La musica reggae è nata in Giamaica: ha, fondamentalmente, due anime. La prima spirituale e misticheggiante: la seconda, politica e sociale.
Possiamo considerarla figlia della cultura d’un popolo e d’una terra: fino al successo planetario di Bob Marley. La lezione del maestro è stata interiorizzata a dovere; il reggae, a contatto con la cultura occidentale, ha mantenuto verve e vitalità, senza snaturarsi eccessivamente. Testimonianza diretta ne è questo terzo disco della pugliese Chop Chop Band, capitanata da Pino Pepsi. Attivi dal 1992, originari di Barletta, pubblicano “Ci sei o no?” per la V2 nel 2004: otto mesi di lavoro in sala d’incisione. Ne è derivato un disco solare, divertente e trascinante: l’incipit, Mr. Sorriso, ne è immediata prova. Si canta del sorriso che vince ogni malinconia, a dispetto delle difficoltà delle interazioni sociali della quotidianità e del grigiore dell’esistenza cittadina: non si nega la realtà, si propongono strategie di resistenza. Questo è il disco de L’Isola Che C’è: si canta dell’armonia d’un mondo che dovrà pur incarnarsi e realizzarsi, un giorno, al di fuori del sogno; fino a quel momento, è bene non dimenticare la rotta per ritrovarlo, dentro se stessi.
Mi sembra di poter riconoscere un manifesto nel pezzo Nella Musica, presente in due versioni: nell’ultima, featuring Sud Sound System. “Credo nella musica / reggae per me l’unica / che di ballare non mi stanco sai / e di volume non ne basta mai / credo nella musica / reggae per me l’unica / una pozione magica / che la mente e l’anima purifica…(…) trasmette amore la cultura tra la gente / e quando ti colpisce non fa male per niente”. Difficile non lasciarsi andare: questa è musica che tinge di allegria e semplicità e voglia di vivere l’anima dell’ascoltatore, in maniera assolutamente naturale. E insegna a non abbattersi e a cercare l’essenza: negando ogni importanza all’apparenza. Più rabbiosa – forse non politica, ma “esistenzialista” – e decisamente convincente Non c’è Distinzione.
Grande Carica mantiene fedeltà al proprio nome: è un’iniezione di speranza e di luminosità. Pino Pepsi canta la bellezza d’una vita autentica, vissuta all’insegna della coerenza, a dispetto delle difficoltà e delle contraddizioni e delle sconfitte: cercando un raggio di sole e scintillando nella creazione artistica. L’eponima Ci Sei o No? è sulla stessa linea.
Segnaliamo, infine, due brani romantici: Se il Mondo Gira, in cui chi aveva amato Waiting In Vain di Bob Marley ritroverà quella leggerezza e quella dolcezza, e Guardo Davanti, canto della battaglia spirituale che si vive nel momento della fine di un amore.
S’avvicina l’estate, e un disco come questo non dubito che varrà come ottima ed eclettica compagnia, in diversi frangenti: dall’autunno in avanti, potrà servire come rigeneratore di solarità e voglia di vivere. Davvero piacevole, coerente e vitale, “Ci Sei o No?” è un album per chi ha voglia di fare a pezzi il buio.
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INTERVISTA ALLA CHOP CHOP BAND – Risponde Pino Pepsi.
“La Chop Chop Band nasce nel 1992. Ho letto che tra 1993 e 1996 avete stabilito e cementato rapporti di amicizia e collaborazione con collettivi e centri sociali: quanto e come ha influito la coscienza politica nelle vostre creazioni? Quanto è viva, in Italia, la primigenia valenza politica del reggae?”
Quando si decide di affrontare alcuni argomenti sociali è chiaro che si è deciso a priori la propria posizione. Chiaramente le canzoni servono anche a stemperare, a fare riflettere, a dare una visione positiva dell’argomento in questione, a stimolare nuove idee o a resistere. La mia paura è sempre stata però quella che a forza di insistere si diventi logorroici o banali per poi ottenere l’effetto contrario. Si, perché si può correre il rischio di non essere intesi. Io con i miei testi cerco di dare un’alternativa, una speranza, uno spiraglio, un punto di vista. Nel nostro paese penso ci sia in quasi tutte le formazioni reggae un sottofondo politico. È insito al reggae, perché nato come denuncia e protesta.
