Hemingway, inserita nell’ album Appunti di viaggio, del 1982, è una canzone di poche parole e di tante note. Una canzone dove troviamo due lingue (italiano e francese) e due persone. Uno dei due ascolta. Ascolta il florilegio di immagini del bevitore, la metafora alcolica del curaçao, ascolta il suono del kazoo montare fino a diventare una prova d’orchestra pirotecnica. Ascolta e poi chiede(preoccupato?) come va, e, successivamente, sollevato, se va meglio. Il discorso del bevitore accenna a tante avventure: c’è Zanzibar, c’è Timbuctù, c’è Venezia, coi suoi locali, donne, liquori. Quasi ogni parola è tronca, come a dare l’idea di troncato, di ellittico, e, ovviamente, anche le parole in francese accentano sull’ultima sillaba. Nel racconto del bevitore ci sono due piani spaziali: l’ “oltre”,luogo di illusioni, ormai lontano nel tempo nello spazio, e il “qui”, sottolineato dall’ aggettivo dimostrativo “questa”, ad indicare la strada che è “zitta”, non ha bisogno di parole, o forse non può essere detta a parole. Forse per questo, ad un certo punto, il personaggio del bevitore, che, nel corso della canzone scopriremo essere Hemingway, si azzittisce, e la cosa suona talmente strana al barman, il quale lo conosce bene, che si preoccupa.
Siamo davanti alla tipica struttura della canzone contiana, dove un oggetto esotico (la favolosa “Babalù”, che rima con Timbuctù, l’ impalpabile “Curaçao”, che rima con “spiegherò”, futuro semplice eppure assai complesso, che rimanda al concetto di altrove) si carica di un valore di inesprimibile, quasi un correlativo concreto di ciò che non può essere concretamente detto. Esotico, o straniero, in queste canzoni, dove l’io narrante si rivolge a un tu, è anche il nome del’ interlocutore (di volta in volta o “Max” o “Jimmy” o “Gong-Oh” o, appunto, “Hemingway”). Diversamente dal tu montaliano qui la vicinanza tra chi parla e chi ascolta, non è solo una affinità, ma una contiguità spaziale. Non c’è una campana di vetro, o un limine, tra i due personaggi. Si condividono luoghi. Inoltre, questa vicinanza è sempre complicità. Accade, per esempio, ascoltando Max, di non comprendere bene la differenza tra “semplicità” e “facilità”, ma di essere certi che i due personaggi “sappiano a memoria dove vogliono arrivare”(Boogie). A sentire Paolo Conte, scrivendo questa canzone lui avrebbe immaginato un bar parigino, dove Hemingway ritorna dopo tanto e dopo tanto essere stato lontano. Tutto, nelle sue parole, vola via: farfalle ricordi nostalgie. Alla fine, non bastano le parole (rimandate a chissà quando:”un giorno”), ma partono le note; prima lo stentato kazoo, cui fanno eco mille strumenti a fiato, che ripetono la melodia “un po’ meglio”. Ora anche Il signor Hemingway, dopo aver bevuto, e aver ascoltato, sta un po’ meglio. L’istrionismo facciale di Paolo Conte è proverbiale, ma, durante i concerti, in nessun’ altra canzone la sua mimica diventa più arcigna. E’ come se fosse lui che dovesse recitare la scena, interpretando entrambi i ruoli: lui il timido barman che mesce per il grande scrittore, lui che versa, umile e goffo come può esserlo solo un kazoo, e, allo stesso tempo, il Maestro(che parla e sguinzaglia la sua orchestra scatenata). Questa è una canzone di formazione, di passaggio, quasi di trapasso. Hemingway non è lì, lo sentiamo, per una bevuta tra un viaggio e l’ altro. Quello suo al bancone non è un semplice racconto, ma un definitivo-indefinibile resoconto. Scrive Anthony Burgess nella sua biografia Hemingway and his world, che, nell’ estate del 1961, in quei giorni della morte (suicidio? eutanasia di sé?) di Hemingway, lui si trovava a Mosca, e, al bar dell’ aeroporto, aspettando il suo volo, aveva visto la cameriera che stava servendolo al banco, di colpo mettersi a piangere, senza preavviso. Un’ altra cameriera aveva alzato la manopola della radio e aveva scosso la testa, con gli occhi lucidi. In quella gelida giornata moscovita, in quel bar non di Parigi, la radio aveva appena detto al mondo che “Monsieur Hemingway” era morto.
