Eccomi al buio, senza conoscere praticamente nulla di loro.
Sorpreso ascolto. Scivolando da subito dentro il loro sound, mi ritrovo a percorrere questo album, il secondo di questa band milanese.
Deasonika.
E che la danza abbia inizio.
Otto si accende con un riff tagliente di chitarra distorta che si muove quasi come un allarme, accompagnando il canto ossessivo di Massimiliano Zanotti.
Davvero notevole la sua voce. Il basso enorme e bellissimo si incastra con la batteria che suona sui tamburi, rendendo il ritmo quasi tribale e nervosissimo.
Sembra un’acida marcia sonora. Tutto poi si asciuga, solo vocalizzi, il basso e i piatti.
Ancora la marcia, uno strumentale e il finale dove la batteria ora sembra un martello cosparso di gocce di chitarra che cadono acide fino all’arrivo della seconda canzone.
Il giorno della mia sana follia inizia, distorta e rumorosa per poi dar spazio alla voce e alla chitarra acustica che vengono poco dopo risucchiate dal basso e dalla batteria.
Il ritornello è una cascata arpeggiata di chitarre pulite e distorte.
Avvolte dal canto: “
Il giorno della mia sana follia / sembra che io sia impassibile / Voglio che mi dia immortalità / steso sul tuo onore sterile”.
Acustiche sensazioni al rientro sulla seconda strofa, chitarre pennellate e il ritmo riprende forza. L’inciso e il rientro nel ritornello. Segue lo strumentale, oscuro, distorto e malatissimo. Ed il finale, colmo di suoni e di arpeggi ipnotici.
Splendidi, davvero tutti gli arrangiamenti, che ricordano, e non dico fesserie, i migliori
Radiohead – quelli dei primi dischi. Quelli più chitarristici per intenderci.
Piccoli dettagli al buio incomincia, lenta. Solo chitarra acustica e voce: “Piccoli / dettagli al buio che / chiamano / chiedono / cosa c’è / di trasparente in me / se non so / piangere”. Fantastica l’entrata di batteria, basso (di un fascino distorto che lascia a bocca aperta) e chitarre. Delizioso il ritornello, esplode.
La voce sublime incanta. Meravigliosa. Rientra la strofa che ora è gia carica e pronta per riesplodere nel ritornello e nel solo di chitarra, che sembra portarti dentro una lavatrice ed insaziabile si trasforma ancora, nel finale.
Devastante. Mi sorprende e mi trascina nell’oscurità.
Settembre: synth e chitarra.
Lasciando che il ritmo e il sound prendano subito corpo.
Incredibili qui i richiami ai Radiohead di “
Ok Computer”.
Per l’uso della parte ritmica basso e batteria.
Per le lucide esplosioni chitarristiche dei ritornelli, per i feedback e gli arpeggi.
Per la calma apparente delle strofe, cosparse da particolarissimi arrangiamenti sonori. Piacevole e azzeccato il suono delle tastiere. Un pezzo semplice. Ma denso e ricco. Sorprende, ed è notevole il sapore che lascia dentro: “
La mia fragilità / nasce dalla tua bellezza / nascondila per me / che nessun giorno la veda più / sei così / priva dei miei limiti / limpida… / sto annegando dentro di te”.
Tratti sembra nata da un incontro artistico tra Massive Attack e A Perfect Circle.
Si muove, all’inizio, su un tappetone elettronico. La voce dondola deliziosa e lascia subito spazio alla prima scossa distorta per poi riapparire, muovendosi alla perfezione, quando le chitarre rincominciano ad urlare nel ritornello.
Qui il suono ricorda molto gli APC per le distorsioni usate.
Lo special è un’immersione. Un salto dentro un lago. Dove tutto è ovattato.
Una calda onda acida e il ritmo riprende quota, seguendo splendidamente il bel riff di chitarra, fino alla fine: “Io che non so più chi non sono / io che sono più chi non so / io che so più di chi non sono / e non vedrò chi non è me”.
Venere è la canzone sicuramente più tirata dell’album. Dove, a mio parere, si sentono echi
Alice in Chains. Soprattutto per come vengono usati i cori sulle strofe.
La prima è più calma. La seconda più nervosa e distorta. Da applausi la seconda chitarra, quella più lontana che sembra uscire da un disco New Wave anni ’80.
I ritornelli (“
Eccoti / sempre lucida / quasi ipnotica / sembri Venere…/ Eccomi / tramortiscimi / non parlare se / mi vuoi vendere”) sono esplosioni micidiali che corrono velocissime. Un muro saturo il finale; basso e batteria come macigni, arpeggi a catena delle chitarre che sembrano quasi inseguirsi per poi scomparire in feedback, fischi,
noise e armonici.
Piano è una pausa sonora. Synth.
Loop di batteria elettronica.
Aspettando che esploda…
00:16. Entra, devastata e devastante.
Cammina. Distorta, pesante, metallica. Stracolma.
Usando i tamburi della batteria. Le chitarre e il basso che martellano come fabbri.
Una sorta di inno dei Deasonika (ricorda “Ape Regina” dei Marlene Kuntz).