“Una musica destinata a essere stile di vita. Qual è la lezione universale del reggae? Chi e cosa rappresenta, in Italia? Cosa davvero esprime?”
Ci sono diversi aspetti che il reggae può rappresentare oltre alla classica versione del rastaman con in bocca una canna (che secondo me è superata) e che è sicuramente controproducente affinché il reggae possa diventare o esplodere come fenomeno di massa.
Bisognerebbe lavorare meglio e molto per affermare in Italia altri aspetti e valori che costituiscono le fondamenta di questa musica, i contenuti! Ma anche nella stessa Jamaica si è perso molto di tutto ciò; tranne alcuni artisti cosiddetti “concious” che continuano a diffondere quei messaggi che poi sono universali: rispetto per la natura, pace, unità, cultura, amore, solidarietà. Io mi attengo molto a questi insegnamenti e valori per me importanti soprattutto nella quotidianità.
“Ragioni di soddisfazione, di orgoglio e di rabbia in questi primi tredici anni di attività: qual è il vostro bilancio?”
Quando sono sul palco e intravedo le labbra della gente che canta le nostre canzoni… quello è un momento unico. Quando un messaggio arriva e c’è una reazione, un movimento, una liberazione, queste sono le nostre soddisfazioni, fare divertire la gente con consapevolezza e riflessione. La rabbia rimane solo per la poca visibilità che abbiamo. Questo significa avere difficoltà di sopravvivenza perché in Italia vivere di musica è proprio dura.
In ogni caso il nostro bilancio è positivo perché sempre ed in continua crescita.
“State parlando a vostri nuovi ascoltatori: spiegate loro perché non devono perdersi il prossimo concerto della Chop Chop Band”.
Questa è una bella domanda perché ci carica di responsabilità, in quanto noi possiamo garantire che ogni volta che suoniamo diamo sempre il massimo e se il pubblico si diverte, come sempre succede fortunatamente, torna a casa con il sorriso e la serenità per affrontare le proprie cose, vorrà dire che siamo riusciti a centrare l’obiettivo! Quindi venite ai nostri concerti e diffondete la nostra musica, così da scambiarci le nostre energie.
“Qual è il sogno della Chop Chop Band? Bob Marley insegnava: ‘Get Up, Stand Up / Stand Up For Your Rights’. Quali vi sembra siano i diritti dei cittadini calpestati, oggi, in questa nazione? Quali sono i diritti da rivendicare? Quanto può contribuire la musica alla formazione d’una nuova coscienza sociale e civile?”
Il nostro sogno nasce da una passione che a fatica si cerca di far diventare un lavoro. Riuscirvi è un’impresa articolata e piena di incognite. Ma al di là di questo, per quanto mi riguarda spero che il pensiero, l’impegno e la tenacia della Chop Chop Band possa contribuire a migliorare alcuni aspetti della vita di tutti noi, lottando contro l’arroganza di chi esercita un potere assoluto su ogni individuo, calpestando i diritti che ognuno si merita.
La musica è veicolo potente, capace di arrivare dappertutto e a chiunque. È chiaro che ogni mezzo bisogna saperlo usare e capire a che scopo si vuole mirare. Solo che le logiche di mercato prevalgono, mettendo in evidenza gli aspetti legati al successo e al denaro, trascurando quello educativo e qualitativo. Oggi, però, qualcosa sembra stia cambiando, dopo anni di totale disinteresse e qualunquismo – almeno spero. Noi cerchiamo di restare a galla il più possibile per dare una mano a risollevare le sorti di questa umanità. Può sembrare presuntuoso, ma senza grandi ambizioni e ideali, è difficile realizzare i sogni e i progetti.
Uno dei primi diritti riguarda la garanzia di un lavoro e della possibilità di poter scegliere cosa fare. Questo significa dare dignità ad ogni persona, senza escludere il diritto alla salute, all’istruzione, ad avere un ambiente sano, ecc… Invece rivendico primo fra tutti il diritto di avere informazioni non criptate o manipolate da chi gestisce tutto ciò: tv, giornali, intrallazzi politici, potere. Ma qui il discorso si fa lungo e il tempo corre. Ma il pensiero si è capito, no? Sicuramente la musica ha il potere di formare una coscienza, un pensiero, una strada.