Simone Consorti
Commenti
[paolo conte,hemingway]
[paolo conte,hemingway] racconta simone consorti: "Hemingway, inserita nell’ album Appunti di viaggio, del 1982, è una canzone di poche parole e di tante note. Una canzone dove troviamo due lingue (italiano e francese) e due persone. Uno dei due ascolta. Ascolta il florilegio di immagini del bevitore, la metafora alcolica del curaçao, ascolta il suono del kazoo montare fino a diventare una prova d’orchestra pirotecnica. Ascolta e poi chiede(preoccupato?) come va, e, successivamente, sollevato, se va meglio. Il discorso del bevitore accenna a tante avventure: c’è Zanzibar, c’è Timbuctù, c’è Venezia, coi suoi locali, donne, liquori. Quasi ogni parola è tronca, come a dare l’idea di troncato, di ellittico, e, ovviamente, anche le parole in francese accentano sull’ultima sillaba. Nel racconto del bevitore ci sono due piani spaziali"
> buon ascolto!
[hemingway] le ultime volte
[hemingway] le ultime volte che s'è parlato di Hem, in Lanke... http://www.lankelot.eu/hemingway
Le schede sui suoi libri, invece: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?H/Hemingway+Ernest
[paolo conte, hemingway] live
[paolo conte, hemingway] live in Lugano, 1988: http://www.youtube.com/watch?v=8FT8w4GJMdk
[conte] " A sentire Paolo
[conte] " A sentire Paolo Conte, scrivendo questa canzone lui avrebbe immaginato un bar parigino, dove Hemingway ritorna dopo tanto e dopo tanto essere stato lontano. Tutto, nelle sue parole, vola via: farfalle ricordi nostalgie."
> Chissà, magari avrebbe potuto incontrare quegli strani emulatori di cui parlava Talese, in uno dei suoi vecchi articoli... qui: http://www.lankelot.eu/letteratura/talese-gay-frank-sinatra-ha-il-raffre...
[burgess, bio di Hemingway]
[burgess, bio di Hemingway] mi piace molto la clausola del tuo pezzo...
"Scrive Anthony Burgess nella sua biografia Hemingway and his world, che, nell’ estate del 1961, in quei giorni della morte (suicidio? eutanasia di sé?) di Hemingway, lui si trovava a Mosca, e, al bar dell’ aeroporto, aspettando il suo volo, aveva visto la cameriera che stava servendolo al banco, di colpo mettersi a piangere, senza preavviso. Un’ altra cameriera aveva alzato la manopola della radio e aveva scosso la testa, con gli occhi lucidi. In quella gelida giornata moscovita, in quel bar non di Parigi, la radio aveva appena detto al mondo che “Monsieur Hemingway” era morto.
> E mi fa pensare che sarebbe una gran cosa se qualcuno (tu, magari...) scrivesse della bio di Burgess che hai appena nominato. Alè, desiderio espresso;)
[paolo conte]C'è una canzone
[paolo conte]C'è una canzone di Paolo Conte di cui non conosco il titolo e mi piace molto. E' in francese ed è una specie di filastrocca, sapresti dirmi il titolo?
[paolo conte] ciao, credo che
[paolo conte] ciao, credo che il pezzo a cui ti riferisci sia Quadrille, che si trova nell' album "Una faccia in prestito"
[paolo conte, quadrille] Ciao
[paolo conte, quadrille] Ciao Simone. E' proprio lui, grazie!
[consorti, paolo conte,
[consorti, paolo conte, parigi] ANSA di poco fa...
di Paolo Levi
Parigi ha consegnato oggi Paolo Conte la 'Grande medaille de Vermeil', la massima onorificenza della capitale, rendendogli omaggio come cittadino benemerito. In occasione di una cerimonia ufficiale nei saloni dell'Hotel de Ville, la sede del municipio affacciato sulla Senna - quello stesso fiume 'pieno di neve' che l'avvocato di Asti canto' in 'Blue Tangos' - il vicesindaco responsabile della Cultura, Christophe Girard, ha ripercorso la carriera dello 'chansonnier' piemontese, ricordando il suo legame con la Francia e Parigi e ha evidenziato il suo ''fascino vulcanico'' e la potenza della sua 'silhouette' ('sagoma', ha tradotto in diretta l'avvocato). ''Quando si pensa a Paolo Conte- ha detto -si pensa alla sua allure, alla sua inconfondibile silhouette. Una sagoma che a mio parere non e' nera ma di fuoco''. Poi, riferendosi al fatto che
Da parte sua, Conte, appena ricevuti la medaglia d'oro, un attestato di riconoscimento, e un bel mazzo di fiori, ha preso la parola e si e' detto ''molto toccato da questo omaggio da parte della Francia, il Paese della liberta' di spirito''. Poi, ha teso i fiori verso la moglie e le ha detto: ''Tieni Egle, questi sono per te''.''Siamo gia' al secondo riconoscimento, forse stanno un po' esagerando...'', ha quindi scherzato Conte, chiacchierando con l'ANSA a margine della cerimonia.