Collasso. Solo voce e una sbilenca, ubriachissima chitarra acustica che sembra trascinarsi con fatica. “
Prendo a calci te / io ti rovinerò / tanto cosa me ne importa / la tua vita è mia / la dimenticherò / a stento”. Ritorna lo stesso sound dell’inizio. Pesantissimo. (“
Colpisci qui…vicino all’occhio…che male fa / ma non commento”). E ancora collasso. Ora, lunghissimo. E sempre più trascinato, disturbato da chitarre sbilenche
slide, gocce distorte di pianoforte. E quando questo frammento va a distruggersi e a scomparire piano, piano;un campionamento percussivo stranamente esce, con un ritmo completamente diverso, rendendo il finale davvero originale.
Vado via inizia, acustica, con echi lontani di chitarra.
Rimbomba quindi il basso, seguito dalla batteria che suona piuttosto minimale.
Bella l’apertura sonora sui ritornelli, per merito di un gustoso arrangiamento delle chitarre. Che sono comunque affascinanti per tutta la canzone. Sia quando arpeggiano, sia quando sostengono il suono, rumorose. Malinconica e deliziosa questa canzone prosegue, senza mai cadere nella banalità; e ti sorprende ad ogni ascolto per la sua bellezza: “Se porti via / la mia sete / resta soltanto / la quiete / so che dirai / vado via / da te”.
Ombra e Odore: tappeto di chitarra e un loop elettronico.
Voce. Calda, delizia l’anima. “Lei è qui / intorno a me / e ciò che resta / è qualcosa che non c’è / Bagnami / inondami / dei capelli più lunghi di un addio / Santi e fiori / non ne ho più / ho solo il corpo / che mi hai lasciato tu (…)”.
Un’altra canzone che ti lascia tante cose dentro. Speciale. Per l’intensità del canto, per la chitarra acustica, che suona divinamente leggera. Per lo splendido crescente magma sonoro che cola poco dopo scaldandoti il cuore, trascinando l’ascoltatore per tutto il resto della traccia. Ad occhi chiusi. Assorbendo questa meraviglia.
Gocce di Gloria è un’altra sorpresa.
Un pezzo che sembra composto dai
Nine Inch Nails.
Un’altra micidiale esplosione come inizio. Che lascia spazio ad uno sfizioso
loop di batteria elettronica. Quando il basso inizia a girare, tutto diventa di una bellezza indescrivibile. La batteria ora si trasforma e ridiventa acustica e si muove magnifica. Le chitarre riecheggiano distorte e lontane graffiano. Quello che ascolto è davvero sorprendente.
Spettacolari le distorsioni nei ritornelli, che sembrano delle lame che tagliano profondamente.
Il canto è nervosissimo e di una credibilità unica anche quando rimane praticamente da solo su uno strato di rumore controllato che diventa devastante nel finale.
Impercettibile. Batteria. Da sola. Poi tutto il gruppo insieme. E la musica prende corpo. Voce, splendida. “Niente di me / sembra comprendere / cosa non è / impercettibile / Colorerò / sogni più tiepidi / comprenderò / cose invisibili”.
Strofa. Bella, piena di suono. Isterica e danzante la chitarra acustica, accompagna la bella apertura sonora del ritornello e il piccolo strumentale che lancia un duetto basso distorto e canto che fa venire i brividi. Che Meraviglia, Santo Iddio. Il secondo ritornello è un ossessivo e crescente splendore musicale e vocale, dove trovano spazio anche gli archi che rendono tutto ancor più meraviglioso. Da brividi.
P.A.D. : Un “loop” di basso synth. Violoncello. E la voce di Zanotti. Che è grandiosa. “La tua distrazione sarò / sarò lento / sarò lento / Potrò illuminarti di me / le tue forme saran luce”.
Una ninnananna. Che finisce su gocciolanti note di pianoforte.
Fine.
DEASONIKA:
Massimiliano Zanotti: voce, chitarra
Francesco Tumminelli: chitarra
Marco Trentacoste: chitarra, tastiere
Stefano Facchi: batteria
Walter Clemente: basso
DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE
2001. Nascono i Deasonika.
Fabio Mele, Gennaio 2005 apparsa in precedenza su lankelot.com
Commenti
... ho bisogno di cure, dottò... ;P
:-O manco questi c'hai ? ma certo che non t'ho insegnato niente ;)
;( ... qualcosa, si... DDDDaaaaaaaai! ma so ancra tanto, tanto malata. ; )
se se... malata de mente !!! :D
ecccerto! il corpo mica ce l'ho più... :P
Ombra e odore...madre che pezzo.
Lei è qui intorno a me
e ciò che resta è qualcosa che non c?è.
Bagnami, inondami dei capelli più lunghi di un addio.
Santi e fiori non ne ho più,
ho solo il corpo che mi hai lasciato tu.
Ho il sapore di un perché,
ma è solo cera che cola su di me.
Lei è qui addosso a me,
vestita d?aria è la sua immagine.
Toccami e svegliami, fa che resti per sempre immobile.
Ombra e odore non ne ho più,
mi sembra strano che li abbia uccisi tu.
Leggo il tempo e vedo che
si scioglie al sole la mia inquietudine.
E non è, più non è
lo stesso cielo che ha urlato il mio stupore.
E non è, più non è
che il dolce amaro come volevi tu.
*
OMBRA E ODORE.
Ma quanto m'è piaciuto sto disco. Grosso Fabione.
copertina!
copertina!