“How many rivers do we have to cross, / Before we can talk to the boss? / Eh!All that we got, it seems we have lost; / We must have really paid the cost”.
Burnin’ & lootin’ è una delle canzoni che adoro di più in assoluto ed ogni volta che l’ascolto mi emoziona, mi vengono i brividi. Per me la sofferenza, la rabbia, la voglia di rivincita, l’orgoglio e la fierezza di un popolo che Marley esprime in questa canzone sono unici. Beh..! una sera ad un’amica ho confessato che avrei voluto scriverla io questa canzone, anche perché avrei potuto vivermi il contesto sociale del momento!!! Bob è stato e sarà inimitabile, ineguagliabile, per tutti e per sempre, credo.
“Grazie infinite per l’iniezione di speranza e di gioia di vivere che è questo vostro ‘Ci Sei o No?’. Quali sono le differenze tra “Fiore di terra” (1997), “Sveglia!” (1999) e il nuovo album? Riconoscete un’evoluzione nel vostro sound o nella scrittura dei testi, o avete preferito badare alla continuità?”
Dunque, “Fiore di terra” è un disco genuino, semplice, crudo, spontaneo ed ingenuo, artisticamente parlando. È la realizzazione di un sogno, quella di fare un disco, che per alcuni ha rappresentato l’inizio di un percorso, per altri un traguardo. Proprio per questo, successivamente c’è stato un avvicendarsi di musicisti all’interno della formazione. “Sveglia” è un disco di transizione, e si sente, anche personalmente è un po’ più concious, dub, dove riflessioni e atmosfere più intime e sospese lasciano intravedere la possibilità di emergere e sfociare in una sicurezza in se stessi necessaria per continuare. E poi “Ci sei o no” , tra l’altro descrivi molto accuratamente il contenuto dei vari brani, segno che ti è piaciuto…e realizzato con l’idea di dare un’identità più definita alla band.
Abbiamo intrapreso un nuovo percorso che ha portato a considerare e coniare il tutto con: reggae-new; il nostro vuole essere un nuovo modo di porci rispetto al reggae senza dimenticare alcun aspetto che questa cultura rappresenta. Per noi è sicuramente un’evoluzione rispetto agli altri lavori proprio per la consapevolezza con cui è stato realizzato, cioè dare nuova linfa e freschezza al nostro modo di arrangiare, suonare, scrivere e penso si percepisca ascoltandolo. Ma anche per cercare di allargare il panorama del nostro reggae-new verso un pubblico più vasto. La speranza è quella di riuscire a fare e proporre cose nuove senza perdere in qualità e impegno, al pubblico sovrano spetta poi giudicare!
Convinti di continuare in questa direzione, abbiamo cominciato a lavorare a nuove canzoni per un altro disco, che speriamo abbia ancora più fortuna e visibilità.
Non rimane altro che ringraziarvi per questa chiacchierata on-line e se vi siete almeno incuriositi, venite a vedere i nostri concerti, a visitare il nostro sito www.chopchopband.com e se vi va comprate pure i nostri dischi.
A presto, grazie Gianfranco, grazie a tutti in Chop stile,
Pino Pepsi
CHOP CHOP BAND
Pino Pepsi. Voce, chitarra, cori.
Saverio De Palma. Chitarra, tastiere.
Meniko De Gioia. Basso.
Nico Caldarulo. Batteria, percussioni.
Claudio De Leo. Programming, tastiere, campionatori, cori.
DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE
Ci sei o no?, V2 Music, 2004.
Sveglia!, Sottosuono, 1999.
Fiore di terra,autoprodotto, 1997.
Barletta, 1992. Nasce la Chop Chop Band.
Approfondimento in rete: sito ufficiale / Reggae Zion / Uscita di sicurezza / Wayout Eventi / Musical News / Music Boom / Rockit / Italica Rai.
Commenti
Già questa mi creerebbe più difficoltà d'ascolto. (secondo me pino pepsi s'è scelto il nome con lo stesso percorso tematico di quello usato da bud spencer per coniare il proprio)
Divertenti (pseudonimi a parte:) )
Reperibilità: sembrano non essere più in catalogo V2.
Trovate qui la band: http://www.myspace.com/chopchopband1
provate - nel caso - a sondarli direttamente.
anche qui, copertina!
anche qui, copertina!