Che Spirits sarebbe stato un disco diverso dai precedenti era nell’aria. La lunga serie di concerti acustici del Freak Show Tour e il cambio di formazione, con l’ingresso di Alan Giannini, batterista meno potente di Francesco Zanotti ma più versatile e attento alle sfumature, fotografavano un ensemble finalmente pronto a esplorare nuovi territori musicali. Spirits, sia detto senza timore di smentita, è il disco meno rock dei Cheap Wine, ove per rock s’intende l’affascinante incrocio di roots, psichedelica e punk cui la band ci ha abituato in questi anni. E paradossalmente, proprio per questa ragione, risulta uno dei capitoli più riusciti dell’intera discografia della compagine pesarese. Le 8 tracce di questo nuovo lavoro, cui si aggiungono le personali riletture di Bob Dylan (Man in The Black Coat) – una cover da brividi – e Townes Van Zandt (Pancho & Lefty), dicono di una formazione in assoluto stato di grazia, capace di rinnovarsi pur mantenendo il suo personalissimo stile. Concept sui generis, dedicato a “personaggi reali, immaginari, eroici, miserabili, animaleschi, ordinari, tormentati” accomunati dal dubbio e dall’incertezza, Spirits presenta sostanziali novità rispetto al passato sia a livello musicale sia nelle liriche. L’incipit affidato alla bellissima Just Like Animals, con linee di basso jazzy e arpeggi acustici, stabilisce meglio di qualsiasi dichiarazione d’intenti, il tono generale dell’opera. Chi si aspettava assoli di chitarra e assalti all’arma bianca forse rimarrà deluso, chi al contrario predilige aperture acustiche, atmosfere blues e fraseggi che non temono audaci incursioni in territori jazz, troverà questo disco sorprendentemente bello e coinvolgente. Anche l’immaginario letterario cui attinge un Marco Diamantini davvero ispirato non è più limitato ai grandi spazi americani e alla cultura della frontiera di Corman McCarthy e Sam Peckinpack. I due brani più belli del disco raccontano infatti storie radicate in un contesto culturale e antropologico profondamente europeo. A Pig on A Lead – prende spunto da un episodio reale descritto nel libro “Ribelli” di Pino Cacucci – narra la vicenda di Silvio Corbari, un partigiano faentino con la passione per la recitazione e il travestimento, che durante la Resistenza inferse duri colpi alle truppe nazi-fasciste, non solo militarmente. La Buveuse , a parere di chi scrive la canzone più bella di sempre dei Cheap Wine, è invece un omaggio alla Parigi decadente di Henri de Toulouse Lautrec con le sue bettole malfamate affollate di artisti, puttane e alcolizzati. Un brano notturno da ascoltare a luci spente lasciandosi cullare dalla voce da crooner di Marco e dai delicati fraseggi di basso, chitarra e batteria qui contrappuntati dalla splendida tromba di Gigi Faggi.
Massimiliano Di Pasquale
Titolo: Spirits
Artisti: Cheap Wine
Produzione Artistica: Michele Diamantini
Distribuzione: Venus Distribuzione (Milano)
Pubblicazione: Settembre 2009
Cheap Wine:
Marco Diamantini (chitarra ritmica, armonica e voce)
Michele Diamantini (chitarra solista, chitarra slide, dobro)
Alan Giannini (batteria, percussioni)
Alessandro Grazioli (basso)
Ospiti:
Alessandro Castriota (piano, tastiere)
Luca Nicolini (violino in “A Pig On A Lead”)
Gigi Faggi (tromba in “ La Buveuse ”)
Claudio Damiani (cori)
Mara Graziani (cori)
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DISCOGRAFIA
Commenti
neo MAX!
sono probabilmente la miglior rock band italiana da un decennio. Ma si sa, se non pubblichi per una major e non passano il tuo video su MTV finisci per rimanere di culto. è paradossale ma sono forse più apprezzati in America che da noi....
ecco la copertina, intanto;)
ecco la copertina, intanto;)