniana e rabbiosa Terra di Nessuno (accantonare di volata la reminiscenza degregoriana) – apprezzabile il crescendo fondato sulla poderosa batteria di Renzo Franchi, pre fischiettato ritornello; la forma canzone è lineare e sembra votata all’egida del canto di protesta e di battaglia. Principio analogo vale per la commovente Radio Aut. Maracas e retrogusto etnicoide in Genova, omaggio a chi se ne è andato per mano dello Stato qualche tempo fa, manifestando per un sistema diverso e meno infame. Appunto. Intensità notevole in Il libro della verità: figlio della più nobile tradizione cantautoriale, è un pezzo destinato a essere accompagnato da una giostra d’accendini accesi durante i concerti. L’armonica fa il resto – andando a sublimare quel che non sempre serve sia detto.

Intimismo ed esistenzialismo in Un buon giorno per campare; ritornello quasi parlato, a indebolire una struttura altrimenti piuttosto equilibrata e dagli stilemi e dai dettami non estranei rispetto al resto dell’album. Eccellente il grido di rabbia della filastrocca dei non raccomandati, 1 2 3, che mi sembra si possa salutare come una canzone necessaria nel tempo della normalizzazione del clientelismo, del nepotismo, della natura saprofitica del parassita della produzione e della distribuzione discografica. Il pezzo contiene una serie di battute ben note a chiunque abbia cercato integrazione nel sistema evitando compromessi, corruzione delle proprie idee e della propria estetica e si sia andato a scontrare contro il muro di gomma di chi intende mantenere viva e forte la logica bastarda dell’alterazione del contenuto, della normalizzazione dello stile, del confezionamento del sogno, del contributo autoriale. Segnaliamo ancora la finardiana L’oro del diavolo e la dolcissima clausola, Preghiera Atto II: qui si riconosce la lezione di Nick Drake. Chitarra e voce e anima nuda a scolpire nel silenzio il segno delle ferite del tempo nostro.

“Terra di nessuno” è un’iniezione di rabbia, di fame di giustizia, di buona musica. È un peccato non omaggiare questo esordio con l’acquisto dell’album, e una ricca presenza di pubblico durante i concerti. Pensateci su.

LETTURE CRITICHE

Scrive Ravasi della Brigata Lolli: “Batti e ribatti anche i Del Sangre sono arrivati al primo disco ufficiale con la nuova formazione. Abbandonato lo schieramento a due che aveva prodotto l’ottimo EP ‘Ad un passo dal cielo’ che ci aveva fatto sobbalzare sulla sedia, Luca Mirti e Marco ‘Schuster’ hanno associato la propria chitarra-armonica-voce e basso con il pulsare ritmico della batteria di Renzo Franchi (ex Litfiba e Ottavo Padiglione), con la svisate di chitarra elettrica di Francesco Bocciardi e l’organo Hammond di Gianfilippo Boni per darci un suono molto più muscolare e meno sognante del precedente. ‘Terra di nessuno’ si presenta quindi come un solido album di country-rock, ma molto più rock oriented. (…)”

In calce a questo scritto, troverete altri links.

DEL SANGRE – TERRA DI NESSUNO

Luca Mirti: chitarra acustica, voce.
Marco “Schuster” Lastrucci: basso.
Renzo Franchi: batteria. 
Francesco Bocciardi: chitarra elettrica, mandolino. 
Gianfilippo Boni: organo Hammond. 
Daniele Ricci: chitarra elettrica slide.

Registrato tra dicembre 2003 e marzo 2004 presso lo studio Paso Doble di Bagno a Ripoli.

 


 

DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE

2006 – annunciato un nuovo album.
Terra di nessuno, Bandone Music, 2004.
Ad un passo dal cielo,Ep, acustico 2002.
 

Firenze, 1998. Nascono i Del Sangre.

Luca Mirti ha dichiarato, nell’intervista pubblicata su Maggie’s Farm: “L’avventura è nata nell’estate del 1998. Dopo anni passati a suonare cover di rock and roll con varie band come Rockin’ sound machine, Dust’n’Bones, Magic Rat & the Midnight Gang (cover band di Bruce Springsteen), iniziai a sentire il bisogno pressante di realizzare qualcosa che fosse ‘mio’, così, con il mio bassista Marco Schuster Lastrucci, decidemmo di mettere su una band nuova di zecca che prima prese il nome di TNT, poi Blue Steel, successivamente Del Sangre. Ti risparmio le varie vicissitudini e i continui cambi di formazione che si sono susseguiti negli anni, fino a che ci siamo ritrovati ad un bivio. Nell’anno di grazia 2002, eravamo tornati al punto di partenza; eravamo rimasti in due e c’era da decidere se continuare oppure smettere, ma siamo gente di capatosta e continuammo lo stesso. Nel contempo, avemmo la fortuna di aprire un concerto ai Gang ai quali siamo tuttora legati da un fortissimo sentimento di amicizia e gratitudine; da quel punto decidemmo di ripartire e, con l’ausilio di un 4 piste digitale, armati di sola chitarra acustica, basso e armonica registrammo ‘Ad un passo dal cielo’. Fummo fortunati: il disco piacque molto (più fuori Firenze che a casa nostra, per la verità) e da lì, abbiamo pian piano ricostruito la band, abbiamo registrato un nuovo disco appena uscito e - lo dico a bassa voce per scaramanzia - siamo molto felici di questo”.

 

Approfondimento in rete: sito ufficiale della band / Mescalina / Maggie’s Farm.


Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Novembre 2005. Prime pubblicazioni: Lankelot.com, Supertrigger.

ISBN/EAN: 
000

Commenti

Scrivo grazie a Carla Monzitta per la segnalazione.

Il disco è reperibile qui:
http://www.delsangre.it/discografia.htm

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